1 kg. di lonza di maiale (o noce di vitello)
10/15 albicocche secche
2 spicchi d'aglio
1 bicchiere di marsala secco
1 dado vegetale
1 noce di burro
olio extravergine d'oliva
rosmarino
sale e pepe
Con un coltello lungo e affilato praticare un taglio nella carne in modo da formare un'ampia tasca. Ammollare le albicocche secche nel marsala (se sono molto morbide può non essere necessario).
Riempire la tasca con le albicocche poi chiudere l'arrosto con dello spago da cucina per evitare la fuoriuscita del ripieno durante la cottura.
Rosolare bene da tutti i lati la carne nella pentola a pressione con il burro, l'olio e l'aglio poi aggiungere il marsala, il dado e il rosmarino. Chiudere la pentola a pressione e cuocere per 15/20 minuti circa dal fischio.
Una volta cotto tagliare l'arrosto a fette e disporle in una teglia insieme al fondo di cottura dal quale è stato eliminato l'aglio. Salare e pepare.
Passare la teglia in forno sino a quando il sugo è ristretto e le fette hanno assunto un bel colore caramello.
Il più originale calendario di quest'anno è ideato da Contilia Grouppe di Essen una società che si adopera nel campo nel sociale e gestisce una decina di case di riposo in Germania.
In "Klassiker 2014" inossidabili ospiti delle case di riposo del gruppo hanno ricreato alcune scene iconiche della storia del cinema.
Da "The Blues Brothers" a gennaio, a "Colazione da Tiffany" a dicembre, passando da "La febbre del sabato sera", "Cabaret", "Titanic", "Quando la moglie è il vacanza", "Dirty dancing", "Il gigante", "Easy rider", "Rocky" e "Mary Poppins" senza dimenticare il mitico Agente 007.
I classici non invecchiano mai!
Il calendario non è in vendita ma si può scaricare gratuitamente a questo indirizzo: www.contilia.de
Roba da grafici, la community che si autodefinisce dei maniaci creativi che combattono ogni giorno contro la malvagia setta dei comic-sansisti (perché ogni volta che qualcuno usa il Comic Sans un grafico muore!), ha lanciato su Facebook, quasi involontariamente, l’iniziativa-concorso “Facciamo politica”.
I partecipanti sono invitati a realizzare finti manifesti elettorali, in formato di stampa A4 e preferibilmente verticali, che presentino un personaggio candidato, meglio se con fattezze umane, preso da serie televisive o film. I manifesti devono riportare anche la candidatura (Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri), le date del turno elettorale (24/25 febbraio 2013) e indicare il nome del partito, lista o movimento con il nome del candidato.
La giuria del concorso (aperto sino a mezzanotte di oggi) pubblicherà i risultati dell’iniziativa il giorno 31 gennaio 2013 alle ore 20.00 ma già da ora è possibile vedere tutte le realizzazioni approvate alla pagina Facebook di Roba da grafici.
Alla chiusura del concorso i manifesti saranno abbinati a un QR code per poterli stampare e divulgare come alternativa ai manifesti e volantini dei veri candidati alle elezioni nazionali 2013.
Scrive l’admin K sul sito: “Non è che vogliamo dire che la gente sia stanca. Non vogliamo arrivare nemmeno a dire a priori tutti a casa. Tantomeno tirare fuori dalla manica motivazioni qualunquiste di qualsiasi genere...
E’ che siamo dei gran burloni, perciò, come ogni burlone DOC e DOP che si rispetti, non vogliamo che qualcuno ci rubi i riflettori”.
Una divertente risposta ai reali tragicomici cartelloni elettorali che già tappezzano tutte le città.
Le mie preferenze sono tutte decisamente horror...
Se non crollo questa sera lo rivedo volentieri... è il film che mi ha fatto partire per il Belgio... Bruges e Gand sono due città magiche...
"In Bruges. La coscienza dell'assassino" è una commedia nerissima del 2008 scritta e diretta da Martin McDonagh. Presentata in anteprima al Sundance Film Festival, ha ottenuto un Golden Globe e una nomination agli Oscar 2009.
