Genitori di gatti pazzi31 gennaio 2019
Post a quattro mani (e otto zampe)...
Last Lemon è il contenitore creativo di Lisa Swerling e Ralph Lazar. Il sito presenta diversi progetti in corso tra cui alcune serie di vignette dedicate a gatti e cani.
La sezione "Gatti" include
listickle (gioco di parole per indicare liste divertenti che stuzzicano la fantasia) come: Come essere un gatto, Forse il tuo gatto è un alieno?, Segni che sei il genitore di un gatto pazzo, Dove dormono i gatti, I sogni dei gatti, Importanti lavori felini, Perchè noi gatti siamo migliori di voi umani, Domande feline, Stati d'animo felini, Citazioni motivazionali feline, Segreti per essere un gatto.
1 Chiedi ai gatti come sia andata la loro giornata quando torni dal lavoro.
2 Devi proprio andare a fare la pipì ma non ti alzi per non svegliare qualcuno che riposa sulle tue ginocchia.
3 Sul tuo smartphone hai più foto di gatti che di umani.
4 Il gatto si prende la maggior parte del letto e tu ti stringi in un lato.
5 Se il divano è occupato non hai problemi ad accontentarti della sedia scomoda.
6 Frequentemente ti trovi a fare conversazione con loro.
7 Quando qualcosa è importante, ad esempio se devono rientrare immediatamente, comunichi miagolando per farti capire.
8 Il cibo che dai al tuo gatto costa più del tuo.
9 Ti rifiuti di accarezzare altri gatti perchè sembrerebbe un tradimento.
10 Non riesci a fare spese senza comprare un nuovo giocattolo per il tuo gatto.
11 Compri solo certi gusti di yogurt per assecondare i gusti di Sua Altezza che gradisce leccare il coperchio.
12 Perdi più tempo nella zona del cibo dei gatti che in tutto il resto del supermercato.
13 Guardi la tv soltanto per il divertimento del gatto e non per il tuo.
14 Ti scusi quando è ora di andare al lavoro.
15 Il tuo gatto ha una pagina facebook e più amici di te.
16 Sei perfettamente soddisfatto a passare il sabato sera accoccolato con il tuo gatto.
17 Resti sveglio di notte senza riuscire ad addormentarti perchè qualcuno sta dormendo sulla tua pancia e tu vorresti girarti.
18 Sei entusiasta delle consegne a casa perchè sai che qualcuno avrà una scatola vuota con cui giocare.
19 Stai segretamente sperando che qualcuno inventi un modo di messaggiare i gatti mentre sei a lavoro così potrai sapere cosa stanno facendo.
20 Hai le foto dei tuoi gatti sulla scrivania in ufficio.
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Categorie: animali · fumetti e vignette · gatti · umorismo
Tags: accarezzare, accoccolato, addormentarsi, amici, cani, chiedere, cibo, comprensione, consegne, conversazione, coperchio, costo, divano, divertimento, dormire, Facebook, fotografie, gatti, genitore, ginocchia, giocare, giocattolo, giornata, girarsi, gusti, Last Lemon, lavoro, leccare, letto, Lisa Swerling, listickle, messaggi, miagolare, notte, occupare, pancia, pazzo, pipì, Ralph Lazar, riposo, sabato sera, scatola, scomodità, scrivania, scusarsi, sedia, smartphone, spese, Sua Altezza, supermercato, svegliare, sveglio, tempo, tradimento, TV, ufficio, umani, vignette, yogurt
Non ti arrendere21 dicembre 2018
Non ti arrendere
Non ti arrendere, ancora sei in tempo
per arrivare e cominciar di nuovo,
accettare le tue ombre
seppellire le tue paure
liberare il buonsenso,
riprendere il volo.
Non ti arrendere perché la vita e così
Continuare il viaggio
Perseguire i sogni
Sciogliere il tempo
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.
Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole si nasconda
E taccia il vento
Ancora c’è fuoco nella tua anima
Ancora c’è vita nei tuoi sogni.
Perché la vita è tua
e tuo anche il desiderio
Perché lo hai voluto e perché ti amo
Perché esiste il vino e l’amore,
é vero.
Perché non vi sono ferite che non curi il tempo
Aprire le porte
Togliere i catenacci
Abbandonare le muraglie
Che ti protessero
Vivere la vita e accettare la sfida
Recuperare il sorriso
Provare un canto
Abbassare la guardia e stendere le mani
aprire le ali
e tentare di nuovo
Celebrare la vita e riprendere i cieli.
Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole tramonti e taccia il vento,
ancora c’è fuoco nella tua anima,
ancora c’è vita nei tuoi sogni,
perché ogni giorno è un nuovo inizio
perché questa è l’ora e il miglior momento
perché non sei sola, perché io ti amo.
