Felice San Valentino da Catsu14 febbraio 2018
Sono soddisfazioni...
Sei dichiarazioni d'amore tutte feline:
"Voglio vomitare solo sul tuo tappeto".
"Sei la mia preferita da mordere".
"Abbracciami. Vai via. Coccoliamoci? Ho cambiato idea..."
"Questo dimostra quanto ci tengo a te"
(omaggiandoti di un povero topino morto).
"Non sei così cattiva... sei proprio cattiva".
"Ti sopporto molto".
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I cat café e la Sunshine Home2 febbraio 2018
Estratto dal libro "Il re delle casa" di Abigail Tucker.
(...) considerata l'abilità con cui i gatti possono impossessarsi di un appezzamento di terreno, era solo questione di tempo prima che avvenisse l'usurpazione totale delle nostre case. E ci sono già dei luoghi (...) in cui questa confisca domestica è già un fatto compiuto.
Uno è il cat café, un nuovo tipo di locale che (in maniera virale e fortemente gattesca) si è diffuso nel mondo negli ultimi quindici anni o giù di lì. I primi cat café hanno aperto a Taiwan, sono diventati di gran moda in Giappone, poi in Europa, e stanno finalmente invadendo anche il Nordamerica, con i primi avamposti in California, mentre altri sorgono in varie città da una costa all'altra degli Stati Uniti. Lo stile può variare, ma è interessante notare che i cat café asiatici originali non assomigliavano a ristoranti o bar, e neppure a Shangri-la felini, ma piuttosto a normali salotti tradizionali. (...)
Solo che, naturalmente, le persone sono solo di passaggio: gli unici residenti legittimi sono i gatti, e gli umani fanno la fila per pagare una sosta temporanea. In certi locali i clienti sono tenuti a leggere un manuale di etichetta felina prima di entrare, e consultare le foto frontali dei gatti e i profili delle loro personalità. Solo allora sono ammessi a osservare fenomeni degni di meraviglia come le operazioni di spazzolamento dei gatti, o gli stessi mici mentre mangiano dalle loro ciotoline: pare che tali scene siano talmente rilassanti che spesso i clienti si addormentano sui divani dei gatti e i locali si riempiono delle sonorità di umani che russano. (Svegliare un gatto che dorme è rigorosamente contro l'etichetta, mentre è meno chiaro cosa fare con gli umani catatonici).
Gli esperti di cose feline potrebbero obiettare che questi cat café non sono precisamente l'ideale per i loro inquilini, vista la presenza di estranei maleodoranti che credono di poter arrivare quando gli pare e di accarezzare i gatti. Ma questi salotti artefatti illustrano bene come siamo stati indotti a deliziarci all'idea di concedere ai gatti le cose più strane, prostrandoci davanti a loro o girando loro attorno in punta di piedi, felici della nostra sottomissione. (...)
Il passo successivo è molto chiaro: ambienti simili a salotti in cui i gatti regnano e le persone sono bandite. Almeno un paradiso del genere esiste già. La Sunshine Home, nella campagna di Honeoye, stato di New York, è una struttura di lusso per gatti, pensione a lungo termine e "casa di riposo" per felini che ha aperto nel 2004 (...) e oggi riceve visite da persone dell'intero Paese, interessate al modello di impresa.
In realtà è piuttosto semplice: la vita, le finanze e il tempo stesso ruotano completamente attorno ai gatti.
Alcuni tra i gatti "pensionati" non sono in realtà così anziani, ma possono avere gravi problemi comportamentali, o richiedere «una routine terapeutica particolarmente rigorosa» (...) I proprietari di questi animali hanno deciso di ritirarsi dall'attività di cura per alcuni anni, o forse per sempre. Alcuni sono partiti per l'Antartide, a occuparsi di ricerca in qualche base polare, oppure hanno ottenuto un lavoro in appalto in Afghanistan. Altri sono semplicemente defunti.
«A tutt'oggi non sappiamo cosa sia successo ad alcuni di loro: sono come scomparsi dalla faccia della terra», dice il titolare, Paul Dewey, che molto cortesemente si riferisce ai proprietari precedenti come "ex genitori".
