foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
La Sidreria
28 febbraio 2014

Bella serata a La Sidreria con tanto di inaspettato incontro mondogattoso e insolita grandinata invernale... In bocca al lupo a Lisa per la sua nuova avventura e grazie all'intera tavolata anche per la poesia in rima baciata...


La Sidreria, in zona Forlanini, è un locale allegro e informale con formula all you can eat (and drink!).
L'ampio menu fisso, che cambia mensilmente, propone piatti semplici ma originali e stuzzicanti dove la mela regna sovrana. Tre antipasti, due primi, un secondo e un piatto con tre assaggi di dolci, spillatura illimitata (ma senza sprechi) di cinque tipi di sidro da una grande botte a parete, acqua, caffè e liquorino da scegliere tra una sfiziosa selezione. Bis concessi a patto di esserne in grado!
Ideale per una divertente cena tra amici diversa dal solito.

Sulla strada che univa Milano a Brescia, all'altezza del terzo cippo miliare sorgeva, già in epoca romana, un piccolo negozio di alimenti, vini e stoffe che serviva i bisogni dei viandanti. Sono poi le cronache del 1346 a parlare di "un'osteria rivierasca presso il pons Opii sul Lambretto" detta dell’Oppio, nome derivante dall’Acero opalo o Loppo largamente diffuso nella zona. Durante la dominazione spagnola poi, trecento anni dopo, l'osteria diventava una tipica posteria pronta ad accogliere stranieri e passanti. Negli anni intorno al 1848, il generale austriaco Josef Radetsky frequentava abitualmente l'"Hosteria del Oppio" e se di giorno nel locale si ritrovano a bere e mangiare i suoi uomini la notte intorno agli stessi tavoli si davano convegno giovanotti armati di moschetto con la coccarda tricolore sul cappello che presero poi parte alle cinque giornate di Milano. E' passato molto più di un secolo da quegli anni e oggi "La Sidreria" rinnova la sua tradizione di locanda storica riproponendo una bevanda un tempo diffusa in tutto il nord Italia: il sidro.

Coeur de Neufchatel: formaggio francese di latte vaccino crudo a crosta fiorita e pasta morbida e cremosa è prodotto con la caratteristica forma di cuore. Ha ottenuto il marchio AOC nel 1969 e pare sia il formaggio più vecchio della Normandia dato che le sue origini risalgono al 1035. La leggenda racconta che durante la guerra dei Cento Anni, per la festa di fine anno, le giovani donne offrissero ai soldati inglesi questi formaggi a forma di cuore come segno d'amore.

Belper Knolle: formaggio svizzero di latte vaccino crudo modellato a mano a forma di piccola sfera e poi passato nel pepe nero macinato grosso, aglio e sale dell’Himalaya. Ha un sapore molto deciso e particolarmente aromatico. E’ l’invenzione di un casaro di Belp, cittadina a pochi chilometri da Berna, il nome letteralmente significa tartufo di Belp per il suo aspetto e perché quando è stagionato può essere tagliato a lamine sottili proprio come un tartufo.

Ho già voglia di provare il menu di marzo!

www.lasidreria.it

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Le vent du nord
12 giugno 2013

Mi piace tanto questo locale, per quello che si mangia e si beve… ma anche perchè è facile, lasciate fuori le luci della città, immaginare di essere in un piccolo porticciolo in Belgio o anche in Normandia o Bretagna…



Il nome della Brasserie “Le vent du nord” è tratto dai versi di una delle più famose canzoni di Jacques Brel, cantautore e compositore belga di lingua francese. Un vento che ha portato a Milano un angolo di Belgio con la sua cucina e le sue birre.

La cucina offre principalmente il piatto nazionale: mules frites cozze in numerose varianti servite nelle cocottes (tradizionali pentole con coperchio) accompagnate da speciali patatine cucinate con il metodo belga della doppia frittura e presentate in originali coni di carta sospesi. Altre proposte tipiche sono la carbonnade à la flamande stufato di manzo alla birra, salsicce in umido alla birra servite con stoemp crema di patate con verdure di stagione, insalata belga ripiena gratinata e formaggi d’abbazia.

I dolci fatti in casa spaziano da fragranti gaufres con cioccolata calda, panna montata o sorbetto di mela verde a torta di puro cioccolato senza farina e uova, torta di mele al Calvados e sorbetto alla birra di ciliegie (kriek).

