foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
“La tela del Doge” di Paolo Forcellini
9 dicembre 2016

Intrippata dalla serie Italia Noir della biblioteca di la Repubblica-l'Espresso...

In realtà il Porta a porta del mellifluo Vespa gli serviva solo come sottofondo alle sue meditazioni riguardanti, quella sera come quasi tutte le altre negli ultimi sei mesi, la separazione dalla moglie Regina, quotato medico del reparto di oncologia dell'Ospedale Civile.
(...) da quando la consorte l'aveva mollato e se n'era andata a vivere per conto suo, il commissario aveva cominciato ad alzare il gomito quasi tutte le sere: la tristezza, l'angoscia, lo assalivano nella casa orfana delle chiacchiere reginesche.
Gli mancavano gli apprezzamenti immeritati e i rimproveri garbati della moglie. E sentiva nostalgia delle passeggiate domenicali con lei lungo le rive del Canale della Giudecca e di quelle serali, quando Regina lo andava a prendere in ufficio, in Fondamenta S. Lorenzo. Attraversando la Venezia delle boutique lussuose e degli ambulanti africani, facevano una lunga camminata fino alle Zattere per poi imbarcarsi sul vaporetto.
Aveva nostalgia delle cenette in due, a casa o nelle trattorie circostanti, come quelle estive all'Altanella, affacciata sul Rio del Ponte Longo, o all'Harry's Dolci, in Fondamenta S. Biagio.
E poi, o forse prima ancora, gli mancavano il suo corpo, i suoi abbracci, i suoi fremiti.
Così Manente ora aveva bisogno di stordirsi, di allontanare la disperazione che si faceva strada dentro di lui. L'alcol gli pareva la medicina maggiormente efficace, con in più la proprietà di concedergli qualche ora di sonno pesante che ormai da sobrio era sempre più improbabile.

«(...) Dunque, Furlan mi ha riferito che Bruscagnin e la Scarpa hanno mangiato verso le 13 risotto di pesce e bisato in tecia, acquistati alla rosticceria di Calle della Bissa. Piatti non proprio di facilissima assimilazione. Ho però potuto verificare che il processo digestivo era pressoché ultimato nel momento in cui Bruscagnìri è stato ucciso: questo elemento, assieme alla temperatura e alla rigidità del corpo, mi portano a concludere che la morte è avvenuta intorno alle 17, mezz'ora più, mezz'ora meno. Più preciso di così... Sono certo che mi farai avere al più presto l'encomio solenne che merito.»
«Certamente, Alvise, l'ho appena controfirmato. E sappi che il questore, su mia proposta, ha anche acconsentito che alla prima occasione ti accompagni all'American Bar di Piazza S. Marco per un Negroni. Offri tu, naturalmente. Ciao ciao.»

Invece che rientrare al commissariato, Manente attraversò il ponte che vi sorgeva dirimpetto e si recò nel suo pensatoio preferito: Campo S. Lorenzo. Una sorta di ampia enclave, attraversata solo da pochissimi abitanti dei dintorni, da qualche vecchietto che coraggiosamente usciva con la badante dalla residenza per anziani che vi si affacciava e da turisti rari come mosche bianche.
In fondo al campo sorge, maestosa, la Chiesa di S. Lorenzo, antichissima, rifatta nel Cinquecento, incompiuta e danneggiata dalla Grande Guerra. Chiusa al culto perché diroccata e utilizzata come magazzino, è preceduta da una breve scalinata dove Manente amava sedersi a pensare nelle giornate soleggiate, con la sola compagnia di qualche micio uscito a crogiolarsi agli amati raggi da una sorta di condominio, fatto di cucce di legno affiancate e accatastate su più piani, tutte ben fornite al loro interno di ceste e copertine per combattere il freddo, che qualche anima buona di gattara aveva poco a poco costruito sul sagrato per gli homeless felini del circondario.

www.repubblica.it/italia-noir

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Ricetta: involtini di cialde di riso con insalata e surimi
3 dicembre 2016

Involtini "effetto oriente" veloci veloci...

Involtini di cialde di riso con filetti d'insalata, germogli e surimi

12 cialde di riso (20/22 cm. di diametro)
200 gr. di insalata mista a filetti con porro
100/120 gr. di germogli di fagioli mungo in salamoia (o altri germogli)
12 surimi
olio di arachidi
salsa di soia


Bagnare con acqua fredda un canovaccio bianco di cotone poi strizzarlo e appoggiarlo su un ampio piano di lavoro. Adagiare su metà del canovaccio due cialde di riso affiancate poi ripiegarlo su di esse e lasciare che si ammorbidiscano.
Appena le cialde sono trasparenti ed elastiche posizionare nella parte inferiore delle stesse una presa di insalata a filetti, un surimi intero e dei germogli ben sgocciolati. Chiudere l'involtino come una busta ripiegando il lato sinistro e quello destro verso l'interno, poi l'estremità inferiore verso il centro, quindi arrotolando sino al margine superiore.
Preparare così tutti i dodici involtini, poi metterli in una teglia spennellandoli con l'olio di arachidi. Infornare a 200° e cuocere sino a completa doratura (una decina di minuti circa).
Servire gli involtini caldi e croccanti accompagnati con salsa di soia.