Alla tariffa davvero equa di quattrocentosessanta dollari al mese (o per una somma di denaro molto, molto superiore, se il proprietario è disposto a staccare un assegno in anticipo per terapie destinate a proseguire per tutta la vita del gatto) un felino residente alla Sunshine Home ha diritto a una sua stanza privata, con nulla da invidiare a molti monolocali di Manhattan, con soffitti alti oltre due metri e un'immensa finestra panoramica, oltre la quale sono visibili specie da preda di ogni genere e dimensione.
Dewey consiglia ai proprietari di allestire gli alloggi dei gatti con poltrone, futon e altri elementi d'arredo della vecchia casa. «Uno dei nostri primissimi clienti riuscì a replicare l'intero soggiorno di casa, compreso il portariviste, la lampada a stelo e la poltrona reclinabile», dice.
Solo che ora, chiaramente, i mobili sono solo per il gatto. Le ex mamme possono venire in visita, se lo desiderano, e alla tariffa extra di cinque dollari al mese possono usufruire di uno speciale numero gratuito per contattare i loro ex animali da compagnia quando vogliono, giorno e notte. Ma, a essere sinceri, mi confida Dewey, i gatti non è che attendano le telefonate con ansia.
«Alcune persone hanno difficoltà ad affrontare i cambiamenti», dice, «ma i gatti si adattano sempre».
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Ricetta: cavolini di Bruxelles viola all’arancia28 gennaio 2018
Bellissime queste screziature viola e verdi...
Cavolini di Bruxelles viola all'arancia
700 gr. di cavolini di Bruxelles viola
30 gr. di burro
1 arancia bionda biologica
1 spicchio d'aglio
2 foglie di salvia
sale e pepe
Lavare e mondare i cavolini poi cuocerli a vapore nella pentola a pressione per 3 minuti circa.
Rosolarli successivamente in una padella con il burro, lo spicchio d'aglio tagliato a metà e le foglie di salvia quindi aggiungere il succo dell'arancia, un po' di buccia grattugiata, sale e pepe.
Appena il succo è ben ristretto togliere l'aglio e servire cavolini viola in tavola.
Se si vuole aggiungere un tocco croccante al contorno possono essere aggiunti in ultimo semi di sesamo o di papavero, mandorle a lamelle o più semplicemente del pane grattugiato tostato in padella.
I cavolini di Bruxelles viola sono simili alla variante verde ma più piccoli e con meno foglie. Hanno sapore dolce e delicato con un leggero retrogusto di noce.
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“Il re delle casa” di Abigail Tucker27 gennaio 2018
Come i gatti ci hanno addomesticato e hanno conquistato il mondo.
Dovrei a questo punto confessare di essere sempre stata anch'io tra gli stregati dai gatti. Ho sempre avuto mici, ma non solo: per la maggior parte della mia vita, sono stata il tipo di persona a cui si potevano regalare pirofile a forma di gatto con presine a tema, sono stata capace di arredare la casa con coperte e tessuti a tema felino con cuscini coordinati, e di riempire interi album di fotografie delle vacanze con ritratti di gatti mediterranei presi a caso. Ho acquistato gatti di razza da Fabulous Felines (...) e adottato gattini orfani, sia dai rifugi che trovatelli dalla strada. (...) A casa mia, devo dire che continuo a scegliere la moquette in una ristretta gamma di colori, i più adatti a mascherare le macchie di vomito di gatto.
Poche persone possono dire di dovere la propria esistenza ai felini, come faccio io: i miei genitori giurarono che non avrebbero avuto figli finché non avessero "addestrato" la loro prima gatta. (...) Nella nostra famiglia ci sono sempre stati solo gatti. Mia sorella una volta si fece oltre seicento chilometri per recuperare un Blu di Russia terrorizzato, chiuso nel bagno di una casa dove c'era un cane. Nei lunghi viaggi in auto, mia madre notoriamente teneva il suo soriano drappeggiato sulle spalle come una stola di pelliccia, con grande stupore dei casellanti.
Dato che i gatti hanno sempre fatto parte della mia vita, di rado ho pensato alla vaga assurdità di ospitare questi piccoli arci-carnivori: almeno, fino a quando non sono diventata mamma. (...)
"Gatto" è stata la prima parola pronunciata da entrambe le mie figlie. (...) «Dio vuol bene alle tigri?» chiedevano al momento di dormire, abbracciando gattini di peluche nei loro lettini.
