Autoritratti onirici di Brooke Shaden19 novembre 2018
Rigenerarsi...
Brooke Shaden è una fotografa americana nata nel 1987 in Pennsylvania e cresciuta nei pressi di un villaggio amish fino al momento dell'iscrizione all'università. Ha iniziato la sua carriera fotografica a Los Angeles dedicandosi prevalentemente ad autoritratti, scelta dettata non tanto da un desiderio autobiografico quanto dalla comodità di avere un soggetto sempre disponibile e dalla possibilità di poter esercitare un pieno controllo sulle immagini.
Attratta dall'oscurità e dalla bellezza, affronta temi ricorrenti e con un forte valore simbolico come il decadimento e la rinascita. I suoi lavori in formato quadrato catturano realtà fantastiche, fiabesche e metafisiche dentro una cornice fotografica, delineando mondi sospesi tra sogno e realtà.
Brooke Shaden dice: "Voglio che la mia immaginazione vada al di là della fotografia, per toccare la pittura e stili alternativi di arte. Non sono innamorata di un particolare strumento artistico, ma della possibilità di rappresentare visivamente le storie che ho nella mente".
brookeshaden.com
www.flickr.com/photos/brookeshaden
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Categorie: arte · fotografia
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Symmetry Breakfast30 giugno 2018
Caro cosa mi prepari questa mattina?
Symmetry Breakfast nasce come fenomeno Instagram ed è una galleria fotografica delle colazioni speculari che il londinese
Michael Zee prepara con amore ogni mattina per il suo compagno Mark van Beek e per sé.
Un'idea semplice e, come quasi tutte quelle geniali, nata per caso. Due piatti - ogni mattina differenti - di ottimo cibo, curati in ogni minimo dettaglio e meravigliosamente impiattati con assoluta simmetria.
Molti scatti mostrano colazioni che rispettano la tradizione anglosassone ma in altri Michael, che ha sangue cinese e scozzese, scopre e sperimenta altre culture culinarie.
L’ispirazione viene spesso dal passato e dalle tradizioni e altre volte da racconti di familiari e amici, ogni piatto ha una sua storia alle spalle e Michael dice: "Narrare è quello che faccio ed è mia intenzione fare. Non voglio pontificare con lunghe descrizioni, Instagram è del resto un medium particolare di immediata fruizione, un veicolo di storytelling particolare".
www.instagram.com/symmetrybreakfast
www.symmetrybreakfast.com
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Categorie: cibo · creatività · fotografia · ricette
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Shanghai Tango1 giugno 2018
Elvis-style e il gatto nero...
Gao Youjun, noto come
Shanghai Tango, è un fumettista cinese che vive a Shanghai.
Le sue vignette, diffusissime in rete, sono tanto semplici quanto geniali. Fatte di pochi tratti, generalmente monocromatiche e senza testo, raccontano storie e svelano ironici inganni universalmente comprensibili a tutte le latitudini.
Gao, che ha fatto studi matematici, ha sviluppato un modo di pensare non convenzionale che ha avuto un notevole impatto sul suo stile artistico e afferma: "Disegnare le mie vignette è molto simile a lavorare su un problema di matematica. Provo una grande gioia nel sorprendere gli altri con un risultato inaspettato dopo un processo di ragionamento impeccabile".
tangogao.com
tango2010weibo.tumblr.com
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Categorie: animali · fumetti e vignette · gatti · umorismo
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Miao29 aprile 2018
Regalo effetto nostalgia... un numero di Miao del 1971... bellissimo!
Le ochette
Al mattino presto presto,
non appena il sole è desto,
van le ochette a fare il bagno
dentro l'acqua dello stagno.
Ed osservano per bene
ogni norma dell'igiene:
prima lavan le zampette,
la testolina, poi le alette,
esclamando "Qua, qua, qua,
oh che gran felicità!".
L'una i tuffi vuole fare,
l'altra finge di affogare,
l'altra ancora, birichina,
fa: "Ciao, ciao" con la zampina.
