foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Mr. Miao e il tè al formaggio
20 gennaio 2018

Giornata di shopping, un "tè verde macchiato dolce" per scaldarsi e un bicchiere con il logo di Mr. Miao da portare a casa...


Mr. Miao è un bar rosticceria nel cuore della Chinatown milanese che propone una vasta gamma di bubble tea, cheese tea, tè alla frutta, yogurt, granite e ice roll oltre a dim sun, rotoli di riso glutinoso e curiose "piadine cinesi" da gustare sul posto o da portare a casa.
Il valore aggiunto del locale: il nome e il logo tutto micioso!

Bubble tea: mangia e bevi taiwanese a base di tè e latte, aromatizzato con diversi gusti di frutta o sciroppo e arricchito con perle nere di tapioca gommose e gelatine di frutta. Servito sia freddo che caldo, si beve con una grossa cannuccia che permette di raccogliere anche le palline precipitate sul fondo. E' generalmente molto dolce.

Cheese tea (in mandarino zhì shì chá): tè non zuccherato coperto da una densa schiuma di formaggio in polvere montato.

Ice roll: rotolini di gelato preparati al momento e guarniti con sciroppo, granella o frutta. Nato in Tailandia, l'ice roll si ottiene versando un composto liquido di base, lavorato insieme ad altri ingredienti, su una piastra refrigerata di metallo e staccando successivamente il gelato che si solidifica in pochi istanti sulla superficie con una spatola in modo da ottenere strisce arrotolate su stesse a forma di grossi riccioli.


Scopro ora che lo strano "tè verde macchiato dolce" altro non era che una versione zuccherata del cheese tea. Adesso capisco tante cose... cosa non si fa per un bicchiere con un micio baffuto!

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Museo del Parmigiano Reggiano
26 agosto 2017

Il Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna

"Nel paese di Bengodi, dove chi più dorme più guadagna, si trova una montagna enorme di formaggio Parmigiano grattugiato dal quale ruzzolano grossi ravioli e maccheroni d’ogni forma cotti in brodo di cappone". È con queste parole che a metà del Trecento Giovanni Boccaccio, nel suo Decamerone, cita il Parmigiano per condire i maccheroni e i ravioli.
Il Museo del Parmigiano Reggiano ha sede nello storico Casello ottocentesco che sorge all’ombra della Rocca Meli-Lupi a Soragna, in provincia di Parma, a pochi passi dalla piazza del paese, in un’area ricca di castelli e di ricordi verdiani, oasi naturali e parchi storici di rara bellezza e suggestione, di sapori densi e inimitabili lungo la "Strada del Culatello".
Il Parmigiano Reggiano è il prestigioso formaggio italiano, noto e apprezzato in tutto il mondo, che vanta origini antiche.
La Corte Castellazzi, sede del Museo del Parmigiano, è composta dalla casa colonica con stalla e fienile e dal prezioso caseificio di forma circolare con colonnato, dove si trovano esposti gli strumenti e gli attrezzi impiegati nella lavorazione del Re dei Formaggi.
Oltre 120 oggetti, databili tra il 1800 e la prima metà del Novecento, e un centinaio di immagini, disegni e foto d’epoca illustrano, all’interno di un edificio adibito per secoli alla produzione del formaggio, l’evoluzione delle tecniche di trasformazione del latte, le fasi della stagionatura e della commercializzazione e il ruolo fondamentale del Consorzio del Parmigiano Reggiano a tutela della qualità.
Lo spazio circolare accoglie al centro l’antica caldaia in rame per la preparazione del formaggio, circondata dai vari attrezzi e strumenti. Vi è anche spazio per la produzione del burro e per la figura di San Lucio di Cavargna, protettore dei casari.
Nel locale sotterraneo della salamoia è narrata la storia del formaggio Parmigiano, dal XII secolo ad oggi, la sua filiera produttiva e la storia della grattugia. È anche visibile un’esposizione dedicata alle numerose imitazioni del Parmigiano Reggiano esistenti all’estero. Negli ambienti rustici annessi al corpo principale del museo è esposta, inoltre, una rassegna di attrezzi e oggetti quotidiani della civiltà contadina legati ai temi dell’alimentazione.



www.museidelcibo.it/parmigiano

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Ricetta: börek con spinaci e feta
17 aprile 2017

E al posto della torta pasqualina? Börek di spinaci, perchè no...

