foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Ricetta: coni Memivà alla fragola
4 maggio 2019

Me-mi-và = meringa-mikado-vaniglia

Coni Memivà alla fragola

4 cestini di cialda per gelato Gecchele
1 confezione di crema alla vaniglia Centrale del latte Milano
8 grosse fragole
2 belle fragole piccole
12 mini meringhe per decorazioni
4 mikado noir al cioccolato fondente


Lavare e tagliare con un coltello di ceramica le otto fragole grosse a dadini piccolissimi e le due fragole piccole a metà per il lungo lasciando attaccato il ciuffo verde.
Riempire, per circa due terzi, i cestini di cialda a forma di cono con la dadolata di fragole poi completare con la crema alla vaniglia. Picchiettare delicatamente i coni sul piano della cucina in modo da far scendere bene la crema tra i dadini di fragole poi riempirli bene sino all'orlo.
Decorare ogni cestino con mezza fragola al centro, tre mini meringhe allineate da un parte e un mikado infilato dall'altra. Servire immediatamente.



www.gecchele.com

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Mooncake cinese
6 ottobre 2018

Mooncake alla castagna, da Paolo Sarpi con furore...


La torta di luna (月餅T, yue bing) è un dolce tradizionale consumato durante la Festa di metà autunno, festività celebrata in Cina e in tutto il sud est asiatico, che cade il quindicesimo giorno dell’ottavo mese del calendario lunare cinese. La Festa di metà autunno è dedicata all'abbondanza del raccolto e celebra il culto della luna.

La Mooncake è una tortina di circa sette centimetri di diametro e alta tre composta da una sfoglia di pasta sottile che avvolge un ripieno denso e dolce di confettura di fagioli azuki rossi, pasta di semi di loto o frutta ma talvolta anche salato con tuorli di uova d'anatra. La superficie della torta presenta generalmente un disegno in rilievo che rappresenta la luna o simboli benaugurati legati a longevità, unità e armonia. La cottura tradizionale è al forno ma la torta di luna può essere servita raramente anche cotta al vapore o fritta.

Esiste poi la Snow Skin Mooncake, una rivisitazione della tradizionale torta di luna, realizzata con una pasta esterna fatta con riso glutinoso, zucchero a velo e acqua che non prevede cottura e la rende lucida e liscia. Generalmente presenta un ripieno di tè verde, sesamo, mango, fragole o prugne.

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Degattoupage 9 – Oliver pasticciere
20 luglio 2018

Di dolcezza in dolcezza...


Degattoupage 9
Oliver pasticciere
collage 14,8x21 cm.

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Calendario 2018 dal ricettario di elena
25 dicembre 2017

Buon Natale e felice anno nuovo!

Una selezione di dodici ricette tratte dal ricettario, pubblicate e fotografate dal 2015 a oggi, con la meravigliosa presenza di Oliver la peste. E' un'opera prima realizzata sperimentando le funzioni di Canva.



Qui la versione stampabile: cliccare e stampare.

www.canva.com

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Ricetta: banane e fragole con pudding di semi di chia
18 giugno 2016

Ormai è chia-mania... potevo rimanerne totalmente immune?

Banane e fragole con pudding di semi di chia

2 banane piccole
20 fragole
200 ml. di latte di riso alla vaniglia
4 cucchiai di semi di chia (40 gr.)
3 cucchiaini di zucchero di canna


Versare in un recipiente di vetro il latte di riso alla vaniglia, i semi di chia e un cucchiaino di zucchero di canna. Mescolare, coprire con della pellicola e lasciare riposare in frigorifero per una decina di ore.
Tagliare a fette sottili le banane e frullare le fragole con lo zucchero rimasto (due cucchiaini) sino a ottenere un composto fluido.
Foderare il fondo di quattro bicchieri o barattolini di vetro con le fettine di banana poi versare il pudding di semi di chia ben mescolato e finire con il coulis di fragole.
Servire fresco.

