“L’assassino del Marais” di Claude Izner
22 marzo 2017

Il campanile della chiesa della Trinité aveva appena battuto le otto del mattino. All’improvviso, una terribile esplosione scosse il quartiere. In pochi secondi, in rue de Clichy, un edificio di cinque piani vacillò sulla propria base, la scala crollò dal mezzanino fino al sottotetto e tutti i vetri andarono in frantumi.
L’onda d’urto fece vibrare il suo corpo. Il suo cervello tradusse: Apocalisse. La strada cominciò a girare su se stessa. La polvere gli pizzicava le narici, ma ciò che lo invadeva era qualcosa di diverso da quell’odore acre: sembrava riemergere dal ricordo di un’esperienza antica, soffocata da molto tempo. L’eco di quello che era successo. Un segno.
La fede ardente nell’esistenza di una risolutezza divina, il rispetto delle Scritture e il terrore dei sacramenti provocarono in lui la visione del suo tutore che puntava l’indice rigido verso il cielo oscuro. Era tornato, la sua voce tuonava. Sempre le stesse parole: «Ci fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta del colore del sangue… A sguazzare nell’eresia si ottiene la dannazione! Castigo! Castigo!»
Cocci di vetro cospargevano il selciato. Un vecchio che tremava si era seduto sul bordo del marciapiede. Una donna dai vestiti laceri e coi capelli coperti d’intonaco urlò. Già arrivavano i primi soccorsi.

Poco desideroso di saperne di più, Victor si era vestito e si apprestava a uscire. Avrebbe voluto baciare Tasa, ma non riusciva a decidersi a farlo sotto lo sguardo sarcastico di Laumier.
«E il caffè?» esclamò lei.
«Sono in ritardo, un appuntamento in rue des Saints-Pères. Torno questo pomeriggio.»
«Non sono sicura di esserci…»
«Pazienza », biascicò.
Prima che potesse afferrare la maniglia, la porta si aprì, rivelando un omino con la bombetta, gli occhiali e un sigaro.
Non appena lo vide, Laumier urlò: «Lautrec! Che coincidenza! Sono andato agli Indépendants, l’allesti-
mento è splendido, mi piace terribilmente il vostro La Goulue entra al Moulin-Rouge, un’autentica faccia da sabba!»
Era davvero troppo. Victor percorse in pochi passi la distanza che lo separava dal suo appartamento e andò a chiudersi nella camera oscura. Che cosa importava se Tasa gli rimproverava il suo brutto carattere? Lui non sopportava proprio di saperla circondata da uomini l’uno più volgare dell’altro. Da creativi, sosteneva lei. E il suo talento dove lo metteva? La pittura, la pittura, sempre la pittura! E la fotografia?

Claude Izner è lo pseudonimo letterario delle sorelle Liliane Korb e Laurence Lefèvre, entrambe parigine e libraie, che da diversi anni scrivono romanzi a quattro mani. La loro passione per la storia e i romanzi gialli le ha spinte a creare il personaggio di Victor Legris, libraio e investigatore della Parigi del XIX secolo.

Categorie: lettura
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Scrivi un commento