Tic tac1 novembre 2020
Limited edition Coca Cola... troppo belli!
I
tic tac (rigorosamente con entrambe le iniziali minuscole) sono famose e popolari caramelle, prodotte dalla Ferrero, che si presentano come confetti cilindrici con basi semisferiche. Sono venduti nella caratteristica confezione in plastica trasparente, con coperchio bianco e sportellino a ribalta, disponibile nei tre formati da 200, 100 o 37 confetti.
Nascono in Italia nel 1969 come "Refreshing Mint" e cambiano il loro nome in "tic tac" l'anno successivo a ricordare il caratteristico rumore prodotto aprendo e chiudendo la loro scatolina. All'originario sapore menta, negli anni ottanta viene affiancato il gusto arancia seguito, nel decennio successivo, da molteplici varianti e dalle prime limited edition.
I tic tac sono conosciuti in tutto il mondo e vengono commercializzati in più di 100 paesi, compaiono inoltre in vari film e telefilm. In
Mamma, ho perso l'aereo ad esempio si vede chiaramente una scatolina di tic tac in mano a Babbo Natale mentre in
Shrek Ciuchino invita il protagonista ad utilizzare delle mentine per l'alito (tic tac nella versione originale in lingua inglese), compaiono inoltre nei film
Juno e
Rango e nelle serie
Dr. House,
Big Bang Theory, Chuck e
Prison Break.
www.tictac.com
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Categorie: cibo
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Kalsarikännit1 dicembre 2018
Mancano solo le indicazioni sulla sorte dei gatti di casa, che talvolta sono rilassanti ma altre volte proprio no...
Kalsarikännit è la rilassante arte finlandese di restare a casa soli la sera, senza sensi colpa dopo aver declinato qualsiasi invito di amici, parenti e anche della dolce metà.
Il Kalsarikännit prevede una casa accogliente, un pigiama, un drink e tanta ricercata solitudine al motto di: "Non è pigrizia, non è vecchiaia, ma la scelta di una nuova filosofia di vita". Frase da ripetere forse più a se stessi che agli altri.
I finlandesi il relax ce l'hanno nell'anima quindi: luci soffuse, musica, divano con una montagna di cuscini, abbigliamento ultra comodo, un buon libro, un bel film e un bagno caldo per scaricare le tensioni della giornata.
Ecco le regole da seguire:
prendete le chiavi della macchina e metterle in un cassetto;
buttare dolcemente fuori di casa il partner se presente;
fare un bagno caldo e mettersi comodi;
preparare un drink rigorosamente alcolico (le tisane non valgono);
quindi dedicarsi al completo relax dedicandosi a ciò che più piace fare.
Il giorno successivo talvolta potrebbe essere utile capire come affrontare il post sbornia.
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Categorie: varie ed eventuali
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Nidi floreali di tè bianco14 gennaio 2017
Un bellissimo regalo di Natale...
Assortimento di quattro nidi di tè bianco cinese.
Le foglie di tè bianco legate a formare una sfera racchiudono un fiore che si svela durante l'infusione in acqua calda.
1 nido di tè bianco con un giglio amaranto
1 nido di tè bianco con un giglio arancione
1 nido di tè bianco con un giglio arancione e un fiore di gelsomino
1 nido di tè bianco con fiori di gelsomino
L’arte di creare bouquet di tè (Gong Yi Cha) è una sapiente e antica tradizione cinese. Le gemme e le foglioline tenere del tè sono legate a mano con fili di cotone a formare sfere, o altre forme, che nascondono all’interno uno o più fiori (gelsomino, calendula, amaranto, giglio, rosa, crisantemo, osmanto, garofano o ibisco). Questi capolavori di artigianato, considerati tè da meditazione, sono creati tradizionalmente da donne cinesi che indossano per realizzali guanti di seta. In infusione regalano l'incanto dello spettacolo dei fiori che sbocciano lentamente. Una curiosità: i fiori di tè appaiono nel film "Marie Antoinette" di Sofia Coppola come regalo dell'imperatore cinese alla regina.