E felici in compagnia
fanno ognor la pulizia,
insegnando ai bambinetti
capricciosi e sudicetti,
che dell'acqua fresca e pura
non si deve aver paura,
perchè dona, ben si sa,
la salute e la beltà!
R. Banzi da "Mondo piccino"
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Categorie: animali · creatività · fumetti e vignette · giochi · illustrazione · lettura · oggetti
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“4 3 2 1” di Paul Auster20 aprile 2018
Complesso... e in questo periodo la concentrazione non è il massimo, ma sono contenta di averlo letto...
Lo so, lo so, sono l'uomo più fortunato della terra, ripetendo a bella posta le parole pronunciate da Lou Gehrig allo Yankee Stadium dopo aver scoperto che stava morendo della malattia che avrebbe preso il suo nome. Sei in una botte di ferro, disse la madre di Ferguson. Si, infatti, proprio una botte di ferro, e com'era grande e meraviglioso il mondo se non ti fermavi a guardarlo troppo da vicino.
Ferguson (...) avrebbe inventato altre tre versioni di se stesso e raccontato le loro storie insieme alla sua storia (grossomodo la sua storia, perché anche lui sarebbe diventato una versione romanzata di se stesso), e scritto un libro su quattro persone identiche ma diverse con lo stesso nome: Ferguson.
Un nome nato da una barzelletta sui nomi. La battuta finale di una barzelletta sugli ebrei polacchi e russi che avevano preso una nave ed erano venuti in America. Senza dubbio una barzelletta ebraica sull'America (...)
Stava ancora percorrendo le due strade che aveva immaginato a quattordici anni (...) e sempre, fin dall'inizio della sua vita consapevole, con la sensazione costante che i bivi e le parallele delle strade prese e non prese fossero tutti percorsi dalle stesse persone nello stesso momento, le persone visibili e le persone ombra, che il mondo effettivo fosse solo una piccola parte di mondo, poiché la realtà consisteva anche in quello che sarebbe potuto succedere ma non era successo, che una strada non fosse né meglio né peggio di un'altra, ma il tormento di vivere in un solo corpo stava nel fatto che dovevi essere sempre su una strada soltanto, anche se avresti potuto essere su un'altra, in viaggio verso un posto completamente diverso.
Identici ma diversi, ovvero quattro ragazzi con gli stessi genitori, lo stesso corpo e lo stesso corredo genetico, ma che vivevano ognuno in una casa diversa in una città diversa in circostanze a sé stanti. Sballottati qua e là dagli effetti di queste circostanze, i ragazzi avrebbero cominciato a differenziarsi con il procedere del libro, gattonando o camminando o galoppando attraverso infanzia, adolescenza e prima età adulta come personaggi sempre più distinti, ognuno per la propria strada, eppure tutti quanti ancora la stessa persona, tre versioni immaginarie di sé, con l'aggiunta di se stesso in qualità di Numero Quattro, l'autore del libro, ma a quel punto lui ancora ignorava i dettagli del libro, avrebbe capito cosa stava cercando di fare solo dopo avere iniziato a farlo, l'essenziale era amare quegli altri ragazzi come se fossero veri, amarli quanto amava se stesso (...)
Dio non era in nessun luogo, si disse, ma la vita era ovunque, la morte era ovunque, e i morti e i vivi erano uniti.
Solo una cosa era certa. Uno alla volta, i Ferguson immaginari sarebbero morti (...) ma solo quando avesse imparato ad amarli come se fossero veri, solo quando il pensiero di vederli morire gli fosse diventato insopportabile, e poi sarebbe stato di nuovo solo con se stesso, l'ultimo sopravvissuto.
Di qui il titolo del libro: 4 3 2 1.
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Una favola sugli occhi12 febbraio 2015
Tal Peleg, make up artist israeliana, crea delle vere e proprie illustrazioni sulle palpebre. Realizza trucchi estremi con decorazioni astratte, disegni di gatti e sushi sino ad arrivare a raccontare storie riproducendo scene ispirate a film, romanzi e fiabe con una precisione degna di un miniaturista.
instagram.com/tal_peleg
www.facebook.com/TalPelegMakeUp
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