foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Ricetta: cuori ghiacciati di birra alla ciliegia
20 agosto 2018

Le birre aromatizzate alla frutta non sono proprio la mia passione ma questi cuoricini possono avere il loro perchè...

Cuori ghiacciati di birra alla ciliegia

1 bottiglietta di birra alla ciliegia (Cherry Chouffe Rouge)

Munirsi di stampini formaghiaccio a forma di cuore.
Versare la birra alla ciliegia negli stampi e metterli in freezer per alcune ore sino a quando i ghiacciolini sono completamente solidificati.
Servire i cuori di birra in ciotoline individuali e pescarli velocemente con un cucchiaino perchè tendono a sciogliersi velocemente a causa del contenuto alcolico.

Interessante e originale proposta per un fine pasto estivo.

Kriek: birra belga alla ciliegia. La parola fiamminga "kriek" identifica una ciliegia piccola, scura e amara originaria di Schaarbeek usata per la produzione di questa birra anche se i birrai hanno rimpiazzato, in parte o completamente, queste ciliegie con altre varietà più comuni. Tradizionalmente la birra kriek è realizzata a partire da una base di lambic o di ale scura fiamminga dove le ciliegie, con il nocciolo, vengono lasciate in infusione per diversi mesi ottenendo un aroma di frutta non particolarmente dolce e con un tono amaro di mandorla dato dai noccioli. Talvolta le kriek possono però essere semplicemente addizionate a succo di ciliegie con o senza l'aggiunta di zucchero. Sono birre particolarmente popolari in Belgio e nei Paesi Bassi.



www.achouffe.be

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“Elogio dell’invecchiamento” di Andrea Scanzi
3 maggio 2018

Devo confessare che a me Scanzi piace... Oliver invece non lo sopporta, quando lo vede prende a schiaffi la televisione...

Sul trimestrale «Porthos» ho trovato una massima espressa da un produttore langarolo - anonimo - che vinifica Barolo e Barbaresco, quindi imparziale. La trovo straordinaria. «Il Barbaresco è il vino delle migliori serate della tua vita, non ti tradirà mai; ma per l'ultima notte della tua esistenza, ci vuole un Barolo.»

Domanda: che me ne faccio di tutte queste nozioni? Niente, volendo. Si può benissimo sopravvivere lo stesso. Oppure si può provare a capire su cosa poggi la teoria più credibile riguardo all'abbinamento cibo vino. (...) ed è basata sul doppio binario della concordanza e della contrapposizione.
In linea di massima, quasi tutto è per contrapposizione: a una sensazione del cibo devo opporre una sensazione del vino, e viceversa. (...)
Come tutte le regole, anche quella della contrapposizione presuppone delle deroghe. Si chiamano concordanze (...)
(...) con un cibo dolce si beve vino dolce. Per questo, chiunque vi proponga uno Champagne secco a fine pasto, anche solo per brindare, compie forse un bel gesto ma certo uno scempio enogastronomico.
(...) di solito, il pesce vuole il bianco. È un dogma fastidioso e un po' ignorante, che amo smentire appena posso, ma è un fatto che con una sogliola faccio fatica a berci un Barolo (non è un gran problema: basta evitare di mangiare la sogliola). (...)
E sarebbe anche l'ora di finirla con la storia che gli affettati andrebbero mangiati soltanto con il rosso. È una scemenza, o, per meglio dire, un'abitudine radicata e appagante ma perfettibile: se volete corrompermi mi basta un Pelaverga, e convengo con voi che il salume è di per sé sapido e per questo abbisogna di un vino morbido (e di solito un rosso lo è più di un bianco), ma uno Chablis val bene un San Daniele. Così come una Doc Trento è il trionfo del lardo di Colonnata.
L'abbinamento per concordanza e contrapposizione dà coordinate utilissime. E spiega tante cose. Per esempio, perché il cioccolato mette così in difficoltà, al punto che tuttora i suoi esegeti si dividono in tre specie: quelli che lo mangiano con il vino dolce, quelli che gli preferiscono i superalcolici (rum, whisky) e quelli analcolici che rivendicano i poteri purificanti dell'acqua.
Il cioccolato, in effetti, è un gran casino. (...)
C'è anche chi, con il cioccolato, beve vino rosso secco: è uno dei pochi momenti in cui non capisco chi beve rosso (...)
(...) lo Champagne va con l'ostrica. Sì, ma chi lo dice? I francesi. Appunto (...) Lo Champagne spicca in acidità, effervescenza. Quindi va bene con cibi grassi e a tendenza dolce. È grassa un'ostrica? No. Ha tendenza dolce? No. Ha senso berci lo Champagne? No. Ameno che non vi offrano entrambi: in quel caso, valutati i costi dell'uno e dell'altra, il sacrificio si può fare.