Il film racconta le vicende di due sicari Ray e Ken (interpretati da Colin Farrell e Brendan Gleeson) esiliati, poco proprio prima di Natale, dal loro capo Harry (Ralph Fiennes) nella tranquilla città di Bruges in attesa di una sua chiamata, dopo che il giovane Ray nel corso di una missione ha accidentalmente ucciso un bambino.
La pace del luogo è in contrasto con la "coscienza" dei due uomini, Ray ancora sconvolto per l'accaduto nella snervante attesa sviluppa un odio nei confronti della città, mentre Ken, che mantiene uno sguardo quasi paterno sulle azioni Ray, si sente confortato dalla bellezza e dalla serenità di quel luogo.
Spaesati dalla lontananza dal loro mondo i due killer, che hanno ricevuto l'ordine di comportarsi nel modo più anonimo possibile confondendosi fra i turisti, vengono in realtà coinvolti in pericolosi imprevisti con loschi personaggi locali e in strane situazioni con la troupe di uno stravagante film che si sta girando nella città.
Quando la telefonata di Harry finalmente arriva a rispondere è Ken al quale viene affidato il compito uccidere il giovane collega...
Il film, opera prima del regista Martin McDonagh, che ha come dichiarato riferimento Quentin Tarantino, presenta cortocircuiti narrativi e culturali: tematiche alte (morale, senso di colpa, perdono) incontrano un bassissimo linguaggio, la pittura fiamminga e le opere di Bosch sono affiancate a nani strafatti di ketamina e puttane che vengono da Amsterdam. E' un gioco di scrittura postmoderna fatto di dialoghi fulminanti, citazioni cinematografiche e dissertazioni filosofiche riportate in un attualissimo linguaggio comune, dove la città di Bruges si trasforma in una sorta di luogo sospeso e metafisico dove i due killer si muovono in direzioni apparentemente opposte.
Con lo svolgersi della vicenda, la città medievale di Bruges diventa un vero e proprio personaggio della storia, la sua atmosfera fiabesca e i suoi monumenti interagiscono con i protagonisti della pellicola. Emblematico è il ruolo del dipinto di Hieronymus Bosch, Trittico del Giudizio, esposto al Groeninge Museum di Bruges, nel processo di riscatto di Ray. La relazione tra cinema e arte, in molti film pensata in termini di citazione, è qui molto più complessa.
Bruges, famosa città del Belgio, è un luogo da favola, un grande museo a cielo aperto. Il suo nome in fiammingo significa approdo ed è soprannominata la Venezia del nord. McDonagh ha deciso di ambientare il proprio film a Bruges dopo avervi passato le vacanze anni prima: “Quando circa quattro anni fa sono stato a Bruges per la prima volta ho provato delle sensazioni contrastanti sul posto. Come reazione sono nati questi due personaggi che reagiscono di fronte alla bellezza della città e alla vita in maniera diversa, e ho iniziato a metterli su carta. Avrebbero dovuto visitare dei luoghi specifici di Bruges con i quali dovevano interagire. Mentre il film va avanti Bruges diventa più dark e le sue caratteristiche gotiche vengono messe maggiormente in risalto, come avviene nelle scene notturne iniziali, quando Ray si imbatte nel set ispirato a H. Bosch”.
Alcune citazioni:
Harry “Sembra uscita da una cazzo di fiaba, no? Come fa una città che sembra uscita da una cazzo di fiaba a non essere l'ideale per qualcuno? Come fanno tutti quei canali, ponti, stradine acciottolate, chiese e tutta quella cazzo di atmosfera fiabesca a non essere l'ideale per qualcuno, eh? I cigni… ci sono ancora? Come cazzo fanno i cigni a non essere il cazzo di ideale di qualcuno, me lo spieghi?"
Ray "Cazzo ragazzi, forse è questo l'inferno. Dover passare l'eternità in questa cazzo di Bruges!"
Chi non si ricorda lo spogliarello di Nove settimane e mezzo...
