Giornata della donna8 marzo 2014
Auguri a tutte le donne... (o quasi!)
La
Giornata internazionale della donna (comunemente definita in modo improprio Festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne e per sostenere la lotta contro le discriminazioni.
Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni Paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.
In molti pensano che questa giornata sia legata al rogo nel 1908 di una fabbrica di New York, la Cotton, dove morirono un centinaio di operaie, ma si tratta in realtà solo di una leggenda nata negli anni successivi alla seconda guerra mondiale.
La nascita della
Giornata internazionale della donna può essere invece ricondotta al 28 febbraio 1909 quando il
Partito socialista americano organizzò, nell'ultima domenica di febbraio, una grande manifestazione in favore del diritto al voto delle donne.
Alle manifestazioni per il suffragio universale si unirono presto altre rivendicazioni dei diritti femminili. Tra il novembre 1909 e il febbraio 1910 migliaia di camiciaie di New York scioperarono per chiedere un aumento del salario e un miglioramento delle loro condizioni di lavoro. Nel 1910 l'
VIII Congresso dell'internazionale socialista propose l’istituzione di una giornata dedicata alle donne.
Dopo l’incendio nella fabbrica Triangle di New York, del 25 marzo 1911, dove persero la vita 146 lavoratori per lo più donne immigrate (da qui forse la leggenda della Cotton) le manifestazioni delle donne si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, furono istituite in diverse date delle giornate dedicate ai diritti delle donne.
L'8 marzo 1917 le donne di San Pietroburgo della
rivoluzione russa di febbraio scesero in piazza per chiedere la fine della guerra. A questo evento si ispirò la
Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si tenne del 1921 a Mosca, quando scelse questa data per istituire la
Giornata internazionale dell'operaia.
In Italia la Giornata della donna iniziò a essere celebrata nel 1922 e prese forza nel 1945, quando l'
Unione donne in Italia la celebrò nelle zone d'Italia già liberate dal fascismo. E’ infine l'anno successivo che, per la prima volta, tutta l'Italia festeggiò questa giornata e venne scelta la mimosa come simbolo della ricorrenza.
Negli anni settanta con il movimento femminista la
Giornata internazionale della donna diviene occasione e momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili, dal divorzio alla contraccezione e legalizzazione dell'aborto.
E negli anni ottanta? Occasione per sciamare a vedere i Lorenteggio Dream Men... ma questa è una triste storia...
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“Il morso della lucertola” di David Hewson20 marzo 2013
Molto bella questa ambientazione lagunare...
"Bella" mormorò tra sè, e rimase sconvolto da quanto suonasse vecchia e roca la sua stessa voce. Uriele Arcangelo aveva quarantanove anni. Una vita passata a lavorare di notte nella fornace, quella maledetta e amata fornace, con il fuoco che gli spezzava le vene delle guance indurite, gli aveva conferito la carnagione e l'aspetto spento e depresso di un vecchio.
II lavoro teneva Scacchi sull'acqua, posto che piaceva sia a lui che al suo cane, lontano da Venezia con i suoi vicoli oscuri e gli esseri umani ancora più oscuri. Era cresciuto sulla laguna, nella fattoria isolata che sua madre gli aveva lasciato in eredità dieci anni prima. Quando Scacchi si trovava lì, o sulla sua barca, si sentiva a casa, al sicuro dalla città e dai suoi pericoli. (...)
Nonostante la sua vita appartata o, forse, proprio a causa di essa, era un uomo loquace ed espansivo, a cui piaceva bere e scherzare con i suoi simili. Non tornava mai a casa in barca dai giri mattutini al mercato di Rialto completamente sobrio.
Uriele Arcangelo lavorava lì da quando aveva dodici anni. Il procedimento gli era così familiare che ormai non ci pensava quasi più. Intorno alle cinque di un pomeriggio di lavoro, era solito aggiungere legna e alzare il bruciatore a gas a 1250 gradi centigradi prima di collocare nel forno il primo ammasso grezzo. Nelle prime ore della sera, lui o Bella tornavano di quando in quando a controllare che la temperatura salisse costantemente a 1400 gradi, aggiungendo legna secondo le istruzioni di suo padre, finchè la fornace non era abbastanza calda da eliminare tutte le bolle del vetro. Poi, verso le tre, Uriele, e lui soltanto, in qualità di
omo de note, faceva l'ultimo giro e iniziava ad abbassare gradualmente la temperatura. Entro le sette del mattino, il vetro che aveva creato sarebbe stato sufficientemente malleabile perché Gabriele potesse iniziare a foggiare i singoli calici e vasi costosi che recavano il marchio della fonderia, un angelo scheletrico, sulla base.
