foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Ricetta: ventagli di mozzarella e anguria
15 luglio 2018

Quando vado da Eataly è difficile che torni a mani vuote, questo aceto chiedeva di essere portato a casa...


Ventagli di mozzarella e anguria con crema di aceto balsamico e lampone

4 mozzarelle da 125 gr.
1 grossa fetta d'anguria
olio extravergine d'oliva
crema di aceto balsamico di Modena IGP e lampone (Giuseppe Giusti)
foglioline di menta
sale e pepe bianco


Fare sgocciolare bene le mozzarelle. Tagliare il pezzo di anguria a fettine sottili alte non più di mezzo centimetro e ricavare da queste fette venti semicerchi con l'aiuto di un coppapasta o un tagliabiscotti.
Praticare in ogni mozzarella cinque tagli paralleli e profondi ma che le lascino intere poi inserire nei tagli le mezzalune di anguria private dei semi.
Condire i ventagli di mozzarella con sale, pepe bianco, olio e crema di aceto balsamico e lampone. Guarnire con foglioline di menta fresca e servire immediatamente.

Per una versione meno scenografica, ma decisamente più veloce, preparare questa caprese d'anguria alternando in un piatto le fettine di mozzarella e anguria senza realizzare i ventagli e condire come da ricetta (ovviamente va benissimo anche una riduzione di aceto balsamico non aromatizzata).

Le creme di Giuseppe Giusti sono riduzioni che estendono il panorama gustativo dell’aceto balsamico. Classiche e aromatizzate sono disponibili in un'ampia gamma di sapori, dalle fresche e delicate ai frutti freschi fino alle predominanti e inconfondibili al tartufo e funghi porcini. Consentono di guarnire, rifinire e creare grandi contrasti di sapore in piatti che spaziano dall’antipasto al dessert.



www.giusti.it

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Museo del Salame di Felino
27 agosto 2017

Il Museo del Salame di Felino a Felino

Il primo documento relativo al salame rintracciato a Parma risale al 1436, quando Niccolò Piccinino, al soldo del Duca di Milano, ordinò che gli si procurassero "porchos viginti a carnibus pro sallamine", ovvero venti maiali per far salami. È uno dei documenti che si incontrano durante la visita del Museo del Salame di Felino, testimoni del rapporto privilegiato instaurato nel tempo tra il prodotto e il suo territorio d’origine, dal bassorilievo scolpito nel XII secolo da Benedetto Antelami nel marmo rosa del Battistero, alle cronache dei sontuosi banchetti di corte d’epoca rinascimentale.
Il museo è ospitato nelle suggestive cantine del Castello di Felino. Costruito nell’890 come un semplice torrione, il castello venne ampliato e fortificato raggiungendo il massimo splendore con Pier Maria dei Rossi. Appartenuto in successione ai Pallavicino, agli Sforza e poi ai Farnese, l’antico maniero domina la vallata fra i torrenti Parma e Baganza.
Organizzato in cinque sezioni, il percorso di visita al museo inizia con le testimonianze storiche del rapporto tra Felino ed il suo prodotto-simbolo.
La sezione dedicata alla gastronomia, collocata nelle antiche cucine, presenta l’impiego gastronomico del salame a Parma, con un singolare esempio di integrazione tra produzione e consumo in un’azienda agricola del XVII secolo.
Nella sala grande si trova la sezione relativa a norcineria e produzione casalinga dell’insaccato, con un’ampia rassegna di oggetti appartenuti ai norcini e alle famiglie contadine del territorio.
La sala che racconta la tecnologia di produzione rappresenta le caratteristiche salienti dalle origini fino alla tecnologia attuale con la "carta d’identità" del prodotto odierno, insignito nel 2012 dell’IGP -Indicazione Geografica Protetta- dalla Comunità Europea. Alcune testimonianze in video raccontano storie ed esperienze dei norcini e le moderne tecnologie di produzione, ancora fedeli alla ricetta originale.
Il museo rappresenta un’occasione per far conoscere e apprezzare non solamente l’essenza del principe dei salami, ma il territorio e la comunità di cui è espressione, a partire dalla qualità delle materie prime, verificata dal Consorzio del Salame Felino, fino alla sapienza delle mani che continuano a produrlo.



www.museidelcibo.it/salame

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