Si beve ottima birra belga, nota in tutto il mondo per qualità e varietà (più di 400 tipi). Una trentina sono le proposte tra spina e bottiglia e il menu consiglia gli abbinamenti con i piatti. Molta cura viene dedicata alla spillatura delle birre in fusto (pils de brabant, gordon finest, gold dominus triple, blanche de brabant e una quinta proposta a rotazione) gli aromi protetti da una schiuma perfetta, la giusta temperatura e il bicchiere più adatto per ottenere vere e proprie creazioni del mastro birraio.

Gli arredi del locale ricordano quelli di un transatlantico di inizio Novecento, con travi di acciaio a vista, pavimenti con tavole di legno, pareti e soffitti verniciati color panna e foto d’epoca alle pareti.

Nell’attesa dell'ordinazione ci si può cimentare nell’antica arte dei nodi. I tovaglioli stretti da una piccola corda contengono infatti un foglietto che illustra la realizzazione di un particolare nodo e il suo utilizzo marinaro.

www.leventdunord.it

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Kukicha
26 gennaio 2013

Puntatina da NaturaSi… perché non posso rimanere senza il mio tè giapponese…

“Kuki Cha” in giapponese significa “tè in rametti”.
Il Kukicha è un tè verde popolarmente chiamato anche “bevanda di tre anni” è infatti ottenuto da una combinazione di foglie verdi e piccoli rametti della pianta del tè che abbiano almeno tre anni di età.
La lavorazione di questo tè prevede che i rametti dopo la raccolta siano messi ad asciugare all’aria aperta per una settimana poi riposti per un anno affinchè sviluppino tutto il loro sapore, quindi al termine di questo periodo che vengano delicatamente tostati per quattro volte.
Questo accurato procedimento assicura al Kukicha un sapore pieno, morbido e erboso con un retrogusto dolce di castagna affumicata.
Considerato la migliore bevanda quotidiana dalla scuola macrobiotica, il Kukicha con il suo basso contenuto di teina viene bevuto sia durante i pasti che lontano da essi.

www.lafinestrasulcielo.it

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Yogi Tea Christmas Collection
28 dicembre 2012

Il podio della mia personalissima classifica: Jamaica, Choco, Classic.

Yogi Tea Christmas Collection è una confezione speciale natalizia di ventiquattro bustine di dodici diverse tisane di erbe con estratti di frutta, spezie e tè nero da agricoltura biologica.

Classic: cannella, cardamomo, zenzero, chiodi di garofano, pepe nero, estratto di cannella.
Rooibos: rooibos, cannella, zenzero, carruba, cicoria tostata, cardamomo, chiodi di garofano, estratto di cannella, pepe nero, olio di zenzero, olio di cardamomo, estratto di vaniglia.
Sweet chili: liquirizia, scorza di cacao, menta crispa, finocchio, anice, zenzero, menta piperita, ortica, cannella, peperoncino, cardamomo, chiodi di garofano, pepe nero.
Choco: scorza di cacao, liquirizia, cannella, carruba, malto d'orzo, cardamomo, zenzero, chiodi di garofano, estratto di cannella, estratto di vaniglia, pepe nero, olio di zenzero, baccello di vaniglia.
Licorice: liquirizia, cannella, zenzero, scorza d'arancia, cardamomo, pepe nero, cicoria tostata, malto d'orzo, chiodi di garofano, estratto d'arancia, estratto di vaniglia.
Jamaica: cicoria tostata, cannella, malto d'orzo, carruba, cardamomo, pepe nero, liquirizia, cardo selvatico.
Bright mood (Felicità): cannella, zenzero, finocchio, anice, liquirizia, cardamomo, luppolo, scorza d'arancia, basilico, estratto d'arancia, pepe nero, lavanda, fieno greco, fiori di millefoglie, chiodi di garofano, estratto di cannella.
Heartwarming (Gioia di vivere): basilico, liquirizia, succo di limone essiccato, scorza d'arancia, cannella, zenzero, peperoncino, cardamomo, chiodi di garofano, pepe nero.
Ginger hibiscus: ibisco, liquirizia, zenzero menta piperita, menta crispa, curcuma, barbabietola, olio di zenzero, cannella, cardamomo, chiodi di garofano, pepe nero.
Ginger lemon: zenzero, liquirizia, erba limonina, pepe nero, estratto di agrumi, scorza di limone, menta piperita, ibisco, succo di limone essiccato.
Bedtime (Buonanotte): finocchio, camomilla, menta piperita, cardamomo, melissa, erba limonina, radice di valeriana, salvia officinale, lavanda, noce moscata.
Black chai: tè nero, zenzero, cannella, anice, rooibos, cicoria tostata, pepe nero, chiodi di garofano, estratto di cannella, olio di zenzero.

