foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Post post-natalizio 1: Gin Christmas Bauble
19 gennaio 2020

Quando davanti a una credenza piena di alcolici di ogni tipo si dice con disperazione: "Ma qui non c'è nemmeno una bottiglia di gin" bisogna pensare che un attento astemio correrà ai ripari...


The Lakes Gin Christmas Bauble è un geniale set regalo che la premiata distilleria The Lakes Distillery del Regno Unito, situata sulla sponda settentrionale del lago Bassenthwaite, ha messo in vendita per Natale.
Il cofanetto contiene sei bottigliette da 5 cl. a forma di palline di Natale, riempite a due a due con Lakes Gin, Lakes Sloe Gin e Lakes Damson Gin per infondere alle feste il giusto spirito del Natale.

Lakes Gin: gin classico con vibranti note di ginepro, scorza d'arancia e limone. Alcol 43.7%
Lakes Sloe Gin: liquore di gin alle bacche di prugnolo selvatico, con sentori di confettura di lamponi, arancia, ginepro e coriandolo. Alcol 25%.
Lakes Damson Gin: liquore di gin alle susine selvatiche, con sentori di ciliegia fresca, prugne mature, ginepro e spezie. Alcol 25%.

Disponibili anche i set al whisky e alla vodka e dalla famosa distilleria un invito: "Ammira il tuo albero di Natale o goditi un bicchiere".

www.lakesdistillery.com

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Birre McGargles
11 dicembre 2018

Per il momento ho assaggiato solo la Granny Mary's Red Ale per un'istintiva affinità con la vecchietta incazzata...


Le birre McGargles sono prodotte dalla Rye River Brewing Company a Kildare, in Irlanda. La produzione è iniziata nel 2013 nella città di Kilcock e successivamente si è spostata a Celbridge, una città ricca di storia per la birra.

Negli ultimi anni la gamma di birre è stata ampliato e ora include:
Granny's Red Ale: avvolgente aroma maltato di biscotti, arrosto, caramello con un pizzico di mirtilli rossi equilibrato da una nota luppolata terrosa e amara.
Retro IPA di Ned: gusto bilanciato e rotondo con note caramellate e floreali.
Francis 'Big Bangin' IPA: sapore semplice e pulito, che "spacca"!
Frank's Lager: floreale e morbida è una birra matura di grande grazia.
Sean's Export Stout: aroma fruttato con note di caffè e caramello. Intenso gusto di caffè, cacao e melassa bilanciato da un leggero finale amarognolo.
Double IPA di Dans: sapore intenso e fruttato dove si riconoscono mango, ananas e limone candito e note di pino e pompelmo. Bilancia morbidezza e sentori amarognoli.
Rosie's Pale Ale: carattere amaro e agrumato bilanciato da un morbido corpo maltato. Presenta aromi di pompelmo, buccia d'arancia, pino e note leggere di biscotto, pane e malto tostato.
Daragh's Session IPA: seducente con intensi aromi di frutta matura, mandarino e pino, ha corpo setoso e pieno con note amare e resinose.
Jim's Stout: corposa con aromi di caffè, cioccolato e caramello, ha una delicata amarezza bilanciata da un finale secco.


Dal 2017 il birrificio ha aperto al pubblico. Il tour consente di osservare ogni fase del processo di produzione, dalla macinatura del malto fino all'imbottigliamento della birra.

mcgargles.com

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“Elogio dell’invecchiamento” di Andrea Scanzi
3 maggio 2018

Devo confessare che a me Scanzi piace... Oliver invece non lo sopporta, quando lo vede prende a schiaffi la televisione...

Sul trimestrale «Porthos» ho trovato una massima espressa da un produttore langarolo - anonimo - che vinifica Barolo e Barbaresco, quindi imparziale. La trovo straordinaria. «Il Barbaresco è il vino delle migliori serate della tua vita, non ti tradirà mai; ma per l'ultima notte della tua esistenza, ci vuole un Barolo.»

