Degattoupage 13 – Oliver re del panino28 settembre 2018
Gnam...
Degattoupage 13
Oliver re del panino
collage 14,8x21 cm.
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: animali · cibo · creatività · degattoupage · fotografia · gatti
Tags: bagel, carne, cetriolo, cipolla, cipolle grigliate, collage, decoupage, degattoupage, formaggio, francesino, gatto, hamburger, insalata, ketchup, maionese, mozzarella, Oliver, pagnotta, pancarrè, pane, panini, piadina, pomodoro, prosciutto, re del panino, rucola, salmone, semi di papavero, semi di sesamo, speck, tramezzino, wurstel
Ricetta: burrito di manzo con fagioli e mais21 settembre 2018
Burrito di manzo con fagioli e mais
4 tortillas grandi (240 gr.)
400 gr. di carne trita di manzo
500 gr. di passata di pomodoro
250 gr. di fagioli rossi (o neri) lessati
140 gr. di mais
6 peperoni friggitelli
2 cipolle
1 spicchio d'aglio
2 peperoncini piccanti freschi
8 fette di cheddar
mezzo cucchiaino di semi di cumino
coriandolo in polvere
olio extravergine d’oliva
tequila
sale
Mondare i friggitelli, eliminando i semi e i filamenti bianchi, poi tagliarli a striscioline, quindi procedere nello stesso modo con i peperoncini piccanti riducendoli poi a cubetti piccolissimi. Affettare sottilmente le cipolle.
In una padella tipo saltapasta rosolare bene la carne trita con l'olio poi sfumare con la tequila, successivamente aggiungere la cipolla, i friggitelli e il peperoncino. Quando la cipolla inizia a essere trasparente unire la passata di pomodoro, i fagioli, il mais, l’aglio schiacciato con uno spremiaglio, i semi di cumino e un pizzico di coriandolo in polvere. Salare.
Cuocere il tutto per una ventina di minuti, sino a quando il sugo è ben ristretto.
Riempire generosamente le quattro tortillas al centro e chiuderle a portafoglio. Adagiare i burritos su una piastra di ghisa calda prima brevemente dal lato della chiusura, in modo da sigillarli, poi dall'altro lato sino a leggera doratura. Terminare girandoli nuovamente e coprendo ognuno con due fette di formaggio cheddar.
Servire i burritos ben caldi quando il formaggio è filante.
Accompagnare con un'insalata fresca e croccante di lattuga iceberg, pomodoro e cipolla.
Il burrito (o taco de harina), classico street food tex mex, è una tortilla di farina farcita in vario modo solitamente con carne di manzo o pollo, tritata o tagliata a piccoli pezzi, e arricchita con altri ingredienti. La parola burrito deriva dallo spagnolo "piccolo asino" infatti pare che la pietanza sia stata creata da Juan Méndez, venditore ambulante di cibo, che durante la rivoluzione messicana per conservare il cibo al caldo pensò di avvolgerlo in grandi tortillas, idea di successo che lo portò a comprare un asino per vendere la sua invenzione anche oltre i confini del Messico. Oggi il burrito è diffuso prevalentemente negli Stati Uniti e in Canada.
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: cibo · ricette
Tags: aglio, burritos, Canada, carne trita, cheddar, cipolle, coriandolo, cumino, fagioli neri, fagioli rossi, formaggio, insalata, Juan Méndez, mais, manzo, Messico, olio, passata, peperoncini freschi, peperoni friggitelli, piastra di ghisa, piccolo asino, pomodoro, ricetta, rivoluzione messicana, sale, Stati Uniti, street food, tacos de harina, tequila, tex mex, tortillas, venditore ambulante
Mr. Miao e il tè al formaggio20 gennaio 2018
Giornata di shopping, un "tè verde macchiato dolce" per scaldarsi e un bicchiere con il logo di Mr. Miao da portare a casa...
