foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Nuova vita a spazzole e vecchi pennelli
14 febbraio 2019

Molto british...


Simon Brown, The Gentleman Felter, vive in un piccolo villaggio sulla costa del Northumberland (Regno Unito) e con feltro, ago e filo popola di volpi, gufi, conigli e topolini spazzole e vecchi pennelli creando curiose composizioni piene di fascino e poesia.

Su Instagram si presenta così: "Artista del feltro, scarabocchiatore occasionale, bevitore di tè a tempo pieno, amante dei gatti e persona a cui piace indossare calzini rosa shocking".

www.instagram.com/thegentlemanfelter

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Un incantato villaggio di topolini
8 gennaio 2019

Tutti in posa! Cheese...


Il fotografo naturalista Simon Dell, di Sheffield (Regno Unito), quando si è imbattuto in una famiglia di topolini di campagna che ha deciso di vivere nel suo giardino, invece di cacciarla le ha costruito una casetta diventata in seguito un vero e proprio villaggio in miniatura degno delle fiabe più belle.

Utilizzando legno, bacche, frutta e verdura di stagione Simon ha creato un minuscolo mondo incantato, dove George, Mildred e il piccolo Mini (questi i nomi che il fotografo ha dato ai suoi amici roditori) possono vivere sereni e protetti dai gatti della zona.

Il villaggio è cresciuto nel tempo così come la colonia che lo abita. E con un set fotografico così elaborato, curato e magico e dei protagonisti così simpatici Simon ha realizzato un reportage davvero splendido dove è evidente quanto i topolini gradiscano tutte le attenzioni a loro dedicate.



www.instagram.com/simon_dell_photography
www.facebook.com/SimonDellPhotography

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“Mi ricordo di te” di Yrsa Sigurdardottir
14 luglio 2017

Finalmente un libro inquietante dove non solo il cane non è il primo a morire ma è forse l'unico che si salva...

«Com'è tranquillo, qui». Garòar ruppe il silenzio che la barca aveva lasciato. «Credo di non essere mai stato in un posto così isolato». Si chinò e la baciò sulla guancia chiazzata di salsedine.
«Ma è indubbio che ci abiti gente in gamba».
Katrin gli sorrise e non gli chiese se aveva dimenticato quella malaticcia di Lif. Volse le spalle al mare, dove non desiderava affatto vedere la barca sparire del tutto alla vista, e osservò invece la riva e la terra. Lif si era alzata in piedi e si sbracciava verso di loro. Katrin sollevò la mano per farle un cenno a sua volta, ma la lasciò cadere quando vide qualcosa muoversi velocemente alle spalle dell'amica vestita di bianco. Era un'ombra nera come la pece, molto più scura dell'ambiente in penombra.
Sparì altrettanto in fretta com'era apparsa, così Katrin non riuscì a distinguere chi fosse. Però le era parsa simile a una persona di bassa statura. Si aggrappò forte al braccio di Garòar.
«Cos'era?»
«Cosa?» Garòar aguzzò la vista seguendo l'indicazione di Katrin. «Vuoi dire Lif?»
«No. C'era qualcosa che si muoveva dietro di lei».
«No». Garòar la guardò stupito. «Non c'è niente. Solo una donna con il mal di mare e una tuta da sci addosso. Magari era solo il cane, no?»
Katrin cercò di apparire tranquilla. Poteva anche darsi che avesse avuto un abbaglio. Ma quello non era Putti, di questo era certa, era davanti a Lif e annusava l'aria. Forse il vento aveva spostato qualche oggetto. In ogni modo, non spiegava la rapidità con cui era sfrecciato, anche se naturalmente poteva essere arrivata una raffica improvvisa o una corrente. Lasciò il braccio di Garòar e si concentrò a respirare lentamente per il tratto che le restava da percorrere lungo il pontile. Non disse nulla nemmeno
quando ebbero raggiunto Lif. Si sentì un fruscìo e la vegetazione secca e ingiallita davanti a loro scricchiolò, come se qualcuno l'avesse calpestata. Né Garòar né Lif sembravano aver notato niente, ma Katrin non poté fare a meno di pensare che non fossero da soli, lì a Hesteyri.

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Fubirai e l’isola dei gatti
7 febbraio 2014



Il fotografo giapponese Fubirai ha trascorso cinque anni a documentare la vita dei gatti che vivono nell'isola di Tashirojima al largo della costa di Fukuoka, in Giappone.
La piccola isola ospita un villaggio di pescatori dove i gatti sono molto più numerosi degli abitanti umani con una media di quattro a uno.

I gatti furoni portati sull’isola nei tempi antichi del periodo Edo (1603-1868) per cacciare i topi dagli allevamenti di bachi da seta e in seguito, cessata la produzione di seta, sono stati tenuti in grande considerazione dai pescatori perché ritenuti utili per prevedere l'arrivo delle tempeste nonchè capaci di proteggere durante le uscite in mare garantendo fortuna e prosperità.

Secondo la tradizione locale, un giorno un pescatore che stava raccogliendo delle pietre da utilizzare per le sue reti, ha fatto rotolare accidentalmente un masso che ha ucciso un gatto, il profondo rispetto che il pescatore nutriva per questo animale lo ha portato a seppellire il suo corpicino e a creare un santuario, il Neko-jinja, in ricordo dello sfortunato felino e per proteggere tutti i gatti dell'isola.
Oggi a Tashirojima si contano almeno una decina di santuari simili, oltre a una cinquantina di statue raffiguranti mici e molti edifici a forma di gatto.

I felini considerati il porta fortuna dell'isola, nota anche come "il paradiso dei gatti", sono nutriti e tenuti in buona salute dagli abitanti del villaggio. Abituati al contatto con gli uomini seguono sempre i numerosi turisti accompagnandoli nella visita del loro regno.

Ecco il sito di Fubirai con le foto dei gatti dell'isola di Tashirojima:
d.hatena.ne.jp/fubirai

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