"You can leave your hat on" Joe Cocker
Piccola, togliti la giacca, molto lentamente
piccola, togliti le scarpe, ti aiuto a toglierti le scarpe
piccola, togliti il vestito
sì, sì, sì
puoi tenere su il cappello...
... mi dai un motivo per vivere
puoi tenere su il cappello...
Mi è piaciuto così tanto che da piccola ho voluto vederlo due volte di fila al cinema...
Lilli e il vagabondo (Lady and the Tramp), film d'animazione del 1955 diretto da Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske, è il quindicesimo classico Disney secondo la numerazione dell’elenco ufficiale dei Classici pubblicato nel 2008.
Prodotto da Walt Disney e distribuito dalla Buena Vista Distribution, è il primo lungometraggio animato girato in CinemaScope.
Ultimi giorni della mostra Pixar 25 anni di animazione al PAC di Milano (dal 23 novembre 2011 al 14 febbraio 2012).
Arrivata in Europa e in anteprima a Milano, dopo essere stata al MOMA di New York e altri importanti musei in Australia e Estremo Oriente, la mostra al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta oltre 500 opere tra disegni, dipinti, sculture e installazioni che ripercorrono l'avventura dello studio statunitense fondato da John Lasseter e Steve Jobs.
Le opere esposte, suddivise in quattro sezioni espositive Personaggi, Storie, Mondi e Digital Convergence mostrano la fase creativa nascosta dei maestri dell’animazione mondiale e la straordinaria capacità di illustratori e registi di combinare tecniche artistiche tradizionali alle più sofisticate tecnologie digitali. Dal primo lungometraggio dedicato a Luxo Jr. (1986) ai grandi capolavori come Monster & Co. (2001), Toy Story 1-2-3, Ratatouille (2007), WALL·E (2008), Up (2009) sino a Cars 2 (2011) e un’anticipazione di Brave in uscita nel 2012, la mostra propone un interessante percorso nella cultura digitale intesa come linguaggio innovativo e creativo applicato all’animazione e al cinema.
L’ installazione Artscape (dove la tecnologia digitale dona a immagini bidimensionali un movimento tridimensionale simulato) e lo Zoetrope ricreano l’emozione dell’animazione.
In 25 anni, lo studio d'animazione Pixar ha creato personaggi geniali e indimenticabili come Woody il cowboy di pezza che rischia di venir rimpiazzato dal super tecnologico Buzz Lightyear, Remy il topo francesce con il pallino per l'alta cucina e Nemo il piccolo pesce pagliaccio finito in cattività.
John Lasseter intervistato a Milano dice: "Io dico sempre che l’arte sfida la tecnologia, ma la tecnologia ispira l’arte. Con la tecnologia non ci si può divertire. L’emozione nasce da come questa viene utilizzata".
"Quando ero piccolo amavo i cartoni animati. Poi sono cresciuto e quando avrei dovuto iniziare a interessarmi allo sport e alle donne l’animazione ha continuato a piacermi di più. Quando ho letto un libro che spiegava come si fanno i cartoon mi si è accesa una lampadina: potevo guadagnarmi da vivere così!".
“Antonio Rezza e Flavia Mastrella incarnano il prototipo puro e assoluto di anarchia ed indipendenza.