Mario Benedetti
Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009) poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano.
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Tags: accettare, ali, amore, anima, arrendersi, canto, catenacci, cedere, celebrare, cielo, continuare, cura, desiderio, ferite, freddo, fuoco, liberare, macerie, mani, Mario Benedetti, momento, Non ti arrendere, nuovo inizio, ombre, ora, paure, perseguire, poesia, porte, recuperare, ricominciare, riprendere, sciogliere, scoperchiare, seppellire, sfida, sogni, sola, sole, sorriso, tempo, tentare, ti amo, togliere, Uruguay, vento, viaggio, vino, vita, volo
“Il grande libro delle frittate”8 luglio 2018
di Morello Pecchioli e Monica Sommacampagna
Estratti dal capitolo: Elogio alla frittata.
E' la Cenerentola delle pietanze, la Cinderella dell'Italian Food. Ha tutto per piacere: è buona, bella, compiacente e sempre disponibile, soprattutto all'ultimo momento. Basta avere un paio d'uova a disposizione. "Caro, cosa cuciniamo per questa sera a cena? Non c'è niente in frigo, a parte due uova e una mezza salsiccia. Ce la facciamo una frittatina?" (...)
Il menu dei ristoranti, invece, da quelli stellati alle trattorie, la ignorano. I libri di ricette - non tutti, ma quasi - idem. La tradizionale, gustosa, umile, povera frittata all'italiana non riesce a oltrepassare le pareti della cucina di casa. Nè, tantomeno, arriva a valicare i confini della patria cucina. Ma se lo spazio le mette i paletti, se la geografia non le rende giustizia, il tempo al contrario, ne proclama le virtù gastronomiche, e la storia testimonia la sua antica bontà, le riconosce i gustosi meriti, grazie ai quali ha soddisfatto generazioni di palati, sfamato e nutrito sostanziosamente gente di ogni stirpe e di ogni altra etnia (un'infinità) che ha calcato il suolo del Buon Paese.
L'omelette è francese, transalpina. E' nata aristocratica, tra le Tuileries e la reggia di Versailles. Ha la puzzetta sotto il naso. La frittata nostra, invece, è popolare. L'effluvio della
fortàgia con le cipolle si espande tra le calli di Venezia e, avvolta nella carta gialla del formaggio, va in gondola con Toni, Bepi e Alvise. L'odorino si scamorza affumicata della
frittàt di maccheroni alla napoletana invade i quartieri spagnoli della città partenopea. L'aroma del grana con gli spinaci della
fritada milanese si confonde con la nebbia sui Navigli. Il profumo del basilico della
frità col pesto alla genovese s'infila negli stretti carrugi del capoluogo ligure. La fragranza della frittata romanesca alla burina si diffonde da Trastevere al ghetto romano fino a intrufolarsi, mescolata con l'odore dell'incenso, nei palazzi vaticani. E' una frittata contadina, ma degna di un papa. (...)
L'omelette soffre di qualche complesso freudiano. La frittata, invece, è solare, ha un carattere espansivo, socializza. E' popolana.
L'omelette viene cotta da un solo lato. La frittata su entrambi, rivelando, anche in questo, la sua italianissima origine. Non siamo, forse, noi italiani, maestri nel rivoltare la frittata?
Frittatona di cipolle e rutto libero...
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Tags: aristocratica, capitolo, casa, Cenerentola, cipolle, contadina, cucina, cucinare, Elogio alla frittata, Fantozzi, francese, frittate, frittatona, Genova, girare, gustosa, Il grande libro delle frittate, illustrazioni, italiana, lati, libro, Milano, Monica Sommacampagna, Morello Pecchioli, Napoli, omelette, popolare, povera, ricette, ristorante, Roma, rutto libero, spazio, tempo, tradizionale, trattoria, uova, Venezia
“L’Uomo di Primrose Lane” di James Renner13 giugno 2017
A proposito di déjà-vu...
- Lo sai, la soluzione... - iniziai.
-... è sempre semplice ed elegante, - concluse lui. - Ci credi ancora, sul serio?
- Si. Ho sempre avuto la sensazione che vediamo gli alberi e non la foresta. Che la risposta è sempre stata in vista. Solo, non sappiamo in che modo guardare.
- Io ti conosco, - mi disse.
Lasciammo che ci arrivasse da sola.
- Sei così familiare. Anche la tua voce. Hai mai vissuto a Cleveland Heights?
- No, - risposi.
- Mmh. Mai entrato nel Barnes & Noble di Chapel Hill?
Scossi la testa.