Börek con spinaci e feta

300 gr. di pasta fillo (7 fogli rettangolari)
500 gr. di spinaci (freschi già puliti)
200 gr. di feta
1 porro
1 peperoncino piccante fresco
1 uovo
2 cucchiai di latte
olio extravergine d'oliva
semi di sesamo
sale


Mondare e tagliare a rondelle il porro. Aprire il peperoncino, eliminare i semi e i filamenti bianchi e sminuzzarlo.
In una grande pentola fare rosolare, con poco olio, il porro e il peperoncino poi unire gli spinaci e lasciarli appassire aggiungendo poco sale. Cuocere sino a quando gli spinaci sono ben asciutti quindi farli raffreddare.
Sbriciolare la feta e unirla agli spinaci a temperatura ambiente tritati grossolanamente al coltello, successivamente dividere il composto in sette parti uguali (o nel numero pari a quello di fogli di pasta fillo disponibili).
Preparare una ciotolina con l'uovo sbattuto, due cucchiai d'olio e due di latte.
Iniziare a comporre il börek: spennellare con l'uovo un foglio di pasta fillo poi aggiungere una parte della farcia di spinaci lungo una estremità del lato corto e arrotolare attorno al ripieno in modo da formare un cilindro. Sistemarlo a spirale al centro di una teglia rotonda a cerniera di 22 centimetri. Procedere con il resto dei fogli di pasta fillo sino a esaurimento degli ingredienti e di spazio disponibile nella teglia, terminare spennellando sulla spirale farcita il composto d'uovo rimasto e completare con una pioggia di semi di sesamo.
Infornare a 180° (calore solo dal basso) per circa circa 30 minuti poi, se necessario, concludere la cottura con la funzione grill. Servire tiepido.

Consiglio: se si ha a disposizione solo una teglia di diametro maggiore legare la preparazione con dello spago da cucina per tenerla in forma durante la cottura.

Il börek (o burek) è uno piatto tradizionale turco di origini antichissime diffuso anche nei Paesi balcanici a seguito dell'espansione ottomana. Consiste in una base di yufka (pasta in sfoglie sottilissime simile alla fillo) ripiena di formaggio, carne macinata, spinaci o altra verdura e arrotolata (dal termine turco bur "arrotolare"). Il termine börek è spesso è accompagnato da un'altra parola che meglio definisce la forma, gli ingredienti, il metodo di cottura o la regione di appartenenza del piatto. Preparazioni simili sono la banitza bulgara e il lakror albanese. Esiste anche una versione dolce.



www.exquisa.it

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“Roba da gatti” di Doreen Tovey
21 agosto 2016

