foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Playlist: “Electrical storm” U2
16 gennaio 2012

"Electrical storm" U2

... sei sempre nella mia testa
so che non è abbastanza
se il cielo si apre
ci deve essere un modo di tornare
ad amare e solo amare...



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“Donne informate sui fatti” di Carlo Fruttero
15 gennaio 2012

La bidella.
C'erano in vista altre tre persone, ma lontane, due donne e un uomo, che già stavano facendo nel prato quello che ero venuta a fare io, cioè raccogliere una verdurina selvatica che noi chiamiamo i girasoli, che non sono i veri girasoli, ma dei ciufetti rasoterra, bianchi e verdi, da mangiare in insalata con le uova sode. Roba da poco, ma Cesare ci fa tutta una festa di stagione, li vuole tutte la primavere. Per di più adesso è diventata una specie di primizia ecologica, pochi banchi al mercato la tengono e te la fanno pagare un casino. (...)
Poco dopo sono arrivate altre macchine e un'ambulanza. Quei tre che raccoglievano i girasoli sono venuti di corsa a curiosare ma li hanno tenuti lontano con belle maniere, prego, non c'è niente da vedere eccetera. E intanto recintavano il posto con quelle strisce bianche e rosse.

La barista.
Bisogna capirla, bisogna saperla perdonare, mio dolce Nerino, quella rotta in culo di bidella, l'egregia signora Covino. Poteva starsene zitta, farsi gli affari suoi, ma figurati se la spiona perde l'occasione di fare una spiata, soprattutto contro di me per il semplice fatto che suo marito viene sovente al bar e scherza volentieri, fa un po' lo scemo, fa le battutine sulle mie cosiddette curve, che magari ne avessi un po' di più. Gelosa alla grande, e poi per niente, per meno di niente, perchè Cesare è un brav'uomo ma non ce lo vorrei nemmeno sulla classica isola deserta, una mezza sega di pensionato over sessanta almeno, pelato, con le gambe storte (...)
E così ci hai patito tu, povero Nerino, te ne sei rimasto delle ore senza la sua padrona, vieni qui che ti coccolo, amore, e ti spiego un po'. Lo so che il fieno è la dieta giusta ma un bel muchietto di erba fresca una volta all'anno ti fa impazzire e non può farti male, non ti fa gonfiare il pancino, coniglietto mio. E per questo sono andata in quel prato della madonna, ho visto il corpo e sono corsa via senza dire niente a nessuno. (...)
Mi mettevano le foto, solo la faccia, sotto il naso, una bella ragazza anche se piuttosto sbiancata, piuttosto livida, poveretta, perchè è un fatto che l'obitorio non dona.

La carabiniera.
Le due donne, da donna a donna, devo dire che non mi sono piaciute, nè la bidella nè la barista con il suo coniglio. Ma quando una ha un capo ostile e comunque sfottente è meglio se le sue impressioni se le tiene strette. (...)
Altre due donne nell'indagine e nemmeno queste tanto entusiasmanti. La figlia, con il suo papà, papà, povero papà e l'altra, più vecchia (una parente? un'amica?) più contegnosa. Aveva lei la situazione in pugno, si vedeva subito. (...)
Una parola sulla povera morta, povera Milena, io non gliel'ho sentita dire per tutto il tempo che siamo rimaste nell'ufficio del capo.

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Lorenzo Ferri del quarto piano
14 gennaio 2012

Estratti da “Le luci nelle case degli altri” di Chiara Gamberale.