Mr. Miao è un bar rosticceria nel cuore della Chinatown milanese che propone una vasta gamma di bubble tea, cheese tea, tè alla frutta, yogurt, granite e ice roll oltre a dim sun, rotoli di riso glutinoso e curiose "piadine cinesi" da gustare sul posto o da portare a casa.
Il valore aggiunto del locale: il nome e il logo tutto micioso!
Bubble tea: mangia e bevi taiwanese a base di tè e latte, aromatizzato con diversi gusti di frutta o sciroppo e arricchito con perle nere di tapioca gommose e gelatine di frutta. Servito sia freddo che caldo, si beve con una grossa cannuccia che permette di raccogliere anche le palline precipitate sul fondo. E' generalmente molto dolce.
Cheese tea (in mandarino zhì shì chá): tè non zuccherato coperto da una densa schiuma di formaggio in polvere montato.
Ice roll: rotolini di gelato preparati al momento e guarniti con sciroppo, granella o frutta. Nato in Tailandia, l'ice roll si ottiene versando un composto liquido di base, lavorato insieme ad altri ingredienti, su una piastra refrigerata di metallo e staccando successivamente il gelato che si solidifica in pochi istanti sulla superficie con una spatola in modo da ottenere strisce arrotolate su stesse a forma di grossi riccioli.
Scopro ora che lo strano "tè verde macchiato dolce" altro non era che una versione zuccherata del cheese tea. Adesso capisco tante cose... cosa non si fa per un bicchiere con un micio baffuto!
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: animali · bere · cibo · gatti · ristoranti
Tags: baffi, bar, bubble tea, caldo, cheese tea, Chinatown, dim sun, formaggio, freddo, frutta, gatto, gelatine di frutta, gelato, granella, granite, ice roll, latte, logo, mangia e bevi, Milano, Mr. Miao, perle di tapioca, piadine cinesi, piastra refrigerata, riccioli, rosticceria, rotoli di riso glutinoso, rotolini, schiuma, sciroppo, spatola, Taiwan, tè, yogurt, zhì shì chá
Ricetta: polenta taragna di zia Ida9 gennaio 2018
La vera polenta taragna valtellinese di una volta... tutta nera!
Polenta taragna di zia Ida
720 gr. di farina di grano saraceno macinata grossa
2 l. d'acqua
240 gr. di burro
280 gr. di casera giovane (latteria grasso)
200 gr. di casera stagionato
1 cucchiaio scarso di sale grosso
Fare bollire in un paiolo di rame l'acqua poi aggiungere il sale e 40 gr. di burro. Versare velocemente a pioggia la farina, incidere una croce nel composto ottenuto quindi coprire a metà il paiolo con un coperchio e lasciare cuocere a fuoco basso senza mescolare per una ventina di minuti.
Trascorso questo tempo scoperchiare e iniziare a mescolare con un bastone di legno (tarai) e con un movimento da sotto in su la polenta per almeno altri 20 minuti (è possibile che ci siano ancora tracce di farina asciutta).
Quando la polenta è cotta e ha formato una leggera crosticina sul fondo e le pareti del paiolo aggiungere il burro rimasto e successivamente i formaggi tagliati a grossi dadi.
Nel momento in cui il formaggio è fuso ma non completamente amalgamato con la polenta rovesciare la taragna su un tagliere o in un piatto di legno (basla).
Servire la polenta da sola o accompagnata da salumi tipici.
La polenta taragna valtellinese degli avi era interamente preparata con farina nera di grano saraceno così come la più povera polenta in frigole. L'aggiunta di farina di mais è invece prevista in altre ricette come quella della polenta cropa (o crupa) di Arigna, della polenta in fiur, della polenta cunscia (o uncia) e della polenta a ciödi. La taragna, piatto tipico della cucina valtellinese deve il suo nome dal "tarai" il bastone di legno che si usa per mescolarla all’interno del paiolo di rame in cui viene cotta direttamente sul fuoco a legna.
La verità: la zia di burro ne avrebbe messo un bel tocco di più!!!
