Che dire? Meraviglioso! E l'emozione di sentire lo stadio vibrare sotto i piedi...
Depeche Mode - Delta Machine Tour 2013 Giovedì 18 luglio, Stadio San Siro, Milano
La scaletta (con qualche piccola variazione): Welcome to my world
Angel
Walking in my shoes
Precious
Black celebration
Policy of truth
Should be higher
Barrel of a gun
Higher love
The child inside
Heaven
Soothe my soul
A pain that I’m used to
A question of time
Secret to the end
Enjoy the silence
Personal jesus
Goodbye
A question of lust
Halo
Just can’t get enough
I feel you
Never let me down again
Scrive, più critico di altri ma acuto, Daniele Salomone: "La prima metà del concerto scorre via senza grandi sussulti. Nonostante un grande Dave Gahan (in forma strepitosa, con tanto di addominale scolpito), che si contorce e si dimena padroneggiano il corpo come chi danza sul serio, è Martin Gore a dare la scossa. La sua interpretazione di Shake The Disease, accompagnato solo dal piano, è da brividi e recupera l’intensità mancata fino a quel momento. Quando rientrano gli altri, finalmente c’è la giusta empatia tra band e pubblico. Ne godono tutti e il concerto assume un altro peso specifico. Una dopo l’altra Heaven, Soothe My Soul (cioè il meglio dell’ultimo Delta Machine), poi A Pain That I’M Used To, A Question Of Time, Secret To The End, Enjoy The Silence, Personal Jesus e Goodbye. Una botta di adrenalina, blues, elettronica, rock persino hard. San Siro si è sciolto e salta e balla e canta. L’istantanea di questo concerto è Just Can’t Get Enough, un momento di tripudio collettivo che allarga il sorriso anche di Dave Gahan. La doppietta conclusiva I Feel You e Never Let Me Down ci mette il punto esclamativo, con 120.000 braccia che si muovono come una gigantesca onda." La recensione completa.
Una Cena con delitto è un gioco teatrale interattivo a metà strada tra un gioco di ruolo e uno spettacolo teatrale. Gli attori ricoprono tutti i ruoli necessari a rappresentare lo svolgimento della storia e il pubblico negli intervalli della cena è chiamato attraverso l’analisi degli indizi, ma anche interrogando direttamente gli attori, a risolvere il giallo indovinando chi è l’assassino.
Giovedì 8 marzo 2012
Associazione Studio Novecento - SpazioTeatro89
La nascita di Venere
Botticelli è nel suo studio impegnato a ritrarre la modella Fiammetta nella veste di Venere mentre a Firenze imperversano Savonarola e il suo moralismo.
Botticelli stesso subisce il fascino del predicatore e quando Fiammetta, sua amante, gli chiede di lasciare la moglie lui tentenna e prende tempo.
La situazione si complica quando nello studio piomba Pietro, amico di Botticelli, che lo accusa di averlo denunciato alla Santa Inquisizione per ingraziarsi il Frate. I due litigano furiosamente.
Quando poi nello studio arriva anche Zaira, zingara e maga in fuga dagli inquisitori, il caos giunge al massimo.
E’ proprio allora che la serva Nena porta la notizia che al piano di sopra la moglie di Botticelli è stata assassinata.
Bisognerebbe chiamare il Capitano di Giustizia ma è un rischio per tutti e sicuramente Zaira sarebbe perduta.
La lite tra i presenti sfocia in reciproche accuse di assassinio.
Alla fine Botticelli esasperato si rivolge agli avventori della vicina taverna -il pubblico- e chiede loro di aiutarlo a risolvere il mistero.
Politica e religione si mescolano in una storia tesa e senza respiro fino alla scoperta finale.
Chi ha ucciso la moglie di Botticelli?
Menu della cena Parmigiana di melanzane con mozzarella di bufala Filetto di trota agli agrumi con valeriana Torta al cioccolato Acqua e vino
“Antonio Rezza e Flavia Mastrella incarnano il prototipo puro e assoluto di anarchia ed indipendenza.
