Ampalaya al garam masala con patate17 settembre 2017
Cinquanta sfumature di amaro...
Ampalaya al garam masala con patate
500 gr. di ampalaya
500 gr. di patate
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
2 cucchiaini di garam masala
prezzemolo
peperoncino (facoltativo)
olio extravergine d’oliva
sale
Tagliare le ampalaya in due nel senso della lunghezza, togliere i semi e l’interno spugnoso con l'aiuto di un cucchiaino, poi metterle a bagno per una notte in una ciotola con acqua e sale.
Pelare e cuocere a vapore nella pentola a pressione le patate (12/14 minuti). Affettare la cipolla e farla soffriggere brevemente con l'olio, il garam masala e lo spicchio d'aglio diviso a metà, poi unire le ampalaya tagliate a fette.
Salare, aggiungere poca acqua e cuocere a padella coperta per una ventina di minuti. Scoperchiare, togliere l'aglio, unire le patate lessate tagliate a dadini e saltare le verdure a fiamma vivace aggiungendo altro olio, prezzemolo e peperoncino a piacere.
Buone servite con un formaggio fresco e morbido in grado di mitigare il sapore spiccatamente amaro di questo speziato contorno.
L'ampalaya (Momordica charantia) detta anche "zucca amara" ha l'aspetto di un cetriolo dalla buccia bitorzoluta. E' molto più ricca di acqua e amara di una zucca e per consistenza e utilizzo in cucina risulta simile a una zucchina o un cetriolo. Frutto di una pianta rampicante tropicale e sub-tropicale della famiglia delle Cucurbitaceae, particolarmente diffusa in Asia e Africa, viene raccolta prima che giunga a completa maturazione. L'ampalaya si consuma sia cotta che cruda, per ridurne il sapore amaro può essere lasciata in ammollo in acqua fredda salata per alcune ore o una notte intera oppure sbollentata brevemente. Perfetta in abbinamento a curry e paprica.
Il garam masala, letteralmente spezia calda, è una mistura di spezie tipica della cucina indiana e pakistana. E' preparato tostando, macinando e miscelando cannella, cumino, coriandolo, cardamomo, chiodi di garofano, pepe nero, curcuma e talvolta peperoncino, aglio, zenzero, sesamo, senape, noce moscata e altro. Il sapore è intenso e pungente ma non particolarmente piccante. Il garam masala, diversamente da altre spezie, è spesso aggiunto a termine cottura per mantenerne intatto l'aroma.
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Tags: Africa, aglio, ammollo, ampalaya, Asia, cipolla, Cucurbitaceae, garam masala, India, miscela spezie, Momordica charantia, olio, Pakistan, patate, pentola a pressione, peperoncino, prezzemolo, ricetta, sale, zucca amara
Baccalà al latte19 febbraio 2015
Baccalà al latte
2 filetti di baccalà (1 kg. circa)
400 ml. di latte
8 filetti d’acciuga sott’olio
4 cucchiai di grana grattugiato
1 spicchio d'aglio
prezzemolo
farina
olio extravergine d'oliva
Dissalare il baccalà tenendolo immerso in acqua fredda per due giorni e cambiando spesso l'acqua di ammollo.
Tagliare il baccalà dissalato a grossi pezzi, togliere la pelle e tutte le spine con l'apposita pinzetta quindi asciugarlo bene e infarinarlo.
In un'ampia e bassa casseruola, adatta anche alla cottura in forno, fare sciogliere le acciughe con l'olio e cuocere velocemente d'ambo i lati i pezzi di baccalà infarinati. Spento il fuoco aggiungere l’aglio schiacciato con uno spremiaglio, il latte, abbondante prezzemolo tritato e una spolverata di grana.
Infornare a 180° e cuocere sino a quando il latte è completamente assorbito (una mezz'ora circa).
Servire con fette di polenta grigliate o patate lesse.
Baccalà e stoccafisso. Sono prodotti entrambi ottenuti dal merluzzo ma differiscono per la tecnica di lavorazione e conservazione del pesce. Lo stoccafisso è essiccato mentre il baccalà è salato (e talvolta, in seguito, parzialmente essiccato). Sia il baccalà che lo stoccafisso prima dell’uso necessitano di un lungo ammollo in acqua. Nella tradizione gastronomica veneta lo stoccafisso è protagonista assoluto ma è chiamato con il termine tradizionale "bacalà".
Per cimentarsi con il famosissimo tradizionale bacalà alla vicentina ecco la ricetta della Confraternita del Bacalà alla Vicentina.
baccalaallavicentina.it
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Tags: acciughe, aglio, ammollo, bacalà, baccalà, casseruola, Confraternita del Bacalà alla Vicentina, essiccazione, farina, forno, grana, latte, olio, prezzemolo, ricetta, salatura, stoccafisso
Zuppa di cicerchie11 febbraio 2014
Zuppa di cicerchie
350 gr. di cicerchie secche
2 patate grosse a pasta bianca
100 gr. di misto per soffritto surgelato
200 gr. di passata di pomodoro
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 dado vegetale
olio extravergine d'oliva
peperoncino
sale
Mettere a bagno le cicerchie in acqua tiepida per almeno dodici ore, avendo cura di cambiare l’acqua due o tre volte. Prima di cucinarle risciacquarle bene in acqua corrente eliminando eventuali pellicine coriacee.
