La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, diceva il filosofo pessimista Schopenhauer. Alla faccia di Monti, io scelgo la noia. (Paola Rizzi)
I giorni della merla sono finiti ma fa ancora un freddo di merda...
I giorni della merla corrispondono agli ultimi tre giorni di gennaio e secondo la tradizione sono i giorni più freddi dell'anno.
Alcune storie popolari lombarde legano l'origine di questo curioso nome ad alcuni particolari avvenimenti accaduti in tempi passati non meglio precisati:
una nobile signorina di Caravaggio, di nome de Merli, per raggiungere il futuro marito oltre il fiume Po per la cerimonia nuziale dovette aspettare questi giorni per passare sopra il fiume gelato;
degli uomini dovendo trasportare sull'altra sponda del fiume Po un cannone, nominato la Merla, pensarono di aspettare i giorni di freddo più intenso in modo da poterlo spingere sulle acque ghiacciate.
Oppure l’origine sarebbe da ricercare in leggende popolari che raccontano:
una merla e i suoi piccoli, in origine bianchi, per ripararsi dal gran freddo si rifugiarono dentro un comignolo e ne uscirono solo il primo di febbraio tutti pieni di fuliggine, da quel giorno tutti i merli furono neri;
una merla, con uno splendido piumaggio bianco, subiva regolarmente i dispetti di gennaio (allora aveva solo ventotto giorni) che si divertiva a gettarla nella terra sporca e fredda quando usciva dal nido in cerca di cibo, stanca delle continue persecuzioni un anno la merla decise di fare provviste sufficienti per un mese e rimase nel suo nido al riparo fino a febbraio, gennaio si arrabbiò a tal punto che chiese in prestito tre giorni a febbraio e scatenò bufere di neve, vento e gelo, la merla si rifugiò allora in un camino e vi rimase per tutti i tre giorni, quando uscì il suo bel piumaggio si era annerito e così rimase per sempre.
Sempre secondo la tradizione se i giorni della merla sono freddi la primavera sarà bella, se sono caldi la primavera arriverà in ritardo.
Ai negati di ornitologia si ricorda che questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea che è bruna (becco incluso) nelle femmine e nera brillante (con becco giallo-arancione) nel maschio.
"Artemisia Gentileschi. Storia di una passione" mostra monografica a Palazzo Reale, Milano, dal 22 settembre 2011 al 29 gennaio 2012.
Apertura straordinaria dalle ore 9.30 di sabato 28 fino a mezzanotte di domenica 29 gennaio.
La mostra ospita una vasta selezione delle opere di questa poliedrica autrice. Oltre 40 tele e diversi documenti inediti, tra cui le lettere d'amore autografe scritte dall'artista al gentiluomo fiorentino Francesco Maria Maringhi.
Il percorso espositivo è suddiviso in quattro sezioni che corrispondono ad altrettanti significativi periodi della vita della pittrice: gli inizi romani strettamente legati all'opera paterna di Orazio Gentileschi, il periodo fiorentino, il ritorno a Roma intorno agli anni venti che la vide figura guida tra i naturalisti, il ventennio e oltre di attività a Napoli dove morì.
Grande pittrice, protagonista del Seicento europeo, Artemisia Gentileschi (1593-1653) affrontò con grande maestria un'ampia gamma di generi pittorici e di temi, fu capace di sfidare le convenzioni sociali dimostrando coraggio, eclettismo e determinazione.
Roberto Longhi, in un saggio del 1916, esprimeva nei confronti di Artemisia il seguente giudizio: "l'unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità...".
"Oltraggiata appena giovinetta, nell'onore e nell'amore. Vittima svillaneggiata di un pubblico processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Che s’azzardò, verso il 1638, nella eretica Inghilterra. Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi".
Anna Banti in Artemisia (Firenze, 1947).
... su zampe a striscie colorate l'uomo ragno si avvicina
dolcemente nelle ombre del sole serale
cerca la vittima che trema nel letto
ricerca la paura nella disperazione crescente...