(…) le rispettive tensioni (nella massima esemplificazione di tale 'riduzione', Rezza nel corpo, Mastrella nell'occhio) si fondono in un novus che, sia per il teatro che nel cinema, sferza, a chi vi è sottoposto (critica e pubblico), un colpo di reni capace di sollecitare ed attivare molteplici canali percettivi, sotto la lente della destabilizzazione: visiva innanzitutto, e quasi simultaneamente, mentale, di senso, di significato.” Maria Cera
"Antonio Rezza sperimenta, elabora un linguaggio cinematografico che è un precipitato di surreale anarchia, spietata visionarietà, fulminante poesia.” Silvia Ballestra
“Il viso alienato di Antonio Rezza e la sua comicità sublunare, la sua mimica schizoide fanno bene agli occhi e all'anima. Quella di Rezza è una vibrazione elettrica che attraversa i generi comici e li polverizza dentro una maschera che riesce a fondere la parodia, la gag, la provocazione, la reiterazione che sfocia nell'assurdo, l'idiozia metafisica. Un viso magrissimo, immateriale e dantesco che moltiplica le espressioni. E poi la voce: una voce alterata in una lingua che mescola mozziconi di dialetto marchigiano, umbro e del basso Lazio: querula, invadente, depressa e colpevolizzante.” Marco Lodoli e Paolo Repetti
“Antonio Rezza è uno dei più apprezzati e creativi videomakers italiani, autore di corto e mediometraggi premiati nei più importanti festival specializzati. Non semplici 'pezzi' di teatro filmato ma opere assolutamente autonome che coniugano povertà di mezzi, provocazione tematica e ricerca stilistica. Il mondo dei video di Antonio Rezza è fatto di storie surreali e metaforiche, di personaggi lunari e corrosivi osservati da punti di vista insoliti e mai banali.” Massimo Marino
“... il suo teatro del disturbo, protervo e angosciante, ironico e scorticante. Un teatro che sfiora la politica soprattutto nel mettere in gioco il degrado, tutto mentale e talvolta comportamentale, che induce nella gente, gestito in prima persona da lui con la sua faccia pasoliniana, sghemba, spiritata, con il suo corpo allampanato.
Per scelta, una mina vagante gettata dentro il tranquillo ron ron della comicità di casa nostra: del resto è impossibile definire questo eccentrico interprete un comico (…)
… con un linguaggio irriverente e iconoclasta (…) mescola funambolicamente storie senza storia continuamente dentro a fuori il personaggio, gettando in faccia agli spettatori tutto il suo malessere e ricevendone indietro risate. Ovunque vada, del resto, Rezza ha un suo pubblico affezionato e numeroso che gioisce ai suoi irriverenti inviti, ai suoi richiami, alle sue grida da padreterno, al suo corpo elastico che può diventare piccolissimo o lunghissimo, trasformarsi in un animale immaginario o in una vecchietta, in un ieratico folle o in uno squinzio inventore del nulla.
… Rezza ha fatto della provocazione il suo mestiere, il suo segno di riconoscimento e i suoi spettatori sanno ormai quello che possono aspettarsi da lui: una serata fuori dalle norme ma mai qualunque, una cattiveria quasi infantile ma non per questo meno sincera.” Maria Grazia Gregori
“Rompe, irrompe, spiazza, scheggia, frulla parole e scompiglia anime, strapazza il pubblico, è un fenomeno senza eguali, somiglia solo a se stesso. Si chiama Antonio Rezza, guai a qualificarlo attore è un performer, anarchico e amabilmente scorretto. Genialoide fuori da ogni schema, autore, cineasta, scrittore (…) Ragazzaccio scalmanato è un vero animale da palcoscenico, traboccante, irruento, sciabordante, adrenalinico. Non è facile riassumere i suoi spettacoli senza trama lineare, azioni e quadri in sequenza, voraci, simultanei, pazzeschi. Bisogna vederlo con quel volto puntuto e furfante che come una maschera di lattice si deforma e trasfigura, la chioma inanellata e scarmigliata, il corpo parlante in movimento costante senza pace e tregua, il carisma da teatrante di razza, la parlantina roteante. Artista corrosivo, sanamente fuori di testa, fa accorrere miracolosamente frotte di giovani a teatro e chiunque cerchi nuovi linguaggi e salutari novità outsider. (…) Parossistico e surreale, le sue non sono mai movenze circensi, bensì gesti come prolungamento del pensiero e della parola. Rezza pantagruelico nel suo nuovo delirio cabalistico ben organizzato, affronta un tema a lui caro: l'uomo e la fatica di vivere (…) Proibito capire (…) inutile cercare significati razionali e codificabili, ognuno legge ciò che vuole. (…) Pugni allo stomaco ben sferrati ed efferati, non c'è scampo, ti fai malissimo piangendo e sganasciandoti dalle risate. Gianburrasca diabolico del terzo millennio, colto luciferino e geniale.” Francesca Motta
Serata dedicata alla proiezione di alcuni cortometraggi realizzati in un corso di produzione audiovisiva frequentato da un amico. Guasto tecnico… attesa interminabile… poi l'annuncio “nell'attesa proiettiamo La divina provvidenza di Antonio Rezza”… coro unanime “chissà che rottura di coglioni” invece… una grande rivelazione!
