Spaghetti con asparagi di mare14 settembre 2015
Spaghetti con asparagi di mare
400 gr. di spaghetti grossi (o vermicelli)
260 gr. di salicornia (asparagi di mare)
2 spicchi d’aglio
2 peperoncini secchi piccoli
1 cucchiaio di colatura di alici o salsa di pesce (facoltativo)
olio extravergine d’oliva
Lavare la salicornia, eliminando eventuali parti che risultino troppo dure e legnose, poi tagliarla a pezzi lunghi qualche centimetro.
In un’ampia padella mettere l’olio, gli spicchi d’aglio tagliati a metà e i peperoncini sbriciolati. Scaldare l’olio senza far bruciare l’aglio e il peperoncino poi aggiungere la salicornia. Cuocere gli asparagi di mare aggiungendo poca acqua di cottura della pasta per volta sino a quando saranno teneri al punto giusto (quelli raccolti nei mesi di maggio e giugno non necessitano praticamente di cottura, altrimenti sono sufficienti pochi minuti).
Lessare gli spaghetti in abbondante acqua leggermente salata, scolarli al dente e versarli nella padella con la salicornia dopo aver tolto gli spicchi d'aglio.
Mescolare bene e a fuoco spento aggiungere la colatura di alici. Non salare.
Servire immediatamente in tavola.
Il "tocco di mare" della colatura di alici (o salsa di pesce) alla ricetta può essere anche dato da una manciata di vongole o cozze sgusciate o piccoli gamberetti fatti insaporire con la salicornia.
La Salicornia (asparago di mare) è una pianta succulenta della famiglia delle Chenopodiacee (o Amaranthaceae) ampiamente diffusa nella regione mediterranea in Europa, Asia e America settentrionale. E' verde brillante in primavera e acquista una tonalità rossa verso il periodo della fioritura in tarda estate. Cresce in terreni umidi e ricchi di sale in prossimità di acquitrini salmastri o acque stagnanti. I rami commestibili sono ricchi di sali minerali. La raccolta si concentra soprattutto nei mesi da maggio a luglio.
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Insalata di riso30 agosto 2015
Ecco la mia versione dell'insalata di riso classica, quella tutta colorata, con dentro un po' di tutto, non certo raffinata ma che ha il sapore dell'estate e dei ricordi dell'infanzia...
Insalata di riso
400 gr. di riso parboiled
2 scatolette piccole di tonno sott'olio
3 wurstel piccoli (o dadini di prosciutto cotto)
80 gr. di edam (o altro formaggio di uguale consistenza)
2 cucchiai di cipolline piccole sott'aceto
6 cetriolini piccoli sott'aceto
1 falda di peperone rosso in agrodolce
1 falda di peperone giallo in agrodolce
2 carciofini sott'olio
2 cucchiai di champignon piccoli sott'olio
1 manciata di olive denocciolate (nere e/o verdi)
2 uova (facoltative)
frutti del cappero sott'aceto (facoltativi)
olio extravergine d'oliva
sale
Lessare il riso in acqua ben salata, poi scolarlo non troppo al dente e immergerlo in acqua molto fredda sino a fermare completamente la cottura, quindi scolarlo nuovamente molto bene.
Mettere il riso in una capace insalatiera e unire il tonno sgocciolato dall'olio di conservazione e sminuzzato con una forchetta.
Bollire brevemente i wurstel (1 o 2 minuti) in un pentolino d'acqua, poi tolti i wurstel nella stessa acqua mettere a rassodare le uova (10 minuti circa). Sgusciare le uova e metterle a raffredare in frigorifero insieme ai wurstel.
Tagliare il formaggio a cubettini. Scolare i sott'olio e sciacquare brevemente i sott'aceto poi procedere con i taglio di tutte le verdure: le falde di peperone a quadretti, le olive e i cetriolini a rondelle, le cipolline e i funghetti a metà e i carciofini a fettine molto sottili.
Tagliare a rondelle sottili anche i wurstel raffreddati e unirli a riso insieme al formaggio e a tutte le verdure. Mescolare bene, aggiungere poco olio e del sale se necessario.
Conservare in frigorifero e prima di servire decorare con le uova sode tagliare a spicchi e i frutti del cappero.
Portare in tavola mettendo a disposizione fettine di limone e volendo, per i più golosi, una ciotolina di maionese.
Per ottenere una buona insalata di riso comprare sott'olio e sott'aceto di buona qualità tutti rigorosamente separati, niente giardiniere, misti di verdure sott'olio o condiriso. Tutto quello che avanza permetterà di preparare altri interessanti piatti estivi.