- Mi verrà in mente, - disse lei. - Ce l'ho proprio... -
Poi i suoi occhi si spalancarono in un'espressione di puro orrore. Indietreggiò dall'isola, andando a sbattere contro il frigorifero. Una stampata di
Volevo solo dirti di William Carlos Williams cadde a terra. Katy guardò David.
- È okay, - la tranquillizzò lui. - È tutto okay, Katy.
- Ma eri morto, - disse rivolta a me. - Sei il vecchio del centro commerciale, quello che le ha date all'altro tizio. Sei l'Uomo di Primrose Lane. Eri morto!
David si alzò in piedi e le cinse le spalle con un braccio.
- Non è tuo padre, - disse lei.
- No. Non è mio padre. Ma non è nemmeno l'Uomo di Primrose Lane.
- Allora cosa, il suo gemello o qualcosa del genere? Qualcuno mi aiuti a uscirne. Mi sembra di impazzire.
- Siediti, - disse David spingendola verso uno sgabello.
Lei obbedi come trasognata.
- Chi sei? - mi chiese.
- Sono David Neff, - risposi. - Sono lui, tra più o meno quarant'anni. Ho viaggiato... ho viaggiato indietro nel tempo per venirti a salvare. Il tizio del centro commerciale ti aveva rapita e uccisa. Sono tornato indietro per prenderlo prima che lo facesse anche qui. Ma mi è sfuggito.
Katy guardò David, gli occhi gonfi di frustrazione e ansia. Lui annuì. (...)
Lei deglutì, - Io... io l'ho sempre saputo che c'era qualcosa. Per tutta la vita, mi sono sempre sentita come se me ne stessi su un marciapiede con un pianoforte a coda sopra la testa legato a una corda pronta a spezzarsi. Tutto questo.
Nulla di tutto questo mi è mai sembrato reale. Mi sono sempre sentita come se barassi per il solo fatto di essere viva. Ed era così. Merda, David. Da quanto lo sai?
- Non molto, - disse. - È okay se non vuoi sentire la storia ora. Ti serve un po' di tempo?
- No, - rispose lei. - Avanti. Ditemi cosa doveva succedere in realtà.
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Un weekend d’amore28 ottobre 2016
Moga, il cui vero nome è Meg, si definisce una studentessa universitaria senior di arte digitale, femminista, bevitrice di cioccolata e amante dei gatti.
Moga è il soprannome che le hanno dato a pochi mesi i genitori ed è l'abbreviazione di Mowgli, il personaggio del libro della giungla.
artbymoga.tumblr.com
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“La pizza per autodidatti” di Cristiano Cavina23 ottobre 2016
Anche a fissarla molto intensamente, una pizza non cuoce più in fretta.
Se non la fisserete molto intensamente, si brucerà.
Quando siete in ritardo, il tempo smette di scorrere dentro il forno, mentre vola per chi aspetta a tavola.
Quando tutto fila liscio, non ci sarà mai nessuno a guardarvi.
Appena si presenterà un qualsiasi problema, un divertito spettatore si materializzerà al vostro fianco.
Quando comprerete un condimento particolare che tenete tanto a far assaggiare, nessuno lo vorrà.
Il giorno in cui deciderete di non comprarlo più, sarà il giorno in cui ve lo chiederanno.
Quando finirete un qualsiasi condimento, sarà proprio quello di cui i vostri ospiti all'improvviso non potranno fare a meno.
Se dopo cinque minuti il suo piatto non è arrivato, l'umanità in generale aspetta a tavola come se fosse seduta su una sedia elettrica.
Non abbattetevi: nella vita non si smette mai di sbagliare.
Fare le pizze è come amare qualcuno.
Deve venire facile.
Quando si inizia a faticare vuol dire che c'è qualcosa che non va.
E in entrambe queste cose nella mia vita, quando non veniva facile era solo colpa mia, ma ero sempre troppo distratto e inquieto per rendermene davvero conto.
Forse non imparerò mai come impastare gli ingredienti dell'amore, ma con le pizze, alla fine ho capito come si fa.
Nasciamo tutti autodidatti in questo mondo, e alcuni le cose ci mettono un po' più di tempo a impararle.
Diedi la mia prima intervista proprio in pizzeria, a un giornalista del «Corriere della Sera».
La prima domanda che mi fece, la prima domanda in assoluto a cui ho mai dovuto rispondere come scrittore, è stata se il mio libro era inventato o c'era qualcosa di autobiografico.
Il libro era ambientato a Casola, gli amici del protagonista avevano i nomi dei miei amici, la sua bicicletta era la mia bicicletta, perfino il suo indirizzo coincideva con il mio.
