foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Degattoupage 13 – Oliver re del panino
28 settembre 2018

Gnam...


Degattoupage 13
Oliver re del panino
collage 14,8x21 cm.

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Degattoupage 7 – Oliver panettiere
17 giugno 2018

Com'è serio il mio gatto pagnottella!


Degattoupage 7
Oliver panettiere
collage 14,8x21 cm.

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“I biscotti di Baudelaire” di Alice Babette Toklas
25 maggio 2018

Dopo il calendario altro giro con Canva...


Ricette e ricordi, profumi e sapori tra le eccentricità e la grande arte della Parigi tra le due guerre.

I libri di cucina mi sono sempre piaciuti, mi hanno sempre incuriosita. Quando ero una dilettante dei fornelli li leggevo tutti, anche quelli noiosi, dalla prima all'ultima pagina, come Gertrude Stein con i libri gialli.
Quando cominciammo a leggere Dashiell Hammett, Gertrude Stein osservò come, nei suoi libri, la vera novità consistesse nel fatto che di solito le vittime morivano prima dell'inizio della storia vera e propria. Innumerevoli delitti seguivano poi inevitabilmente il primo. Così succede anche in cucina. (...) Ecco perché cucinare non è un passatempo soltanto piacevole. (...)
Il solo modo di imparare a cucinare è cucinare, e per me, come per tanti altri, cucinare divenne all'improvviso, inaspettatamente, una sgradevole necessità durante la guerra e l'occupazione. Fu in condizioni di razionamento e scarsità di cibo che imparai non solo a cucinare seriamente ma anche a fare acquisti in circostanze difficili senza sprecare troppo tempo per entrambe le cose, dato che ce n'erano altre molto più importanti e più divertenti da fare. Fu allora, quindi, che cominciarono gli assassinii in cucina.
La prima vittima fu una bella carpa, portata ancora viva in cucina in un cestino coperto dal quale nulla poteva scappare. Il pescivendolo che me la vendette disse di non aver tempo di ammazzarla, toglierle le scaglie e pulirla, né mi volle dire con quale di queste tre orribili e necessarie incombenze fosse meglio cominciare. Non fu difficile capire quale fosse la più repellente. Quindi, avanti con l'assassinio e facciamola finita. (...) Mi venne subito in mente un bel coltello affilato, l'arma classica, perfetta. Detto fatto: con la mano sinistra avvolta in uno strofinaccio, perché poteva darsi che l'animale avesse denti affilati, afferrai la mascella inferiore della carpa, e col coltello stretto nella destra cercai attentamente la base della colonna vertebrale. Vibrai il colpo fatale senza esitare, poi lasciai andare il pesce e guardai. Orrore degli orrori. La carpa era morta, uccisa, assassinata, assassinio di primo, secondo e terzo grado. Mi lasciai andare, priva di forze, su una sedia, e con le mani ancora sporche afferrai una sigaretta, la accesi e aspettai che arrivasse la polizia ad arrestarmi. Dopo una seconda sigaretta mi tornò un po' di coraggio e mi mossi per preparare la povera signora Carpa per il suo ingresso in sala da pranzo. Grattai via le scaglie, tagliai le pinne, le aprii la pancia e la svuotai di un sacco di roba che preferii non guardare, la lavai accuratamente, la asciugai e la misi da parte mentre preparavo la

CARPA RIPIENA DI CASTAGNE

Per una carpa di circa 1 kg e mezzo, tritare una cipolla di media grandezza e soffriggerla lentamente in 3 cucchiai di burro. Aggiungere una fetta di pane spessa circa 5 cm imbevuta di vino bianco secco, strizzata e tagliata a cubetti, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 2 scalogni tritati, 1 spicchio d'aglio pestato, 1 cucchiaino di sale, un quarto di cucchiaino di pepe appena macinato, un quarto di cucchiaino di macis in polvere, lo stesso di alloro e di timo e 12 castagne bollite e sbucciate. Mescolare bene, lasciar freddare, aggiungere un uovo crudo, riempire la pancia e la testa del pesce con il composto, chiudere accuratamente con stecchini, legare la testa in modo che il ripieno non esca durante la cottura. Lasciar riposare per almeno un paio d'ore. Versare 2 tazze di vino bianco secco in una terrina, metterei il pesce, salare a piacere. Cuocere in forno per 20 minuti a 190 gradi. Ungere il pesce e coprirlo con uno spesso strato di pane grattugiato, cospargere con 3 cucchiai di burro fuso e cuocere per altri 20 minuti. Servire ben caldo con un contorno di pasta. Per 4 persone. La testa della carpa è enorme. È considerata un boccone prelibato da molti europei.

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Proverbi, parole e parolacce veneziane e venete
31 agosto 2016

Estratti dal libro "Prima de parlar, tasi" di Espedita Grandesso sottotitolato: proverbi, parole e parolacce da non dimenticare.

Xe come butar in tera un omo che caga.
(E' come buttare per terra un uomo che sta facendo la cacca.)
Frase che illustra un'azione platealmente indegna.