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: cibo · ricette
Tags: acqua, basla, burro, casera giovane, casera stagionato, farina di grano saraceno, formaggio, latteria grasso, paiolo, polenta, polenta a ciodi, polenta cropa, polenta cunscia, polenta in fiur, polenta in frigole, polenta taragna, ricetta, sale grosso, tarai, Valtellina, zia Ida
Curiosità sulla pasta15 settembre 2017
Alcune curiosità tratte dalla
"Cronologia della pasta" dei Musei del Cibo di Parma.
Federico II, stando alla testimonianza del poeta Walter von der Vogelweide (1165-1230 ca.), amava particolarmente
i maccheroni dal sugo dolce, conditi cioè con lo zucchero, come si usava allora.
Fra’ Salimbene da Parma (1221-1282) parlando nella sua
Cronica di un frate grosso e corpulento, tal Giovanni da Ravenna, annota:
“non vidi mai nessuno che come lui si abbuffasse tanto volentieri di lasagne con formaggio”.
Giovanni Boccaccio (1313 ca.-1375) nel suo
Decamerone, raccontando le delizie del paese del Bengodi, dove chi più dorme più guadagna, descrive una montagna di formaggio parmigiano grattugiato, dal quale rotolano giù maccheroni e ravioli cotti in brodo di cappone.
Sull’origine del tortellino scrive Alessandro Tassoni (1565-1635) nella
Secchia Rapita:
“Marte sostò a Castelfranco con la sorella Venere, di cui l’oste ammirò la bellezza senza veli… l’oste ch’era guercio e bolognese imitando di Venere il bellico, l’arte di fare il tortellino apprese”.
Ne
Il Malmantile racquistato, poema del pittore fiorentino Lorenzo Lippi (1606-1674), molto interessante dal punto di vista linguistico per la sua ricchezza di vocaboli, modi di dire e locuzioni tipiche della parlata fiorentina del tempo, viene riportata l’espressione
“ognun può far della sua pasta gnocchi”, cioè disporre delle proprie cose come meglio si crede, per lo più a sproposito.
Nell’ottobre del 1743 Giacomo Casanova (1725-1798), all’età di 20 anni, sostò a Chioggia per tre giorni. Vi compose e recitò un sonetto in onore dei maccheroni. E ne mangiò una tale quantità che fu chiamato Principe dei Maccheroni.
Il corpo di Santo Stefano viene rinvenuto in una madia in cui era stato sepolto di nascosto e per questo viene assunto quale protettore dei Pastai.
Jacopo Vittorelli (1749-1835) nativo di Bassano del Grappa (VI), scrive il poemetto giocoso
I maccheroni in cui, oltre ad attribuire a Pulcinella l’invenzione di
“tal cibo che rallegra gli animi”, specifica che, mentre un tempo la pasta si faceva a mano, i vari formati
“ora li spreme il torchio e in più di dodici fogge diverse”.
La pasta si sposa al pomodoro per la prima volta in una ricetta contenuta nella
Cucina teorico-pratica del napoletano Ippolito Cavalcanti (1787-1859) Duca di Buonvicino. Il segreto del successo dei vermicelli con il pomodoro sta nel far restringere con cura la salsa, nel cuocere al dente la pasta e nel far saltare il tutto in padella, dando
ogni tanto una rivoltata fino a raggiungere il perfetto condimento.
Il 7 settembre 1860 il generale Giuseppe Garibaldi (1807-1882), dopo aver conquistato la Sicilia, entrava in Napoli e nulla ormai avrebbe potuto impedire l’unità d’Italia. Cavour (1810-1861), Capo del Governo italiano, ne dava notizia, scrivendo nel rapporto ufficiale:
“I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo”.
Nella corrispondenza di Giuseppe Verdi (1813-1906) fu pubblicata una lettera della moglie Giuseppina Strepponi all'impresario Corticelli nella quale ammette che ci sarebbero voluti
“i tagliatelli e i maccheroni ben perfetti per renderlo di buon umore in mezzo al ghiaccio e alle pellicce” in occasione della prima de
“La forza del destino” a San Pietroburgo.