Non ho aspettato nemmeno che Lorenzo mi invitasse ad entrare, per fare quella domanda che ormai mi rimbalzava in testa da ore (...) "Come si fanno i bambini?"
Lorenzo allora ha allargato gli occhi (uno verde e l'altro marrone, tutti e due grandissimi), e mi ha detto andiamo di là, in salotto.
Mi ha invitato a sedermi su una poltrona, è sprofondato su un'altra e ha cominciato a prepararsi una sigaretta, con una cartina, del tabacco e quella che all'epoca mi sembrava solo una strana pallina di gomma (...)
"La vita umana cara Mandorla, è una pazzia" ha cominciato. "C'è chi crede, pensa a te: alle decisioni che prende, alle cose che fa... come se avessero senso! E invece non ce l'hanno, tocca abituarsi: siamo tutti, nessuno escluso, frutto del sogno di un vecchio ubriaco che non sa che cosa cazzo dice, figuriamoci se sa che cosa sogna."
"Si, ma i bambini? Come si fanno?" ho insistito.
"Un attimo, adesso ci arrivo." (...)
"Come" ha dato un ultimo tiro alla sigaretta che poi ha spento in una tazzina di caffè, sul bracciolo della poltrona.
"Vuoi sapere proprio come, nel senso di: praticamente?"
"Si." C'era bisogno che lo ribadissi? Parlare con quell'uomo pareva impossibile.
"Le donne hanno quella cosa, fra le gambe: la maledizione di noi uomini che altrimenti passeremmo il tempo a fare cose interessantissime"
"Tipo?" (...)

"Dunque" ha sospirato, "da tutte le parti ci arriva il messaggio che amare è bello. Pensa alle favole che raccontano a voi femmine quando siete piccole. Biancaneve e la Bella Addormentata avrebbero dormito tutta la vita se non arrivava il Principe Azzurro a svegliarle. E Cenerentola? Avrebbe continuato a pulire cessi. O no?"
"Si?" Che potevo dire?
"Si. O meglio: no. Cioè: si, siamo martellati dalla promessa che quando troveremo l'amore potremo dirci davvero realizzati, ma no: non è vero. Chi l'ha deciso che imboccare i figli del Principe Azzurro per Biancaneve sia stato meglio che dormire tutta la vita, circondata però dall'affetto dei suoi amici nani che sicuramente, una volta diventata madre, è stata troppo occupata con la casa, i pannolini e tutto il resto per poter anche solo sentire al telefono? Eh? Chi l'ha detto?"
"Ma poveri nani..." non potevo che considerare.
"Poveri nani, Mandorla, brava! Poveri nani. Perchè, le tre fatine della Bella Addormentata? Quante volte pensi che andrà a trovarle, quella stronza, quando dovrà stare dietro all'argenteria del castello dove andrà ad abitare, o quando dovrà iscrivere i bambini a equitazione, perchè vuoi che non sappiano andare a cavallo, i figli del re?"
"Povere fatine!"
"Povere fatine, certo. Ma..." e ha dato l'ultimo tiro al mozzicone di canna che ormai gli stava bruciando i polpastelli "ma è proprio chi tifa per i sette nani e per le tre fatine che può farcela."

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Tina Polidoro del primo piano
13 gennaio 2012

Estratti da “Le luci nelle case degli altri” di Chiara Gamberale.

Se gli esseri umani possono dividersi fra quelli che si sentono in diritto di esistere e quelli che invece si sentono in dovere di farlo, lei sicuramente era fra questi ultimi. Le era proprio impossibile considerare un'ingiustizia che la sua vita, a guardarla bene, apparisse come una lunga, ininterrota sequenza di rogne: anzi. Si sentiva perfino fortunata per non essersi mai trovata fra i piedi il tranello di una speranza, così da potersi abituare senza inutili distrazioni alla solitudine che si era piantata subito nella sua vita per germogliare in giorni, mesi: sessantanove anni.
Non pensava di meritarsi niente di buono, tutto qui e non perchè avesse mai fatto qualcosa di male. Questo no. Ma perchè ci sono quelli che vengono fuori di testa e ce ne sono pochi che invece vengono fuori di piedi: Tina era uscita di piedi. Causando subito difficoltà, all'ostetrica e a quella poveraccia di sua madre, che per tutta la vita non aveva mai smesso di rinfacciarglielo. (...)

Tornava a casa e si scaldava otto tortellini, ogni sera: la mattina alle sei e cinquanta insieme al caffè metteva una pentola d'acqua sul fuoco e ne faceva bollire sedici. Era un'abitudine che aveva preso ai tempi della scuola, prima di andare in pensione, di modo da poter tornare a casa anche alle due se c'era la riunione con i genitori, e trovare comunque ad accoglierla un pranzo già pronto. Bastava scaldarli, i sedici tortellini. E gli otto che rimanevano già le assicuravano la cena.
A volte li condiva con il sugo, a volte con il burro. Dipendeva. C'erano giorni in cui percepiva di essere fra quelli che se non c'è del pomodoro non consideravano un primo piatto un primo piatto, altri in cui si includeva fra quelli per cui fa lo stesso, basta che si mangi.