A mi del ti, che gò un zio prete?
(Dare a me del tu, che ho uno zio prete?)
Frase ironica volta a tenere le distanze tra sè e gli altri.

Che ciavada che ciapa i frati, se no ghe xe el paradiso!
(Che fregatura prendono i frati, se non c'è il paradiso!)

E mi cossa sogio, la merda dei vigili?
(E io cosa sono, la merda dei vigili?)
Frase risentita di chi si sente valutato meno di niente.

Brava gente, sior comandante, ma la roba manca!
(Brava gente, signor comandante, ma qualcosa manca!)
Frase scherzosa, perla di diplomazia.

L'abondansa stufa e la carestia fa fame.
(L'abbondanza stanca e la carestia affama.)
Frase che indica che l'essere umano non è mai contento.

L'aqua marsisse i pali.
(L'acqua marcisce i pali.)
Bere acqua, al posto del vino, danneggia l'organismo.

Domandighe a l'osto se'l gà bon vin.
(Chiedi all'oste se ha vino buono.)

In ostaria no vago, ma co ghe sò ghe stago.
(In ostaria non vado, ma quando ci sono ci resto.)

Se varda el Signor, se varda la Madona, se varda anca chi ghe gà un muso da mona.
(Si guarda il Signore, si guarda la Madonna, si guarda anche chi ha una faccia da pirla.)
Frase rivolta a chi si infastidisce se si accorge di essere osservato.

Fradeli in Cristo, ma no in torta.
(Fratelli in Cristo, ma non in torta.)
Frase che sottolinea l'egoismo di persone che si definiscono buoni cristiani.

I sogni xe parenti dele scorese.
(I sogni sono parenti delle scorregge.)

Ogni pan gà la so crosta.
(Ogni pane ha la sua crosta.)

Essere andà parsuto e esser tornà salame.
(Essere partito prosciutto e essere tornato salame.)
Frase che indica un insuccesso non previsto.

Gnanca el can no mena la coa par gnente.
(Neanche il cane scodinzola per niente.)

Va a cagar su le suche marine de Cioza.
(Vai a cagare sulle zucche marine di Chioggia.)
Invito a defecare su qualcosa di estremamente spinoso.

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Uno gnomo buono come il pane
31 maggio 2016

Parola di troll...


Un'altra idea creativa di packaging: il sacchetto per baguette con il disegno di uno gnomo. Bello, vero?

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Ricetta: panino Elvis
9 maggio 2016

Avevo detto che volevo assaggiarlo prima o poi e quando mi sono trovata tutti gli ingredienti insieme nel frigorifero non ho saputo resistere...


Panino Elvis

4 fette di pane per toast a fetta alta
4 cucchiai di burro di arachidi
1 banana
6/8 fette di bacon
burro


Tagliare la banana a fette e spalmare il burro di arachidi su tutte le fette di pane.
Fare cuocere il bacon in una bistecchiera senza condimenti.
Comporre ogni panino con due fette spalmate di burro di arachidi, mezza banana affettata e 3 o 4 fette di bacon croccante.
Imburrare esternamente i due panini ottenuti e farli dorare nella bistecchiera dove è stato cotto il bacon. Tagliarli in diagonale e servirli caldi.

Pare che questa ricetta sia un ibrido tra due dei panini preferiti da Elvis uno interamente dolce fatto con pane spalmato con burro di arachidi, imbottito con fette di banana e miele poi inzuppato in latte e uova e fritto e il Fool's Gold (oro del matto) una specialità di Denver che consiste in una pagnotta imburrata riempita con pancetta, burro di arachidi, gelatina d'uva o di fragole.


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Pane e pomodoro
9 aprile 2013

Scrive Massimo Montanari, docente di Storia medievale e di Storia dell’alimentazione dell’Università di Bologna, nella rubrica Cibo è cultura del numero di aprile di CON (il mensile dei soci COOP):

Pane e pomodoro. Se il gusto diventa memoria.

Una fetta di pane abbrustolito. Un piccolo pomodoro fresco. Tagliato in due, il pomodoro si sfrega sul pane e gli dà un colorino rosso pallido. Volendo, si può aggiungere una sfregatina di aglio. Volendo, una spruzzata d'olio. Ma i due elementi base restano il pane e il pomodoro. Due prodotti semplici, addirittura banali. Tuttavia capaci, messi insieme, di costruire un cibo dal forte valore identitario.
Chi va a Barcellona, o in qualsiasi altra città o cittadina catalana, sa che il "pa amb tomate" (pane con pomodoro) è un oggetto-culto che dà inizio a qualsiasi pasto, che accompagna qualsiasi pasto. Quasi un feticcio gastronomico. La Catalogna non è certo l'unico posto al mondo in cui l'abbinamento funziona: le nostre bruschette non sono poi molto diverse, e molti amici del sud Italia contesterebbero violentemente la sicurezza con cui qualsiasi catalano pretende l'esclusiva di questo pane con pomodoro. Ma la questione non è sapere chi ha inventato la vivanda, chi per primo ha pensato che sfregare un pomodoro su una fetta di pane tostato potesse soddisfare il gusto in modo così piacevole, così appagante da spingere alla ripetizione del gesto, da farlo diventare un'abitudine, un desiderio ricorrente. Quando il gusto diventa memoria, una tradizione è nata. (...)

