“Lezioni di vita randagia” di Susan Wilson16 settembre 2012
E' risaputo che la mia è una razza difficile da piazzare. La nostra reputazione di cani aggressivi, gli usi a cui veniamo notoriamente destinati ci impediscono di essere adottati facilmente. Nessuna vecchietta bisognosa di compagnia sceglierà di portarsi a casa un pit-bull, nemmeno se è un incrocio, come lo sono io. Tanto per cominciare sembriamo troppo forti. Secondo, sembriamo feroci. Terzo, non siamo per niente belli. Insomma, alle vecchiette lasciamo i cagnetti dal pelo lungo e vaporoso. Poi ci sono i giovanotti che vengono a farsi un giro in cerca di un cane virile. Niente da fare. Le autorità non sono mica nate ieri. Non si vendono combattenti di secoda mano, qui. Restano le coppie più giovani che vogliono prendere un cane dalla cattiva reputazione e con problemi di relazione. Non è che ce ne siano molte, a dire il vero, e noi invece siamo tantissimi.
Adam aguzza le orecchie, per capire se riesce a localizzare dov'è, nel mezzo acro di quel terreno incolto. Ma è scomparso. Scappato. Adam pensa alle ciotole vuote sul pavimento della cucina.
Arrotola il guinzaglio. Non può nemmeno chiamarlo, perchè non ha nome. Ha quel cane da quasi tre settimane e si è rifiutato di chiamarlo in qualsiasi modo che non fosse "bello", "amico", o "tu". Si è rifiutato di considerarlo qualcosa di più di un ospite fastidioso. "Vieni, bello. Qui, amico."
La sensazione della pelliccia morbida era come raso sotto le sue dita. La cosa più morbida che abbia mai toccato dopo la pelle di Ariel appena nata.
In lontananza coglie il suono di un fiutare forsennato.
"Ehi. bello!"
E dal buio spunta il cane, che agita la coda.
Un incredibile senso di sollievo inonda Adam e gli trema un po' la mano quando riaggancia il guinzaglio al collare. "Bravo, bello." E gli accarezza la testa.
"Forse dovresti chiamarlo Chance. In fondo tu gliene stai offrendo una, no? E credo che anche lui ne stia dando una a te." Gina arrossisce un po'(...)
"Una chance per cosa?"
Gina si allontana, recupera il retino e torna a spostare i pesci. Qualunque cosa pensi, non ha intenzione di dirla, e Adam si chiede se forse non sia imbarazzata anche lei della propria presunzione.
"Chance. Sì. Forse. A te piace? Ehi, Chance!"
Il cane, che stava ficcando il naso nell'espositore di cibo per pesci, piega la testa guardando Adam e la sua bocca enorme si apre in un sorriso canino.
"Credo che gli piaccia."
Gina appende di nuovo il retino e si avvicina a Adam (...) Si china sul cane. "Ehi, a quanto pare abbiamo qui un vincitore." Carezza la grossa testa, poi sfiora l'avambraccio di Adam. "Stai facendo una buona cosa."
Ora è il suo turno di arrossire. Gli piace quel tocco, così semplice, così umano. Svela una solitudine che è il tema centrale della sua vita.
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“Una vacanza da cane” di J.F. Englert1 gennaio 2012
Una lettura rilassante...
Un giallo a quattro zampe.
C'era un gruppo di membri dell'equipaggio la cui unica responsabilità era quella di sorridere e distribuire, tutt'intorno a noi, antipastini monoporzione adagiati su tovagliolini di carta. Erano talmente esperti, così impassibili e concentrati sull'arte di servire gli
hors d'œuvres, che nemmeno due dozzine di cani aggrovigliati accanto ai loro piedi e fervidamente dediti a espedienti volti a rovesciare i vassoi riuscirono a far loro cadere sia pure un unico boccone sul ponte.
Benchè gli antipasti stessero sfrecciando ben al di sopra del livello degli occhi canini, sui soprastanti vassoi d'argento, il naso mi consentì di stilare rapidamente un elenco ipotetico delle invisibili leccornie. Non avevano un ordine particolare: insalata di polpa di riccio di mare su barchette di indivia belga; caprino al pepe su castagne in salamoia con
crème fraîche al litchi; serpente di mare con prosciutto, farcito con uva moscatella e avvolto nel bacon con composta di prugne; crostini con lumache selvatiche; filetto di manzo con fettine di pastinaca fritte.
(...) in quanto cane conosco le semplici e inenarrabili gioie dell'esistenza, e so che per inseguirle non si può essere troppo orgogliosi, altrimenti si è destinati a lasciarsele sfuggire.