Pelare e tagliare a piccoli cubetti le patate. Soffriggere leggermente in una pentola a pressione il misto per soffritto nell'olio poi unire le cicerchie, le patate, il dado e un pizzico di peperoncino. Versare sulle verdure la passata di pomodoro e acqua sino a comprirle di due dita circa poi aggiungere il concentrato di pomodoro. Chiudere la pentola a pressione e fare cuocere 20/30 minuti circa a partire dal fischio (con una pentola tradizionale più del doppio). E' consigliabile controllare sempre eventuali tempi di cottura indicati sulla confezione dei legumi che possono essere estremamente variabili.
Terminata la cottura verificare la consistenza e la sapidità della zuppa, se necessario aggiungere acqua e sale.
Servire con crostini aromatizzati alle erbe (origano, erba cipollina o rosmarino). Portare a tavola, per i non vegani, del parmigiano grattugiato.
La cicerchia (Lathyrus sativus), proveniente dal Medio Oriente, è una leguminosa appartenente alla famiglia delle Fabaceae presente in Asia, Africa orientale e limitatamente anche in Europa. In Italia è coltivata solamente in alcune zone dell'Italia centrale in quantità ridotte. Pianta erbacea a ciclo annuale, molto simile a quella dei ceci, non ha bisogno di cure particolari e cresce anche in condizioni difficili con carenza di acqua. Conta una ventina di specie che producono semi diversi per forma e dimensioni. Quella coltivata in Toscana, Abruzzo e Marche produce baccelli che contengono semi piccoli, schiacciati e spigolosi poco più grandi dei piselli. La cicerchia contiene, in quantità variabile, una neurotossina per questo il legume secco prima della cottura va sottoposto a un ammollo di dodici ore con almeno due o tre ricambi d’acqua. Legume ormai quasi dimenticato è oggi considerato un prodotto di nicchia.
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Tofu saltato con funghi shiitake e piselli5 febbraio 2014
Non sono un'amante del tofu ma alcuni giorni fa un inspiegabile attacco di salutismo mi ha fatto mettere nel carrello tofu e hamburger di soia...
Tofu saltato con funghi shiitake e piselli
350/400 gr. di tofu
1 porro grande
40 gr. di funghi cinesi secchi (shiitake)
300/350 gr. di piselli lessati
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino di zenzero in polvere
salsa di soia
olio di sesamo (o di arachidi)
pepe bianco
Tagliare il panetto di tofu a fette non troppo sottili poi a quadretti grandi come un boccone. In un wok scaldare l'olio e saltare il tofu sino a renderlo dorato e con una leggera crosticina croccante, quindi toglierlo con un mestolo forato e tenerlo da parte.
Aggiungere, se necessario, altro olio nel wok e cuocere a fuoco abbastanza vivace il porro tagliato a rondelle sottili (sia la parte bianca che quella verde più tenera). Unire l'aglio schiacciato con uno spremiaglio, lo zenzero e i fughi precedentemente ammollati in acqua tiepida e strizzati (calcolare minimo 30 minuti di ammollo).
Dopo alcuni minuti aggiungere la salsa di soia, i piselli e il tofu tenuto da parte. Saltare brevemente le verdure e il tofu, avendo cura non romperlo, aggiungendo eventualmente poca acqua dell'ammollo dei funghi.
Completare con una generosa macinata di pepe bianco, non salare ma regolare la sapidità con la salsa di soia.
Accompagnato da del riso al vapore (70 gr. circa a persona) diventa un ricco piatto unico che può essere servito anche a vegetariani e vegani.
Il tofu è un alimento ricavato dalla cagliatura del succo di soia. La sua fabbricazione è simile a quella del formaggio: la soia ammollata e frantumata è fatta bollire insieme al caglio sino a quando si ottiene un coagulo morbido che viene filtrato e successivamente pressato in blocchi, generalmente in forma di parallelepipedo. L’utilizzo di diversi tipi di cagli, piccole variazioni nei metodi di produzione e nelle tecniche di cottura determinano sapori e consistenze differenti. Il tofu è un prodotto diffuso in quasi tutto l'estremo oriente (Cina, Giappone, Corea, Vietnam, Thailandia, Cambogia) che con certezza era conosciuto, prodotto e consumato in Cina già nel II secolo d.C. ma diverse sono le teorie sulla sua origine. Dato il suo alto apporto proteico è da sempre considerato un alimento ideale per una dieta vegetariana. Nell’isola giapponese di Okinawa, che vanta una popolazione di ultracentenari, il tofu si mangia tutti i giorni ed è considerato un elisir di giovinezza.
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