foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Non ti arrendere
21 dicembre 2018

Non ti arrendere

Non ti arrendere, ancora sei in tempo
per arrivare e cominciar di nuovo,
accettare le tue ombre
seppellire le tue paure
liberare il buonsenso,
riprendere il volo.

Non ti arrendere perché la vita e così
Continuare il viaggio
Perseguire i sogni
Sciogliere il tempo
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.

Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole si nasconda
E taccia il vento
Ancora c’è fuoco nella tua anima
Ancora c’è vita nei tuoi sogni.

Perché la vita è tua
e tuo anche il desiderio
Perché lo hai voluto e perché ti amo
Perché esiste il vino e l’amore,
é vero.
Perché non vi sono ferite che non curi il tempo

Aprire le porte
Togliere i catenacci
Abbandonare le muraglie
Che ti protessero
Vivere la vita e accettare la sfida
Recuperare il sorriso
Provare un canto
Abbassare la guardia e stendere le mani
aprire le ali
e tentare di nuovo
Celebrare la vita e riprendere i cieli.

Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole tramonti e taccia il vento,
ancora c’è fuoco nella tua anima,
ancora c’è vita nei tuoi sogni,
perché ogni giorno è un nuovo inizio
perché questa è l’ora e il miglior momento
perché non sei sola, perché io ti amo.

Mario Benedetti

Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009) poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano.

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“Cosa aspettano le scimmie a diventare uomini”
24 novembre 2017

di Yasmina Khadra

È uno splendido mattino, che basta a se stesso come il canto di un usignolo in un mondo di sordi; un mattino d'Algeria, illuminato dal freddo bagliore del sole di dicembre, simile a una gemma incastonata nella volta celeste, inaccessibile ai sogni contorti, alle preghiere bieche e agli Icari dalle ali tarpate.
Il cielo è di un azzurro lustrale. (...)
Sembra di sentire uno sciabordio, ma non ci sono fontane né ruscelli nei paraggi. Nel silenzio della foresta di Bainem tutto è semplice come l'acqua. E tutto è incantevole: la nebbiolina che sale dal burrone, i moscerini che volteggiano in un fascio di luce mescolandosi al pulviscolo scintillante dell'aria, la rugiada sull'erba, i fruscii della boscaglia, la fuga al rallentatore di una donnola. Viene voglia di darsi un pizzicotto. (...)
Dai rami di un salice piangente penzola un lenzuolo di seta. A mezz'asta.
Più avanti, all'ombra di una rupe, tra corone di fiori selvatici, riposa una ragazza. Nuda dalla testa ai piedi. E bella come solo una fata fuggita dalla tela di un artista sa esserlo. È semidistesa su un fianco, il viso rivolto a oriente, un braccio di traverso sul petto. Gli occhi grandi, messi in risalto dal mascara, sono aperti, lo sguardo è schermato da lunghe ciglia che devono aver suscitato innumerevoli emozioni. Mirabilmente truccata, con i capelli costellati di pagliuzze luccicanti, le mani ornate fino ai polsi da arabeschi berberi disegnati con l'henné, si direbbe che la tragedia l'abbia colta di sorpresa nel bel mezzo di un banchetto nuziale. Giace sulla sponda di un torrente asciutto, con il corpo disarticolato, ignara dei rumori che cominciano a levarsi dai cespugli, nient'affatto turbata dal contatto con la biscia che le si è appena insinuata sotto l'anca.
In questo scenario da sogno, mentre il mondo si risveglia ai propri paradossi, la Bella Addormentata ha chiuso con le favole. Ha smesso di credere al principe azzurro. Nessun bacio potrà resuscitarla.
È qui, e basta.
Affascinante e al tempo stesso spaventosa.
Come un'offerta sacrificale...

Yasmina Khadra è lo pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, nato in Algeria nel 1956, scrittore stimato e apprezzato in tutto il mondo. Ufficiale dell’esercito algerino, reclutato a nove anni, dopo aver suscitato con i suoi primi libri la disapprovazione dei superiori ha continuato a scrivere usando come pseudonimo il nome della moglie. Dopo aver lasciato l’esercito nel 1999 ha scelto di vivere in Francia.

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Meteo felino
7 dicembre 2012

Nevica...



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Solstizio d’inverno
22 dicembre 2011

Il solstizio d’inverno quest'anno cade il 22 dicembre.

Il termine solstizio viene dal latino solstitium che letteralmente significa sole fermo (da sol sole e sistere stare fermo).

Se ci si trova nell’emisfero nord della terra infatti, nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre, si può osservare come il sole paia fermarsi in cielo. Il fenomeno è tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini astronomici, in questo periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge quindi la massima estensione e la luce del giorno la minima, si ha così la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.

Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, il 20 o 21 giugno, quando si ha il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta.

Il giorno del solstizio cade il 21 o 22 dicembre e l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo o quarto giorno successivo. Il sole, quindi che nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole e pare precipitare nell’oscurità, ritorna vitale e sembra rinascere invincibile sulle tenebre proprio il 25. Questa interpretazione astronomica può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro.

I popoli primitivi erano intimamente legati al ciclo della natura. I fenomeni naturali apparivano indecifrabili, incombenti, potente espressione di forze da venerare. Vedere il sole perdere forza e ridurre sempre più il suo corso nel cielo era una minaccia per la vita stessa, il timore che il sole non sorgesse più doveva essere esorcizzato con riti che avessero lo scopo di aiutarlo nel momento di minor forza.

Partendo da questa considerazione si possono individuare le origini dei rituali e delle feste pagane collegate al solstizio d’inverno. Durante queste feste venivano accesi fuochi che con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza al sole indebolito.

Uno dei luoghi più caratteristici per festeggiare la notte più lunga dell'anno e aspettare il sorgere del sole è sicuramente il sito di Stonehenge in Inghilterra.
Centinaia di persone si riuniscono all'interno di questo anello di pietra per celebrare il sorgere del sole con balli e canti, sono neopagani vestiti da sacerdoti druidi ma anche turisti e curiosi.

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