... non muoverti fermo calmo
mio prezioso bambino
non agitarti così o ti amerò solo di più
perchè è troppo tardi per scappare
o accendere la luce
stasera sei la cena dell'uomo ragno...
Io sono del segno del Maiale, una garanzia... non si butta niente...
Il 23 gennaio 2012 si festeggia il capodanno cinese che decreta la fine dell’anno del Coniglio e l'inizio di quello del Drago.
Il Drago, unico animale mitologico tra i dodici dello zodiaco cinese, è associato alla forza, alla salute, all’armonia e alla fortuna. Per questo l'anno del Drago è considerato foriero di eventi straordinari e importanti cambiamenti, per lo più positivi. In Cina i draghi vengono posti al di sopra delle porte o sui tetti per tenere lontani demoni e spiriti maligni.
La Festa di primavera o capodanno lunare, generalmente conosciuto in occidente come capodanno cinese, è una delle più importanti e maggiormente sentite festività tradizionali cinesi e segna l'inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese. Viene celebrata in molti paesi dell'Estremo Oriente, in particolare Corea, Mongolia, Nepal, Bhutan, Vietnam e Giappone e anche nelle innumerevoli comunità cinesi sparse in tutto il mondo.
Quello tradizionale cinese è un calendario lunisolare, dove i mesi iniziano in concomitanza con ogni novilunio, di conseguenza la data d'inizio dell'anno può variare di 29 giorni e può cadere fra il 21 gennaio e il 19 febbraio del calendario gregoriano (coincidendo con la seconda, o raramente terza, luna nuova dopo il solstizio d'inverno). A partire da questa data i festeggiamenti per il nuovo anno durano per quindici giorni e si concludono con la Festa delle lanterne.
Ogni anno è contraddistinto da un segno animale dell'astrologia cinese e da un ramo terrestre (elemento della cultura cinese utilizzato nel sistema di numerazione del tempo detto Ganzhi) che fanno parte di un ciclo di dodici elementi. Il capodanno determina il passaggio da uno all'altro di questi elementi.
Le tradizioni del capodanno cinese che prevedono l'uso di decorazioni rosse, l'esplosione di fuochi d'artificio e l'esibizione della Danza del leone derivano dai riti popolari per scacciare il Nian, mostro mitologico simile a un leone, che secondo un'antica leggenda esce dalla sua tana una volta all'anno per mangiare esseri umani, soprattutto bambini e che è spaventato dai forti rumori e terrorizzato dal colore rosso.
Segni di protezione dal Nian sono anche l'usanza di vestirsi di rosso e di scambiarsi lettere con buste rosse.
Sto già raccogliendo tappi di sughero usati, soprattutto quelli macchiati di vino rosso che hanno un fascino tutto particolare…
Un’idea per una originale bacheca per la cucina da realizzare con i tappi di sughero, ma volendo anche con quelli sintetici. Un posto dove appendere con delle puntine ricette, bollette, biglietti e messaggi di ogni genere.
Si realizza incollando su una tavola, preferibilmente con una bella cornice in legno, dei tappi formando delle colonne in orizzontale o in verticale o alternando colonne orizzontali e verticali o componendo una scacchiera in modo da riempire al meglio tutta la superficie disponibile.
Se a disposizione si ha una tavola con una cornice piuttosto alta o, ancora meglio un vecchio cassetto di una credenza, i tappi possono essere messi anche in piedi ottenendo così una superficie tutta a circoli.
E se proprio la voglia di decorazione non è del tutto soddisfatta, o se la cornice della tavola è un semplice bordo di legno non trattato si possono incollare o inchiodare lungo tutto il bordo dei tappi a corona o dei copritappo in metallo dello spumante.
Il bento (obento) è un pasto completo confezionato in singola porzione, solitamente consumato a pranzo fuori casa, che i giapponesi portano al lavoro, a scuola, in viaggio. E’ usato anche nei picnick o nella grandi feste tradizionali.
