foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Rane mai viste
8 marzo 2019

CRA!


Yensen Tan (Tanto Yensen) è un fotografo naturalista indonesiano, che vive a Giacarta, specializzato nel ritrarre anfibi e rettili. Appassionato di animali, ha un vero talento nel riuscire a fotografare simpatiche e coloratissime rane cogliendole in situazioni particolari e momenti speciali di relazione con altri animali.

Il suo portfolio riesce sempre a stupire, affascinare e spesso a strappare un sorriso come con la rana che grazie a due lumache si trasforma in una sosia della Principessa Leila.



500px.com/tantoyensen
www.instagram.com/yensen_tan

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Categorie: animali · fotografia
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Caleidoscopiche scansioni alimentari
10 febbraio 2019

Sin da piccola sono stata affascinata dai caleidoscopi...


La serie di dodici immagini "Seasonal food scans" mette in mostra la bellezza di frutta e verdura di ogni stagione dell'anno. Il progetto di Henry Hargreaves e Caitlin Levin nell'eleganza della sua semplicità presenta composizioni ottenute a partire da scansioni di alimenti vegetali, interi o tagliati, che rivelano i più minuziosi dettagli. Le scansioni riproposte poi specchiate permettono di esplorare in un caleidoscopico gioco di simmetrie l'incredibile armonia della natura.

henryhargreaves.com/#seasonal-food-scans

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Sisu
16 ottobre 2018

Un po' di sisu, un po' di lexotan...


Sisu è un termine finlandese per il quale manca una traduzione letterale in qualunque altra lingua, deriva da sisus, che significa intimo o interiore ed è una parola chiave per capire la cultura finlandese.

E' un'espressione che unisce i concetti di forza di volontà, determinazione, perseveranza e razionalità, rappresenta una sorta di coraggio quotidiano che aiuta ad affrontare le sfide della vita non tanto in una ricerca della felicità momentanea ma piuttosto in una conquista di un benessere duraturo. Sisu è soprattutto resilienza.

Per la popolazione finlandese, questa parola ha un significato mistico, quasi magico e costituisce una filosofia di vita che funge da migliore rimedio alle avversità. E' un serbatoio da portare nel proprio cuore per potersi avvalere di quel coraggio di cui si ha bisogno per affrontare piccole e grandi difficoltà, non è una strategia da adottare in circostanze specifiche né un cerotto o una medicina per un momento di disperazione ma un atteggiamento da mettere in atto ogni giorno.

La parola sisu ha radici lontane, quando il 30 novembre 1939, tre mesi dopo l’inizio della seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica dichiarò guerra alla Finlandia i finlandesi sembravano non avere speranza alcuna contro i loro avversari dotati di un valido esercito con potenti mezzi militari ma la cosiddetta "guerra d’inverno" durò appena 105 giorni e rappresentò una vera sconfitta per i russi. Fu proprio allora che la parola sisu venne per la prima volta pronunciata per indicare una fonte di coraggio e determinazione.

Katja Pantzar, giornalista e scrittrice, nel libro "Sisu. La via finlandese al coraggio, al benessere e alla felicità" racconta come ha sconfitto la propria depressione e si è caricata di una nuova energia grazie a questa magica arte nordica. Parla dell’immersione nella natura, della semplicità dei piccoli piaceri, degli atti creativi di tutti i giorni che si rivelano essenziali per il corpo e lo spirito e invita a praticare il sisu nella quotidianità abbracciando i cinque componenti principali: la perseveranza, la gestione dello stress, la resilienza, l’onestà e il porsi obiettivi concreti.

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Art Aquarium
12 luglio 2015

Art Aquarium, Circolo Filologico Milanese, Milano, dal 29 maggio al 23 agosto 2015.
Un’esperienza che lascerà a bocca aperta.


Dopo l’enorme successo riscosso nelle principali città del Giappone, dove ha raggiunto 4 milioni e mezzo di visitatori, la mostra Art Aquarium esce per la prima volta dai confini del Giappone e raggiunge Milano per la sua prima internazionale.

Il Kingyo (pesce rosso), simbolo di prosperità e fortuna, è il protagonista delle monumentali vasche d’acqua di Art Aquarium, installazioni che evocano la cultura del Sol Levante immerse di luci, immagini, musiche e profumi che prendono vita grazie alle sinuose danze acquatiche dei pesci rossi.

Gli acquari in mostra, vere opere d’arte, sono degli ecosistemi complessi creati dall’artista Hidetomo Kimura per mettere in scena eleganti spettacoli legati alla millenaria tradizione nipponica che celebra la vita e la bellezza.

Art Aquarium rappresenta un vero e proprio viaggio alla scoperta della cultura giapponese tra design, tecnologia e tradizione che stupisce il visitatore e lo coinvolge in un’esperienza multisensoriale.