"C'è qualcosa di autobiografico?" mi chiese il giornalista.
"Niente" risposi io.
Non sapevo come rispondere. Di solito gli scrittori nelle interviste che mi capitava di leggere parlavano di come fosse necessario allontanarsi dalla propria vita per raccontare il mondo da un punto di vista universale, e io invece ero completamente impastato nel mio mondo: non conoscevo nient'altro.
La seconda domanda fu cosa si provasse a essere uno scrittore.
Io mi guardai intorno.
Avevo la sala piena, stavo rispondendo mentre sfornavo le pizze.
"Ma io faccio il pizzaiolo..." mi permisi di far notare.
Sono passati più di dieci anni da quel giorno, e non è che sia cambiato molto, se non che ormai non so più chi sono, di preciso. (...)
Quando mi chiedono che mestiere faccio, rispondo il pizzaiolo, anche se molti non ci credono più.
Soprattutto non ci credono i giornalisti.
Quando mi intervistano, hanno questa idea che per me sia solo un vezzo, quello di spacciarmi per pizzaiolo. Pensano che l'abbia fatto per due mesi, d'estate, da ragazzo.
E accompagnano questi loro pensieri con un sorriso malizioso, come se avessero scoperto un mio peccato di gioventù.
Ci sono lettori che vengono apposta su a Casola per controllare se è vero.
E sono molto soddisfatti quando mi vedono vestito di bianco dietro il bancone, sembrano sollevati e felici e io sono contento, perché so di non aver tradito la loro fiducia.
Non si può insegnare a fare la pizza.
Al massimo, si può avvertire degli errori che si faranno.
Spiegare da dove arriveranno e perché.
È una scuola solitaria, che frequentiamo in compagnia delle nostre mani, dei nostri occhi, del nostro palato e del nostro naso. Tutto qua.
Quando alla fine ci riusciamo, non abbiamo imparato a fare la pizza.
Abbiamo imparato a fare la nostra pizza, diversa da tutte le altre.
Credo che sia proprio questo il bello.
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Ruzzle2 febbraio 2013
E’ scoppiata la ruzzlemania. Pronti con il dito sullo schermo? E attenzione alla dipendenza…
L'applicazione gratuita, creata dagli svedesi della software house Mag Interactive lo scorso aprile, funziona su iOS e Android ed è una sorta di Scarabeo 2.0.
Con Ruzzle due giocatori si sfidano, ognuno con il proprio dispositivo connesso a internet alla mano, a un duello all’ultima parola.
Ogni partita è composta da tre manches di due minuti ciascuna. Lo scopo è quello di totalizzare il maggior numero di punti componendo quante più parole possibili di senso compiuto utilizzando sedici lettere disposte su una griglia di quattro colonne e quattro righe.
Le lettere che compongono le parole devono essere collegate tra loro nella griglia (in orizzontale, verticale o diagonale) e una stessa lettera non può essere utilizzata più di una volta nella stessa parola.
Le uniche parole non ammesse sono i nomi propri e quelli di città.
Il punteggio delle parole è dato dai punti assegnati alle lettere usate e dai bonus utilizzati (la sigla DL indica doppio valore della lettera, TL triplo valore della lettera, DW doppio valore della parola e TW triplo valore della parola).
Vince chi ottiene il punteggio più alto dato dalla somma dei parziali delle tre manches.
Si possono sfidare gli amici di Facebook ma anche avversari casuali proposti da Ruzzle.
I turni di gioco possono essere disputati in contemporanea o in differita di ore o giorni.
Ognuno svilupperà la propria strategia di gioco tenendo presente che anche le parole corte e cortissime fanno punteggio, i verbi coniugati sono accettati così come i diminutivi e gli accrescitivi e che la stessa parola può essere ripetuta al femminile, maschile, singolare e plurale. Anche fare scivolare il dito sulla tastiera un po’ a casaccio in attesa dell’illuminazione talvolta può dare i suoi frutti. Perché Bisogna dire che Ruzzle non è forse un fine linguista ma il divertimento è assicurato.
Ovviamente si possono già trovare in rete software che analizzano la griglia suggerendo le combinazioni che danno il maggior numero di punti ma inutile dirlo: allora che gusto c’è?
Si può giocare nelle seguenti lingue: italiano, spagnolo, inglese, danese, norvegese, francese, tedesco, olandese, svedese e portoghese. Il sito ufficiale riporta le classifiche globali divise per lingua.
Al momento attuale pare che i di giocatori di Ruzzle nel mondo siano più di venticinquemilioni.
Allora… Roma spara, Milano risponde…
www.ruzzle-game.com
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Categorie: giochi
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