La governante di Rossini, Giulia Barbenoire, che era entrata al suo servizio a 18 anni, nel 1920 rilascia una affettuosa intervista dove ricorda:
“Ogni sabato v’era il famoso pranzo: 15 coperti erano sempre pronti; veniva chi voleva: il fedele maestro Carafa, Tamburini, la Patti, d’Alboni, il pianista Diemer… E tutti andavano in estasi per i famosi maccheroni che Rossini preparava con le proprie mani” e la cui ricetta recitava:
“Perché i maccheroni riescano appetitosi occorre buona pasta, ottimo burro, salsa di pomodoro e Parmigiano eccellenti, e una persona intelligente che cuocia, condisca e serva”.
www.museidelcibo.it
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: cibo · lettura · musei
Tags: Alessandro Tassoni, Bengodi, brodo di cappone, burro, Cavour, cronologia, Decamerone, Federico II, formaggio, formati, Fra’ Salimbene, Giacomo Casanova, Gioachino Rossini, Giovanni Boccaccio, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Verdi, gnocchi, intelligente, Ippolito Cavalcanti, Jacopo Vittorelli, La forza del destino, lasagne, Lorenzo Lippi, maccheroni, madia, Musei del Cibo, ombelico, Parma, parmigiano grattugiato, pasta, pastai, poema, pomodoro, Principe dei Maccheroni, Pulcinella, ravioli, salsa, San Pietroburgo, Santo Stefano, sonetto, torchio, tortellino, unità d’Italia, Venere, Walter von der Vogelweide, zucchero
Museo del Parmigiano Reggiano26 agosto 2017
Il
Museo del Parmigiano Reggiano a Soragna
"Nel paese di Bengodi, dove chi più dorme più guadagna, si trova una montagna enorme di formaggio Parmigiano grattugiato dal quale ruzzolano grossi ravioli e maccheroni d’ogni forma cotti in brodo di cappone". È con queste parole che a metà del Trecento Giovanni Boccaccio, nel suo Decamerone, cita il Parmigiano per condire i maccheroni e i ravioli.
Il Museo del Parmigiano Reggiano ha sede nello storico Casello ottocentesco che sorge all’ombra della Rocca Meli-Lupi a Soragna, in provincia di Parma, a pochi passi dalla piazza del paese, in un’area ricca di castelli e di ricordi verdiani, oasi naturali e parchi storici di rara bellezza e suggestione, di sapori densi e inimitabili lungo la "Strada del Culatello".
Il Parmigiano Reggiano è il prestigioso formaggio italiano, noto e apprezzato in tutto il mondo, che vanta origini antiche.
La Corte Castellazzi, sede del Museo del Parmigiano, è composta dalla casa colonica con stalla e fienile e dal prezioso caseificio di forma circolare con colonnato, dove si trovano esposti gli strumenti e gli attrezzi impiegati nella lavorazione del Re dei Formaggi.
Oltre 120 oggetti, databili tra il 1800 e la prima metà del Novecento, e un centinaio di immagini, disegni e foto d’epoca illustrano, all’interno di un edificio adibito per secoli alla produzione del formaggio, l’evoluzione delle tecniche di trasformazione del latte, le fasi della stagionatura e della commercializzazione e il ruolo fondamentale del Consorzio del Parmigiano Reggiano a tutela della qualità.
Lo spazio circolare accoglie al centro l’antica caldaia in rame per la preparazione del formaggio, circondata dai vari attrezzi e strumenti. Vi è anche spazio per la produzione del burro e per la figura di San Lucio di Cavargna, protettore dei casari.
