foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
A Natale siamo tutti più buoni
25 dicembre 2016

O forse no...


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Happy Birthdays
28 aprile 2016

Inizia la settimana di festeggiamenti... perchè per tre compleanni così importanti sette giorni di bagordi sono il minimo!

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El nebiun de Milan
3 dicembre 2015

Il ritorno alle tradizioni...

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Un compleanno…
29 aprile 2015

alternativo!



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Caro Babbo Natale i regali che vorrei
23 dicembre 2014

Scrive Matteo Grandi, giornalista, in Lettere, opinioni e commenti del 19 dicembre 2014 su Metro:

Caro Babbo Natale i regali che vorrei

E' tempo di e-mail, forse, più che di letterine. (...)
Quindi, caro babbonatale@lapponia.com eccomi a farti una breve lista di quello che vorrei, e soprattutto, di quel che non vorrei. Perchè va bene essere più buoni, ma se mi ritrovo sotto l'albero il cofanetto dei Modà non rispondo delle mie azioni.
In fondo i miei desideri sono pochi: uno smartphone che non si scarichi a mezzogiorno, meno tasse (...) e buste della spesa più resistenti al supermercato (che vedere il pranzo di Natale andare in frantumi dopo aver fatto dieci passi dalla cassa solo perchè ormai per 15 centesimi al posto delle buste ti spacciano dei veli trasparenti a squarcio programmato potrebbe rovinarmi l'umore fino all'Epifania).
Il discorso si fa un po' più complesso sui regali che non vorrei. Tenderei, pertanto, a chiederti di evitare accuratamente: l'ultimo libro di Vespa, il bastone per farsi i selfie, le compilation di Gigi D'Alessio, i braccialetti di Barbara D'Urso. Più in generale vorrei trovare sotto l'albero meno qualunquismo dilagante e più spirito critico. (...)

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Storie di vita vissuta
24 maggio 2013

Pronta per affrontare le intemperie di fine maggio: calze a righe (ma non si vedono), stivali di gomma viola, jeans grigi scoloriti, canotta + maglietta + maglioncino di cotone bianco e viola effetto groviera, giubbottino nero imbottito senza maniche, impermeabile grigio corto, pareo nero come sciarpa e cappellino da pesca delle trote. Afferro l'ombrello rosso, lo zainetto e la borsa dove ho appena infilato Topolino e mezzo chilo di ragù congelato. Una voce: "Hai presente quei film dove c'è sempre il personaggio della zia un po' strana..." "Vuoi dire che non sono carina?" "Diciamo che sei particolare" "Come una borsa con i pesci attaccati?" (questa la capiscono Francesca e pochi intimi) "Più o meno". Parla chi si è appena fatto fotografare con un pigiama a quadretti giapponese simil british, con i capelli da pazzo, rannicchiato in posa plastica con un gatto in mezzo alle gambe...

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Compleanno (2)
29 aprile 2013

Niente ufficio, pacchetti da scartare, gita fuori porta e ristorante...



www.dafont.com/tarantella

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La tentazione abita in albergo
13 dicembre 2012

Chi non ha mai rubato un oggetto con il marchio dell'hotel?

Scrive Vittorio Zucconi in Hotel America (D la Repubblica):

E' arrivato il momento di confessare. Sono un ladro. In una vita di viaggi e di stanze di albergo, ho riempito valigie di saponette, flaconcini di creme e lozioni che si sono poi malinconicamente pietrificate in fondo ai cassetti, salviette con le insegne della catena alberghiera ricamate sopra. E soprattutto il più grave dei miei bottini: gli accappatoi. Nel momento di cleptomania più acuta, rischiai non l'arresto, ma il divorzio, quando mia moglie, alla vista dell'ennesimo accappatoio di morbida spugna insaccato a fatica in una valigia, minacciò di andarsene da casa se ne avessi portato un altro dai miei viaggi. Il mio "colpo" più sensazionale avvenne a Modena, in un modestissimo alberghetto (...) che si prendeva una piccola rivincita sui ladri stampando sui piatti la scritta "Rubato all'albergo della Libertà". Almeno il marchio della vergogna sarebbe rimasto con il "topo" ogni volta che avesse usato quel piatto.

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Compleanno
29 aprile 2012

Oggi... torta!


www.sp-studio.de

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Amore incondizionato
20 marzo 2012

E' Primavera...

Lo psicologo statunitense Marshall B. Rosenberg racconta:

Mi ricordo una volta, tanti anni fa, quando Brett aveva tre anni. Mi chiedevo se ero riuscito a comunicare a lui e agli altri figli il fatto che li amavo incondizionatamente. Mentre stavo pensando a questo, Brett mi venne vicino. Mentre entrava nella stanza, gli chiesi:
«Brett, perché papà ti vuole bene?».
Mi guardò e rispose immediatamente: «Perché ho imparato a fare popò nel vasino?».
Così gli dissi: «Ma certo, questo mi fa piacere. Ma non è il motivo per cui ti voglio bene».
E allora aggiunse: «È perché non butto più la pappa per terra?». E io: «Se tieni il cibo nel piatto mi fa piacere, ma non è il motivo per cui ti voglio bene».
Allora si fece serio, mi guardò e chiese: «Papà, allora perché mi vuoi bene?».
A quel punto mi domandai: “Perché mi sono infilato in una conversazione astratta sull’amore incondizionato con un bambino di tre anni? Come posso esprimere questo concetto ad un bambino della sua età?”.
E così gli dissi: «Beh, ti voglio bene perché sei tu!».
In quel momento pensai di aver detto una cosa vaga e banale. Ma lui capì il messaggio. Lo lessi dal suo volto. Si illuminò e mi disse: «Oh, mi vuoi bene perché sono io, papà. Mi vuoi bene perché io sono io!».
Nei due giorni successivi ogni dieci minuti veniva da me, mi tirava per la manica e mi diceva: «Papà, mi vuoi bene perché sono io. Mi vuoi bene perché io sono io!».

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