Quando le zampe le divennero più robuste e Sugieh cominciò ad avventurarsi fuori casa da sola, i nostri guai si moltiplicarono. La prima volta che andò in giardino non accompagnata si arrampicò sul tetto del garage, scivolò giù dallo spiovente posteriore e cadde nella cisterna dell'acqua. Riuscì a venirne fuori da sola e, dopo essersi precipitata in casa con le zampe irrigidite dallo sdegno, pronunciò una tale arringa mentre rivoli d'acqua verdastra le gocciavano dalla coda sul povero tappeto indiano, che Charles, mosso da un istinto di autodifesa, sgusciò fuori e in un batter d'occhio fabbricò un coperchio per la cisterna.
Dopo di allora, la prima volta che la nostra micina entrò in bagno e vide Charles sdraiato nella vasca, disgraziatamente si ricordò dello scampato pericolo e, con un grido d'orrore, si tuffò per salvarlo. In quel momento Charles aveva gli occhi chiusi e, quando Sugieh gli atterrò sul petto strillando come un'invasata, balzò in piedi terrorizzato e quasi svenne battendo, la testa contro l'armadietto del pronto soccorso, appeso sopra la vasca per non essere alla portata di Blondin.
Da allora Sugieh cadde ripetutamente nella vasca tentando di salvarci da un annegamento certo, tanto che dovemmo attaccare ai rubinetti un avviso per ricordarci di chiudere a chiave la porta prima di aprirli. Forse per controbilanciare le conseguenze provocate dal fatto che ora si bagnava tanto spesso, Sugieh prese l'abitudine, quando conversava con noi, di mettersi con il di dietro proprio contro il caminetto elettrico. Per ben due volte la punta della coda le prese fuoco e, mentre lei era talmente occupata ad arringarci che nemmeno se ne accorgeva, Charles, lanciandosi attraverso la stanza in un magnifico placcaggio da rugby, spense la fiamma prima che le arrivasse alla pelle, asserendo però che certe cose alla sua età facevano male al cuore, e non facevano troppo bene neppure a me. Ci decidemmo dunque a comprare certi parafuochi a maglie strette, che deturpavano orrendamente l'aspetto di qualsiasi stanza in cui li si collocasse, e li legammo con lo spago a tutti i camini della casa.
Ma il problema più grave era il cibo. A quanto pare, finché era vissuta con Anna, Sugieh aveva consumato con docile obbedienza i suoi due pasti di cereali, i due di carne e le quattro tavolette quotidiane di lievito che le erano prescritte. Non così da noi. Già dal secondo giorno, quando ci aveva ormai classificati come una coppia di babbei proni a ogni suo volere, rifiutò di continuare a mangiare i cereali. Se mangiavamo fegato, che in teoria lei non avrebbe dovuto mangiare più di una volta alla settimana, o pancetta che, sempre in teoria, non avrebbe dovuto mangiare affatto, si metteva a sedere sul tavolo, indifferente all'eventuale presenza di altri commensali, e sbavava come Oliver Twist. Peraltro mangiava il coniglio - che le faceva bene ed era così a buon mercato che il macellaio assumeva un'espressione afflitta se io ne ordinavo meno di mezzo chilo - soltanto quando glielo dettava il cuore, sicché non facevo altro che preparargliene dei piatti che venivano regolarmente rifiutati e che poi abbandonavo nel viottolo a vantaggio di gattini meno fortunati. Inutile dire che non appena quelli sopraggiungevano, Sugieh usciva fuori, a spintoni si apriva un varco nel gruppetto famelico e si rimpinzava di coniglio con tanto gusto che una vecchia signora scavò un vero e proprio solco nel nostro vialetto d'accesso a forza di venirci a riferire che la nostra cara gattina stava mangiando gli avanzi nel viottolo. Eravamo proprio sicuri di darle cibo a sufficienza?

Il latte le piaceva, ma solo se le consentivamo di berlo stando sul tavolo e direttamente dalla brocca. Superammo questa difficoltà tenendo il suo latte nella brocca e riempiendo le nostre tazze clandestinamente, in modo da non offenderla, dalla bottiglia che nascondevamo dietro la libreria. La gente diceva che eravamo matti, e che avremmo dovuto farla bere in un piattino. Ma non conoscevano Sugieh, esempio vivente di un polso d'acciaio in un piccolo guanto di velluto azzurro.

Una sera tornai a casa (Sugieh era con noi da circa un mese) annunciando che la mia ditta mi pregava di recarmi a Liverpool per affari, il che significava che sarei rimasta fuori per una notte. Charles mi guardò terrorizzato. Chi, domandò, avrebbe badato al gatto?
Tu, risposi allegramente. (...)
In quell'istante si udì un tonfo clamoroso, seguito da un gemito. Sugieh, che da quando era stata esclusa dalla vasca da bagno aveva sempre cercato nuove terre di conquista, era caduta nel gabinetto. Non avrebbe potuto scegliere momento peggiore. Se mai avevo sperato, anche solo per pochi secondi, che Charles avrebbe accettato di occuparsi di lei, ebbene, quel momento era irrevocabilmente passato. Quando la estrassi dall'abisso, mentre si dimenava urlando, Charles le lanciò un'occhiata, indi rabbrividì e disse che gli era venuta un'idea. Avremmo chiesto alla nonna di tenerla per la notte, così lui mi avrebbe accompagnata a Liverpool in macchina, e ci saremmo presi entrambi un breve riposo.
Mia nonna amava gli animali, e per fortuna non aveva ancora conosciuto Sugieh, perciò non ci fu difficile combinare la cosa.

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Ricetta: calippo floreale al latte e banana
3 agosto 2016

Subito in azione gli stampi in silicone di Tiger...


