foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Viropa
14 agosto 2015

Tra regali e acquisti cinque novità Viropa da provare...


Viropa, il mondo delle tisane e degli infusi.

Infuso alla melagrana "BIO"
Il melograno (punica granatum) è un arbusto cespuglioso alto fino a 4/5 metri. Il frutto, la melagrana, è una bacca con buccia molto dura e coriacea che ha al suo interno diverse partizioni interne che dividono i semi. I semi sono circondati da una polpa traslucida, colorata dal bianco al rosso rubino, succosissima e dolce-acidula. L'infuso alla melagrana Viropa da agricoltura biologica ha un sapore leggermente amaro-acidulo ed è un'ottima bevanda da gustare anche fredda come dissetante delle giornate calde.

Infuso ai litchi
L'infuso con vero succo di litchi è un infuso del tutto particolare. Il litchi (litchi chinensis), della famiglia delle sapindaceae, é originario della Cina meridionale e si contraddistingue per il suo sapore unico dal gusto gradevolissimo.

Tè verde con zenzero "BIO"
Dalla combinazione di tè verde giapponese pregiato sencha e zenzero selezionato nasce questa particolare miscela. Lo zenzero, originario dell'Estremo Oriente, in India è tradizionalmente usato in aggiunta al tè per ottenere una bevanda gradevole e carica di sapore aromatico.

Tè verde con zafferano "BIO"
I petali di zafferano, scrupolosamente selezionati e raccolti a mano sono da sempre una spezia nobile e costosissima. Il sapore unico del pregiato zafferano naturale accompagnato dal gusto fine del tè verde sencha conferiscono a questo infuso un carattere unico e inconfondibile.

Spezie per vin brulè
Il vin brulè ha una antica tradizione. La composizione di questa miscela di spezie si basa su una vecchia ricetta del Sudtirolo per dare al vin brulè un gusto pieno e carico.

www.viropa.it

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Kukicha
26 gennaio 2013

Puntatina da NaturaSi… perché non posso rimanere senza il mio tè giapponese…

“Kuki Cha” in giapponese significa “tè in rametti”.
Il Kukicha è un tè verde popolarmente chiamato anche “bevanda di tre anni” è infatti ottenuto da una combinazione di foglie verdi e piccoli rametti della pianta del tè che abbiano almeno tre anni di età.
La lavorazione di questo tè prevede che i rametti dopo la raccolta siano messi ad asciugare all’aria aperta per una settimana poi riposti per un anno affinchè sviluppino tutto il loro sapore, quindi al termine di questo periodo che vengano delicatamente tostati per quattro volte.
Questo accurato procedimento assicura al Kukicha un sapore pieno, morbido e erboso con un retrogusto dolce di castagna affumicata.
Considerato la migliore bevanda quotidiana dalla scuola macrobiotica, il Kukicha con il suo basso contenuto di teina viene bevuto sia durante i pasti che lontano da essi.

www.lafinestrasulcielo.it

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12 febbraio 2012

Una bellissima confezione degustazione Twinings in edizione limitata (scatola di legno a 4 scomparti con English Breakfast, Earl Grey, Assam e Yunnan) mi ha fatto venire voglia di scrivere di tè...



Tutti i tè provengono dalla stessa pianta: la Camellia. E' quindi principalmente il processo produttivo a determinare l'incredibile varietà di tè che si possono gustare in una tazza fumante.

Nel mondo vi sono due specie principali di piante di tè la Camellia sinensis originaria della Cina e la Camellia assamica originaria dell’India, esistono poi numerosi ibridi delle due specie. La pianta di Camellia è un sempreverde con un piccolo fiore bianco che allo stato selvatico può diventare un albero di una ventina di metri. Le foglie di Camellia sinensis sono più piccole e delicate delle foglie della varietà assamica.

Quattro sono le varietà principali di tè: il tè nero, il tè verde, il tè Oolong e il tè bianco. Esistono inoltre tè non tradizionali come quelli aromatizzati.

Il tè nero passa per quattro fasi principali di lavorazione: l'appassimento, l'arrotolatura, l'ossidazione, l'asciugatura.
Appassimento. Il contenuto di umidità presente nelle foglie è ridotto deponendo le foglie appena colte in grandi condotte in cui viene fatta fluire aria. Questa fase può richiedere fino a 17 ore e al termine le foglie hanno un aspetto avvizzito.
Arrotolatura. Le foglie vengono rotte in modo da rilasciare gli enzimi e dare inizio alla fase dell’ossidazione.
Ossidazione. Le foglie spezzettate sono lasciate ad ossidare o fermentare. E' un importante processo che ha un impatto significativo sul gusto e sulla qualità finale del tè, questa fase può richiedere fino a due ore.
Asciugatura. Le foglie vengono riscaldate per interrompere il processo di ossidazione.

ll tè verde viene sottoposto a un processo differente da quello del tè nero. A seconda del tipo di tè che si vuole ottenere, le foglie possono essere lasciate appassire o meno. Successivamente il tè viene cotto a vapore o in wok per interrompere il processo di ossidazione, dopo le foglie vengono ripiegate quindo esposte nuovamente al calore.
Il tè verde si mantiene tale perché il processo di riscaldamento interrompe l'ossidazione preservando il colore verde.