La composizione dell'insalata mista determina una nota più o meno amara del ripieno, per evitarla completamente sostituire i filetti d'insalata con verdure a julienne (cavolo, carote e zucchine). In alternativa al surimi può essere utilizzata una più nobile polpa di granchio e gli involtini possono essere fritti in un wok con olio di semi di arachide.


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Hasta la victoria siempre
26 novembre 2016

Ricordando il giorno del compleanno di Fidel a Cuba nel 2004... fatto di sigari, "ron", passi di salsa e allegria ma anche di ferite da rimarginare e riflessioni su una vita da reinventare...


"Caro popolo di Cuba: é con profondo dolore che compaio per informare il nostro popolo, gli amici della Nostra America e del mondo, che oggi 25 novembre del 2016, alle 10.29, ore della notte, é deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz." Raul Castro

HASTA LA VICTORIA SIEMPRE



it.cubadebate.cu

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“Squadra speciale Minestrina in brodo”
24 novembre 2016

di Roberto Centazzo

«Meno trenta!» esclamò Pammattone sollevando il flûte dello spumantino.
Andavano in quel bar da anni, solitamente di mattina presto per il primo caffè della giornata, o all'ora di pranzo per un piatto di spaghetti o un'insalata. Era un bar elegante, rimodernato da poco in toni provenzali, situato sotto i portici di piazza della Vittoria.
Quel giorno si lasciarono tentare dagli stuzzichini, pizzette, focaccia e tartine, e ordinarono un aperitivo. Anche Santoro, che pure avvertiva pericolosi bruciori allo stomaco. Fecero tintinnare i bicchieri.
«Prosit!» disse Mignogna.
«Siamo arrivati alla fine. Ancora non mi sembra vero», constatò Pammattone.
«Ho già la barca pronta. Tra un mese a quest'ora sarò su qualche spiaggetta a cucinarmi una bella grigliata di pesce appena pescato», disse Santoro, che era di Genova e come quasi tutti i liguri amava il mare.
«Io me ne torno nel mio paese, a Pietrabbondante, in Molise», seguì Mignogna.
«E che ci vai a fare? Manco l'acqua avete!» lo sfotté Santoro.
«Sì, prendi in giro. Che ci sto a fare qui, piuttosto? Mia figlia si è sposata, e io le sono soltanto d'impiccio. Da quando mia moglie è mancata, sono una palla al piede per lei. Beati voi che...» Avrebbe voluto aggiungere: «che siete senza figli», ma si bloccò subito.
Luc Santoro, benché non fosse sposato, di figli, anzi figlie, ne aveva messe al mondo tre. E ognuna con
una donna diversa. Tanto da guadagnarsi, sul campo, l'appellativo di Inseminator. Ormai erano tutte grandi, ma Luc, soltanto di alimenti, si era rovinato. Con le sue stesse mani.
Quanto a Pammattone, dal punto di vista sentimentale, era quello messo peggio. Originario di Udine,
dopo i primi anni di apprendistato, aveva scelto di fare servizio alla Squadra mobile, e lì non c'è più vita: orari strampalati, notti insonni, appostamenti... Non era mai riuscito a farsi una famiglia. Si era adattato a vivere in caserma, come una giovane recluta, in una stanza che, soltanto per rispetto alla sua età e al suo ruolo, gli avevano lasciato in uso come singola, benché avesse quattro letti come tutte le altre.
«Beati voi, che non capite un cazzo», concluse Mignogna con una sterzata improvvisa.
«Beati noi una minchia! Io dovrò cercarmi una casa da qualche parte o sposarmi qualche vecchia vedova,
magari ricca», replicò Pammattone e scoppiò a ridere.
«Figuriamoci se un ispettore come te, anzi, un sostituto commissario come te, non trova una donna», lo sfotté Santoro.

«Mi sono comperato una bicicletta da corsa, lo sai?»
Marika sgranò gli occhi. «Lasci la Polizia?»
«L'ho già...» Si interruppe, non aveva nessuna voglia di dare spiegazioni. Se avesse detto a Marika che aveva lasciato la Polizia ed era in pensione, lei gli avrebbe domandato: «Come mai indaghi lo stesso, allora?»
Che cosa avrebbe potuto dirle? Che lui, Ferruccio Pammattone, nome in codice Semolino, insieme con
altri due ex colleghi, Eugenio Mignogna, nome in codice Kukident, e Luc Santoro, nome in codice Maalox,
di stare a casa a far nulla non ne avevano voglia? Che lontani dal lavoro si annoiavano? Poteva raccontarle che avevano messo su una sezione non ufficiale della Squadra mobile? Un ufficio fantasma che operava in gran segreto, denominato con affetto Squadra speciale Minestrina in brodo? No, non poteva. «L'ho già provata», si corresse in tempo, «è una bomba».