Nato a Novara nel 1965 dopo solo un anno si è trasferito a Nettuno, in provincia di Roma e attualmente vive ad Anzio. E' attore, regista, scrittore e molto di più. Dopo gli esordi teatrali risalenti al 1985 inizia nel 1987 il sodalizio artistico con la pittrice, scultrice e artista multimediale Flavia Mastrella che dura tutt'oggi.
Teatro
Nuove parabole (1988)
Barba e cravatta (1990)
I Vichinghi elettronici (1991)
Seppellitemi ai fornetti (1992)
Pitecus (1995)
Io (1998)
Fotofinish (2004)
Bahamut (2006)
7-14-21-28 (2009)
Cortometraggi e lungometraggi
La beata mancata (1990)
Fratello Kraus (1990)
Suppietij (1991)
La divina provvidenza (1992)
Il vecchio dentro (1992)
Confusus (1993)
Torpore Internazionale (1993)
L'orrore di vivere (1993)
Larva (1993)
De civitate rei (1994)
Il piantone (1994)
Praeoccupatio (1994)
Evolutio (1994)
Fiorenzo (1995)
Psicosi multipla (1995)
Schizzopatia (1995)
Represso (1995)
Raptus (1995)
Il telefonetto (1995)
Mongana (1995)
Zero a zero (1995)
Escoriandoli (1996)
Critico e critici (1996)
Virus (1997)
L'handicappato (1997)
Hai mangiato? (1997)
Porte (1997)
Il Mosè di Michelangelo (1999)
Turo (1999)
Troppolitani (1999)
Delitto sul Po (2002)
Samp (2002)
Fotofinish - documento a vita bianca (2006)
Ipotesi di film su Cristo Morto (2008)
Il passato è il mio bastone (2008)
Romanzi
Non cogito ergo digito (1998)
Ti squamo (1999)
SON[N]O (2005)
Credo in un solo oblio (2007)
“Mi piace far ridere il pubblico, non compiacerlo. E la fantasia è l'arma di cui mi servo.” (Antonio Rezza)
“Qui non si racconta la storiella della buonanotte, qui si porge l'altro fianco. Che non è la guancia.” (Antonio Rezza)
Da un'intervista di Luigi Farina “Cosa vuoi trasmettere agli spettatori?”
“Niente, assolutamente niente. Non è che si fa una cosa, almeno noi, per trasmettere qualcosa. Noi facciamo le cose per noi stessi, se poi lasciano qualcosa nel pubblico, forse è l'unico limite dell'arte, quello di lasciare delle sensazioni al pubblico, di non essere completamente staccata dal pubblico. Non prevediamo la sensibilità del pubblico, saremmo appunto dei miserabili se prevedessimo che cosa suscita nel pubblico quello che noi facciamo. Lo facciamo per noi stessi, se poi hanno e danno qualcosa bene, ma mai messi nella testa del pubblico, mai, nemmeno una volta. Cioè l'artista che crea un ponte fra se e il pubblico è un pezzente, non è un'artista. Purtroppo siamo inquinati da questa miseria d'animo e non ce ne accorgiamo. Tutta l'arte che prevede il giudizio del pubblico a priori è arte misera, è l'arte di cui siamo abituati. Quindi il pubblico diventa copartecipe dello spettacolo e il biglietto dovrebbe costare la metà, perchè si fanno interi spettacoli basandosi sul gusto del pubblico, e ripeto mi sembra altamente scorretto tutto ciò.” (Antonio Rezza)