Calippo floreale al latte e banana

1 banana
1 cucchiaino di miscela di fiori e spezie Sonnentor
2 cucchiaini di zucchero di canna
latte


Munirsi di quattro stampi in silicone per ghiaccioli e gelati a forma di calippo.
Frullare la polpa di una banana con poco latte e lo zucchero poi aggiungere altro latte sino ad arrivare ad ottenere 300 ml. di frullato.
Unire la polvere floreale, mescolare e riempire i quattro stampini.
Mettere in freezer i ghiaccioli sino a quando sono solidificati.

Miscela biologica di fiori e spezie Sonnentor: pepe rosa, pezzetti di fragola, fiori di rosa, pezzetti di lampone, coriandolo, vaniglia in polvere, fiordaliso.



www.sonnentor.com

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Ricetta: arrosto di manzo del duca
22 aprile 2016

Liberamente ispirata a una ricetta proposta dall'Aceto Balsamico del Duca su una rivista e che poi sul sito non c'è...

Arrosto di manzo del duca

900 gr. di spinacino di manzo
3 cucchiai di aceto balsamico
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 noce di burro
1 spicchio d'aglio
2 foglie di alloro
rosmarino
1 bicchiere di latte
sale


Massaggiare il pezzo di carne con il sale poi metterlo a marinare in una ciotola con l'olio, l'aceto balsamico e lo spicchio d'aglio tagliato a pezzi per almeno un'ora.
Tritare finemente una piccola manciata di aghi di rosmarino.
Sgocciolare la carne dalla marinata e metterla nella pentola a pressione insieme al burro. Dopo averla rosolata bene da tutti i lati aggiungere la marinata senza l'aglio, il trito di rosmarino, le foglie di alloro e il latte.
Chiudere la pentola a pressione e fare cuocere per 12/15 minuti circa a partire dal fischio per avere una carne ancora rosata al centro.
Terminata la cottura togliere la carne nella pentola e lasciarla riposare per circa mezz'ora chiusa nella carta stagnola.
Fare restrigere il fondo di cottura, dopo aver tolto l'alloro, a fiamma vivace e tagliare l'arrosto a fette piuttosto sottili.
Servire l'arrosto con il sugo a parte o scaldare brevemente insieme in forno.



www.acetobalsamicodelduca.com

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Ricetta: tortellini gratinati al porto
21 marzo 2016

Quando apri la confezione dei tortellini e trovi delle macchioline di muffa scopri a cosa serve il supermercato aperto 24 ore su 24 vicino a casa...

Tortellini gratinati al porto

500 gr. di tortellini al prosciutto crudo
1 scalogno
2 cucchiai di farina
mezzo dado di carne
2 bicchierini di porto
250 ml. di latte
6 cucchiai di parmigiano grattugiato
pangrattato
paprica dolce
olio extravergine d'oliva
burro


Scegliere preferibilmente dei tortellini con una sfoglia non troppo sottile.
Tritare finemente lo scalogno e farlo soffriggere a fuoco dolce con poco olio in un pentolino insieme al dado sbriciolato. Quando lo scalogno è ben appassito aggiungere a pioggia la farina a tostare. Mescolare con un cucchiaio di legno o una frusta bagnando con il porto poi unire lentamente il latte, continuando a rimestare, e circa 200 ml. di acqua. Lasciare sobbollire per 3 minuti circa.
Lessare i tortellini in acqua salata e scolarli qualche minuto prima del tempo indicato sulla confezione.
Condire i tortellini con la salsa preparata e 2 cucchiai di parmigiano poi trasferirli in una teglia da forno precedentemente imburrata. Cospargere con il parmigiano rimasto, poco pangrattato e una generosa spolverata di paprica.
Infornare sotto il grill sino a completa gratinatura.

Il porto è un vino liquoroso portoghese prodotto esclusivamente da uve provenienti dalla regione del Douro nel nord del Portogallo.


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Ricetta: frullato leggero di banane e albicocche
29 luglio 2015

Frullato leggero di banane e albicocche

4 banane
12 albicocche
2 bicchieri rasi di latte di riso
2/3 cucchiaini di zucchero a velo vanigliato


Tagliare la frutta a pezzi e metterla insieme al latte di riso nella brocca del frullatore.
Frullare sino a ottenere un composto fluido e spumoso. Aggiungere lo zucchero sino a ottenere il grado di dolcezza desiderato.
Servire con grosse cannucce colorate!