E così mi ripromisi di imparare di più su queste creature, e su cosa fa andare avanti la nostra misteriosa relazione. (...)
Cheetoh è il mio gatto attuale (...) e pesa quasi dieci chili a digiuno. La sua taglia fuori dal comune ha fatto esitare un idraulico prima di entrare nel nostro soggiorno, e il tecnico della TV gli ha fatto delle foto con lo smartphone, per mostrarlo ai suoi amici. Ci sono stati dei cat sitter che si sono rifiutati di venire a badare a lui una seconda volta, perché Cheetoh, alla furiosa ricerca di cibo, li ha inseguiti, con la sua pancia ballonzolante. Le sue proporzioni insolite conferiscono all'esistenza domestica una qualità da Alice nel paese delle meraviglie: ti chiedi sempre se sei tu a essere rimpicciolita, o lui che è cresciuto.
È difficile credere che questo croissant gigante, acciambellato in fondo al mio letto, appartenga a una specie che ha la capacità di rovesciare un ecosistema. (...)
E, anche se Cheetoh sembra incapace di sopravvivere lontano dalla sua ciotola, la sua minacciosa insistenza nel chiederen costantemente di essere nutrito testimonia un'importante verità: i gatti domestici sono animali alquanto impositivi.
Prince Percy Dovetonsils era un Siamese melodrammatico, che gnaulava arie d'opera mentre gli veniva servita la colazione, quasi a mostrare il suo apprezzamento per il cibo. Nei suoi diciassette anni da gatto di famiglia (un periodo che si estese quasi per tutta la mia infanzia) Percy seguiva ansioso i nostri sguardi con i suoi occhioni blu zaffiro, leggermente strabici, si installava in grembo a qualche membro della famiglia ogni volta che gli era possibile, e se uscivamo di casa ci aspettava dietro la porta.
Ognuno di noi conosce un gatto simile, che sembra amare la sua vita casalinga e i suoi umani. Spesso si dice che gatti così "si comportano come cani". Ma poi ci sono i tantissimi gatti che si comportano da gatti: tanto ammalianti quanto inafferrabili, ma anche nevrotici e bizzarri.
Prendiamo Fiona, la gatta di mia sorella, che passa le sue giornate nascosta sotto il letto, tra scatole di scarpe, in una minuscola nicchia detta formalmente "l'ufficio di Fiona".
Oppure Annie, ancora semiselvatica, che vomita al minimo cambiamento nella routine quotidiana, obbligando mia madre a inseguirla con una spatola destinata all'ingrato compito.
O, infine, il mio adorato Cheetoh, che tende ad affondare le zanne nella carne degli ospiti di riguardo, soprattutto se cercano di fargli una carezza.
Abbiamo visto che i gatti domestici possono cavarsela benissimo anche negli ambienti naturali più difficili. Ma come se la passano questi raffinati predatori come animali da compagnia, nelle nostre case con tutti i comfort? Cosa sappiamo della vita interiore di questi animali da interni, del loro rapporto con noi e della loro esperienza dell'ambiente che condividiamo? Apprezzano di essere lavati con un apposito shampoo "niente lacrime"? Che cosa pensano della loro cena, a base di pollo biologico con formaggio, papaya e alga kelp? E la coabitazione è positiva per le nostre rispettive specie?
La verità è che il soggiorno dorato entro le nostre pareti regolari e imbiancate di fresco è una prova evoluzionistica radicale, quanto la loro sopravvivenza su isole subantartiche spazzate dal vento e sulle pendici dei vulcani. E se i gatti di casa possono a volte fare impazzire qualche umano, chiediamoci se il problema non sia reciproco.
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Mr. Miao e il tè al formaggio20 gennaio 2018
Giornata di shopping, un "tè verde macchiato dolce" per scaldarsi e un bicchiere con il logo di Mr. Miao da portare a casa...
Mr. Miao è un bar rosticceria nel cuore della Chinatown milanese che propone una vasta gamma di bubble tea, cheese tea, tè alla frutta, yogurt, granite e ice roll oltre a dim sun, rotoli di riso glutinoso e curiose "piadine cinesi" da gustare sul posto o da portare a casa.
Il valore aggiunto del locale: il nome e il logo tutto micioso!