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Frullato leggero di banane e albicocche29 luglio 2015
Frullato leggero di banane e albicocche
4 banane
12 albicocche
2 bicchieri rasi di latte di riso
2/3 cucchiaini di zucchero a velo vanigliato
Tagliare la frutta a pezzi e metterla insieme al latte di riso nella brocca del frullatore.
Frullare sino a ottenere un composto fluido e spumoso. Aggiungere lo zucchero sino a ottenere il grado di dolcezza desiderato.
Servire con grosse cannucce colorate!
Per preparare un frullato senza l'aggiunta di ghiaccio è importante avere tutti gli ingredienti ben freschi da frigorifero o anche da congelatore.
Il frullato è una bevanda fresca, relativamente liquida, che si ottiene frullando della frutta (e talvolta anche alcuni tipi di verdura) con acqua o più spesso latte, yogurt o simili e l'aggiunta opzionale di zucchero e altri ingredienti (soprattutto cacao o vaniglia).
Il frappè è un frullato più denso al quale è aggiunto ghiaccio tritato o gelato, si chiama frappè anche anche il frullato di solo gelato e latte.
Con il termine smoothie è spesso indicata una bevanda di frutta o verdura frullata (talvolta precedentemente congelata) con l’aggiunta di sola acqua oppure yogurt magro, latte di riso o di soia.
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Trenette al pesto di rucola e anacardi24 luglio 2015
Trenette al pesto di rucola e anacardi
400 gr. di trenette (o spaghetti)
200 gr. di rucola
50 gr. di anacardi
1 spicchio d'aglio
1 peperoncino
1 limone
olio extravergine d’oliva
sale
Mettere gli anacardi e la rucola nel tritatutto e frullare brevemente sino a ottenere un pesto un po' grossolano con i pezzetti di anacardi ben visibili. Trasferire il composto in un barattolo di vetro, unire il sale, il peperoncino sbriciolato e l'aglio passato nell'apposito spremiaglio. Aggiungere dell'ottimo olio fruttato sino ad avere un composto morbido e ben amalgamato.
Lessare le trenette in abbondante acqua salata, scolarle al dente e versarle in una ciotola capiente insieme al pesto poi unire il succo di mezzo limone (o anche meno) e mescolare bene.
Servire in tavola con il mezzo limone rimasto tagliato a spicchi.
Gli anacardi possono essere sostituiti del tutto o in parte da mandorle pelate o pinoli.
Se avanza del pesto coprirlo con un filo d'olio e conservarlo nel barattolo di vetro in frigorifero per alcuni giorni.
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Frittata piccante con germogli di soia1 agosto 2014
Frittata piccante con germogli di soia
6 uova
250 gr. di germogli di soia
1 spicchio d'aglio
peperoncino piccante fresco
prezzemolo
olio extravergine d'oliva
sale
Togliere le uova dal frigorifero. Lavare e asciugare bene i germogli di soia, lavare e tagliare sottilmente il peperoncino dopo aver eliminato eventuali filamenti bianchi interni e i semi.
Scaldare l'olio con lo spicchio d'aglio in una larga padella antiaderente poi aggiungere i germogli di soia e una quantità di peperoncino a piacere (deve dare il giusto sprint alla frittata senza sovrastare il sapore dei germogli). Quando i germogli saranno leggermente trasparenti ma ancora croccanti togliere l'aglio e salare.
Rompere le uova (che hanno raggiunto la temperatura ambiente) in una ciotola e sbatterle brevemente con una forchetta aggiungendo un pizzico di sale e abbondante prezzemolo tritato poi unire i germogli cotti e amalgamare ulteriormente.
Versare il tutto nella padella usata precedentemente per saltare i germogli aggiungendo se necessario un altro goccio di olio. Cuocere a fuoco medio per alcuni minuti la frittata sino a quando il lato a contatto con la padella è colorito al punto giusto quindi girarla e cuocere l'altro lato. La frittata è fatta!
Ognuno ha i suoi piccoli segreti per girare la frittata senza romperla, io mi semplifico la vita usando una fantastica padella doppia (detta anche girafrittata) che ungo da entrambi i lati.
