Fettuccine, spaghettoni o cavatappi?15 aprile 2016
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Giornata della donna8 marzo 2014
Auguri a tutte le donne... (o quasi!)
La
Giornata internazionale della donna (comunemente definita in modo improprio Festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne e per sostenere la lotta contro le discriminazioni.
Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni Paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.
In molti pensano che questa giornata sia legata al rogo nel 1908 di una fabbrica di New York, la Cotton, dove morirono un centinaio di operaie, ma si tratta in realtà solo di una leggenda nata negli anni successivi alla seconda guerra mondiale.
La nascita della
Giornata internazionale della donna può essere invece ricondotta al 28 febbraio 1909 quando il
Partito socialista americano organizzò, nell'ultima domenica di febbraio, una grande manifestazione in favore del diritto al voto delle donne.
Alle manifestazioni per il suffragio universale si unirono presto altre rivendicazioni dei diritti femminili. Tra il novembre 1909 e il febbraio 1910 migliaia di camiciaie di New York scioperarono per chiedere un aumento del salario e un miglioramento delle loro condizioni di lavoro. Nel 1910 l'
VIII Congresso dell'internazionale socialista propose l’istituzione di una giornata dedicata alle donne.
Dopo l’incendio nella fabbrica Triangle di New York, del 25 marzo 1911, dove persero la vita 146 lavoratori per lo più donne immigrate (da qui forse la leggenda della Cotton) le manifestazioni delle donne si moltiplicarono. In molti Paesi europei, tra cui Germania, Austria e Svizzera, furono istituite in diverse date delle giornate dedicate ai diritti delle donne.
L'8 marzo 1917 le donne di San Pietroburgo della
rivoluzione russa di febbraio scesero in piazza per chiedere la fine della guerra. A questo evento si ispirò la
Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si tenne del 1921 a Mosca, quando scelse questa data per istituire la
Giornata internazionale dell'operaia.
In Italia la Giornata della donna iniziò a essere celebrata nel 1922 e prese forza nel 1945, quando l'
Unione donne in Italia la celebrò nelle zone d'Italia già liberate dal fascismo. E’ infine l'anno successivo che, per la prima volta, tutta l'Italia festeggiò questa giornata e venne scelta la mimosa come simbolo della ricorrenza.
Negli anni settanta con il movimento femminista la
Giornata internazionale della donna diviene occasione e momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili, dal divorzio alla contraccezione e legalizzazione dell'aborto.
E negli anni ottanta? Occasione per sciamare a vedere i Lorenteggio Dream Men... ma questa è una triste storia...
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“La settima vittima” di Alexandra Marinina3 marzo 2013
Le domande si succedevano rapidamente. Nella trasmissione cominciavano a intervenire anche gli spettatori sul Novyj Arbat e l'atmosfera si era decisamente riscaldata. Nastja a Tatjana riuscirono a fare anche qualche battuta arguta e a suscitare le risate degli spettatori. Quando mancavano ormai tre minuti alla fine delle riprese, sopra le teste degli spettatori del Novyj Arbat apparve un cartello con alcune parole scritte a mano: Se sei tanto intelligente, indovina dove incontrerai la morte.
Il conduttore rimase completamente allibito. La prima a riprendersi fu Nastja che, agitando un braccio, si mise a gridare: "Korzun! Chiami subito la polizia! Subito! Fermatelo!"
Tatjana era come paralizzata, un gelo mortale l'aveva invasa e la teneva imprigionata in una specie di morsa. A chi erano indirizzate quelle parole? A Nastja? O a lei? E cos'era, uno scherzo cretino, o un avvertimento da prendere sul serio? Le sembrava che il terrore l'avesse addirittura resa sorda, perché non riusciva a sentire le urla isteriche della sala, pur vedendo chiaramente le bocche spalancate e i gesti scomposti degli spettatori.
"Tanja, non starai un po' esagerando le cose? È passata soltanto mezz'ora a stai ragionando in modo perfettamente efficiente. Ti sei ripresa. Non ti pare?"
Tatjana strinse forte le dita di Nastja in segno di gratitudine.