Bubble tea: mangia e bevi taiwanese a base di tè e latte, aromatizzato con diversi gusti di frutta o sciroppo e arricchito con perle nere di tapioca gommose e gelatine di frutta. Servito sia freddo che caldo, si beve con una grossa cannuccia che permette di raccogliere anche le palline precipitate sul fondo. E' generalmente molto dolce.
Cheese tea (in mandarino zhì shì chá): tè non zuccherato coperto da una densa schiuma di formaggio in polvere montato.
Ice roll: rotolini di gelato preparati al momento e guarniti con sciroppo, granella o frutta. Nato in Tailandia, l'ice roll si ottiene versando un composto liquido di base, lavorato insieme ad altri ingredienti, su una piastra refrigerata di metallo e staccando successivamente il gelato che si solidifica in pochi istanti sulla superficie con una spatola in modo da ottenere strisce arrotolate su stesse a forma di grossi riccioli.
Scopro ora che lo strano "tè verde macchiato dolce" altro non era che una versione zuccherata del cheese tea. Adesso capisco tante cose... cosa non si fa per un bicchiere con un micio baffuto!
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Ricetta: club sandwich con senape e cetriolini14 gennaio 2018
Club sandwich con senape e cetriolini
6 fette di pancarrè senza crosta
4 fette sottilissime di pollo o tacchino (200 gr.)
6 fette di bacon o pancetta tesa affumicata
2 pomodori ramati piccoli
4 foglie di lattuga iceberg
2 cetrioli in agrodolce
sale alle erbe aromatiche
maionese
senape
Tostare leggermente d'ambo i lati le fette di pane su una piastra di ghisa poi metterle da parte. Sulla stessa piastra fare rosolare le fettine di bacon tagliate a metà sino a renderle croccanti e in ultimo, tolto il bacon, cuocere brevemente le fettine di pollo salandole leggermente con il sale aromatico.
Affettare sottilmente il pomodoro e i cetrioli in agrodolce poi rifilare le foglie di lattuga e le fettine di pollo in misura delle fette di pancarrè.
Iniziare a comporre il club sandwich con la seguente sequenza: una fetta di pane spalmata con abbondante maionese, una foglia di lattuga, petto di pollo, tre pezzi di bacon, fette di pomodoro e di cetriolini. Poi un'altra fetta di pane tostato spalmata con poca senape da tutti e due i lati, una foglia di lattuga, petto di pollo, tre pezzi di bacon, fette di pomodoro e di cetriolini. Infine a coprire il tutto una fetta di pane spalmata con abbondante maionese solo dal lato inferiore.
Terminati i due sandwich pressarli leggermente con le mani e tagliarli diagonalmente con un grosso coltello seghettato. Fermare i quattro triangoli ottenuti con lunghi stuzzicadenti di legno e servirli subito possibilmente ancora leggermente tiepidi.
Il club sandwich o clubhouse sandwich, letteralmente "panino condominio", pare sia stato inventato dallo chef Danny Mears nel 1899 in locale di gioco d’azzardo per soli uomini: il Saratoga Club-house di Saratoga Springs (New York). A renderlo famoso contribuì l'ex sovrano d'Inghilterra Edoardo VIII che ne andava ghiotto e pare se lo facesse preparare solo dalla moglie Wallis Simpson. Il club sandwich classico è una sorta di tramezzino doppio realizzato con tre fette di pane tostato ripiene di petto di pollo, bacon croccante, fette di pomodoro, insalata verde e maionese.
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Le vignette di Catsu the cat13 gennaio 2018
Oliver è decisamente un gatto cappello...
Catsu è una piccola impresa familiare gestita da due persone e un gatto. Daria è la creativa a tutto tondo, il suo compagno D. offre consulenza e supporto e la gatta Dita svolge il prezioso compito di musa ispiratrice!
Catsu è un nome inventato simile alla parola gatto ma con un suono vagamente giapponese.
Il sito "Catsu the cat" raccoglie le divertenti vignette di Daria e propone in vendita piccoli oggetti che raffigurano un simpatico gattino nero.
Il web-shop estone garantisce le spedizioni ovunque ci sia una cassetta postale.
Qui si vedono: tecniche feline di appostamento ninja, variazioni stagionali di coccole e accessori moda imposti da un gatto addormentato.
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Ricetta: polenta taragna di zia Ida9 gennaio 2018
La vera polenta taragna valtellinese di una volta... tutta nera!
