foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Ricetta: spezzatino di cappello del prete al vino rosso
18 marzo 2017

Ricetta capace di nobilitare un vino non eccezionale o un novello dimenticato in dispensa...

Spezzatino di cappello del prete al vino rosso

900 gr. di carne di manzo (cappello del prete)
300 gr. di passata di pomodoro
250/270 ml. di vino rosso
200 gr. di misto per soffritto surgelato
2 noci di burro (30 gr. circa)
olio extravergine d'oliva
3 foglie di alloro
farina
mezzo cucchiaino di zucchero
sale


Tagliare la carne a dadi e passarla velocemente nella farina.
Fare sciogliere il burro con poco olio nella pentola a pressione poi rosolare la carne dopo aver tolto la farina in eccesso. Quando carne e farina sono dorate aggiungere il misto per soffritto e mescolare bene sino quando tutta la farina è staccata dalla pentola.
Aggiungere quindi il vino, che deve quasi coprire la carne, la passata di pomodoro, lo zucchero, il sale e l'alloro.
Chiudere la pentola a pressione e fare cuocere per 30/40 minuti circa a partire dal fischio poi spegnere il fuoco e aspettare che si abbassi la valvola senza sfiatare.
Una volta aperta la pentola addensare, se necessario, lo spezzatino a fuoco vivace continuando a rimestare.
Servire caldissimo con polenta, patate lessate o riso bollito.

Il vino novello è prodotto mediante macerazione carbonica, una tecnica enologica particolare, elaborata in Francia nel 1934, che non prevede la pigiatura delle uve. Messo in commercio nel mese di novembre dello stesso anno di vendemmia è da bere preferibilmente entro sei mesi.


Io che odio il grasso della carne quando faccio lo spezzatino procedo così: taglio dal pezzo intero le parti grasse e connettive poi taglio il muscolo a dadi, quindi metto tutto in pentola. Sapore assicurato e bocconcini a prova di bambina schifiltosa...

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“La pizza per autodidatti” di Cristiano Cavina
23 ottobre 2016

Anche a fissarla molto intensamente, una pizza non cuoce più in fretta.

Se non la fisserete molto intensamente, si brucerà.

Quando siete in ritardo, il tempo smette di scorrere dentro il forno, mentre vola per chi aspetta a tavola.

Quando tutto fila liscio, non ci sarà mai nessuno a guardarvi.

Appena si presenterà un qualsiasi problema, un divertito spettatore si materializzerà al vostro fianco.

Quando comprerete un condimento particolare che tenete tanto a far assaggiare, nessuno lo vorrà.

Il giorno in cui deciderete di non comprarlo più, sarà il giorno in cui ve lo chiederanno.

Quando finirete un qualsiasi condimento, sarà proprio quello di cui i vostri ospiti all'improvviso non potranno fare a meno.

Se dopo cinque minuti il suo piatto non è arrivato, l'umanità in generale aspetta a tavola come se fosse seduta su una sedia elettrica.

Non abbattetevi: nella vita non si smette mai di sbagliare.


Fare le pizze è come amare qualcuno.
Deve venire facile.
Quando si inizia a faticare vuol dire che c'è qualcosa che non va.
E in entrambe queste cose nella mia vita, quando non veniva facile era solo colpa mia, ma ero sempre troppo distratto e inquieto per rendermene davvero conto.
Forse non imparerò mai come impastare gli ingredienti dell'amore, ma con le pizze, alla fine ho capito come si fa.
Nasciamo tutti autodidatti in questo mondo, e alcuni le cose ci mettono un po' più di tempo a impararle.

Diedi la mia prima intervista proprio in pizzeria, a un giornalista del «Corriere della Sera».
La prima domanda che mi fece, la prima domanda in assoluto a cui ho mai dovuto rispondere come scrittore, è stata se il mio libro era inventato o c'era qualcosa di autobiografico.
Il libro era ambientato a Casola, gli amici del protagonista avevano i nomi dei miei amici, la sua bicicletta era la mia bicicletta, perfino il suo indirizzo coincideva con il mio.
"C'è qualcosa di autobiografico?" mi chiese il giornalista.
"Niente" risposi io.
Non sapevo come rispondere. Di solito gli scrittori nelle interviste che mi capitava di leggere parlavano di come fosse necessario allontanarsi dalla propria vita per raccontare il mondo da un punto di vista universale, e io invece ero completamente impastato nel mio mondo: non conoscevo nient'altro.
La seconda domanda fu cosa si provasse a essere uno scrittore.
Io mi guardai intorno.
Avevo la sala piena, stavo rispondendo mentre sfornavo le pizze.
"Ma io faccio il pizzaiolo..." mi permisi di far notare.
Sono passati più di dieci anni da quel giorno, e non è che sia cambiato molto, se non che ormai non so più chi sono, di preciso. (...)
Quando mi chiedono che mestiere faccio, rispondo il pizzaiolo, anche se molti non ci credono più.
Soprattutto non ci credono i giornalisti.
Quando mi intervistano, hanno questa idea che per me sia solo un vezzo, quello di spacciarmi per pizzaiolo. Pensano che l'abbia fatto per due mesi, d'estate, da ragazzo.
E accompagnano questi loro pensieri con un sorriso malizioso, come se avessero scoperto un mio peccato di gioventù.
Ci sono lettori che vengono apposta su a Casola per controllare se è vero.
E sono molto soddisfatti quando mi vedono vestito di bianco dietro il bancone, sembrano sollevati e felici e io sono contento, perché so di non aver tradito la loro fiducia.