Ora, ai tanti casi risolti nella loro lunga carriera, di cui poter parlare rivangando il passato, avrebbero potuto aggiungere quello da poco concluso. Un'operazione coi fiocchi, che non solo aveva consolidato la loro amicizia, ma anche consacrato la nascita di una nuova squadra, la Squadra speciale Minestrina in brodo. Pur non contemplata in nessun organigramma, funzionava a meraviglia. (...)
«Sarà meglio che adesso ci prendiamo una bella vacanza da qualche parte, però», disse Semolino in tono
grave, facendo intendere che quel caso lo aveva impegnato molto.
«Deve essere un posto in cui permettono l'ingresso ai cani», si premurò di precisare Kukident.
«Vecchi e cani... Io me ne sto a casa», scherzò Maalox, che aveva sempre la battuta pronta.
«Potremmo andare alle terme», propose Semolino.
«Sai che allegria, tutto il giorno in accappatoio con un bicchiere d'acqua in mano», replicò Maalox.
«Io avrei proprio bisogno di un bel massaggio, una settimana di cure termali non la escluderei», disse
Kukident.
«E se invece...» Semolino si interruppe subito.
«Se?»
«Se realizzassimo il sogno che avevamo a vent'anni?»
«Il giro dell'Europa col pulmino Volkswagen?»
«Sì col mitico T2!»
Ne avevano parlato più di una volta, ma era un desiderio mai realizzato. A vent'anni non avevano i soldi,
a trenta non avevano il tempo, a quaranta non avevano ferie, a cinquanta si sentivano stanchi... O adesso o mai più.
«Va bene, ma...»
«Ma?»

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I bradipi di Móhu
21 novembre 2016

Oggi mi sento rutilante come un bradipo in coma...


Móhu Store, dal Canada, vende sia minuscoli amigurumi fatti e finiti sia kit completi per realizzarli, comprensivi di tutti i materiali necessari, o semplici tutorial da scaricare. Inoltre propone piccoli acquarelli e stampe che presentano gli stessi soggetti delle creazioni all'uncinetto.

Oltre al simpaticissimo bradipo si possono trovare: cervi, foche, volpi, alci, balene, trichechi, orche, pipistrelli, ragnetti e altro ancora.



shop.mohumohu.com
www.etsy.com/it/shop/mohustore

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Ricetta: grissini neri con prosciutto crudo e rucola
20 novembre 2016

Grissini rustici al carbone vegetale con prosciutto crudo e rucola

8 grissini rustici al carbone vegetale
16 fette di prosciutto crudo
8 foglie di rucola


Arrotolare una fetta di prosciutto crudo su metà grissino al carbone vegetale poi posizionare una bella e grande foglia di rucola lungo il grissino al centro. Bloccare la rucola arrotolando una seconda fetta di prosciutto sull'altra metà del grissino.
Servire i grissini neri vestiti con un piccolo pinzimonio di verdure miste crude tagliate a bastoncini.



www.pratosrl.it

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Cappello cervello
16 novembre 2016

Una scatola cranica vuota da tenere al caldo?


Questo Brain Hat è stato realizzato alcuni anni fa da Alana Noritake studentessa statunitense di medicina, ai tempi disperatamente a corto di denaro.
Complimenti per l'idea e la manualità!

https://www.etsy.com/it/people/LaniRae

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Ricetta: vellutata di fagioli neri
14 novembre 2016

Ancora fagioli neri...

Vellutata di fagioli neri con mozzarella di bufala e pancetta

360 gr. di fagioli neri secchi
120 gr. di mozzarella di bufala
60 gr. di pancetta
1 carota
1 gambo di sedano
1 cipolla piccola
1 foglia di alloro
olio extravergine d’oliva
sale e pepe


Ammollare in acqua fredda i fagioli neri per dodici ore circa poi risciacquarli bene.
Mettere nella pentola a pressione con poco olio la cipolla, la carota e il sedano mondati e tagliati a grossi pezzi, fare rosolare brevemente poi aggiungere i fagioli, l'alloro e acqua sino a comprire di un dito le verdure. Cuocere per 30/40 minuti, a partire dal fischio, tenendo la fiamma bassa.
Tagliare la mozzarella di bufala a fette poi a striscioline e lasciarla scolare bene in un colino. Fare a striscioline molto sottili anche la pancetta e rosolarla in un padellino senza condimento sino a renderla croccante.
Terminata la cottura dei fagioli, togliere dalla pentola solo la foglia di alloro e frullare il tutto con un frullatore a immersione. Salare, pepare e aggiungere, se necessario, altra acqua sino a ottenere una consistenza densa e cremosa.
Impiattare la vellutata e completare con la mozzarella di bufala, la pancetta croccante e un filo d'olio a crudo.