"Chi è che non sappia far le frittate? E chi è nel mondo che in vita sua non abbia fatta una qualche frittata? Pure non sarà del tutto superfluo il dirne due parole. Le uova per le frittate non è bene frullarle troppo: disfatele in una scodella colla forchetta e quando vedrete le chiare sciolte e immedesimate col torlo, smettete. Le frittate si fanno semplici e composte; semplice, per esempio, è quella in foglio alla fiorentina che quando un tale l'ebbe attorcigliata tutta sulla forchetta e fattone un boccone, si dice ne chiedesse una risma. Però riesce molto buona nell'eccellente olio toscano, anche perché non si cuoce che da una sola parte, il qual uso è sempre da preferirsi in quasi tutte. Quando è assodata la parte disotto, si rovescia la padella sopra un piatto sostenuto colla mano e si manda in tavola. Ogni erbaggio o semplicemente lessato o tirato a sapore col burro, serve per le frittate, come può servire un pizzico di parmigiano solo o mescolato con prezzemolo. Se non fosse indigesta, grata è la frittata colle cipolle. Due delle più delicate, a gusto mio, sono quelle di sparagi e di zucchini. Se di sparagi, lessateli e tirate a sapore la parte verde con un poco di burro, mescolando un pizzico di parmigiano nelle uova; se di zucchini, servitevi di quelli piccoli e lunghi, tagliateli a fette rotonde, salateli alquanto e quando avranno buttato l'acqua infarinateli e friggeteli nel lardo o nell'olio, aspettando che siano rosolati per versare le uova. Anche i piselli, mescolati tra le uova, si prestano per un'eccellente frittata. Si fanno anche frittate alla confettura, spargendovi sopra della conserva di frutta qualsiasi, ridotta liquida, quando la frittata è cotta. Esse saranno buone, ma non mi garbano; e vi dirò che quando le vedo segnate sole fra i piatti dolci di una trattoria, comincio a prendere cattivo concetto della medesima." Pellegrino Artusi
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Pesce spada con capperi e limone5 luglio 2014
Pesce spada con capperi e limone
4 fette di pesce spada (1 kg. circa)
2 spicchi d'aglio
1 limone biologico
una manciata di capperi sotto sale
prezzemolo
olio extravergine d'oliva
pepe bianco
Asciugare bene il pesce spada, soprattutto se decongelato. Cuocere le fette in una larga padella con l'olio e l'aglio sino a quando, evaporato il loro liquido, iniziano a dorare.
Togliere l'aglio e aggiungere i capperi dissalati tritati grossolanamente, abbondate prezzemolo, la scorza grattugiata del limone e circa metà del succo.
Cuocere ancora per qualche minuto poi pepare. Facilmente non sarà necessario aggiungere sale.
Se si vuole un sapore meno aspro il succo del limone può essere sostituito con mezzo bicchierino di vino bianco, la nota agrumata sarà data comunque dalla buccia grattugiata.
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Coda di rospo alla catalana12 aprile 2014
Una catalana senza astice nè aragosta... ma con il suo perchè...
Coda di rospo alla catalana
2 rane pescatrici spellate e senza testa (900 gr. circa)
6/8 pomodori camone o costoluti (800 gr. circa)
4 grossi cipollotti di Tropea
1 limone
olio extravergine d'oliva
sale e pepe bianco
Tagliare a metà le rane pescatrici per poterle mettere nel cestello del vapore della pentola a pressione e cuocerle per cinque minuti dal fischio (la carne deve essere morbida ed elastica senza sfilacciarsi). Appena intiepidite dividerle in due eliminando la grossa spina centrale poi ridurre i filetti a dadi grandi come un grosso boccone.
Tagliare i pomodori e i bulbi dei cipollotti a spicchi non troppo sottili. Unire i pezzi di rana pescatrice, i pomodori e i cipollotti in un capace piatto da portata e condire generosamente con un ottimo olio fruttato e corposo, sale e pepe bianco macinato al momento.
Lasciare insaporire preferibilmente per circa un'ora in frigorigero. Servire la catalana fresca (ma non fredda) con fette di limone a contorno.
Portare in tavola del buon pane fresco con tanta mollica e crosta croccante perchè la "scarpetta" è obbligatoria!
Se si utilizzano pomodori camone o costoluti maturi ma ben sodi e con la giusta nota di acidità non sarà necessaria l'aggiunta di limone (e tantomeno di aceto).
La rana pescatrice (Lophius piscatorius) è un pesce marino pregiato. In ambito culinario, pulita e senza testa, prende il nome di coda di rospo.
Il cipollotto è la cipolla raccolta immatura, quando il bulbo non è ancora pienamente sviluppato e le foglie sono tenere e di colore verde brillante. Il suo sapore è più delicato di quello della cipolla ed è ottimo mangiato crudo.