Non si può insegnare a fare la pizza.
Al massimo, si può avvertire degli errori che si faranno.
Spiegare da dove arriveranno e perché.
È una scuola solitaria, che frequentiamo in compagnia delle nostre mani, dei nostri occhi, del nostro palato e del nostro naso. Tutto qua.
Quando alla fine ci riusciamo, non abbiamo imparato a fare la pizza.
Abbiamo imparato a fare la nostra pizza, diversa da tutte le altre.
Credo che sia proprio questo il bello.

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Ricetta: involtini di tacchino con fichi freschi
2 ottobre 2016

Fine settimana a tutta frutta...

Involtini di tacchino con prosciutto e fichi freschi

12 fettine sottili di fesa di tacchino (700/800 gr.)
12 fette di prosciutto crudo (150 gr. circa)
6 fichi neri
1 bicchiere di vino rosso
maggiorana
farina
1 noce di burro
olio extravergine d’oliva
sale e pepe


Sciegliere dei fichi ben sodi e non troppo maturi.
Adagiare su ogni fettina di tacchino una fetta di prosciutto crudo e mezzo fico. Arrotolare gli involtini a partire dal lato corto della fetta e chiuderli bene con dello spago da cucina poi passarli velocemente in poca farina.
Mettere in una larga casseruola il burro e l'olio e fare rosolare uniformemente gli involtini prima di aggiungere una presa di maggiorana e il vino. Chiudere con il coperchio e cuocere per 15/20 minuti a fuoco dolce. Terminata la cottura salare, pepare generosamente e fare restringere il fondo di cottura.
Togliere lo spago e servire gli involtini interi.

La stessa ricetta può essere realizzata con fichi verdi e vino bianco.


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Ricetta: bis di focacce ai quattro cereali
19 giugno 2016

Oggi si prova a impastare con la farina comprata da Eataly...

Focaccia ai quattro cereali con pomodorini e focaccia ai quattro cereali con cipolla rossa

500 gr. di farina ai quattro cereali (Cuore di pizza di Molino Rossetto)
290 ml. di acqua
12 gr. di lievito secco attivo
200 gr. di pomodorini ciliegia
1 cipolla rossa
capperi sotto sale
origano
olio extravergine d'oliva
sale grosso e fine


Versare su una superficie piana oppure in una ciotola la farina. Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida e aggiungerlo alla farina lavorando il composto sino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Lasciare lievitare per almeno un'ora e mezza la pasta coperta da uno strofinaccio umido o da pellicola da cucina.
Tagliare i pomodorini in due, affettare sottilmente la cipolla e dissalare una piccola manciata di capperi.
Lavorare nuovamente l'impasto per alcuni minuti, se necessario con poca farina 00, poi dividerlo in due e stenderlo con le mani in due teglie rotonde spennellate d'olio.
Completare la prima focaccia con i ciliegini schiacciati nell'impasto dalla parte tagliata, una generosa spennellata di olio, sale grosso e origano.
Spennelare d'olio la seconda focaccia e farcire con cipolle, capperi, origano e poco sale fino.
Cuocere a 200° per circa 20/30 minuti. Tagliare le focacce ai quattro cereali a fette e servirle calde o fredde.

Con queste dosi si ottengono due focacce croccanti di circa 30 centimetri di diametro piuttosto sottili.

La farina Cuore di pizza ai quattro cereali contiene farina di grano tenero tipo 0, farina integrale di grano tenero, farina di mais, farina di avena integrale, farina di orzo integrale, sale, zucchero.



www.cuoredi.com
www.molinorossetto.com

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Ricetta: tortellini gratinati al porto
21 marzo 2016

Quando apri la confezione dei tortellini e trovi delle macchioline di muffa scopri a cosa serve il supermercato aperto 24 ore su 24 vicino a casa...

Tortellini gratinati al porto

500 gr. di tortellini al prosciutto crudo
1 scalogno
2 cucchiai di farina
mezzo dado di carne
2 bicchierini di porto
250 ml. di latte
6 cucchiai di parmigiano grattugiato
pangrattato
paprica dolce
olio extravergine d'oliva
burro


Scegliere preferibilmente dei tortellini con una sfoglia non troppo sottile.
Tritare finemente lo scalogno e farlo soffriggere a fuoco dolce con poco olio in un pentolino insieme al dado sbriciolato. Quando lo scalogno è ben appassito aggiungere a pioggia la farina a tostare. Mescolare con un cucchiaio di legno o una frusta bagnando con il porto poi unire lentamente il latte, continuando a rimestare, e circa 200 ml. di acqua. Lasciare sobbollire per 3 minuti circa.
Lessare i tortellini in acqua salata e scolarli qualche minuto prima del tempo indicato sulla confezione.
Condire i tortellini con la salsa preparata e 2 cucchiai di parmigiano poi trasferirli in una teglia da forno precedentemente imburrata. Cospargere con il parmigiano rimasto, poco pangrattato e una generosa spolverata di paprica.
Infornare sotto il grill sino a completa gratinatura.