Il latte di riso alla vaniglia può essere sostituito con latte di mandorla o di cocco e lo zucchero di canna con sciroppo d'acero.

La chia (Salvia hispanica) è una pianta nativa del Guatemala e del Messico centrale e meridionale coltivata dagli Aztechi già in epoca precolombiana. I semi di chia sono ricchi di omega-3.



www.isolabio.com

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“La sirena” di Camilla Läckberg
6 novembre 2014

Il vestito sapeva ancora di lei. Christian se lo portò al naso e inspirò le microscopiche tracce di profumo rimaste impigliate nel tessuto. Chiudendo gli occhi, con l'odore nelle narici riusciva a rivederla ancora. I capelli lunghi fino alla vita che portava raccolti in una treccia o in uno chignon. Pettinature da vecchia signora, ma non su di lei.
Si muoveva come una ballerina, anche se aveva appeso le scarpe al chiodo. Le mancava la volontà, diceva. Il talento c'era, ma non la volontà di anteporre la danza a tutto il resto, di sacrificare amore, tempo, risate e amici. Voleva vivere intensamente.
Così aveva smesso di ballare. Ma quando si erano conosciuti aveva ancora la danza nel corpo e così era stato fino alla fine. Gli capitava di restare seduto a guardarla per ore, a osservarla mentre girava per casa, sistemava qualcosa e canticchiava un motivetto, muovendo i piedi con una grazia tale che sembrava non sfiorassero nemmeno il pavimento.
Avvicinò di nuovo il vestito al viso. Era così liscio sulla guancia calda e febbricitante, resa ruvida dalla barba un po' lunga. L'aveva indossato per l'ultima volta alla festa di mezz'estate. Il colore faceva risaltare l'azzurro degli occhi e la treccia che le ricadeva sulla schiena era lucida come il tessuto.
Era stata una serata fantastica. Uno dei rari solstizi d'estate benedetti da un sole spendente. Avevano mangiato in giardino, aringhe e patate novelle. Avevano preparato tutto insieme. Il piccolo era all'ombra con la zanzariera ben chiusa sulla carrozzina, in modo che non entrassero insetti. Era al sicuro.
Il nome del bambino gli balenò nella mente, facendogli fare un salto come se si fosse punto con uno spillo. Si costrinse a pensare ad altro: bicchieri appannati, gli amici che li sollevavano in un brindisi all'estate, all'amore, a se stessi. Pensò alle fragole che lei aveva portato fuori in una grande zuppiera. La ricordava seduta al tavolo della cucina a pulirle mentre lui la prendeva in giro perchè ogni tre o quattro che metteva nel recipiente una finiva tra le sue labbra. Le avrebbe servite agli ospiti accompagnate dalla panna, montata dopo averci aggiunto un pizzico di zucchero come le aveva insegnato la nonna materna. Lei aveva accolto le sue battutine con una risata, e l'aveva attirato a sè per baciarlo con le labbra che sapevano di fragole mature.
Stringendo il vestito tra le mani si lasciò scappare un singhiozzo. Non riuscì a trattenersi. La stoffa si scurì in più punti per le lacrime, e lui la asciugò con la manica della maglia. Non voleva sporcarla, non voleva rovinare quel poco che gli era rimasto di lei.
Rimise delicatamente il vestito nella valigia. Era l'unica cosa che restava di loro, l'unica cosa che fosse riuscito a tenere. Chiuse la valigia e la spinse nell'angolo. Sanna non doveva trovarla. Il solo pensiero che l'aprisse, ci guardasse dentro e toccasse il vestito gli faceva rivoltare lo stomaco. Sapeva che era sbagliato, ma aveva scelto Sanna per un'unica ragione: non le somigliava. Sanna non aveva labbra che sapevano di fragole e non si muoveva come una ballerina.
Ma non era servito. Il passato l'aveva agguantato lo stesso, con la stessa malvagità di quando aveva agguantato lei, la donna con il vestito azzurro. E adesso non vedeva via di scampo.

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