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Smeriglio con senape delicata e capperi5 dicembre 2013
Lo smeriglio non è pesce spada ma così fa la sua degna figura...
Smeriglio con senape delicata e capperi
4 fette di smeriglio non troppo sottili (1 kg. circa)
1 spicchio d'aglio
2 cucchiaini di senape delicata
1 manciata di capperi sotto sale
1 bicchiere di vino bianco
olio extravergine d'oliva
Asciugare bene lo smeriglio, soprattutto se decongelato. Rosolare le fette in una larga padella con l'olio e lo spicchio d'aglio tagliato in due sino a quando sono leggermente dorate. Emulsionare la senape con il vino e versare sul pesce dopo aver tolto l'aglio. Finire di cuocere a fuoco lento e quando il vino è quasi evaporato aggiungere i capperi dissalati e tritati grossolanamente.
Se a fine cottura la salsina risulta troppo densa aggiungere ancora un goccio di vino e un filo l'olio. Non salare, difficilmente ce ne sarà bisogno. Eventualmente completare con una macinata di pepe bianco.
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Vermicelli con colatura di alici2 giugno 2013
Un giro da Eataly e finalmente ho comprato la colatura di alici che mi propoponevo da tempo di assaggiare...
Vermicelli con colatura di alici
400 gr. di vermicelli (o spaghetti grossi)
2 spicchi d'aglio
2 peperoncini secchi piccoli
4 cucchiai di colatura di alici
olio extravergine d’oliva
prezzemolo
In un’ampia padella mettere l'olio, gli spicchi d'aglio tagliati a fettine e i peperoncini sbriciolati. Scaldare l'olio senza far bruciare l'aglio e il peperoncino.
Lessare i vermicelli in abbondante acqua leggermente salata, scolarli al dente e versarli nella padella assieme al prezzemolo tritato. Mescolare bene e a fuoco spento aggiungere la colatura di alici.
Servire immediatamente in tavola.
Possono essere aggiunti a piacere pistacchi o pinoli tostati tritati e della buccia di limone grattugiata.
La colatura di alici è un prodotto tradizionale campano, prodotto nel piccolo borgo di Cetara della Costiera amalfitana. E' una salsa liquida trasparente dal colore ambrato prodotta da un particolare procedimento di lavorazione delle alici.
Le origini di questo prodotto gastronomico risalgono agli antichi romani, che producevano una salsa molto simile alla colatura, chiamata garum. La ricetta fu in seguito recuperata nel Medioevo da gruppi monastici cistercensi presenti in Costiera.
Le alici pescate in primavera vengono, appena pescate, mondate da testa e interiora e tenute per ventiquattro ore in contenitori con abbondante sale marino. Successivamente sono trasferite in piccole botti di castagno o rovere alternate a strati di sale e coperte da un disco di legno sul quale sono posti dei pesi. Il liquido prodotto da questo processo di pressatura viene raccolto e messo in grossi recipienti di vetro esposti alla luce diretta del sole (l'evaporazione dell'acqua ne aumenta la concentrazione). Dopo circa quattro o cinque mesi tutto il liquido viene nuovamente versato nelle botti con le alici e fatto colare lentamente tra gli strati di pesce, in modo da raccoglierne ulteriormente il sapore. La colatura di alici, filtrata attraverso teli di lino, è pronta per gli inizi di dicembre.
Gli spaghetti conditi con la colatura di alici a Cetara sono il piatto tipico della vigilia di Natale.
www.delfinobattistasrl.it
www.milano.eataly.it
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Arrosto al caffè5 maggio 2013
Arrosto al caffè
1 kg. di fesa di tacchino (o noce di vitello)
2 tazzine di caffè
1 dado vegetale
1 grosso spicchio d'aglio
1 peperoncino
1 foglia di alloro
erba cipollina
rosmarino
timo
maggiorana
olio extravergine d'oliva
burro
Preparare con la moka due tazzine colme di caffè forte. Rosolare bene nella pentola a pressione la carne con l'olio, il burro, l'aglio e il peperoncino sbriciolato. Aggiungere il dado, la foglia d'alloro, le erbe tritate e il caffè.
Chiudere la pentola a pressione e cuocere per venti minuti circa dal fischio. Una volta cotto tagliare l'arrosto a fette piuttosto sottili. Disporre le fette in una teglia da forno insieme al fondo di cottura al caffè, eliminando l'aglio e l'alloro. Scaldare in forno sino a quando il sugo è ben ristretto. Salare se necessario.
Ottimo anche freddo (la nota di caffè sarà più evidente).
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