Nel locale sotterraneo della salamoia è narrata la storia del formaggio Parmigiano, dal XII secolo ad oggi, la sua filiera produttiva e la storia della grattugia. È anche visibile un’esposizione dedicata alle numerose imitazioni del Parmigiano Reggiano esistenti all’estero. Negli ambienti rustici annessi al corpo principale del museo è esposta, inoltre, una rassegna di attrezzi e oggetti quotidiani della civiltà contadina legati ai temi dell’alimentazione.
www.museidelcibo.it/parmigiano
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: cibo · musei
Tags: attrezzi, burro, caldaia, caseificio, civiltà contadina, commercializzazione, Consorzio del Parmigiano Reggiano, Corte Castellazzi, Decamerone, disegni, formaggio, fotografie, Giovanni Boccaccio, grattugia, imitazioni, latte, lavorazione, Museo del Parmigiano Reggiano, Parma, parmigiano reggiano, rame, salamoia, San Lucio di Cavargna, Soragna, stagionatura, strumenti
Ricetta: barattieri con greek salad12 agosto 2017
E così, travestito da cetriolo, ho mangiato un melone che solitamente detesto...
Barattieri con greek salad
4 barattieri
220 gr. di pomodorini ciliegia
160 gr. di feta
100 gr. di olive nere denocciolate
1 cipollotto rosso
olio extravergine d'oliva
origano
sale e pepe
Dividere i barattieri a metà poi pelarli con un pelapatate e svuotarli dai semi. Salare interamente le scodelline così ottenute e riporle in frigorifero.
Tagliare a cubetti molto piccoli i pomodori e il formaggio feta, a rondelle sottili le olive e tritare grossolanamente il cipollotto. Unire gli ingredienti in una ciotola e condire con sale, pepe, olio e origano.
Asciugare i barattieri dall'acqua di vegetazione e riempirli con la greek salad a dadini.
Completare con altro olio e origano e servire ben freddi.
Barattieri e caroselli sono meloni immaturi, appartenenti alla specie Cucumis melo, che vengono consumati in alternativa ai cetrioli, rispetto ai quali risultano più dolci e digeribili. La loro coltivazione è molto diffusa in Puglia. Il barattiere ha forma sferica, superficie glabra e colore verde chiaro mentre il carosello ha forma da cilindrica a sferica con colore che varia dal verde chiaro allo scuro con eventuale presenza di macchie, striature e peluria. Numerosi i termini dialettali per indicare questi ortaggi.
L’insalata greca (horiatiki) è un piatto tradizionale greco che può essere servito come contorno, antipasto o piatto unico leggero. La ricetta originale prevede pomodori, cetrioli e cipolle a fette con feta a dadini e olive kalamata, il tutto condito con sale, origano e olio d’oliva.
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: cibo · ricette
Tags: barattieri, caroselli, cetrioli, cipolla, cipollotto rosso, Cucumis melo, feta, formaggio, Grecia, greek salad, horiatiki, immaturi, insalata greca, meloni, olio, olive kalamata, olive nere, origano, pepe, pomodori, pomodorini ciliegia, Puglia, ricetta, sale
Polentoteca Chalet Gabriele23 aprile 2017
Dopo anni e anni... desiderio esaudito...
La
Polentoteca Chalet Gabriele si trova in Località Prà Filippo, a Piano Rancio, ai piedi del Monte San Primo. A 1012 metri sul livello del mare, si affaccia sul Lago di Como tra i due rami lariani (quello di Como e quello di Lecco) e offre una suggestiva vista sulle Alpi che abbracciano il lago.
Piatto forte del locale è ovviamente la polenta (con salmì di cervo, brasato e porcini trifolati ma anche polenta uncia e toc) ma sono molte le altre specialità presenti nel menu.
Costruito nel 1957 da Nuccia e Gabriele, il ristorante semplice e caratteristico è dotato di due sale da pranzo con ampie vetrate e terrazze.
Il toc è una polenta, di consistenza particolarmente cremosa, tipica della zona di Bellagio fatta con farina di mais, burro e formaggio. Si tratta di un'antica ricetta contadina, preparata per festeggiare occasioni speciali, che veniva servita agli invitati direttamente nel paiolo e posta al centro della stanza. Ogni commensale si serviva col proprio cucchiaio di legno e appoggiava il pezzo di polenta nell’incavo della mano prima di portarlo alla bocca, da qui il nome toc. E' una preparazione semplice ma che richiede la mano esperta di un "maestro del toc" nel rimestare e dosare correttamente il calore in cottura.