E una di queste gioie - una gioia che non bisogna assolutamente perdersi - fluttuò in un punto imprecisato sopra la mia testa, su uno di quei vassoi d'argento. Il mio naso non era tormentato da sofisticate barchette di indivia belga o da
crème fraîche al litchi, bensì da qualcosa di ordinario, l'orfanello degli antipasti che negli Stati Uniti fa immancabilmente la sua comparsa a ogni matrimonio, anniversario e veglia funebre: sto parlando, naturalmente, di quella sublimità ricca di conservanti, i "porcellini vestiti" ossia pezzetti di würstel avvolti nella pasta sfoglia.
"Andare dove? A cena?" L'altro parve sconcertato. "Oddio, no. Io cenerò nella mia cabina con Marlin, stasera. Sai gli ci vuole un po' di tempo per acclimatarsi in un nuovo ambiente, e il meglio che la nave ha potuto offrigli è stata una palma nana che pende nettamente verso dritta. Ogni volta che la nave si inclina leggermente in quella direzione, negli occhi del ragazzo compare un'evidente espressione di terrore. Non posso proprio lasciarlo solo troppo a lungo."
Harry sapeva dell'affetto di Jackson per il suo bradipo del Guatemala, ma non accettò per buona quella spiegazione: "Qual è il vero motivo?".
Era una sensazione strana, per questo cane di Manhattan, percepire il pulsare costante dei motori della nave, vedersi rammentare i bui e freddi bracci di mare sotto di noi che brulicavano di strane e probabilmente fameliche creature acquatiche e sapere che il possente Atlantico, rovina di innumerevoli uomini e cani sopraffini, si estendeva tutt'intorno. Eppure, la vita di bordo - come la vita in genere, a dire il vero - è spesso basata sull'ignorare simili cose per concentrarsi invece sulle tiepide e appaganti certezze che ci circondavano quali la moquette color crema, l'acciottolio di porcellane pregiate che tintinnavano felici e il lontano profumo di trota alle mandorle.
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Simon’s Cat27 novembre 2011
Il primo video che ho visto (Cat Man Do) è proprio quello che mi è rimasto nel cuore… solo chi vive con un gatto può averlo disegnato. Geniale!
Chi non conosce Simon’s Cat? E’ alla rete e in particolare a YouTube che si deve la grande popolarità del cliccatissimo felino.
Si tratta, per chi non lo sapesse, di brevi animazioni realizzate in flash, ideate e realizzate a partire dal 2008 dal grafico inglese Simon Tofield direttore dello studio grafico Tandem Films di Londra, dove i protagonisti sono delineati con tratti essenziali in bianco e nero come in una striscia a fumetti.
Protagonista indiscusso delle animazioni è un micione domestico (il gatto di Simon) che in ogni episodio ne combina di tutti i colori spesso con il solo scopo di riuscire a ottenere da mangiare, adora infatti le sue scatolette ma non disdegna uccellini, topi e i pesci dello stagno nel giardino di Simon.
Altri personaggi oltre a Simon, il tormentato e bersagliato proprietario del gatto, sono: il cane della sorella di Simon che appare nell’episodio
Fed Up e mangia da sotto il tavolo durante il pranzo, l’uccellino che in
Business Snow provoca il gatto con il lancio di palle di neve, il riccio che vive nel giardino di Simon che il gatto ama infastidire e lo gnomo da giardino spesso considerato dal gatto come un amico e non un oggetto inanimato.
Il pulito e deciso disegno al tratto di Tofield riesce a rendere scene esilaranti, dove chi ha un gatto non potrà non riconoscere atteggiamenti e situazioni vissute.
Con il primo episodio della serie, dal titolo
Cat Man Do, Simon Tofield si è aggiudicato il premio Best Comedy ai British Animation Awards 2008. Il secondo
Let Me In! è stato premiato con il riconoscimento Most Outstanding Animation alla settima edizione del "Animae Caribe, Caribbean Animation Awards Festival".
TV Dinner, il terzo episodio della serie, è stato trasmesso dal programma The Culture Show di BBC2 il 15 giugno 2008 prima ancora di essere caricato su YouTube.
Dal 2009 Simon Tofield ha realizzato, oltre alle animazioni, tre libri a fumetti che riportano numerose vignette con il gatto protagonista di divertenti avventure.
Simon Tofield disegna fumetti sin da quando era giovanissimo, ha studiato animazione alla De Montfort University e vive nel Bedforshire ovviamente con tre splendidi gatti.
www.simonscat.com
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