"Mezz'ora è troppo Nastja, è tragicamente troppo. Una persona che fa il nostro lavoro non ha diritto a mezz'ora di terrore. Mezzo minuto è il massimo che mi sarei potuta concedere. E sarebbe stato già molto. Cinque-dieci secondi sarebbero stati accettabili, non di più. Ma non ha neppure senso che te lo spieghi, lo capisci benissimo da sola. Non parliamone più."
Le ultime foto mostravano in primo piano il pesce e il bambolotto. Quest'ultimo era inserito nella bocca del pesce, da cui spuntava solo con le gambe.
"Bosch" ripeté Ira paziente. "Hieronymus Bosch. II pesce che divora un uomo è una delle sue immagini preferite. Ho un libro con tutti i suoi quadri da qualche parte, adesso lo cerco." (...)
"Un certo Bosch" mormorò Zarubin confuso. "E che cosa vorrà dire?" (...)
"Non è un certo Bosch, è un pittore molto famoso" lo corresse a voce alta. "E vuol dire che tutto ciò che procura piacere all'uomo nella vita terrena, lo tormenterà dopo la morte."
Nastja si sentiva vagamente in colpa perché quella sera le pesava la compagnia anche delle persone più care. Sasha a Dasha volevano semplicemente farle piacere, le avevano portato un regalo e un bellissimo mazzo di fiori, erano venuti apposta per festeggiarla nel Giorno della polizia, ma lei non se la sentiva proprio... Non in generale, ma proprio quel giorno non se la sentiva... Perché quel giorno l'assassino aveva fatto un altro passo avanti. Verso di lei.
"La morte, Nastja. In comune tutte le vittime hanno non qualche ipotetico peccato, ma l'unico e incontrovertibile fatto di essere morti. E di aver ricevuto, o di stare per ricevere, un funerale dignitoso, invece di finire all'obitorio come cadaveri che nessuno ha reclamato. Il tuo assassino è ossessionato dal problema della morte. Nei suoi delitti la analizza da diversi punti di vista."
"Nastja, ma tu soffri di mania di grandezza! Ma che bisogno vuoi che abbia di ammazzare proprio te? Lui ha il suo problema, e non lo risolverà certo grazie alla tua morte."
"Assolutamente normale. Nastja, è chiaro come il sole. Vuole essere preso. E non da un poliziotto qualsiasi, ma da te. E se tu non riuscirai a farlo, allora non vuole neppure essere preso. O da te o da nessuno."
Sei situazioni che giustificavano una morte anticipata. Morire perché il meglio è ormai passato. Morire perché vivere è troppo difficile. Morire quando ancora non si è perso tutto, perché tra poco sarà molto peggio. Morire perché già adesso si sta male e in futuro sarà ancora peggio. Morire perché non si ha più voglia di vivere. Morire perché con la propria malattia si è di peso a una madre già in difficoltà.
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“Lupo mangia cane” di Martin Cruz Smith15 giugno 2012
Ivan era arrivato alle 9.28 di sera, era salito direttamente a quello che veniva considerato l'appartamento più sicuro di tutta Mosca e alle 9.48 si era schiantato a terra. Arkady aveva misurato la distanza del corpo dall'edificio. Di solito, se si trattava di omicidio, la caduta avveniva in verticale, visto che la vittima aveva speso quasi tutte le sue energie per evitare di essere catapultata all'esterno. I suicidi, invece, erano più motivati e atterravano più lontano. Ivanov era finito quasi sulla carreggiata.
"Perchè non crede che si tratti si suicidio? Cosa c'è che non la convince?"
"Non mi sembra di aver detto nulla del genere."
"Eppure c'è qualcosa che non le torna."
Arkady rimase un attimo a riflettere. "Recentemente il suo amico non era più quello di prima, vero?"
"Forse era depresso."
"Ha traslocato due volte negli ultimi tre mesi. I depressi non hanno l'energia per spostarsi di continuo. Di solito se ne stanno fermi." La depressione era un argomento in cui Arkady era piuttosto ferrato. "Secondo me aveva paura."