Il tè Oolong è semi-ossidato e pertanto ha caratteristiche intermedie fra quello verde e quello nero. Esistono molti tipi di tè Oolong, da quelli molto leggeri e fragranti a quelli di colore ramato scuro con un sapore di caramello bruciato.
Le foglie vengono fatte appassire e poi agitate in ceste in modo da frantumarne lievemente i bordi, successivamente sono lasciate riposare fino a quando ha inizio il processo di ossidazione lungo i bordi esterni della foglia.

Il tè bianco è la varietà più rara e può essere raccolto solo una volta all’anno, infatti è prodotto utilizzando unicamente le prime gemme e le foglie più alte della pianta sbocciate nella stagione. Il tè bianco viene fatto appassire e successivamente asciugare. Questo tè prende il nome dalla sottile peluria bianca che ricopre la gemma, è un tè dal colore molto pallido e dal gusto leggero e delicato.

www.twinings.com

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“Bar Sport” di Stefano Benni
26 novembre 2011

Non ho visto il film ma mi è venuta voglia di leggere il libro...

Al bar Sport non si mangia quasi mai. C'è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d'artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. Entrando dicono: "La meringa è un po' sciupata, oggi sarà il caldo". Oppure: "E' ora di dar la polvere al krapfen". Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta, ad esempio, entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella di duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si è sparsa la voce: "Hanno mangiato la Luisona!". La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti. Il rappresentante fu invitato a uscire nel generale disprezzo. Nessuno lo toccò, perchè il suo gesto malvagio conteneva già in sè la più tremenda delle punizioni. Infatti fu trovato appena un'ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori. La Luisona si era vendicata.

Il tecnico da bar, più comunemente chiamato "tennico" o anche "professore", è l'asse portante di ogni discussione da bar. Ne è l'anima, il sangue, l'ossigeno. Si presenta al bar dieci minuti prima dell'orario di apertura: è lui che aiuta il barista ad alzare la saracinesca. Il suo posto è in fondo al bancone, appoggiato con un gomito. Lo riconoscete perchè non si siede mai e porta impermeabile e cappello anche d'estate. Dal suo angolo il tecnico osserva e aspetta che due persone del bar vengano a contatto. Non appena questo una delle due apre bocca, lui accende una sigaretta e piomba come un rapace sulla discussione. Nell'avvicinarsi, emette il verso del tecnico: "Guardi, sa che cosa le dico", e scuote la testa. (...)
Di cosa parla un tecnico? Di calcio, di sport in genere, di politica, di morale, di macchine, di agricoltura, di prezzi della frutta, di diabete, di sesso, di trattori, di cinema, di imbottigliamento, di spionaggio. In una parola, di tutto. Quale che sia l'argomento trattato, il tecnico lo conosce almeno dieci volte meglio dell'occasionale interlocutore, anzi dirà, è una delle cose che lo ha interessato di più fin da piccolo. Il vero tecnico suffraga spesso la sua competenza con parentele. (...)
Il tecnico (...) vive in simbiosi con un altro personaggio, che è "l'uomo con il cappello". In tutti i capannelli, infatti, se osservate bene, mentre al centro si trova il tecnico, leggermente defilato alla periferia c'è un uomo con il cappello calato sul naso e le braccia dietro la schiena. Questo secondo personaggio sembra avere il compito di intervenire con bestialità tremende che fanno perdere le staffe al tecnico.

Queste signore sono sedute appartate, a un tavolino d'angolo. Hanno al collo una stola di volpi spelacchiate, che vi fissano con gli occhi di vetro sbarrati. Ai loro piedi ci sono due barboncini ottantenni, che vi fissano con gli occhi sbarrati. A volte, se le anziane signore sono molto povere, addestrano i barboncini ad arrampicarsi sul collo, e quelli stanno immobili, fingendosi pellicce. Le signore mangiano dei piccoli bignè, schizzandosi la crema in faccia, e bevono tè, ingollando anche il sacchettino perchè non ci vedono. I barboncini dormono sotto il tavolo, poi di colpo si svegliano in preda a un raptus arteriosclerotico e cominciano a tremare e ringhiare come un motore che non parte, finchè le signore non danno una tiratina al guinzaglio e li strafocano.
Le signore parlano di disgrazie. Si comunicano il numero di morti della settimana, le operazioni, le figlie incinte, le macchine rubate e i mariti fuggiti. Il loro tono di voce è gaio e stupito: se state a qualche metro, potete pensare che stiano parlando di ricamo; ma se vi avvicinate, sentite un ping-pong di necrologie da far rizzare i capelli in testa. Gli amici e conoscenti delle signore, quando le vedono, scendono con una mano all'interno del cappotto in uno strano gesto di saluto.

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