Like25 febbraio 2016
Riunione di condominio, ultime scene di "Magic Mike", camomilla con aspirina, episodio inquietante di "Black Mirror" (Torna da me). Che serata!
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Categorie: cinema · televisione · umorismo
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“Il danno” di Elsebeth Egholm11 marzo 2012
La vista della donna morta al porto le ondeggiava nella testa insieme al dolore, finchè non dovette arrendersi e infilare una mano nella borsa alla ricerca dell'aspirina. Andò nella cucina a prendere un bicchiere d'acqua e si fermò davanti al lavandino per inghiottire le pillole, che sapeva avrebbero alleviato solo il picco del dolore. Il punteruolo accuminato che lavorava nel profondo, quello non lo avrebbero eliminato. Cercò invano di accantonare i pensieri, ma le si rovesciavano addosso ugualmente insieme all'immagine della sirena morta col ventre insanguinato. Non poteva accadere. Nessun essere umano avrebbe dovuto finire così la sua vita.
(...) vide l'uomo entrare in sala pesi. La prima cosa che la colpì fu la sua stazza. Era alto e largo, ma riempiva la stanza anche in un altro, indefinibile modo. Aveva in spalla un borsone verde bottiglia e indossava i jeans e una polo nera a maniche corte. In poche parole era comune, eppure non lo era. Pensò a Bo e alla sua figura ossuta, magra come quella di un gatto; ai capelli lunghi e alla barba che doveva sempre ricordagli di spuntare perchè non somigliasse a un profugo albanese. Pensò alla sua eterna inquietudine, a quanto trasferiva il proprio nervosismo in tutta la casa. E piena di vergogna bramò improvvisamente tranquillità e sicurezza, bramò di affondare nell'abbraccio di un uomo imponente con la voce che suonava come mogano scuro.
Che cos'era quel giro di donne infelici che stava lentamente emergendo dal disegno generale? Da dove cominciava? Dall'offerta di uteri in affitto? Dalla domanda? O in realtà era cominciato il giorno in cui la scienza era riuscita a generare un bambino fuori dall'utero della madre biologica? O il primo giorno della storia del genere umano, quando la donna aveva scoperto la maternità e l'aveva assunta come identità?
Anche lei era cresciuta in un periodo della storia in cui la solidarietà fra donne era una priorità scritta in rosso sugli striscioni delle femministe. E adesso stava lì, nel bel mezzo di un caso in cui alcune donne sfruttavano altre donne nel nome della sacra maternità, e poi si concedevano l'assoluzione. I tempi erano cambiati. La concezione della felicità personale nella casa unifamiliare non era solo diventata una cosa per cui si era pronti a lavorare e a combattere. Era una cosa per cui si era pronti a sfruttare gli altri e forse persino a uccidere.
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“Nel nome del padre” di Gianni Biondillo18 febbraio 2012
"Amore è un po' tardi... ora ti devo portare a casa."
"Di già?"
"Tesoro... siamo andati al parco, poi alle giostre, adesso al cinema..."
"Ma io voglio stare ancora un po' fuori, non voglio tornare a casa subito."
Vorrebbe chederle perchè. Vorrebbe sarere come la tratta Sonia, cosa le dice. Ma non lo fa. Non è giusto, non è corretto nei confronti della figlia.
"Amore, lo vedi che è tardi... inizia a fare freddo... devi mangiare..."
"Andiamo a mangiare una pizza, dai..."
"Alice, io..." Si perde negli occhi della figlia. "Aspetta un attimo."
Tira fuori il cellulare. La bimba gongola. Luca si gira verso il muro come a cercare un po' di intimità.
"Sonia?"
"Luca?" La voce è allarmata. "E' successo qualcosa ad Alice?"
"No, no, non preoccuparti, è tutto a posto."
"Cosa vuoi allora?"
"Senti, volevo dirti che la bimba vorrebbe stare ancora un po' fuori, vorrebbe mangiare una pizza..."
"Non se ne parla neppure. Porta subito Alice qui, a casa."
La bimba saltella su un piede, avanti e indietro.
"Ma dai, poi ci rimane male."
"Domani mattina va a scuola, non voglio che faccia tardi."
"Una pizza, facciamo in fretta."
Gesticola, come se lei lo vedesse.
"Portala subito qui. Non farmi urlare" e lo dice urlando, al punto che la sente pure la figlia.
"Ma cazzo, Sonia, sono il padre, avrò anch'io diritto di..."
"Tu non hai nessun diritto, lo hai capito?" Non la ferma più nessuno, è furiosa. "Porta subito Alice a casa, non farmi incazzare, portala subito qui!"
"Ma perchè devi fare così, non c'è niente di male se si diverte un po'..."
"E già! E' facile per te, la porti al cinema, la porti in pizzeria... poi sono io che devo svegliarla la mattina, poi sono io la cattiva che le deve insegnare le regole... tu fai il papà simpatico, e io sono la stronza!"
"Sonia, non urlare."
Alice lo guarda spaventata.
"Portala qui, entro mezz'ora. Non te lo ripeto più!"
"Fammi entrare."
"No!"
"Sonia, eravamo d'accordo, non farmi incazzare. Il Natale l'ha passato da te, ora mi prendo la bimba e me la porto via."
"Non ci provare neppure."
Prova a chiudergli la porta in faccia, ma lui la blocca con un piede.
"Sonia, sto perdendo la pazienza. Vesti Alice e falla uscire, subito."
"Ti ho detto di no. La bambina ha la febbre, io non la faccio uscire con questo freddo."
Lui sbuffa, alza gli occhi al cielo.
"Sono in macchina, la porto a casa, con me, non prenderà freddo."
"Non dirlo neanche per scherzo."
"Ma insomma che cazzo vuoi da me? Vuoi farmi impazzire?"
E' a una spanna dal suo volto, sembra voglia mangiarglielo.
"Non fare il pazzo."
Lui cerca di calmarsi.
"Allora fammi entrare, resto qui tutto il giorno" lei sgrana gli occhi, "non preoccuparti, sto in camera con lei."
"Non ti voglio in casa mia."
"Cosa? COSA? Questa non è casa tua, lo vuoi capire? Non è tua, non l'hai comprata tu! Non lo stai pagando tu il mutuo!"
Ha scelto lei i mobili, ha discusso lei con l'architetto, ha curato lei il giardino. E questo Luca lo sa.
"Vallo a dire al giudice, se ne hai voglia."
Lui le dà le spalle, cerca di contenere le lacrime, non vuole farsi vedere debole hai suoi occhi. Le mani sono strette nei pugni, le nocche sono praticamente senza sangue.
"Sonia. Ti prego." Si gira ancora verso la donna, è più calmo. "Non ti preoccupare per Alice. La copro, la porto a casa, le faccio una camomilla calda."
"Ma cosa dici? Non sai neppure di cosa parli... l'hai mai curata tu? Sai di cosa ha bisogno se le sale la febbre? Sai quale è il suo peluche che tiene sotto le coperte quando è malata? Non sapresti distinguere una supposta da un'aspirina, smettila!"
"E allora aiutami tu. Dimmi cosa devo fare."
"Ci dovevi pensare prima."
"Non puoi farmela pagare per sempre, lo capisci? Come posso imparare ad essere suo padre se tu continui a negarmelo?"
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