Polenta taragna di zia Ida
720 gr. di farina di grano saraceno macinata grossa
2 l. d'acqua
240 gr. di burro
280 gr. di casera giovane (latteria grasso)
200 gr. di casera stagionato
1 cucchiaio scarso di sale grosso
Fare bollire in un paiolo di rame l'acqua poi aggiungere il sale e 40 gr. di burro. Versare velocemente a pioggia la farina, incidere una croce nel composto ottenuto quindi coprire a metà il paiolo con un coperchio e lasciare cuocere a fuoco basso senza mescolare per una ventina di minuti.
Trascorso questo tempo scoperchiare e iniziare a mescolare con un bastone di legno (tarai) e con un movimento da sotto in su la polenta per almeno altri 20 minuti (è possibile che ci siano ancora tracce di farina asciutta).
Quando la polenta è cotta e ha formato una leggera crosticina sul fondo e le pareti del paiolo aggiungere il burro rimasto e successivamente i formaggi tagliati a grossi dadi.
Nel momento in cui il formaggio è fuso ma non completamente amalgamato con la polenta rovesciare la taragna su un tagliere o in un piatto di legno (basla).
Servire la polenta da sola o accompagnata da salumi tipici.
La polenta taragna valtellinese degli avi era interamente preparata con farina nera di grano saraceno così come la più povera polenta in frigole. L'aggiunta di farina di mais è invece prevista in altre ricette come quella della polenta cropa (o crupa) di Arigna, della polenta in fiur, della polenta cunscia (o uncia) e della polenta a ciödi. La taragna, piatto tipico della cucina valtellinese deve il suo nome dal "tarai" il bastone di legno che si usa per mescolarla all’interno del paiolo di rame in cui viene cotta direttamente sul fuoco a legna.
La verità: la zia di burro ne avrebbe messo un bel tocco di più!!!
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Buon anno1 gennaio 2018
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Man vs. Food31 dicembre 2017
Maratona Man vs. Food per ventiquattro ore su Food Network e non solo lì...
Man vs. Food è un reality show televisivo che va in onda negli Stati Uniti dal 2008. Il programma è stato condotto dall'attore e presentatore
Adam Richman nelle prime quattro stagioni (la quarta con il titolo Man v. Food Nation).
In ogni puntata Adam si reca in una città degli States per assaggiare i piatti tipici del luogo e tentare una sfida lanciata da un ristorante locale. Le sfide tra uomo e cibo consistono nel mangiare piatti di dimensioni gigantesche o estremamente piccanti.
Gli episodi sono costruiti mettendo insieme vari momenti del viaggio dove Adam si intrattiene con i ristoratori che descrivono la loro specialità della casa e gli ingredienti tipici della cucina del posto e con i clienti che parlano delle ordinazioni più richieste per qualità e quantità. Culmine della puntata è la sfida che Adam affronta nel locale prescelto, seguita da una finta conferenza stampa dove risponde alle domande degli avventori che hanno assistito alla sua vittoria o sconfitta.
Adam si presenta nella sigla della serie con la frase: "Sono Adam Richman un fanatico del cibo, ho fatto mille lavori nel campo della ristorazione e ora giro l'America alla ricerca dei templi dell'abbuffata e affronto le sfide alimentari più leggendarie. Non sono un mangiatore sportivo, sono solo uno che ha molto appetito! Queste sono le avventure di un inguaribile affamato, ecco a voi Man vs. Food".
Ritiratosi dalle sfide culinarie nel gennaio 2012 Adam detiene il record personale di 37 sfide vinte dall'uomo e 22 dal cibo.
Il presentatore, esperto di cibo autodidatta, dal 1995 conserva un diario di viaggio in cui annota tutti i ristoranti che ha visitato e quello che ha mangiato. Quando possibile ha affrontato le sfide digiunando a partire dal giorno prima e idratandosi molto bevendo solo acqua. Successivamente ha trascorso un'ora sul tapis roulant.
Dopo Man vs. Food Adam Richman ha presentato il programma Man Finds Food dove in giro per l'America e il mondo intero cerca piatti speciali non inseriti nei menù ufficiali dei ristoranti.
L'elenco delle puntate e delle sfide di Man vs. Food.
www.foodnetwork.it/man-v-food
www.foodnetwork.it/man-finds-food
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