foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Preghiere e turpiloquio
12 agosto 2019

Giornate difficili e dolorose e un "ma porca puttana" da salvare perchè, al di là di tutte le considerazioni del caso, è venuto dal cuore...



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Frida. Oltre il mito
26 aprile 2018

Oggi senza prenotare e senza coda...

Frida. Oltre il mito
Mudec - Museo delle Culture, Milano, dal 1 febbraio 2018 al 3 giugno 2018

Il Museo delle Culture di Milano celebra Frida Kahlo (1907–1954) con una grande e nuova retrospettiva. Un’occasione per vedere in un’unica sede espositiva dopo 15 anni tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, e con la partecipazione di autorevoli musei internazionali che presteranno alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti in Italia.
Grazie anche all’Archivio di Casa Azul, scoperto nel 2007 e oggetto di studi effettuati dal curatore della mostra Diego Sileo, la mostra proporrà nuove chiavi di lettura dell’artista messicana. Le opere scelte per l’esposizione delineeranno, in questa retrospettiva presentata al Mudec, una trama inedita attorno a Frida Kahlo, riconsiderandone la figura “oltre il mito”, come dice il titolo stesso della mostra.

"Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più" queste le ultime parole di Frida Kahlo scritte nel suo diario prima di morire. Aveva quarantasette anni.


Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940

http://www.mudec.it/ita/frida/

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“Il senso del dolore” di Maurizio de Giovanni
6 ottobre 2012

Vedeva i morti. Non tutti e non a lungo: solo quelli morti violentemente, e per un periodo di tempo che rifletteva l'estrema emozione, l'energia improvvisa dell'ultimo pensiero. Li vedeva come in una fotografia che fissava il momento in cui si era conclusa la loro esistenza, con i contorni che andavano man mano sbiadendo fino a scomparire: anzi come in una pellicola, di quelle che aveva visto qualche volta al cinematografo, che però replicava sempre la stessa scena. L'immagine del morto con i segni delle ferite e l'espressione dell'ultimo attimo prima della fine; e le ultime parole, ripetute incessantemente, come a voler finire un lavoro cominciato dall'anima prima di essere strappata via.
Sentiva l'emozione, più di tutto: coglieva di volta in volta il dolore, la sorpresa, la rabbia, la malinconia. Perfino l'amore: ricordava spesso, nelle notti un cui la pioggia batteva alla sua finestra e lui non riusciva a prendere sonno, la scena di un delitto in cui l'immagine di un bambino, seduto nel catino in cui era morto affogato, allungava la mano proprio verso il punto in cui si trovava la madre, a cercare aiuto dalla sua stessa assassina. Ne aveva percepito tutto l'amore incondizionato ed esclusivo. Un'altra volta si era trovato davanti al cadavere di un uomo pugnalato dall'amante pazza di gelosia nel momento dell'orgasmo: ne aveva colto l'intensità del piacere ed era dovuto uscire in tutta fretta dalla stanza, il fazzoletto premuto sulla bocca.

Ricciardi (...) gli dava un'emozione particolare. A vederlo da lontano era un uomo senza caratteristiche evidenti: statura media, corporatura media, abbigliamento di medio valore. Ma don Pierino ne aveva incrociato lo sguardo, quando era arrivato sulla scena del delitto. E quegli occhi, quegli occhi avevano raccontato tutto. Don Pierino, abituato a cercare e trovare la verità dietro l'espressione, aveva avuto l'impressione di affacciarsi su un panorama multiforme.
C'era dolore: un dolore vecchio ma sempre vivo. Un dolore che era un antico compagno. Solitudine. Intelligenza e una vena di ironia, di sarcasmo, col sovrintendente che gli balbettava vicino. Era stato solo un attimo, ma il prete aveva intuito una personalità complessa e travagliata.

"Siamo tutti sconvolti, commissario. Il teatro è un posto di gioia e di sentimento, a teatro la gente trova, e deve trovare, requie dalla follia della vita quotidiana. E di questi tempi di follia ce n'è tanta, non trovate? Allora non te lo aspetti, che la follia arrivi ad un passo dalla scena. Sembra proprio Pagliacci, con Canio che uccide Nedda e Silvio in scena, e la gente non capisce subito se è realtà o finzione. Non capisce mai subito, se è realtà o finzione".

"La dannazione. Credetemi, padre, se vi dico che la dannazione per voi è solo una parola. Credetemi se vi dico che la dannazione è la percezione quotidiana del dolore. Il dolore degli altri che diventa tuo, che ti brucia sulla pelle come una frustata, che ti lascia una ferita che non guarisce, che continua a sanguinare, che ti infetta il sangue".

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Barometro di Paola Rizzi
3 febbraio 2012

Barometro - 3 febbraio 2012

La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, diceva il filosofo pessimista Schopenhauer. Alla faccia di Monti, io scelgo la noia. (Paola Rizzi)

www.metronews.it

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