Kalsarikännit1 dicembre 2018
Mancano solo le indicazioni sulla sorte dei gatti di casa, che talvolta sono rilassanti ma altre volte proprio no...
Kalsarikännit è la rilassante arte finlandese di restare a casa soli la sera, senza sensi colpa dopo aver declinato qualsiasi invito di amici, parenti e anche della dolce metà.
Il Kalsarikännit prevede una casa accogliente, un pigiama, un drink e tanta ricercata solitudine al motto di: "Non è pigrizia, non è vecchiaia, ma la scelta di una nuova filosofia di vita". Frase da ripetere forse più a se stessi che agli altri.
I finlandesi il relax ce l'hanno nell'anima quindi: luci soffuse, musica, divano con una montagna di cuscini, abbigliamento ultra comodo, un buon libro, un bel film e un bagno caldo per scaricare le tensioni della giornata.
Ecco le regole da seguire:
prendete le chiavi della macchina e metterle in un cassetto;
buttare dolcemente fuori di casa il partner se presente;
fare un bagno caldo e mettersi comodi;
preparare un drink rigorosamente alcolico (le tisane non valgono);
quindi dedicarsi al completo relax dedicandosi a ciò che più piace fare.
Il giorno successivo talvolta potrebbe essere utile capire come affrontare il post sbornia.
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“Mi ricordo di te” di Yrsa Sigurdardottir14 luglio 2017
Finalmente un libro inquietante dove non solo il cane non è il primo a morire ma è forse l'unico che si salva...
«Com'è tranquillo, qui». Garòar ruppe il silenzio che la barca aveva lasciato. «Credo di non essere mai stato in un posto così isolato». Si chinò e la baciò sulla guancia chiazzata di salsedine.
«Ma è indubbio che ci abiti gente in gamba».
Katrin gli sorrise e non gli chiese se aveva dimenticato quella malaticcia di Lif. Volse le spalle al mare, dove non desiderava affatto vedere la barca sparire del tutto alla vista, e osservò invece la riva e la terra. Lif si era alzata in piedi e si sbracciava verso di loro. Katrin sollevò la mano per farle un cenno a sua volta, ma la lasciò cadere quando vide qualcosa muoversi velocemente alle spalle dell'amica vestita di bianco. Era un'ombra nera come la pece, molto più scura dell'ambiente in penombra.
Sparì altrettanto in fretta com'era apparsa, così Katrin non riuscì a distinguere chi fosse. Però le era parsa simile a una persona di bassa statura. Si aggrappò forte al braccio di Garòar.
«Cos'era?»
«Cosa?» Garòar aguzzò la vista seguendo l'indicazione di Katrin. «Vuoi dire Lif?»
«No. C'era qualcosa che si muoveva dietro di lei».
«No». Garòar la guardò stupito. «Non c'è niente. Solo una donna con il mal di mare e una tuta da sci addosso. Magari era solo il cane, no?»
Katrin cercò di apparire tranquilla. Poteva anche darsi che avesse avuto un abbaglio. Ma quello non era Putti, di questo era certa, era davanti a Lif e annusava l'aria. Forse il vento aveva spostato qualche oggetto. In ogni modo, non spiegava la rapidità con cui era sfrecciato, anche se naturalmente poteva essere arrivata una raffica improvvisa o una corrente. Lasciò il braccio di Garòar e si concentrò a respirare lentamente per il tratto che le restava da percorrere lungo il pontile. Non disse nulla nemmeno
quando ebbero raggiunto Lif. Si sentì un fruscìo e la vegetazione secca e ingiallita davanti a loro scricchiolò, come se qualcuno l'avesse calpestata. Né Garòar né Lif sembravano aver notato niente, ma Katrin non poté fare a meno di pensare che non fossero da soli, lì a Hesteyri.
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