www.union-jack.it
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Categorie: bere
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“La casa buia” di Dennis Lehane15 settembre 2016
Eravamo al Live Bootleg, una minuscola bettola sul confine fra Boston Sud e Dorchester, senza insegna sull'entrata. L'esterno di mattoni era dipinto di nero, e l'unica indicazione che il bar avesse un nome era scarabocchiata con la vernice rossa sull'angolo inferiore destro del muro davanti a Dorchester Avenue. In apparenza proprietà di Carla Dooley, nota anche come «L'adorabile Carlotta» e suo marito, Shakes, il Live Bootleg era in realtà il bar di Bubba, e non avevo mai visto il locale vuoto o la gola di qualcuno secca. Era anche una bella clientela; nei tre anni da che Bubba l'aveva aperto, non c'era mai stata una rissa o una fila per il bagno perché qualche drogato ci metteva troppo tempo a farsi una dose nel cesso. Naturalmente, tutti sapevano chi fosse il vero proprietario e come reagiva se qualcuno dava un pretesto agli sbirri per bussare alla porta, e così, nonostante il suo interno buio e la sua dubbia reputazione, il Live Bootleg era pericoloso quanto la tombola del mercoledì sera alla parrocchia di San Bartolomeo.
La casa davanti a cui Bubba parcheggiò era a un isolato di distanza dalla spiaggia, le case da ambo i lati erano pericolanti e inclinate verso il terreno. Nel buio, l'edificio pareva sul punto di crollare, e mentre non riuscivo a capire molto dei dettagli, avvertivo una spiacevole sensazione di degrado.
L'anziano che venne ad aprirci la porta aveva una barba rada che si rifiutava ostinatamente di crescergli sotto il mento. Era più o meno fra i cinquanta e i sessanta, con una gobba nodosa sulla schiena scheletrica che lo faceva sembrare ancora più vecchio. Portava un consunto berretto da baseball dei Red Sox che pareva troppo piccolo anche per la sua testa minuta, una mezza T-shirt gialla che lasciava esposto un addome grinzoso e pallido, e un paio di calze lunghe da ballerina di nylon nero talmente strette intorno all'inguine che gli organi genitali sembravano un pugno chiuso.
L'uomo si spinse sulla fronte la tesa del berretto da baseball e chiese a Bubba: «Sei Jerome Miller?».
Jerome Miller era lo pseudonimo preferito di Bubba. Era il nome del personaggio interpretato da Bo Hopkins in
Killer Elite, un film che Bubba aveva visto circa undicimila volte e che poteva citare a memoria.
«Tu che pensi?» Il corpo enorme di Bubba torreggiava sull'uomo smilzo e me lo toglieva dalla vista.
«Sto chiedendo» ribatté l'uomo.
«Io sono il Coniglio Pasquale che sta in piedi alla tua porta con una borsa da ginnastica piena di pistole.» Bubba si sporse sopra il vecchio. «Facci entrare, porca puttana.»
Il vecchio si fece da parte, e attraversammo la soglia per entrare in un salotto buio che puzzava di tabacco. Il vecchio si piegò sul tavolino in basso, sollevò una sigaretta accesa da un portacenere stracolmo, succhiò il filtro, e ci fissò attraverso il fumo, gli occhi pallidi che risplendevano nel buio.
«Allora, fatemi vedere» disse.
«Vuoi accendere una luce?» chiese Bubba.
«Niente luce qui» sibilò l'uomo.
Bubba gli rivolse un sorriso ampio e gelido a trentadue denti. «Portami in una stanza che ce l'ha.»
L'uomo scrollò le spalle ossute. «Come volete.»
Mentre lo seguivamo lungo un corridoio stretto, notai che il cinturino sul retro del berretto da baseball penzolava slacciato. Tentai di pensare chi mi ricordava quell'uomo. Poiché non conoscevo molti anziani che indossavano mezze T-shirt e calzamaglia, avrei dovuto immaginare che la lista delle possibilità sarebbe stata piuttosto corta.
Nel Crockett's Last Stand una notte, Rachel Smith si unisce a una conversazione da ubriachi su quello per cui vale la pena morire.
«La patria» dice un ragazzo fresco di servizio militare. Egli altri fanno un brindisi.
«L'amore» dice un altro ragazzo, e si becca una scarica di sghignazzi.
«I Dallas Mavericks» urla qualcun altro. «Stiamo morendo per loro fin da quando sono entrati nell'NBA.»
Ridono.
«Vale la pena di morire per un sacco di cose» dice Rachel Smith, mentre si avvicina al tavolo, avendo concluso il turno, con un bicchiere di scotch in mano. «La gente muore ogni giorno» dice lei. «Per cinque dollari. Per aver fissato la persona sbagliata al momento sbagliato. Per i gamberetti.»
«Morire non dà la misura di una persona» dice Rachel.