Domanda: che me ne faccio di tutte queste nozioni? Niente, volendo. Si può benissimo sopravvivere lo stesso. Oppure si può provare a capire su cosa poggi la teoria più credibile riguardo all'abbinamento cibo vino. (...) ed è basata sul doppio binario della concordanza e della contrapposizione.
In linea di massima, quasi tutto è per contrapposizione: a una sensazione del cibo devo opporre una sensazione del vino, e viceversa. (...)
Come tutte le regole, anche quella della contrapposizione presuppone delle deroghe. Si chiamano concordanze (...)
(...) con un cibo dolce si beve vino dolce. Per questo, chiunque vi proponga uno Champagne secco a fine pasto, anche solo per brindare, compie forse un bel gesto ma certo uno scempio enogastronomico.
(...) di solito, il pesce vuole il bianco. È un dogma fastidioso e un po' ignorante, che amo smentire appena posso, ma è un fatto che con una sogliola faccio fatica a berci un Barolo (non è un gran problema: basta evitare di mangiare la sogliola). (...)
E sarebbe anche l'ora di finirla con la storia che gli affettati andrebbero mangiati soltanto con il rosso. È una scemenza, o, per meglio dire, un'abitudine radicata e appagante ma perfettibile: se volete corrompermi mi basta un Pelaverga, e convengo con voi che il salume è di per sé sapido e per questo abbisogna di un vino morbido (e di solito un rosso lo è più di un bianco), ma uno Chablis val bene un San Daniele. Così come una Doc Trento è il trionfo del lardo di Colonnata.
L'abbinamento per concordanza e contrapposizione dà coordinate utilissime. E spiega tante cose. Per esempio, perché il cioccolato mette così in difficoltà, al punto che tuttora i suoi esegeti si dividono in tre specie: quelli che lo mangiano con il vino dolce, quelli che gli preferiscono i superalcolici (rum, whisky) e quelli analcolici che rivendicano i poteri purificanti dell'acqua.
Il cioccolato, in effetti, è un gran casino. (...)
C'è anche chi, con il cioccolato, beve vino rosso secco: è uno dei pochi momenti in cui non capisco chi beve rosso (...)
(...) lo Champagne va con l'ostrica. Sì, ma chi lo dice? I francesi. Appunto (...) Lo Champagne spicca in acidità, effervescenza. Quindi va bene con cibi grassi e a tendenza dolce. È grassa un'ostrica? No. Ha tendenza dolce? No. Ha senso berci lo Champagne? No. Ameno che non vi offrano entrambi: in quel caso, valutati i costi dell'uno e dell'altra, il sacrificio si può fare.

C'è poi l'abbinamento per psicologia. È quello che preferisco. È quello che riconosce potere supremo all'ospite. (...)
Così, mentre sei lì che cucini, e il piatto cresce, ed è quasi finito, e tu hai raggiunto la certezza che - davvero - il vino perfetto per quel cibo è solo il Sauvignon erbaceo (ma sì, sborone per sborone, a dirla tutta pensavo a un Pouilly-Fumé della Loira, quello che nelle guide dicono avere sentori di pietra focaia), mentre sei lì che inevitabilmente godi, arrivano gli amici. Agli amici non hai detto cosa avresti cucinato, perché ami le sorprese. E gli amici, tutti, hanno comprato il loro vino.
Uno, l'esterofilo, sarà rimasto folgorato sulla via del Pinotage sudafricano. L'altro, il casalingo, avrà rubato il vino del contadino dagli scaffali del suocero (nooooo!). Il terzo, che ama la Toscana, ti avrà portato per la sesta volta in un mese il solito Chianti del supermercato. Il quarto, che la Toscana la odia, vi sparerà a sorpresa un Nero d'Avola che potrebbe essere lisergico come pure indigeribile.
La babele dei vini, la Waterloo delle regole. Si chiama abbinamento per psicologia, anche se io preferisco definirlo trionfo del caso. Dell'istinto. Della convivialità.
Serate che vanno giù come il migliore dei vini, così perfette da abbinarsi da sole.

Credo che il Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva 1983 lo aprirò il giorno in cui sarà tutto perfetto. Forse domani, forse mai. (...)
Credo. che invecchierò. Non credo bene come il Brunello di Biondi Santi. Non credo bene come Biondi Santi.
Credo che raccontare un vino sia raccontare il passato, comprendere il presente, scrutare (non senza sgomento) il futuro.
Credo che elogiare l'invecchiamento sia una buona rivoluzione.
Credo che il vino sia, come la musica, uno splendido cavatappi per le emozioni.
Credo, sempre di più, che nell'eterna lotta tra figli e padri, gli unici a vincere siano i nonni. A distanza. Con discrezione. Quasi immortali, certo indimenticabili.

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