foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Una Barbie politicamente scorretta
22 gennaio 2016

L'artista sudafricana Mariel Clayton profana il mito di Barbie e nelle sue fotografie l'iconica bambola smette di essere la donna perfetta, perennemente sorridente, seduta sul divano della sua casa fucsia altrettanto perfetta, circondata da Ken, Skipper, cani e gatti anche loro meravigliosamente sorridenti.



Nelle minuziose scenografie, allestite con la massima cura dei dettagli dalla giovane creativa, Barbie è un'assassina seriale, una cannibale che conserva teste mozzate nel frigorifero oppure un'autolesionista in preda a manie suicida.



Quella di Mariel Clayton, vittima o carnefice che sia, è sicuramente una versione sociopatica di Barbie tutta da scoprire.



La geniale fotografa autodidatta dice: "Sono una fotografa di bambole dal senso dell’umorismo sovversivo. Credo che la vita sia un luogo incasinato ed isterico e se non ne ridiamo non saremo mai in grado di capirla davvero. Non ho avuto un’infanzia difficile, non ho subito abusi, non sono cattiva, dark o psicotica. Credo solo che quello che faccio sia dannatamente divertente e voglio condividerlo con la gente".

www.thephotographymarielclayton.com
www.facebook.com/the-photography-MARIEL-CLAYTON
www.5piecesgalleryphoto.com/category/photography-mariel-clayton

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Barbie. The Icon
11 novembre 2015

Barbie. The Icon
Mudec - Museo delle Culture, Milano, dal 28 ottobre 2015 al 13 marzo 2016

Il suo vero nome è Barbara Millicent Robert, ma per tutti è solo Barbie. Definirla una bambola sarebbe riduttivo. Barbie è un’icona globale, che in 56 anni di vita è riuscita ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica. Per questo motivo il Museo delle Culture di Milano le dedica una mostra, curata da Massimiliano Capella, dal titolo "Barbie. The Icon".



La mostra racconta l’incredibile vita di questa bambola che si è fatta interprete delle trasformazioni estetiche e culturali della società lungo oltre mezzo secolo di storia ma che, a differenza di altri miti della contemporaneità che sono rimasti stritolati dallo scorrere del tempo, ha avuto il privilegio di resistere allo scorrere degli anni e attraversare epoche e terre lontane, rappresentando ben 50 diverse nazionalità e rafforzando così la sua identità di specchio dell’immaginario globale.



La mostra è articolata in 5 sezioni e preceduta da una sala introduttiva, Who is Barbie, dove si trovano sette pezzi iconici che rappresentano le decadi dal 1959 ad oggi, la time line, le curiosità, i numeri e il making off globale di Barbie.



www.mudec.it/ita/barbie
www.thebarbiecollection.com

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“La caccia al tesoro” di Andrea Camilleri
4 settembre 2011

Propio in quel momento arrivò il dottor Pasquano e appresso a lui la machina per il trasporto dei cataferi. Montalbano, appena che lo vitti arrivare, pinsò che avrebbi in quel momento preferito attrovarsi in una foresta circondato da armàli feroci. E infatti Pasquano, da quel gran cornuto che era, si misi a fari tiatro.
Si acculò allato alla bambola e principiò a esaminarla.
"Il cadavere non presenta segni di violenza" disse.
"Dutturi, vidissi che 'na pupa è" l'avvertì la fìmmina che l'aviva scoperta e sinni stava ancora là, cchiù confusa che pirsuasa.
"Allontanatela" fici Pasquano. "Io devo lavorare".
E continuò:
"Forse è deceduta per cause naturali".
"Dottore, ora basta" disse Montalbano.
Pasquano satò addritta come un grillo, russo 'n facci.
"E non me la domanda l'ora della morte, ah?" sbottò.
"Ma non vede che lei non è più capace i distingure un cadavere da un pupo? Un'altra volta, prima di scomodarmi, si accerti che il morto sia un vero morto e non un manichino! Cose da rincoglioniti totali!".
Acchianò santianno in machina e sinni partì.
I dù barellieri s'avvicinarono lenti e dubbitosi. Taliarono la bambola. Po' uno si grattò la testa. L'altro spiò:
"Ma la dobbiamo portare via con noi?".
"No, no, potete andare anche voi, grazie". Si sintiva annichiluto. (...)
Finalmenti, quanno sinni ghiero tutti, carricarono la bambola nel bagagliaio e tornarono in commissariato senza scangiarisi parola.

(...) che tipo era quell'omo? Doviva 'nzumma farne un profilo. E qui gli vinni da ridiri. In tante pillicule miricane c'era spisso uno psicologo che travagliava con la polizia e che faciva i profili degli assassini scanosciuti. Nelle pillicule, 'sti psicologi erano sempre bravissimi, di un serial killer che non avivano mai viduto arriniscivano a diri quant'era àvuto, l'età che aviva, se era schetto o maritato, quelo che gli era capitato quanno aviva cinco anni e se viviva birra o coca-cola. E ci 'nzirtavano sempri.

Nota dell'autore.
Tutto quello che è scritto in questo romanzo, nomi e cognomi, situazoni, avvenimenti, sono solo frutto della mia fantasia. Se qualcunosi riconoscerà in un mio personaggio, vuol dire che ha più fantasia di me.

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