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Lov
11 gennaio 2012

Adoro questo cinismo...

Le vignette Lov sono disegnate da Daw, il fumettista Davide Berardi. Sono trasmesse da Loveline, la trasmissione info-erotica di MTV e pubblicate su Gazzenda, la divertente e creativa agenda della Gazzetta dello Sport.

Dal tratto essenziale e l'umorismo caustico sono vignette di ironia estrema che esasperano al massimo i rapporti conflittuali fra uomini e donne.
Lov: i sentimenti tra i sessi, il disincanto delle passioni, il tradimento spregiudicato.

L'autore parlando delle sue vignette della serie Lov le definisce "... le più immediate da disegnare e da recepire, cosa da non sottovalutare".

Daw infatti non realizza solo Lov. Il suo blog da seguire è:
www.dawful.com/blog

gazzenda.gazzetta.it
www.mtv.it

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Playlist: “Eyes without a face” Billy Idol
7 gennaio 2012

Quando ero giovane-giovane-giovane il mio letto era in una nicchia del mobile che avevo dipinto di viola e rivestito di foto di Billy Idol...


"Eyes without a face" Billy Idol

... non chiamarmi al telefono
per dirmi che sei sola
è facile ingannare
è facile tormentare
ma è difficile essere liberi
non hanno nessuna grazia umana i tuoi occhi senza volto...



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Muji
7 gennaio 2012

Il mio primo acquisto Muji un classico: la canottierina in cotone riciclato multicolor. A seguire pennarelli di mille colori, scatoline e scatolette lattiginose…

Il nome deriva dall’abbreviazione di Mujirushi Ryōhin che tradotto significa "prodotti di qualità senza marchio". L’obiettivo che ha sempre accompagnato Muji è quello di produrre dei prodotti dal design seducente a un prezzo economico.

Dall’apertura del primo punto vendita, all’interno di una catena di grandi magazzini giapponesi nel 1980, Muji ha fatto parecchia strada fino ad essere attualmente conosciuto in tutto il mondo. In Giappone oggi vende più di 5mila prodotti diversi dal design semplice e naturale.

Muji propone accessori da viaggio e per il bagno, cancelleria e biglietti d’auguri, oggetti per la casa e la cucina, elettronica, mobili, abbigliamento uomo e donna, calzature, accessori per l’ufficio e l’organizzazione dello spazio. Ogni singolo prodotto in vendita si presenta caratterizzato da un design moderno, molto sobrio e minimalista.

La filosofia di Muji prevede la ricerca delle migliori materie prime naturali ma anche l’utilizzo di materiali industriali e riciclati di qualità, tenendo sempre presente l'impatto ambientale. Anche gli imballi sono pensati per eliminare gli sprechi, gli oggetti negli scaffali dei negozi si presentano con una confezione ridotta al minimo e un’etichetta con il prezzo e le basilari informazioni legate al prodotto.

Chi entra in un negozio Muji cerca piccoli oggetti di quotidiana in-utilità. Il popolo di Muji non ama le firme (o così crede), ha un abbigliamento monocolore apparentemente semplice, ama l’arredo minimale e ha la pazienza, prima di un viaggio, di trasferire la giusta dose di shampoo nei flaconi Mujitravel!



www.muji.eu

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“L’educazione delle fanciulle” di Littizzetto e Valeri
6 gennaio 2012

Ho deciso di farmi gli auguri per la Befana con un post tutto al femminile...

Dialogo tra due signorine perbene.