Tre i piatti felicemente sperimentati: Chalet (polenta, zola al forno, salsiccia ai ferri e porcini); Misto (polenta, salmì di cervo, brasato, porcini, cotechino e lenticchie); toc alla griglia con salami d'asino, di cavallo e di cervo. E per concludere... zabaione caldo!
www.polentoteca.com
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: cibo · ristoranti
Tags: Alpi, asino, Bellagio, brasato, burro, cavallo, cervo, cotechino, cucchiaio di legno, farina di mais, formaggio, funghi, lago, Lago di Como, lenticchie, mano, menu, montagne, Monte San Primo, paiolo, Piano Rancio, polenta, polenta uncia, Polentoteca Chalet Gabriele, porcini, ricetta contadina, ristorante, salamini, sale, salmì, salsiccia, specialità, terrazze, toc, vetrate, vista, zabaione, zola
Ricetta: mac and cheese12 dicembre 2016
Comfort food a stelle e strisce...
Mac and cheese
400 gr. di rigatoni (o altra pasta corta rigata)
200 gr. di cheddar chiaro non stagionato
150 gr. di mozzarella in panetto
400 ml. di besciamella
40 gr. di burro
1 cucchiaino di senape in polvere
parmigiano grattugiato
pangrattato
sale e pepe
Grattugiare il cheddar con una grattugia a fori larghi e tagliare a dadini la mozzarella.
Imburrare una teglia grande o quattro tegliette monoporzione e cospargerle di pangrattato. In un padellino fare sciogliere il burro rimanente con la senape in polvere.
Lessare i rigatoni in abbondante acqua salata, scolandoli qualche minuto prima della completa cottura, poi condirli con una besciamella piuttosto liquida, il burro aromatizzato alla senape, il cheddar, la mozzarella, una generosa macinata di pepe e un pizzico di sale.
Versare la pasta nella teglia e cospargerla con abbondante parmigiano grattugiato e altro pepe.
Infornare a 200° circa sino a quando il timballo è caldo e con una bella crosticina dorata in superficie.
Il cheddar è un formaggio di latte vaccino a pasta dura, semicotta e pressata dal gusto deciso e con colore che varia dal giallo pallido all'arancione. Originario del villaggio inglese di Cheddar, nella contea di Somerset, è il più diffuso formaggio britannico largamente diffuso anche in Australia, Stati Uniti e Canada.
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: cibo · ricette
Tags: America, besciamella, burro, cheddar, formaggio, forno, Inghilterra, mac and cheese, mozzarella, pangrattato, parmigiano, pasta, pepe, ricetta, rigatoni, sale, senape in polvere, Somerset, teglia, timballo
Ricetta: toast sandwich strapazzato19 maggio 2016
Toast sandwich strapazzato
8 fette di pancarrè a fetta alta
4 uova
8 fette di cheddar (o altro formaggio filante)
2 pomodori
burro
sale e pepe
Imburrare esternamente le fette di pancarrè e affettare molto sottilmente i pomodori.
Cuocere le uova strapazzate con poco burro e sale lasciandole morbide.
Comporre i toast con pancarrè, cheddar, fette di pomodoro, sale, uova strapazzate, pepe, ancora cheddar e pancarrè a chiudere.
Cuocere i toast nell'apposita tostiera con le piastre a triangolo che crea dei fagottini sigillati.
Servire i toast sandwich strapazzati ben caldi.
Una piccola variante prevede di sostituire una fetta di cheddar con una di prosciutto cotto.
Per la buona riuscita dei toast sandwich realizzati con questa tostiera è importante partire da toast imbottiti che prima della cottura siano decisamente alti.
Per visualizzare eventuali immagini legate a questo post cliccare qui.
Commenti
Categorie: cibo · ricette
Tags: burro, cheddar, fagottini, fette, formaggio, pancarrè, pepe, piastre, pomodori, sale, sandwich, strapazzato, toast, toast sandwich, tostiera, triangolo, uova