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“La giostra degli scambi” di Andrea Camilleri
12 novembre 2016

«Adelì, spiegati meglio».
«Dottori mè, stamatina, quanno che arrivai, attrovai la casa vacante, abbannunata, vossia non c'era e la porta-finestra era rapruta. Qualichi sdilinquenti di passaggio potiva trasiri e arrubbari ogni cosa. Mentri che mi nni stavo 'n cucina, sintii che qualichiduno era trasuto 'n casa dalla verandina. Pinsai che era vossia e m'affacciai. Non era vossia, ma un omo che taliava torno torno. Mi fici pirsuasa ch'era un latro. Allura agguantai 'na padiddra pisanti e tornai ad affacciarimi. Siccome in quel momento mi votava le spalli gli cafuddrai 'na gran padiddrata 'n testa. E iddro cadì 'n terra sbinuto. Allura gli ho ligati mano e pedi con una corda, l'ho 'mbavagliato e l'ho 'nfilato nello stanzino delle scopi».
«Ma sicura sei che si trattava di un latro?».
«E chi nni saccio? Ma uno che trase accussì 'n casa d'autri...»
«Scusa, pirchì doppo avirlo storduto non chiamasti al commissariato?»
«Pirchì prima dovivo dari adenzia alla pasta 'ncasciata».
Montalbano apprezzò la risposta e annò a rapriri la porta dello stanzino. L'omo si nni stava acculato e lo taliava con occhi scantatissimi.

«Senti, Mimì, mi stai stuffanno, io di 'ste storie di machine arrubbate mi nni stracatafotto».
«E nel caso specifico ti sbagli di grosso».
«Ah, sì?»
«Sì» fici Mimì taliannolo a sfida.
«Vabbeni, continua».
«La machina era propio quella dell'ingigneri Cosimato. Avivo pinsato giusto. Ma chi gli ha dato foco l'ha fatto malamenti, la parti posteriori è ristata squasi 'ntatta. Ho aperto il bagagliaio e subito ho viduto 'na cosa stramma».
«Cioè?»
«Un circhietto di mitallo ricoperto di stoffa, quello col quali le fìmmine si tenno fermi i capilli. Allura m'è vinuta 'n'idea: e se il rapitore di picciotte si era sirvuto di quella machina arrubbata?»
«Che hai fatto?»
«Quello che dovivo fari. Ho tilefonato alla Scientifica, ho aspittato che arrivassiro e sugno vinuto ccà».
«Come sei ristato d'accordo?»
«Che mi chiamano nel doppopranzo».
«Mimì, tu non puoi accapiri quanto sforzo mi costano le paroli che sto per diriti: sei stato veramenti bravo e...»
«Fermati ccà, masannò per lo sforzo trimenno che stai facenno capace che ti veni l'ernia».

Enzo, viduto con quanta soddisfazioni si era mangiato la pasta al nìvuro di siccia, gli misi davanti dù secunni: le solite triglie di scoglio e 'na frittura di calamaretti accussì netti e croccanti che parivano grissini appena sfornati.
«Sciglissi».
«Tu l'accanosci la famusa storia dello scecco di Buridano? gli spiò Montalbano.
«Nonsi».
«Un tali, di nomi Buridano, aviva 'no scecco. Un jorno volli fari un esperimento. Priparò da un lato un muntarozzo di fieno frisco, dall'autro un muntarozzo di garrubbe e 'n mezzo ci misi allo scecco. Il quali, non sapenno che scegliri tra dù cose che gli piacivano assà, si nni ristò fermo, talianno ora a dritta ora a manca. E accussì, non sapenno arrisolvirisi, finì col moriri di fami».
Enzo si ripigliò il piatto con i calamaretti.
«Che fai?»
«Ci lasso le triglie, non voglio ca mi mori di fami».
«E ti pari che io sugno lo scecco di Buridano? Posa i calamaretti, che me li mangio doppo le triglie».

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Guanti drago
11 novembre 2016

Freddino oggi...


Un nuovo originalissimo paio di guanti per affrontare i primi freddi? Ecco i Dragon Gloves proposti da Mareshop su Etsy ma anche da altri venditori online.
Si tratta di fantastici guanti da drago con tanto di squame multicolore realizzati a mano.
Sempre oline è possibile trovare anche dei tutorial per realizzarli personalmente all'uncinetto.

www.etsy.com/it/shop/mareshop

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