"Da artista, sono particolarmente attratto dai pesci colorati per la loro grazia ed eleganza innata. In particolare, mi colpisce la bellezza misteriosa e la naturale semplicità di cui il è dotato. Per questo nei miei lavori lo prediligo, perchè è già da solo un’opera d’arte.
Inoltre, quando realizzo una mostra come Art Aquarium, desidero ricreare ed evocare la tradizione nipponica, per unirla alle innovazioni artistiche e tecnologiche. Art Aquarium diventa un palcoscenico per i Kingyo, un modo unico per far conoscere all’uomo la loro bellezza ed eleganza.
Art Aquarium è una fusione tra natura e realtà, design e arte, rappresentati nelle vasche e personificati dal Kingyo. Nei miei acquari c’è la bellezza che questo pianeta ha creato: il Kingyo è il segno tangibile della provvidenza di madre natura.
Spero che attraverso l’incontro con la mia opera, i visitatori possano fare esperienza della sublime arte dell’acquario, possano percepire e meglio comprendere il suo messaggio, sentire il desiderio di conoscere, proteggere e amare la bellezza che la natura ha creato"
. Hidetomo Kimura

www.artaquarium.it

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Il magico incontro tra bambini e animali
28 marzo 2015



Dalla Russia con amore gli scatti di due fotografe: Elena Shumilova (sopra) e Elena Karneeva (sotto) che raccontano il meraviglioso rapporto simbiotico tra bambini e animali.



elenashumilova.smugmug.com
500px.com/ElenaShumilova

www.karneeva.ru
500px.com/karneeva

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Coccinelle
23 marzo 2015



Gli incantevoli scatti di Tomasz Skoczen ritraggono un microcosmo di insetti. Spesso a essere immmortalate sono coloratissime coccinelle, talvolta anche ricoperte da scintillante rugiada.
Fotografo irlandese, Tomasz Skoczen, grazie alla tecnica della macrofotografia riesce a restituire meravigliosi aspetti della natura che spesso sfuggono a uno sguardo frettoloso.

Da anni il fotografo osserva e segue le coccinelle per coglierle mentre volano tra i fili d'erba, si posano su un fiore o un fungo e ha quindi imparato molto su di loro. Racconta: "Sono molto veloci ed è difficile riprenderle. Esistono più di cinquemila specie, dai 0,8 ai 18 millimetri, i cui colori vanno dal rosso, all'arancione, al giallo" e aggiunge "È necessaria molta pazienza, bisogna avere gli occhi ben aperti sul micro mondo che abbiamo sotto i nostri piedi. Un trucco è quello di alzarsi presto e realizzare le riprese quando gli insetti si stanno svegliano: sono più lenti ed è più facile riprenderli".



www.flickr.com/photos/95458093@N07
youpic.com/photographer/SkoczenTomasz
1x.com/member/mikroman6

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I gufi di Marisol Spoon
20 febbraio 2014



Marisol Spoon è un duetto artistico, composto da marito e moglie, che lavora nella natura delle splendide montagne degli Appalachi (situate nella parte orientale degli Stati Uniti).

Oltre a Elsa, Evelyn, Imogene, Tia e il loro dolci gufi Marisol Spoon realizza dipinti, stampe e oggetti che rappresentano un mondo fiabesco popolato da gatti, cerbiatti, merli, scoiattoli e volpi tutto da scoprire.

marisolspoon.com
www.facebook.com/marisolspoonart

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“Lupo mangia cane” di Martin Cruz Smith
15 giugno 2012

Ivan era arrivato alle 9.28 di sera, era salito direttamente a quello che veniva considerato l'appartamento più sicuro di tutta Mosca e alle 9.48 si era schiantato a terra. Arkady aveva misurato la distanza del corpo dall'edificio. Di solito, se si trattava di omicidio, la caduta avveniva in verticale, visto che la vittima aveva speso quasi tutte le sue energie per evitare di essere catapultata all'esterno. I suicidi, invece, erano più motivati e atterravano più lontano. Ivanov era finito quasi sulla carreggiata.

"Perchè non crede che si tratti si suicidio? Cosa c'è che non la convince?"
"Non mi sembra di aver detto nulla del genere."
"Eppure c'è qualcosa che non le torna."
Arkady rimase un attimo a riflettere. "Recentemente il suo amico non era più quello di prima, vero?"
"Forse era depresso."
"Ha traslocato due volte negli ultimi tre mesi. I depressi non hanno l'energia per spostarsi di continuo. Di solito se ne stanno fermi." La depressione era un argomento in cui Arkady era piuttosto ferrato. "Secondo me aveva paura."