C'è poi l'abbinamento per psicologia. È quello che preferisco. È quello che riconosce potere supremo all'ospite. (...)
Così, mentre sei lì che cucini, e il piatto cresce, ed è quasi finito, e tu hai raggiunto la certezza che - davvero - il vino perfetto per quel cibo è solo il Sauvignon erbaceo (ma sì, sborone per sborone, a dirla tutta pensavo a un Pouilly-Fumé della Loira, quello che nelle guide dicono avere sentori di pietra focaia), mentre sei lì che inevitabilmente godi, arrivano gli amici. Agli amici non hai detto cosa avresti cucinato, perché ami le sorprese. E gli amici, tutti, hanno comprato il loro vino.
Uno, l'esterofilo, sarà rimasto folgorato sulla via del Pinotage sudafricano. L'altro, il casalingo, avrà rubato il vino del contadino dagli scaffali del suocero (nooooo!). Il terzo, che ama la Toscana, ti avrà portato per la sesta volta in un mese il solito Chianti del supermercato. Il quarto, che la Toscana la odia, vi sparerà a sorpresa un Nero d'Avola che potrebbe essere lisergico come pure indigeribile.
La babele dei vini, la Waterloo delle regole. Si chiama abbinamento per psicologia, anche se io preferisco definirlo trionfo del caso. Dell'istinto. Della convivialità.
Serate che vanno giù come il migliore dei vini, così perfette da abbinarsi da sole.

Credo che il Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva 1983 lo aprirò il giorno in cui sarà tutto perfetto. Forse domani, forse mai. (...)
Credo. che invecchierò. Non credo bene come il Brunello di Biondi Santi. Non credo bene come Biondi Santi.
Credo che raccontare un vino sia raccontare il passato, comprendere il presente, scrutare (non senza sgomento) il futuro.
Credo che elogiare l'invecchiamento sia una buona rivoluzione.
Credo che il vino sia, come la musica, uno splendido cavatappi per le emozioni.
Credo, sempre di più, che nell'eterna lotta tra figli e padri, gli unici a vincere siano i nonni. A distanza. Con discrezione. Quasi immortali, certo indimenticabili.

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Mr. Miao e il tè al formaggio
20 gennaio 2018

Giornata di shopping, un "tè verde macchiato dolce" per scaldarsi e un bicchiere con il logo di Mr. Miao da portare a casa...


Mr. Miao è un bar rosticceria nel cuore della Chinatown milanese che propone una vasta gamma di bubble tea, cheese tea, tè alla frutta, yogurt, granite e ice roll oltre a dim sun, rotoli di riso glutinoso e curiose "piadine cinesi" da gustare sul posto o da portare a casa.
Il valore aggiunto del locale: il nome e il logo tutto micioso!

Bubble tea: mangia e bevi taiwanese a base di tè e latte, aromatizzato con diversi gusti di frutta o sciroppo e arricchito con perle nere di tapioca gommose e gelatine di frutta. Servito sia freddo che caldo, si beve con una grossa cannuccia che permette di raccogliere anche le palline precipitate sul fondo. E' generalmente molto dolce.

Cheese tea (in mandarino zhì shì chá): tè non zuccherato coperto da una densa schiuma di formaggio in polvere montato.

Ice roll: rotolini di gelato preparati al momento e guarniti con sciroppo, granella o frutta. Nato in Tailandia, l'ice roll si ottiene versando un composto liquido di base, lavorato insieme ad altri ingredienti, su una piastra refrigerata di metallo e staccando successivamente il gelato che si solidifica in pochi istanti sulla superficie con una spatola in modo da ottenere strisce arrotolate su stesse a forma di grossi riccioli.


Scopro ora che lo strano "tè verde macchiato dolce" altro non era che una versione zuccherata del cheese tea. Adesso capisco tante cose... cosa non si fa per un bicchiere con un micio baffuto!