Una perfetta tazza di Natale che scalda il cuore con le sue note di spezie esotiche.

La filosofia Yogi Tea affonda le proprie radici nell’Ayurveda, in cui il piacere dei sensi si unisce a un approccio equilibrato al benessere complessivo dell’individuo.



www.yogitea.eu

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Ricetta: cioccolata in tazza
2 dicembre 2012

E' arrivato il vento gelido portato da Attila... quale scusa migliore per una tazza di cioccolata fumante?

Cioccolata in tazza

Per porzione:
1 tazza di latte intero
2 cucchiai di cacao amaro (Van Houten)
2 cucchiaini di zucchero di canna
2 cucchiaini di fecola di patate


Versare in un pentolino il cacao amaro, lo zucchero e la fecola di patate, mescolare bene e aggiungere lentamente il latte freddo in modo che non si formino grumi.
Mettere il pentolino sul fuoco e cuocere la cioccolata a fuoco basso continuando a mescolare. Dall'inizio del bollore fare addensare per tre minuti circa.

Per un tocco in più aromatizzare la cioccolata nell'ultimo minuto di cottura con un pizzico di peperoncino o di cannella in polvere.

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Un paese e cento storie
12 novembre 2012

Un paese e cento storie.
Festa del cibo e dell’accoglienza in famiglia.
Dal 7 all’11 novembre 2012.
Belvedere Fogliense, Candelara, Case Bernardi, Monteciccardo, Montefabbri, Montegaudio, Novilara, Padiglione, Sant’Angelo in Lizzola, Villa Betti.

Che gusto ha un paese? Qual è il sapore dei ricordi?
Assaporare un’atmosfera non è solo un modo di dire se si parla di Un paese cento storie l’originale iniziativa, ideata e curata da Cristina Ortolani, che anima nel fine settima di San Martino alcuni borghi della provincia di Pesaro e Urbino.

La festa del cibo e dell’accoglienza in famiglia, nata a Belvedere Fogliense e giunta alla settima edizione, parte da una semplice quanto coraggiosa idea: aprire le case per accogliere a cena ospiti sconosciuti ai quali raccontare il proprio territorio e le proprie tradizioni, scambiando parole e storie intorno a una tavola imbandita come nei giorni di festa.

Per partecipare alle cene in famiglia non si paga, si prenota e ci si presenta presso la famiglia che verrà indicata con un mazzo di fiori, una bottiglia di vino, una scatola di cioccolatini o qualsiasi cosa si ritenga possa essere gradita, esattamente come a casa di amici.

Si cena in cucina, in sala da pranzo o nel tinello con piatti tipici di un territorio che, vicino al confine con la Romagna e a pochi chilometri da Urbino, presenta un crogiolo di tradizioni culinarie. Gli ingredienti sono quelli che in un altro contesto verrebbero definiti a chilometro zero ma qui sono più semplicemente: le verdure dell’orto, i funghi raccolti dal vicino, le uova delle galline che razzolano nel cortile.

Ospitalità e condivisione sono le parole chiave di questa esperienza che scalda il cuore. Lo spirito di Un paese cento storie è sincero e genuino come gli ingredienti della cucina di casa e si è rivelato capace di conquistare un numero sempre maggiore di persone disposte a dare o chiedere ospitalità.

Simbolo dell’iniziativa è “La Dirce” (rigorosamente con l’articolo), rappresentazione di tutte le cuoche, raffigurata nell’atto di offrire su un vassoio le storie dei paesi che partecipano all’iniziativa, racchiuse nell’antica rocca malatestiana di Belvedere Fogliense realizzata con pan di spagna e cioccolato.

Per l’edizione 2013 è prevista l’uscita del volume “In cucina con la Dirce” raccolta di ricette delle cuoche di Un paese cento storie legate a una storia o a un ricordo di famiglia, perché... un pasto è l’anima del cuoco fatta cibo.