Il porto è un vino liquoroso portoghese prodotto esclusivamente da uve provenienti dalla regione del Douro nel nord del Portogallo.


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Ricetta: straccetti di pollo alla melagrana
11 febbraio 2016

Ricetta approvata da Oliver... assistente fotografo e assaggiatore ufficiale!

Straccetti di pollo alla melagrana

800 gr. di petto di pollo a fette
2 melagrane
2 fette di prosciutto crudo
1 bicchierino di vino rosato
farina
1 noce di burro
olio extravergine d’oliva
erba cipollina
sale e pepe


Aprire le melagrane e sgranare i chicchi eliminando accuratamente tutte le parti bianche della buccia e le membrane interne perchè molto amare. Tenere da parte 4 cucchiai di chicchi interi e spremere i rimanenti usando uno schiacciapatate in modo da ricavarne il succo.
Tagliare le fette di pollo a striscioline e passarle in poca farina.
Mettere in un'ampia padella o in un saltapasta l'olio e il burro a scaldare poi rosolare il pollo sino a quando è leggermente dorato, successivamente aggiungere il prosciutto tagliato a striscioline sottilissime e sfumare con il vino rosato.
Evaporato il vino unire l'erba cipollina e il succo di melagrana, salare e pepare.
A fine cottura, quando il sugo è ben addensato, aggiungere i chicchi di melagrana interi, scaldarli appena e servire.


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Ricetta: baccalà al latte
19 febbraio 2015

Baccalà al latte

2 filetti di baccalà (1 kg. circa)
400 ml. di latte
8 filetti d’acciuga sott’olio
4 cucchiai di grana grattugiato
1 spicchio d'aglio
prezzemolo
farina
olio extravergine d'oliva


Dissalare il baccalà tenendolo immerso in acqua fredda per due giorni e cambiando spesso l'acqua di ammollo.
Tagliare il baccalà dissalato a grossi pezzi, togliere la pelle e tutte le spine con l'apposita pinzetta quindi asciugarlo bene e infarinarlo.
In un'ampia e bassa casseruola, adatta anche alla cottura in forno, fare sciogliere le acciughe con l'olio e cuocere velocemente d'ambo i lati i pezzi di baccalà infarinati. Spento il fuoco aggiungere l’aglio schiacciato con uno spremiaglio, il latte, abbondante prezzemolo tritato e una spolverata di grana.
Infornare a 180° e cuocere sino a quando il latte è completamente assorbito (una mezz'ora circa).

Servire con fette di polenta grigliate o patate lesse.

Baccalà e stoccafisso. Sono prodotti entrambi ottenuti dal merluzzo ma differiscono per la tecnica di lavorazione e conservazione del pesce. Lo stoccafisso è essiccato mentre il baccalà è salato (e talvolta, in seguito, parzialmente essiccato). Sia il baccalà che lo stoccafisso prima dell’uso necessitano di un lungo ammollo in acqua. Nella tradizione gastronomica veneta lo stoccafisso è protagonista assoluto ma è chiamato con il termine tradizionale "bacalà".

Per cimentarsi con il famosissimo tradizionale bacalà alla vicentina ecco la ricetta della Confraternita del Bacalà alla Vicentina.
baccalaallavicentina.it

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Grano arso
10 settembre 2012

In un negozio di specialità pugliesi ho trovato delle orecchiette di farina di grano arso… è subito scattata la curiosità e ovviamente l’acquisto…

La farina di grano arso è una specialità pugliese (gren iars in dialetto).

Il suo utilizzo ha radici profonde che risalgono a molti decenni fa. I ricchi proprietari terrieri pugliesi, dopo la mietitura e la bruciatura delle stoppie, consentivano ai contadini di raccogliere i chicchi di grano bruciati rimasti a terra. I contadini macinavano questi chicchi di grano bruciato per produrre una farina con la quale facevano il pane o che usavano come merce di scambio (un chilo di farina di grano arso per una manciata di farina bianca).

La farina di grano arso che si trova oggi in commercio è ottenuta dalla macinazione di grano duro tostato (non bruciato perchè conterrebbe sostanze nocive) e si presenta con una colorazione e un profumo intenso. Ha un sapore molto deciso e aromi complessi che spaziano dalle nocciole al caffè tostato, per questo non è mai utilizzata in purezza ma miscelata con la farina di grano duro generalmente nella misura di una parte su tre.

Può essere utilizzata per la preparazione di qualunque prodotto da forno dolce e salato. I prodotti più conosciuti fatti con questa farina sono gli strascinati (strasc-net) particolari orecchiette allungate e il pane a prosciutto (ppen a prusutt) un pane scuro venato di bianco.

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