(…) le rispettive tensioni (nella massima esemplificazione di tale 'riduzione', Rezza nel corpo, Mastrella nell'occhio) si fondono in un novus che, sia per il teatro che nel cinema, sferza, a chi vi è sottoposto (critica e pubblico), un colpo di reni capace di sollecitare ed attivare molteplici canali percettivi, sotto la lente della destabilizzazione: visiva innanzitutto, e quasi simultaneamente, mentale, di senso, di significato.” Maria Cera
"Antonio Rezza sperimenta, elabora un linguaggio cinematografico che è un precipitato di surreale anarchia, spietata visionarietà, fulminante poesia.” Silvia Ballestra
“Il viso alienato di Antonio Rezza e la sua comicità sublunare, la sua mimica schizoide fanno bene agli occhi e all'anima. Quella di Rezza è una vibrazione elettrica che attraversa i generi comici e li polverizza dentro una maschera che riesce a fondere la parodia, la gag, la provocazione, la reiterazione che sfocia nell'assurdo, l'idiozia metafisica. Un viso magrissimo, immateriale e dantesco che moltiplica le espressioni. E poi la voce: una voce alterata in una lingua che mescola mozziconi di dialetto marchigiano, umbro e del basso Lazio: querula, invadente, depressa e colpevolizzante.” Marco Lodoli e Paolo Repetti
“Antonio Rezza è uno dei più apprezzati e creativi videomakers italiani, autore di corto e mediometraggi premiati nei più importanti festival specializzati. Non semplici 'pezzi' di teatro filmato ma opere assolutamente autonome che coniugano povertà di mezzi, provocazione tematica e ricerca stilistica. Il mondo dei video di Antonio Rezza è fatto di storie surreali e metaforiche, di personaggi lunari e corrosivi osservati da punti di vista insoliti e mai banali.” Massimo Marino
“... il suo teatro del disturbo, protervo e angosciante, ironico e scorticante. Un teatro che sfiora la politica soprattutto nel mettere in gioco il degrado, tutto mentale e talvolta comportamentale, che induce nella gente, gestito in prima persona da lui con la sua faccia pasoliniana, sghemba, spiritata, con il suo corpo allampanato.
Per scelta, una mina vagante gettata dentro il tranquillo ron ron della comicità di casa nostra: del resto è impossibile definire questo eccentrico interprete un comico (…)
… con un linguaggio irriverente e iconoclasta (…) mescola funambolicamente storie senza storia continuamente dentro a fuori il personaggio, gettando in faccia agli spettatori tutto il suo malessere e ricevendone indietro risate. Ovunque vada, del resto, Rezza ha un suo pubblico affezionato e numeroso che gioisce ai suoi irriverenti inviti, ai suoi richiami, alle sue grida da padreterno, al suo corpo elastico che può diventare piccolissimo o lunghissimo, trasformarsi in un animale immaginario o in una vecchietta, in un ieratico folle o in uno squinzio inventore del nulla.
… Rezza ha fatto della provocazione il suo mestiere, il suo segno di riconoscimento e i suoi spettatori sanno ormai quello che possono aspettarsi da lui: una serata fuori dalle norme ma mai qualunque, una cattiveria quasi infantile ma non per questo meno sincera.” Maria Grazia Gregori
“Rompe, irrompe, spiazza, scheggia, frulla parole e scompiglia anime, strapazza il pubblico, è un fenomeno senza eguali, somiglia solo a se stesso. Si chiama Antonio Rezza, guai a qualificarlo attore è un performer, anarchico e amabilmente scorretto. Genialoide fuori da ogni schema, autore, cineasta, scrittore (…) Ragazzaccio scalmanato è un vero animale da palcoscenico, traboccante, irruento, sciabordante, adrenalinico. Non è facile riassumere i suoi spettacoli senza trama lineare, azioni e quadri in sequenza, voraci, simultanei, pazzeschi. Bisogna vederlo con quel volto puntuto e furfante che come una maschera di lattice si deforma e trasfigura, la chioma inanellata e scarmigliata, il corpo parlante in movimento costante senza pace e tregua, il carisma da teatrante di razza, la parlantina roteante. Artista corrosivo, sanamente fuori di testa, fa accorrere miracolosamente frotte di giovani a teatro e chiunque cerchi nuovi linguaggi e salutari novità outsider. (…) Parossistico e surreale, le sue non sono mai movenze circensi, bensì gesti come prolungamento del pensiero e della parola. Rezza pantagruelico nel suo nuovo delirio cabalistico ben organizzato, affronta un tema a lui caro: l'uomo e la fatica di vivere (…) Proibito capire (…) inutile cercare significati razionali e codificabili, ognuno legge ciò che vuole. (…) Pugni allo stomaco ben sferrati ed efferati, non c'è scampo, ti fai malissimo piangendo e sganasciandoti dalle risate. Gianburrasca diabolico del terzo millennio, colto luciferino e geniale.” Francesca Motta
Serata dedicata alla proiezione di alcuni cortometraggi realizzati in un corso di produzione audiovisiva frequentato da un amico. Guasto tecnico… attesa interminabile… poi l'annuncio “nell'attesa proiettiamo La divina provvidenza di Antonio Rezza”… coro unanime “chissà che rottura di coglioni” invece… una grande rivelazione!
