“Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano”
30 settembre 2016

di Eric-Emmanuel Schmitt

(…) Brigitte Bardot fa il suo ingresso in drogheria.
“Buongiorno. Avete acqua?”
“Certo, signorina”.
E qui succede l’inimmaginabile: monsieur Ibrahim va di persona a prendere una bottiglia d’acqua dallo scaffale e gliela porge.
“Grazie. Quanto le devo?”
“Quaranta franchi, signorina”.
Brigitte ha un sussulto. Io pure. Una bottiglia d’acqua costava due franchi, all’epoca, non quaranta.
“Non sapevo che l’acqua fosse così rara, da queste parti”.
“L’acqua non è rara, signorina, ma le vere dive sì”.
L’ha detto con un tale charme, con un sorriso talmente irresistibile che Brighitte Bardot arrossisce leggermente, tira fuori i quaranta franchi e se ne va.
Non ci posso credere.
“Certo che ha una bella faccia tosta, lei, monsieur Ibrahim!”
“Eh, caro Momo, in qualche modo bisogna pure che rientri di tutte le scatolette che mi porti via”.
Quel giorno siamo diventati amici.

“Perchè non sorridi mai, Momo?” mi domandò monsieur Ibrahim.
La domanda era come un cazzotto, un vero e proprio cazzotto al fegato, non c’ero preparato.
“Sorridere è roba da gente ricca monsieur Ibrahim. Io non ho i mezzi”.
Naturalmente lui cominciò a sorridere, tanto per farmi girare le scatole. (…)
“Monsieur Ibrahim, quando dico che il sorriso è roba da ricchi, intendo dire che è roba per gente felice”.
“Ecco, è qui che sbagli. E’ il sorriso che rende felici”.

“Allora, quand’è che mi adotta, monsieur Ibrahim?”
E lui, ridendo quanto me, ha risposto: “Anche domani, se vuoi, mio piccolo Momo!”
E’ stata una dura lotta. Contro il mondo ufficiale, quello dei timbri, delle autorizzazioni, dei funzionari che diventano aggressivi se uno si permette di disturbarli. Nessuno voleva saperne di noi. Ma Ma monsieur Ibrahim non si lasciava scoraggiare.
“Il no ce l’abbiamo già in tasca, Momo. Ora non ci resta che ottenere il sì”.

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