Tornò verso il letto (...) spostandosi verso la cabina armadio. Quando l'aprì, le luci illuminarono di un bagliore lattiginoso lo strato di sale che copriva ancora il pavimento. La superficie mostrava gli stessi segni che Arkady aveva già notato: qualche concavità, la traccia di qualcosa che vi era stato appoggiato. (...) Arkady aprì un cassetto in cui erano riposte delle camicie con le cifre in varie sfumature di colori pastello. Le passò una per una e non vide niente, ma quando richiuse il cassetto sentì che qualcosa scivolava sul fondo.
Lo aprì di nuovo e dietro, sotto le camicie, trovò un fazzoletto sporco di sangue avvolto intorno a un dosimetro, uno strumento che serviva a misurare la quantità di radiazioni, grande quanto una calcolatrice. Le cuciture dell'astuccio di plastica rossa erano incrostate di sale. Tenendolo ai bordi per evitare di lasciare impronte, lo accese e osservò i numeri sul display scorrere rapidamente fino a diecimila. Dal suo addestramento nell'esercito Arkady ricordava che la radioattività naturale non era mai superiore a cento. Ma ora, più avvicinava lo strumento al sale, più il numero cresceva. Arrivato a a cinquantamila il dosimetro si bloccò.

Il rumore attutito prodotto da un gufo che si alzava in volo e un fruscio, forse causato da un rapido movimento di un topo, gli fecero drizzare le orecchie. (...) La natura si stava riappropriando di Chernobyl. In certi momenti strisciava sotto i suoi occhi.

La zona di Chernobyl poteva essere considerata come una sorta di bersaglio, con i reattori al centro e attorno due cerchi concentrici, a distanza di dieci e trenta chilometri dal punto centrale. La città morta di Pripjat era compresa all'interno del primo cerchio, mentre la vecchia città di Chernobyl, da cui la centrale nucleare aveva preso il nome, era in realtà più lontana, nel cerchio esterno. Insieme i due cerchi componevano la "Zona di esclusione".

"Quindi ti se dato un compito impossibile in un deserto radioattivo. Delle due l'una: o sei un malato di mente o hai votato la vita al lavoro."
"Buona la prima."
"Beviamoci sopra." Alex riempì di nuovo i bicchieri. "Sai che l'alcol protegge dalle radiazioni? Elimina l'ossigeno che potrebbe essere ionizzato. Certo, la mancanza di ossigeno non è uno scherzo, ma per gli ucraini l'alcol è un toccasana..."

"La verdura è coltivata in luogo?" Ripetè Alex, assaporando la frase come se fosse il fumo della sua sigaretta.
"Anche se non siamo ancora pronti per apporvi l'etichetta "Prodotto DOC", le rispondo di sì. Gran parte di quello che consumiamo viene raccolto nei dintorni." (...)
Un'altra domanda circolò tra i commensali prima che Alex si sedesse.
"Ah, volete sapere se il cibo è radiattivo? La risposta dipende da quanta fame avete.
(...) il latte è pericoloso, ma il formaggio no, perchè i radionuclidi restano nell'acqua e nell'albumina. I molluschi sono nocivi e i funghi ancora di più. Ci sono funghi oggi?" (...)
A quel punto Alex si alzò di nuovo. "Alla vodka, in prima linea per la difesa dalle radiazioni."
Tutti si unirono al brindisi.

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Cinquanta anni del WWF
11 settembre 2011

Mi piace ricordare che questo 11 settembre è anche il cinquantesimo della fondazione del WWF..


Il World Wide Fund for Nature è stato fondato in Svizzera l'11 settembre 1961 ed è oggi tra le più importanti organizzazioni per la conservazione della natura.

Il Manifesto di Morges costituisce l'atto di fondazione del WWF.

Nei cinquant'anni dalla sua istituzione, l'associazione ha salvato più di un miliardo di ettari protetti e diverse specie dal rischio di estinzione, conta oggi più di 5 milioni di soci distribuiti in 5 continenti ed è impegnata in progetti per la conservazione della natura in oltre 100 paesi.

Sono oltre 1300 i progetti in cui il WWF è attivo in tutto il mondo: dalla tutela della foresta amazzonica, al ripristino dell'habitat degli oranghi, dalla costituzione di nuove aree protette per il panda gigante, alla promozione di una gestione sostenibile delle risorse naturali.

Le attività WWF svolgono un ruolo fondamentale per fermare il degrado dell'ambiente e per aiutare gli uomini a vivere in maggiore armonia con la natura.

Il marchio del panda, conosciuto in tutto il mondo, è simbolo di impegno, concretezza e positività per la tutela degli ecosistemi naturali e per il futuro dell'uomo.

Nel 1961, Chi-Chi, il primo panda gigante vivente in occidente, era un fenomeno dello zoo di Londra. Chi-Chi portò le persone a scoprire l'importanza della tutela delle specie animali a rischio estinzione.

Gerald Watterson, ambientalista e artista, creò una serie di bozzetti che il fondatore del WWF Sir Peter Scott usò per creare la prima versione del logo.
"Volevamo un animale bello, in pericolo e amato. E bianco e nero per risparmiare sui costi di stampa" P. Scott.



Il Manifesto di Morges.

www.wwf.it

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