Il bento contiene riso, pesce, carne, verdure, tofu ed altri cibi a seconda della stagione.
Spesso il bento viene preparato dalle donne giapponesi con gli avanzi della cena, il cibo preparato appositamente in eccedenza viene utilizzato per il suo confezionamento.
I bento si possono anche trovare già pronti in supermercati o negozi specializzati, nelle stazioni ferroviarie riempiti con i cibi tipici della zona ma anche dai venditori ambulati che in Giappone sono molto diffusi.
I giapponesi ritengono che preparare un bento per un'altra persona sia un modo per dimostrarle affetto e attenzione. Spesso nei manga infatti le ragazze portano all'innamorato un bento preparato con le loro mani.
Una comunicazione di emozioni positive si stabilisce tra chi prepara il bento e chi lo mangia.
Il contenitore per bento è una sorta di vassoio con coperchio di varie forme e dimensioni, dotato generalmente di divisori interni che separano i differenti cibi. Il contenitore viene avvolto in un pezzo di carta, di tessuto o in borse speciali insieme alle bacchette. Il bento viene sempre confezionato in modo da creare un pacchettino esteticamente gradevole. Le scatole bento possono essere di plastica usa e getta, di legno o metallo, semplici, stampate o decorate e talvolta vere opere d'arte laccate e fatte a mano.
La cura estetica del bento è fondamentale.
I bento possono essere personalizzati e molto elaborati. Nello stile kyaraben (bento dei personaggi), ad esempio, il cibo viene decorato per riprodurre cartoni animati, fumetti o popolari videogiochi giapponesi. Nello stile oekakiben (bento ritratto) con il cibo si creano persone, animali, fiori, piante, edifici o monumenti. Vengono organizzate addirittura gare tra realizzatori di bento per premiare le realizzazioni più sorprendenti.
Le prime tracce di bento si possono far risalire addirittura al V Secolo ma la parola bento si pensa ebbe origine nel 1600 quando il comandante militate Oda Nobunaga (1534-82) elargiva ai tanti abitanti del suo castello pasti monoporzione.
Oggi qualche minuscolo fiocco di neve si è fatto vedere...
Voglia di ritagliare un foglio di carta piegato ad arte per creare un fiocco di neve come si faceva da piccoli?
Snowdays permette di creare il proprio personalissino fiocco di neve tagliuzzando con forbici virtuali un altrettanto virtuale foglietto bianco. Il taglio può essere realizzato a mano libera o tracciando linee rette (polygon mode) mentre un riquadro mostra la preview del lavoro passo passo. La piccola crezione una volta finita, firmata e abbinata a un messaggio, diventarà uno dei tantissimi fiocchi che cadono silenziosi nella schermata iniziale. Avvicinando il puntatore i fiocchi si ingrandiscono e mostrano il nome di chi li ha realizzati e un messaggio destinato non a sciogliersi come neve al sole ma a ribalzare sul web.
Ecco le penne che mangiavo alla Terra di mezzo di Sondrio quando non optavo per la pizza con peperoncino fresco. Tutti sapori senza se e senza ma...
Pennette dello gnomo
400 gr. di penne rigate
180/200 gr. di gorgonzola dolce
1 bicchiere di passata di pomodoro
4 cucchiaini da caffè di pepe verde in salamoia
1 spicchio d'aglio
prezzemolo
olio extravergine d'oliva
sale
Preparare un semplicissimo sugo con uno spicchio d'aglio, un filo d'olio e la passata di pomodoro. Nel frattempo cuocere le penne in abbondante acqua salata. Quando mancano pochi minuti alla cottura della pasta togliere dal sugo di pomodoro lo spicchio d'aglio e aggiungere il gorgonzola a pezzi, il pepe verde ben scolato dalla salamoia e un pizzico di sale. Scolare la pasta al dente e versarla nel sugo ben amalgamato, se necessario mantecare con un po' di acqua di cottura della pasta. Spolverizzare di prezzemolo tritato e servire bollente.