Tornò verso il letto (...) spostandosi verso la cabina armadio. Quando l'aprì, le luci illuminarono di un bagliore lattiginoso lo strato di sale che copriva ancora il pavimento. La superficie mostrava gli stessi segni che Arkady aveva già notato: qualche concavità, la traccia di qualcosa che vi era stato appoggiato. (...) Arkady aprì un cassetto in cui erano riposte delle camicie con le cifre in varie sfumature di colori pastello. Le passò una per una e non vide niente, ma quando richiuse il cassetto sentì che qualcosa scivolava sul fondo.
Lo aprì di nuovo e dietro, sotto le camicie, trovò un fazzoletto sporco di sangue avvolto intorno a un dosimetro, uno strumento che serviva a misurare la quantità di radiazioni, grande quanto una calcolatrice. Le cuciture dell'astuccio di plastica rossa erano incrostate di sale. Tenendolo ai bordi per evitare di lasciare impronte, lo accese e osservò i numeri sul display scorrere rapidamente fino a diecimila. Dal suo addestramento nell'esercito Arkady ricordava che la radioattività naturale non era mai superiore a cento. Ma ora, più avvicinava lo strumento al sale, più il numero cresceva. Arrivato a a cinquantamila il dosimetro si bloccò.
Il rumore attutito prodotto da un gufo che si alzava in volo e un fruscio, forse causato da un rapido movimento di un topo, gli fecero drizzare le orecchie. (...) La natura si stava riappropriando di Chernobyl. In certi momenti strisciava sotto i suoi occhi.
La zona di Chernobyl poteva essere considerata come una sorta di bersaglio, con i reattori al centro e attorno due cerchi concentrici, a distanza di dieci e trenta chilometri dal punto centrale. La città morta di Pripjat era compresa all'interno del primo cerchio, mentre la vecchia città di Chernobyl, da cui la centrale nucleare aveva preso il nome, era in realtà più lontana, nel cerchio esterno. Insieme i due cerchi componevano la "Zona di esclusione".
"Quindi ti se dato un compito impossibile in un deserto radioattivo. Delle due l'una: o sei un malato di mente o hai votato la vita al lavoro."
"Buona la prima."
"Beviamoci sopra." Alex riempì di nuovo i bicchieri. "Sai che l'alcol protegge dalle radiazioni? Elimina l'ossigeno che potrebbe essere ionizzato. Certo, la mancanza di ossigeno non è uno scherzo, ma per gli ucraini l'alcol è un toccasana..."
"La verdura è coltivata in luogo?" Ripetè Alex, assaporando la frase come se fosse il fumo della sua sigaretta.
"Anche se non siamo ancora pronti per apporvi l'etichetta "Prodotto DOC", le rispondo di sì. Gran parte di quello che consumiamo viene raccolto nei dintorni." (...)
Un'altra domanda circolò tra i commensali prima che Alex si sedesse.
"Ah, volete sapere se il cibo è radiattivo? La risposta dipende da quanta fame avete.
(...) il latte è pericoloso, ma il formaggio no, perchè i radionuclidi restano nell'acqua e nell'albumina. I molluschi sono nocivi e i funghi ancora di più. Ci sono funghi oggi?" (...)
A quel punto Alex si alzò di nuovo. "Alla vodka, in prima linea per la difesa dalle radiazioni."
Tutti si unirono al brindisi.
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Il caffè del candidato4 febbraio 2012
In una popolare catena di bar di Mosca, la Koffein, sono già iniziate le operazioni di voto per le elezioni presidenziali del prossimo mese. Per le prossime quattro settimane i clienti potranno scegliere al momento dell'ordinazione uno dei cinque candidati ufficiali per poi vederlo riprodotto con il cacao o la cannella sulla schiuma del cappuccino.
Le opzioni sono il primo ministro Vladimir Putin, il miliardario e proprietario dei New Jersey Nets Mikhail Prokhorov, il capo del Partito Comunista Gennadi Zyuganov, il capo di Russia Giusta Sergei Mironov e il leader ultranazionalista Vladimir Zhirinovski.
I risultati di questa ufficiosa elezione sono mostrati in tempo reale su maxischermi posizionati all'interno dei locali della catena e il vincitore sarà proclamato il 2 marzo due giorni prima delle elezioni ufficiali.
Per ora a colpi di cappuccino è in testa Prokhorov con il 40% delle preferenze.
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