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Up yours cup!
22 dicembre 2017

Quando il buongiorno si vede dal mattino...



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Cucchiaino gatto
29 ottobre 2017

Per sorseggiare una tazza di tè con felina eleganza...

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I Musei del Cibo di Parma
25 agosto 2017

Una vera e propria caccia ai musei nascosti... la tesserina interamente obliterata è da considerarsi un trofeo a tutti gli effetti!


Museo del Parmigiano Reggiano
Corte Castellazzi - Via Volta 5, Soragna (PR)
La casa del Parmigiano celebra l’arte casearia.
Il museo di Soragna, ospitato all’interno di un vecchio "casello", ripercorre la storia e le tradizioni legate al "re dei formaggi", un prodotto unico ed inimitabile, frutto di una terra dove la qualità è uno stile di vita. Tre mostre permanenti sono allestite nell'antico caseificio inserito in un complesso di origine settecentesca. La visita museale coinvolge i sensi: l’olfatto è rapito dall’odore del latte e l’occhio attratto da utensili usati per la lavorazione e la trasformazione del formaggio che, come la "reggina" e le "spannarole" affondano le radici nei primi decenni del '900. Presenti anche foto, una sezione dedicata alla gastronomia e ricettari con citazioni del Boccaccio.

Museo del Prosciutto di Parma
Ex Foro Boario - Via Bocchialini 7, Langhirano (PR)
Prosciutto di Parma: un cibo, una cultura.
A Langhirano, c’è un posto speciale dove il visitatore può deliziare il palato con un salume conosciuto in tutto il mondo. È il prosciutto di Parma a cui è dedicato il museo situato nello splendido edificio dell’ex Foro Boario, articolato in otto sezioni e una sala degustazione. Il percorso parte dalla sezione storica e prosegue nell’area dedicata al sale. Grande attenzione è posta all’arte della norceria: uccisione, pelatura e preparazione degli insaccati. Nelle teche in mostra vari attrezzi con una stupenda dotazione da norcino "ambulante". Di grande suggestione è la sezione dedicata alla lavorazione del prosciutto. E ancora: dipinti, fotografie d’epoca e cortometraggi.

Museo del Salame di Felino
Castello di Felino - Strada al Castello 1, Felino (PR)
La storia del Felino racchiusa in un castello.
Nei magnifici locali delle cucine e cantine del castello di Felino, antico feudo medievale dell'890, sorge il museo del salame di Felino: un’esperienza magica e gustosa. Il percorso della mostra inizia con le testimonianze storiche del rapporto tra Felino e il suo prodotto-simbolo. Il museo conserva un riferimento al primo documento scritto in cui compare la parola "salame". La seconda sezione del museo è dedicata alla gastronomia, con tutte le fasi del rito "dell’ammazzata", gli oggetti delle famiglia di Felino e il caratteristico mantello nero del norcino. La visita prosegue nella sala della tecnologia, che espone una grande macchina insaccatrice, fino all’ultima sala dedicata alla proiezione di documentario sulla produzione del salame.

Museo del Pomodoro
Corte di Giarola - Strada Giarola 11, Collecchio (PR)
L’epopea del pomodoro rivive nella Corte di Giarola.
Il percorso espositivo dedicato all'"oro rosso"di Parma ha sede, dal 2010, nell’antica Corte di Giarola: un luogo strategico, situato in una zona di coltivazione del pomodoro e del più importante distretto di trasformazione industriale. Il percorso di visita offre approfondimenti sull’ortaggio da un punto di vista botanico, storico, geografico e agronomico. Ospita gli strumenti e i macchinari impiegati dal periodo delle due guerre, fino ai nostri giorni e non mancano interessanti esempi di tecnologie usate negli anni '40-'50 dalle più importanti industrie del parmense. Nelle sale del museo è in mostra una linea completa di lavorazione del pomodoro, che consente di comprendere a pieno il ciclo industriale.

Museo della Pasta
Corte di Giarola - Strada Giarola 11, Collecchio (PR)
Tutti i segreti della pasta alla Corte di Giarola.
Il museo ha sede alla Corte di Giarola, risalente al Medioevo. In dieci sezioni, illustra la conoscenza storica, tecnologica e culturale della pasta. La prima sezione, dedicata al grano, alle sue caratteristiche e alle modalità di coltivazione presenta attrezzi agricoli antichi che testimoniano l’evoluzione delle tecniche agricole. La seconda sezione è dedicata alla macinazione, con la ricostruzione di un mulino a macine e un moderno mulino a cilindri. La preparazione casalinga della pasta fresca è nella quarta sezione. Un vero pastificio industriale della prima metà dell'800 consente, nella quinta sezione, di comprendere le fasi di produzione della pasta secca. Infine, attraverso le "trafile" viene illustrato il modo di formatura di oltre cento differenti tipi di pasta.