Nulla che avesse visto nei decenni di scrupoloso lavoro notturno lo aiutò a spiegare quanto gli si trovava davanti adesso: una fornace che stava diventando inspiegabilmente ingovernabile.
L'incendio era spento, domato da una marea di acqua e schiuma. Era stata conseguita una specie di vittoria, troppo tardi per Uriele Arcangelo, ma in tempo per salvare la sua famiglia, quel clan isolato che adesso, pensò Scacchi, si sarebbe radunato per appurare le conseguenze della tragedia strana e inspiegabile che si era consumata nella notte, portando una morte infuocata a due passi da casa loro.
"Non possiamo permetterci San Michele!" gridò al suo indirizzo, non riuscendo a controllare le emozioni. "Le pompe funebri vogliono soldi, non promesse. Nessuno ci fa più credito. Non capisci?" (...)
Michele Arcangelo si diresse verso una vetrinetta ed estrasse uno degli oggetti più preziosi contenuti al suo interno. Si trattava di un vaso del XVI secolo a forma di galea, un pezzo bellissimo, con la carena di vetro trasparente e il sartiame blu. Su un lato era apposto il sigillo della fornace dei Tre Mori, garanzia che avrebbe spuntato un buon prezzo ovunque. Lo possedevano da sempre, o così le sembrava. Angelo, in particolare, lo adorava, ed era per questo che non l'avevano venduto fino ad allora.
Michele si rigirò l'oggetto prezioso tra le mani, ammirandolo con un occhio acuto, professionale.
"Allora seppelliscilo con questo" disse senza nemmeno una traccia di emozione.
"Glielo dico io. Lavorano in un museo. Quella stupida vecchia fornace, dieci volte più grande del necessario. Non hanno attrezzature moderne, nulla che gli permetta di risparmiare tempo o denaro. Usano tutte quelle vecchie ricette e quei vecchi modelli. Ci mettono il quadruplo del tempo rispetto a noi altri per produrre cose che, agli occhi di quasi tutto il mondo esterno, sono esattamente identiche. Credete che spunteranno un prezzo quadriplo? No. Nemmeno doppio. A volte neppure lo stesso prezzo, perchè vendono roba vecchia. Modelli superati da anni. Con imperfezioni, perché il vecchio sistema comporta imperfezioni e nessuno si beve che in realtà sono soltanto caratteristiche tipiche, nient'altro. Sapete qual'è il loro genere? Il fallimento, ecco qual'è.
Enzo si sbagliava. La notte scese lentamente su Venezia, come faceva alla fine di ogni bella giornata limpida, con un tramonto così incantevole da sembrare irreale, una lunga ora di splendore dorato che intrappolava la città sull'acqua nell'ambra fulgida.
"Non è affrettata. E' da anni che desidero andarmene. Il fatto è che mi sentivo legata a quella stupida isola e ai ridicoli sogni di Michele. Si crede una specie di eroe perchè si attiene ancora ai vecchi sistemi. Cerca di mantenere in vita un antico mestiere artigianale quando tutti gli altri producono solo paccottiglia per i turisti. E' un'illusione. Ho passato qui tutta la vita e vedo cosa sta diventando Venezia. Un cimitero, bello, devo ammettere, ma pur sempre un cimitero. Finisce per prosciugarti delle forze. E' quanto è già capitato a Michele, ma lui resterà qui ignorando la realtà finchè non lo logorerà. Io no."
"Veneziani! Veneziani! Fissate il prezzo e facciamola finita. Un uomo come me ha già comprato tipi come tutti voi. Comprerò di nuovo tutti voi, due volte, se sarà necessario."
Piero Scacchi non si mosse, nè distolse lo sguardo dall'inglese tronfio intrappolato contro il vetro luccicante.
"Ha commesso due errori" disse. "Io non sono veneziano. E lei non è un uomo."
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