Per preparare un frullato senza l'aggiunta di ghiaccio è importante avere tutti gli ingredienti ben freschi da frigorifero o anche da congelatore.

Il frullato è una bevanda fresca, relativamente liquida, che si ottiene frullando della frutta (e talvolta anche alcuni tipi di verdura) con acqua o più spesso latte, yogurt o simili e l'aggiunta opzionale di zucchero e altri ingredienti (soprattutto cacao o vaniglia).
Il frappè è un frullato più denso al quale è aggiunto ghiaccio tritato o gelato, si chiama frappè anche anche il frullato di solo gelato e latte.
Con il termine smoothie è spesso indicata una bevanda di frutta o verdura frullata (talvolta precedentemente congelata) con l’aggiunta di sola acqua oppure yogurt magro, latte di riso o di soia.




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Ricetta: parigina
22 marzo 2015

Appena preparata e ho già voglia di sperimentare mille varianti... la prima una versione fumè con provola affumicata o prosciutto di Praga...

Parigina

1 foglio rettangolare di pasta per la pizza (400 gr. circa)
1 foglio rettangolare di pasta sfoglia (230 gr. circa)
1 lattina di pelati
150 gr. di prosciutto cotto
250/300 gr. di provola
olio extravergine d'oliva
latte
sale e pepe


Fare sgocciolare bene i pelati dal liquido di conservazione. Oliare una teglia da forno grande e stendere al suo interno la pasta della pizza in modo che rimanga un piccolo bordo. Stendere uniformemente sulla pasta metà dei pelati spezzettati grossolanamente, aggiungere sale e pepe poi fare uno strato di fette di prosciutto e uno di provola, quindi concludere con l'altra metà dei pelati, sale e pepe.
Adagiare sul ripieno la sfoglia e chiudere la preparazione facendo sormontare il bordo di pasta per la pizza. Bucherellare bene la superficie della parigina e spennellarla con poco latte.
Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 30/40 minuti (calore solo sotto, almeno all’inizio). Una volta sfornata aspettare almeno 5 minuti prima di tagliarla. Servire calda o tiepida.

La parigina è un ibrido tra una pizza e un rustico. Molto diffusa a Napoli e dintorni è una pizza farcita con pomodoro, prosciutto cotto e provola coperta con una croccante pasta sfoglia. Pare sia stata preparata per la prima volta da un rosticciere di Afragola (comune alle porte di Napoli), agli inizi negli anni 70, con il nome di "tramezzino". Preparazioni simili sono diffuse anche in altre parti d'Italia.

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Ricetta: baccalà al latte
19 febbraio 2015

Baccalà al latte

2 filetti di baccalà (1 kg. circa)
400 ml. di latte
8 filetti d’acciuga sott’olio
4 cucchiai di grana grattugiato
1 spicchio d'aglio
prezzemolo
farina
olio extravergine d'oliva


Dissalare il baccalà tenendolo immerso in acqua fredda per due giorni e cambiando spesso l'acqua di ammollo.
Tagliare il baccalà dissalato a grossi pezzi, togliere la pelle e tutte le spine con l'apposita pinzetta quindi asciugarlo bene e infarinarlo.
In un'ampia e bassa casseruola, adatta anche alla cottura in forno, fare sciogliere le acciughe con l'olio e cuocere velocemente d'ambo i lati i pezzi di baccalà infarinati. Spento il fuoco aggiungere l’aglio schiacciato con uno spremiaglio, il latte, abbondante prezzemolo tritato e una spolverata di grana.
Infornare a 180° e cuocere sino a quando il latte è completamente assorbito (una mezz'ora circa).

Servire con fette di polenta grigliate o patate lesse.

Baccalà e stoccafisso. Sono prodotti entrambi ottenuti dal merluzzo ma differiscono per la tecnica di lavorazione e conservazione del pesce. Lo stoccafisso è essiccato mentre il baccalà è salato (e talvolta, in seguito, parzialmente essiccato). Sia il baccalà che lo stoccafisso prima dell’uso necessitano di un lungo ammollo in acqua. Nella tradizione gastronomica veneta lo stoccafisso è protagonista assoluto ma è chiamato con il termine tradizionale "bacalà".

Per cimentarsi con il famosissimo tradizionale bacalà alla vicentina ecco la ricetta della Confraternita del Bacalà alla Vicentina.
baccalaallavicentina.it

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