Museo del Vino
Rocca San Vitale - Piazza Gramsci 1, Sala Baganza (PR)
Il vino e le sue tecniche a Rocca San Vitale.
Il museo si sviluppa nelle suggestive cantine della Rocca San Vitale. La prima sala è dedicata all’archeologia del vino e alle prime tecniche di vinificazione in epoca preistorica e romana. È qui esposta un’importante collezione di anfore e doli. La seconda e terza sala raccontano la coltivazione e la vendemmia della vite nel secolo scorso attraverso attrezzi e oggetti di uso comune. La parte più suggestiva del museo-cantina è costituita dalla visita all’enorme ghiacciaia rinascimentale, ristrutturata e allestita con un’istallazione multimediale che racconta i riti e l’arte della lavorazione del vino. L’ultima sala è dedicata alle eccellenze della viticoltura locale.


Vacanzina enogastronomica, sotto il segno dell'onnipresente "torta fritta"...

www.museidelcibo.it

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Virgin Piña Banana Colada
30 luglio 2017

Bisogno di un po' d'energia e fame zero? Frullato caraibico ghiacciato improvvisato su due piedi...

Virgin Piña Banana Colada

2 banane mature
8 fette di ananas al naturale (280 gr.)
800 ml. di bevanda di cocco (Cocco Bio Matt)
cubetti di ghiaccio


Preparare il frullato avendo tutti gli ingredienti ben freddi da frigorifero.
Scolare l'ananas dal liquido di conservazione poi tagliare grossolanamente a pezzi tutta la frutta e metterla insieme alla bevanda di cocco (con latte di cocco all'8%) nella brocca del frullatore.
Frullare sino a ottenere un composto spumoso e molto fluido.
Aggiungere a piacere nei quattro bicchieri alcuni cubetti di ghiaccio.

Il cocktail Piña Colada (in spagnolo "ananas pressato"), originario di Porto Rico, è a base di rum bianco, succo d'ananas e latte di cocco.


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Soupe-à-porter
27 giugno 2017

La mia finta dieta della zuppa...


La prima zuppa fresca portatile, sfiziosa e pratica, calda d’inverno e fredda d’estate.
SouperItaly è una zuppa 100% vegetale fatta con ingredienti freschi, pronta da bere in comodi bicchieri monodose, riciclabili ed ergonomici, che permettono totale libertà di movimento!
Disponibile in otto gusti diversi tutti da provare: finocchi e zafferano; lenticchie; zucchine e spinaci; funghi; zucca e carote; borsch; porri e patate; legumi e cereali.

Mi piace il sorriso sul tappo... perchè, anche se la dieta è un po' finta, c'è poco da ridere!

souperitaly.com
www.cupscom.com

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Ricetta: risomilla miele e vaniglia
14 maggio 2017

Stai tranqui...


Risomilla miele e vaniglia

Per porzione:
mezza tazza di latte di riso alla vaniglia
mezza tazza d'acqua
1 bustina di camomilla
1 cucchiaino di miele


Portare a bollore l'acqua in un pentolino poi versarla in una tazza e mettere in infusione la camomilla. Nel frattempo scaldare anche il latte di riso alla vaniglia.
Ottenuta una camomilla dal colore bello carico togliere la bustina, aggiungere il miele e il latte di riso caldo.
Mescolare, bere la risomilla ben calda e... buona notte!



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Gli animali nascosti nelle ciotole di Geraldine
5 marzo 2017

Una colazione piena di poesia...


Le chat, le loup et l’oiseau
è il kit di ciotole realizzato da Geraldine de Beco, giovane designer francese, per il prestigioso marchio di porcellane Bernardaud.

Queste eleganti ciotole, bianche all’esterno e smaltate a colori internamente, nascondono tra le misteriose forme ondulate dei piccoli segreti.
Solo riempiendole, quasi sino all'orlo, appariranno magicamente le sagome degli animali celate al loro interno.

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