Io sono abbastanza educata e so che le parolacce non si devono dire, ma non riesco a non dirle. Perchè sono liberatorie. Se le dici in maniera aggressiva sono volgari, se invece le usi per lo sberleffo perdono quella connotazione lì. Io non ce la faccio a non dirle. Vado proprio in astinenza. (...)
Forse basterebbe fare con le parolacce come per le sigarette. Ne dici solo tre al giorno. Una dopo pranzo, una dopo cena e una la sera guardando la tv. Quella te la godi proprio. (...)
Il problema è che io sono un'estimatrice della parolaccia. Ci sono momenti della vita in cui la parolaccia è d'obbligo. E' proprio necessaria. La parolaccia vera, liberatoria, autentica. (...)
E poi vaffanculo, perchè ci sono cose nella vita che si risolvono solo con un vaffanculo.
Luciana Littizzetto

Il tuo "elogio della parolaccia" non tiene conto del fatto che l'hai personalizzata; è diventata un tuo simpatico vezzo, prima o poi ne butti lì una e sembra quasi che si sistemi bene nel linguaggio più che definibile "un buon italiano". Del resto l'ingresso delle parolacce nel vocabolario aggiornato credo sia riscontrabile. Chi parla male anche senza scendere nel turpiloquio è come se lo facesse. Ne abbiamo quotidiani esempi.
(...) non è il mio sfogo preferito, la parolaccia. Sbattere una porta neanche, perchè casca la chiave. Forse la rabbia bisogna tenersela. Prima o poi passa.
Franca Valeri

Le bugie da dire a un uomo.
A un uomo si possono raccontare molte bugie, perchè non ascolta molto. Fatica spesso sprecata di cui si compiace la fantasia femminile. F.V.
"Mi sembri dimagrito". Con questa bugia qua ti si spalancano tutte le porte. Dopo puoi fare tutto quel che ti pare. L.L.

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Ricetta: farinata
5 gennaio 2012

Ricetta dedicata a Francesca, la metto qui così è a portata di click...


Farinata

200 gr. di farina di ceci
500 ml. di acqua
olio extravergine d'oliva
rosmarino
sale e pepe


Versare l'acqua fredda nella farina di ceci un poco alla volta mescolando bene per evitare che si formino grumi. Aggiungere una presa di sale, abbondante pepe macinato fresco e aghi di rosmarino (facoltativo) e lasciare riposare per un'oretta. La pastella deve essere molto fluida.
Mettere un generoso strato d'olio in una teglia grande rettangolare e versare la pastella. Sul composto compariranno degli occhi d'olio. Regolare il forno a 180/200° e infornare subito. Spegnere quando la superficie della farinata si presenta dorata e leggermente croccante. Cuoce circa 40 minuti da quando il forno ha raggiunto la temperatura impostata.


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Biscotto della fortuna
4 gennaio 2012

Il mio primo biscotto delle fortuna dice: "E' meglio essere guardato troppo che trascurato". Ho sempre desiderato mangiarne uno per sentimi un po’ un personaggio di un film di Woody Allen e sono finalmente stata accontentata...

Il biscotto della fortuna di origine asiatica, è una cialdina croccante a forma di mezzaluna ripiegata, all'interno del quale è nascosto un bigliettino di carta che riporta frasi profetiche o divinatorie e consigli dolci o piccanti.
I messaggi possono anche includere un elenco di numeri fortunati da giocare alla lotteria o essere un proverbio cinese o una citazione di grandi pensatori di tutto il mondo.

Il biscotto della fortuna è solitamente preparato con albumi d'uovo, farina o fecola, zucchero a velo o semolato, estratto di vaniglia o mandorla, burro o olio e talvolta qualche altro ingrediente.
Negli Stati Uniti, in Canada e altre parti del mondo occidentale, è usualmente servito su un piattino come fine pasto nei ristoranti cinesi.

L'esatta provenienza dei biscotti della fortuna non è chiara, ma pare che la ricetta derivi da quella di un tradizionale cracker giapponese. Si dice che il primo biscotto fu creato nel 1909 da Makoto Hagiwara a San Francisco, dove ancora oggi è visitabile la storica fabbrica dei biscotti, la Golden Gate Fortune Cookies Factory a Chinatown.
E' interessante sapere che questi biscotti sono in gran parte sconosciuti in Cina e Taiwan.

In Italia non sono facilissimi da trovare, a meno che non si opti per quelli virtuali, molti siti offrono infatti il responso del biscotto della fortuna con un semplice click.

“Ho aperto un biscotto della fortuna dentro c'era scritto: Sul serio credi che io porti fortuna?” Charlie Brown

“Non vedo la differenza tra che si affida a una cartomante, a un biscotto della fortuna o a una delle religioni ufficiali.” Woody Allen

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