«Cosa lo dà allora?» grida qualcuno.
«Uccidere» dice Rachel.
C'è un momento di silenzio. Gli uomini scrutano attentamente Rachel, e quella sua voce dura è pari a quella cosa che compare a volte nei suoi occhi e che vi può far diventare nervosi se guardate troppo da vicino.
Elgin Bern, capitano della Blue's Eden, la migliore nave per gamberetti di Port Mesa, dice alla fine: «Tu per cosa uccideresti, Rachel?».
Rachel sorride. Alza il bicchiere di scotch così che la luce fluorescente sopra il tavolo da biliardo si rifletta nei cubetti di ghiaccio.
«Per la mia famiglia» dice Rachel. «Solo per la mia famiglia.»
Qualcuno ride nervosamente.
«Senza pensarci due volte» aggiunge Rachel. «Senza guardarmi indietro.»
«Senza la minima pietà.»
dennislehane.com
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Categorie: lettura
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Un bacio a cartoni animati9 febbraio 2016
Anch'io per Carnevale voglio uno Stregatto...
Gli appassionati di cartoni animati non potranno rimanere indifferenti alle creazioni di
Laura Jenkinson che trasforma la sua bocca nei personaggi dei Simpson, dei Minions, di SpongeBob o in qualche protagonista dei film Disney.
Le labbra della giovane make up artist londinese, sapientemente truccate, diventano una pellicola di un film di animazione o una striscia a fumetti dove prendono vita personaggi di ogni genere con effetti davvero strabilianti.
laura-jenkinson.com
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Le mele di Adamo25 novembre 2015
Se la cosa più bella e normale della giornata è questo film forse le cose non stanno andando proprio bene bene...
"Le mele di Adamo"
Regia di Anders Thomas Jensen con Ulrich Thomsen e Mads Mikkelsen
Danimarca, 2005
Naziskin quarantenne è accolto in una microcomunità di rieducazione annessa a una chiesa protestante. Si troverà alle prese con problematiche metafisiche e con un gruppetto di personaggi fuori di testa. Film scorretto, stravagante, sull'orlo del delirio. (Laura, Luisa e Morando Morandini)
Adesso ho proprio voglia di preparare una torta di mele ascoltando "How deep is your love" dei Bee Gees...
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Categorie: cinema
Tags: Anders Thomas Jensen, Bee Gees, chiesa protestante, commedia nera, Danimarca, delirio, film, How deep is your love, Le mele di Adamo, Mads Mikkelsen, naziskin, pastore, rieducazione, scorretto, stravagante, torta di mele, Ulrich Thomsen
Venerdì 1313 novembre 2015
In effetti oggi mi sento un po' Jason...
Venerdì 13 (Friday the 13th) è una saga di film horror che ha come protagonista il sanguinario Jason Voorhees. Il film originale, del 1980, diretto dal regista statunitense Sean Sexton Cunningham ha ispirato nove sequel, un crossover e un remake per un totale di dodici pellicole.
Chi si ricorda che nel primo film Jason non era l'assassino?
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Categorie: cinema
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Una favola sugli occhi12 febbraio 2015
Tal Peleg, make up artist israeliana, crea delle vere e proprie illustrazioni sulle palpebre. Realizza trucchi estremi con decorazioni astratte, disegni di gatti e sushi sino ad arrivare a raccontare storie riproducendo scene ispirate a film, romanzi e fiabe con una precisione degna di un miniaturista.
instagram.com/tal_peleg
www.facebook.com/TalPelegMakeUp
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Calendario Klassiker 20141 febbraio 2014
Il più originale calendario di quest'anno è ideato da
Contilia Grouppe di Essen una società che si adopera nel campo nel sociale e gestisce una decina di case di riposo in Germania.
In
"Klassiker 2014" inossidabili ospiti delle case di riposo del gruppo hanno ricreato alcune scene iconiche della storia del cinema.
Da "The Blues Brothers" a gennaio, a "Colazione da Tiffany" a dicembre, passando da "La febbre del sabato sera", "Cabaret", "Titanic", "Quando la moglie è il vacanza", "Dirty dancing", "Il gigante", "Easy rider", "Rocky" e "Mary Poppins" senza dimenticare il mitico Agente 007.
I classici non invecchiano mai!
Il calendario non è in vendita ma si può scaricare gratuitamente a questo indirizzo:
www.contilia.de
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Categorie: associazioni · cinema · fotografia · umorismo
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