foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Mooncake cinese
6 ottobre 2018

Mooncake alla castagna, da Paolo Sarpi con furore...


La torta di luna (月餅T, yue bing) è un dolce tradizionale consumato durante la Festa di metà autunno, festività celebrata in Cina e in tutto il sud est asiatico, che cade il quindicesimo giorno dell’ottavo mese del calendario lunare cinese. La Festa di metà autunno è dedicata all'abbondanza del raccolto e celebra il culto della luna.

La Mooncake è una tortina di circa sette centimetri di diametro e alta tre composta da una sfoglia di pasta sottile che avvolge un ripieno denso e dolce di confettura di fagioli azuki rossi, pasta di semi di loto o frutta ma talvolta anche salato con tuorli di uova d'anatra. La superficie della torta presenta generalmente un disegno in rilievo che rappresenta la luna o simboli benaugurati legati a longevità, unità e armonia. La cottura tradizionale è al forno ma la torta di luna può essere servita raramente anche cotta al vapore o fritta.

Esiste poi la Snow Skin Mooncake, una rivisitazione della tradizionale torta di luna, realizzata con una pasta esterna fatta con riso glutinoso, zucchero a velo e acqua che non prevede cottura e la rende lucida e liscia. Generalmente presenta un ripieno di tè verde, sesamo, mango, fragole o prugne.

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Proverbi valtellinesi
5 agosto 2015

"Quand el gal el canta fö de ura, se l’è serén el se nigùla"
(Quando il gallo canta ad un’ora diversa dal solito, se è sereno si rannuvola)

"Quand el vén serén de nòt, l’è cume na végia che va al tròt"
(Quando si rasserena di notte, è come una vecchia che va al trotto, cioè dura poco)

"Cume gh’è miga galena senza bèch, ghè miga persona senza difètt"
(Come non c’è gallina senza becco, non c’è persona senza difetti)

"Tücc i més al végn la lüna, tücc i di me n’impara üna"
(Tutti i mesi viene la luna, tutti i giorni se ne impara una)

"Chi séguita a giügà en malura prést el va"
(Chi continua a giocare presto va in malora)

"Al fa de so tésta se sc’campa ciüsè"
(A fare di testa propria si vive di più)

"S’ha da crét metà de quel che se vètt e gnént de quel che se sént"
(Bisogna credere a metà di quello che si vede e nulla di quello che si sente)

"A diventà vècc la va a la pècc"
(Diventando vecchi, le cose vanno sempre peggio)

“L’è méi murì pién che campä schìsc”
(Meglio morire pieni che campare di stenti)

"Per cugnoser al merlu bisogna stac insem istaa e invern"
(Per conoscere il merlo bisogna starci insieme d’estate e d’inverno)

“Püsée se ràia, püsée se sbàia”
(Più si raglia, più si sbaglia)

"I pirèe i-a mai facc’ sü pum"
(I peri non hanno mai prodotto mele)

"Bon bec l'è mai lec"
(Un buon caprone non è mai schizzinoso)

"A fac del ben a l’asen se ciapa pesciadi in del cul"
(A fare del bene all’asino si prendono pedate nel sedere)

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