Nato a Novara nel 1965 dopo solo un anno si è trasferito a Nettuno, in provincia di Roma e attualmente vive ad Anzio. E' attore, regista, scrittore e molto di più. Dopo gli esordi teatrali risalenti al 1985 inizia nel 1987 il sodalizio artistico con la pittrice, scultrice e artista multimediale Flavia Mastrella che dura tutt'oggi.
Teatro
Nuove parabole (1988)
Barba e cravatta (1990)
I Vichinghi elettronici (1991)
Seppellitemi ai fornetti (1992)
Pitecus (1995)
Io (1998)
Fotofinish (2004)
Bahamut (2006)
7-14-21-28 (2009)
Cortometraggi e lungometraggi
La beata mancata (1990)
Fratello Kraus (1990)
Suppietij (1991)
La divina provvidenza (1992)
Il vecchio dentro (1992)
Confusus (1993)
Torpore Internazionale (1993)
L'orrore di vivere (1993)
Larva (1993)
De civitate rei (1994)
Il piantone (1994)
Praeoccupatio (1994)
Evolutio (1994)
Fiorenzo (1995)
Psicosi multipla (1995)
Schizzopatia (1995)
Represso (1995)
Raptus (1995)
Il telefonetto (1995)
Mongana (1995)
Zero a zero (1995)
Escoriandoli (1996)
Critico e critici (1996)
Virus (1997)
L'handicappato (1997)
Hai mangiato? (1997)
Porte (1997)
Il Mosè di Michelangelo (1999)
Turo (1999)
Troppolitani (1999)
Delitto sul Po (2002)
Samp (2002)
Fotofinish - documento a vita bianca (2006)
Ipotesi di film su Cristo Morto (2008)
Il passato è il mio bastone (2008)
Romanzi
Non cogito ergo digito (1998)
Ti squamo (1999)
SON[N]O (2005)
Credo in un solo oblio (2007)
“Mi piace far ridere il pubblico, non compiacerlo. E la fantasia è l'arma di cui mi servo.” (Antonio Rezza)
“Qui non si racconta la storiella della buonanotte, qui si porge l'altro fianco. Che non è la guancia.” (Antonio Rezza)
Da un'intervista di Luigi Farina “Cosa vuoi trasmettere agli spettatori?”
“Niente, assolutamente niente. Non è che si fa una cosa, almeno noi, per trasmettere qualcosa. Noi facciamo le cose per noi stessi, se poi lasciano qualcosa nel pubblico, forse è l'unico limite dell'arte, quello di lasciare delle sensazioni al pubblico, di non essere completamente staccata dal pubblico. Non prevediamo la sensibilità del pubblico, saremmo appunto dei miserabili se prevedessimo che cosa suscita nel pubblico quello che noi facciamo. Lo facciamo per noi stessi, se poi hanno e danno qualcosa bene, ma mai messi nella testa del pubblico, mai, nemmeno una volta. Cioè l'artista che crea un ponte fra se e il pubblico è un pezzente, non è un'artista. Purtroppo siamo inquinati da questa miseria d'animo e non ce ne accorgiamo. Tutta l'arte che prevede il giudizio del pubblico a priori è arte misera, è l'arte di cui siamo abituati. Quindi il pubblico diventa copartecipe dello spettacolo e il biglietto dovrebbe costare la metà, perchè si fanno interi spettacoli basandosi sul gusto del pubblico, e ripeto mi sembra altamente scorretto tutto ciò.” (Antonio Rezza)