www.consumatori.e-coop.it

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Il latte e la vita
31 marzo 2012

Scrive Fabio Picchi nel mensile di marzo del Teatro del Sale di Firenze:

Il latte e la vita

Va da sè la mia passione per il cibo, con il mestiere che mi porto appresso (...)
Io d'altronde temo sempre che l'argomentazione intorno all'essere cuoco diventi unica, pesante e noiosa. Tengo così nascosta la cosa più cara che mi porto sin da quando ho memoria, dove il tempo dedicato allo studio e ai giochi, al fine, mi portava sempre in cucina. E se non aprivo il frigorifero era la dispensa. L'occhio correva  rapido a comporre mentalmente le possibili merende e la mano cominciava i primi allenamenti per la precisione dei tagli, anche di semplici fette di pane. Sì, i morsi che seguivano mi davano un'estasi di piacere nell'atto della deglutizione. A quel punto le endorfine già giravano vorticose, placando le ansie giovanili e portandomi in uno stato di estrema felicità. (...)
Era sufficiente la speranza della fragranza di un panino al lampredotto. E, nei pomeriggi passati in casa, erano sufficienti quelle fette di pane e burro e marmellata, o quelle fette di panettone, o le marie farcite di miele e sovrapposte, o i bucaneve inzuppati, sempre e comunque, in quelle tazze di latte. (...)
Fu per quelle endorfine che ho scelto, per sfrenata passione, il mio mestiere misurandolo con il mio talento più prezioso, quello di saper mangiare.



www.ambasciatateatrale.com
www.ilfattoquotidiano.it/blog/FPicchi/

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Trattoria del pescatore
17 dicembre 2011

Pranzo sociale vuol dire Trattoria del pescatore, linguine al granchio, astice alla catalana e qualcosa da portare in tintoria...

Storico locale in zona Porta Romana sempre affollatissimo che propone cucina sarda di mare. Ambiente rustico e un po’ troppo rumoroso ma cucina assolutamente convincente della moglie del patron Giuliano.

I piatti, elencati a voce in modo del tutto informale, non sono molti e variano a seconda dell’arrivo di pesce fresco del giorno.

L'antipasto è composto da una decina di assaggi freddi e caldi che spaziano dal polipo tiepido con patate ai moscardini in umido con polenta, dal salmone fresco con lumache di mare alle fritelline di gianchetti, dai gamberetti in salsa rosa alle cozze gratinate.

I primi prevedono spaghetti con vongole e bottarga, tagliolini al granchio, risotto alla marinara , zuppa di pesce e paccheri con pesce spada, calamari, peperoni e bottarga. I secondi branzino e orata al sale, tagliata di tonno, grigliata mista, sarde a beccafico, fritto misto.

Il piatto forte del locale è l'astice alla catalana (astice bollito a pezzi, cipolle rosse di Tropea, pomodori camone sardi e corposo olio extravergine).

Dopo il secondo viene servito del pecorino fresco, scucchiaiato direttamente da una mezza forma. Ad accompagnare le portate un pane irresistibile e vini sardi.

Per finire sorbetto al limone o alla mela, mirto e fil'e ferru.

www.trattoriadelpescatore.it

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Ricetta: zuppa di cipolle
5 dicembre 2011

Oggi zuppa di cipolle! Come da tradizione di famiglia almeno una volta all'anno, a novembre o dicembre, zuppa di cipolle e Beaujolais nouveau...

Zuppa di cipolle

8 cipolle grosse (4 rosse e 4 dorate)
320 gr. di emmental (metà dolce e metà stagionato)
8 cucchiai di grana grattugiato
60 gr. di burro
4 francesini o ciabattine
2 litri di brodo
3 cucchiai di cognac
1 cucchiaio di farina
zucchero
sale e pepe

Pulire e affettare sottilmente le cipolle (sotto un filo d'acqua corrente se non si vuole piangere).
Fare fondere il burro in una casseruola e unire le cipolle affettate con un cucchiaino da tè di zucchero.
Cuocere le cipolle coperte a fuoco dolcissimo mescolando spesso, quando iniziano a essere leggermente dorate cospargerle con un cucchiaio di farina. Aggiungere il brodo caldo (può essere fatto con due litri d'acqua e due dadi) portare il tutto a bollore quindi abbassare la fiamma e fare cuocere per 20/30 minuti.
Nel frattempo affettare il pane e tostarlo nel forno a bassa temperatura.
Poco prima di servire insaporire la zuppa con tre cucchiai di cognac, pepe macinato fresco e un pizzico di sale se necessario.
Disporre le fette di pane in ciotole individuali coprendole con l'emmental tagliato a fettine sottili e il grana grattugiato quindi versare sopra la zuppa bollente.
Se non piace il pane ammollato si può servire la zuppa con il formaggio lasciando il pane tostato a parte da intingere come un crostino.

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