Grazie a tutti per la bellissima avventura: a Walter e Cristina per aver reso tutto possibile, a Marica e Massimo che ci hanno scarrozzato e sopportato, a Alice e Andrea per averci ospitato e coccolato alla Locanda Montelippo, alla famiglia Mariotti Del Baldo e alla famiglia Balestrieri Antonelli per la meravigliosa accoglienza, alla cuoca Vanda e al cuoco Francesco veramente mitici e a tutti gli interessanti ospiti delle cene in famiglia. Grazie a tutti quelli che hanno piacevolmente riempito le nostre giornate e altrettanto piacevolmente le nostre pance! Grazie ai miei fantastici compagni di viaggio: Alex, Michela, Simone e non certo ultimo Ste.



unpaesecentostorie.farememoria.com

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Aperitivo di Halloween
31 ottobre 2012

Mi piace Halloween, stuzzica la mia vena macabra… quest’anno invece di intagliare la zucca mi sono messa a cesellare rapanelli…

Aperitivo di Halloween

4 rapanelli grossi e tondi
olive verdi denocciolate
olive nere denocciolate
spumante brut
Martini rosso
Martini bianco
Campari
Aperol
stuzzicadenti lunghi


Scegliere quattro rapanelli grossi e sferici, dopo averli lavati accuratamente, tagliare le estremità e con un pelapatate rigarli verticalmente in modo irregolare rifinendoli successivamente con un coltellino molto affilato in modo che le venature rosse sulla superficie bianca simulino le vene di un bulbo oculare.

Formare con il coltellino una nicchia tonda in una delle estremità del rapanello dove si metterà una rondella di oliva verde (tagliare a circa un terzo dell’oliva). Per ultimare tagliare un piccolo circolino di oliva nera grande come il foro dell’oliva verde e posizionarlo a formare la pupilla.

Infilzare nella pupilla dell’occhiorapanello uno stuzzicadenti lungo così da fermare bene i tre pezzi: rapanello-oliva verde-oliva nera.

Mettere la creazione in un flute o in una coppa Martini, versare il brut ben fresco e spruzzare a piacere con Campari, Aperol, Martini rosso o bianco.

Happy Halloween!


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Tappo di sughero segnaposto
7 aprile 2012

Un simpatico segnaposto facile da realizzare.

Occorrente: tappi di sughero cilindrici, cartoncino, pennarello o penna stilografica, taglierino, carta vetrata.

Con un robusto taglierino praticare nei tappi un taglio lungo tutta la lunghezza sufficientemente profondo e largo da poterci infilare un cartoncino.
Ottenere poi da un cartoncino bianco o colorato dei bigliettini rettangolari, ovali o di altra forma, tenendo presente che andranno infilati nella fessura creata nei tappi di sughero.
Scrivere con un pennarello o con la penna stilografica il nomi dei commensali sui bigliettini e inserirli nei tappi.

Se i tappi dovessero risultare poco stabili sarà sufficiente creare un punto d'appoggio carteggiando leggermente il lato del tappo opposto a quello dove è stata incisa la scanalatura.

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Spritz
3 marzo 2012

Mi fa piacere vedere che lo spritz è arrivato anche a Busto Arsizio ma bevuto a Venezia resta un’altra cosa…

E' scoccata l'ora dello spritz. Un aperitivo con una vecchia storia alle spalle ha conquistato adesso anche i milanesi.

E’ un cocktail di origine austroungarica, nato dalla semplice miscela di acqua frizzante e vino bianco. Il nome deriva dal verbo tedesco spritzen che significa spruzzare. Affermatosi nei bar del Triveneto, ha modificato la sua ricetta d’origine: l’acqua è diventata selz e il vino bianco prosecco o spumante ma si è soprattutto aggiunto almeno un terzo ingrediente alcolico oltre all’oliva verde infilzata del lungo stuzzicadente e la fetta d’arancia o limone sul bordo del bicchiere.

Per la sua natura popolare e per la connotazione regionale, lo spritz ha faticato ad affermarsi ma oggi si fa largo tra i buffet dell’aperitivo, mettendo d’accordo gli amanti del vino e quelli dei cocktail, collocandosi a metà strada per gusto e consistenza alcolica.

Le versioni più diffuse sono quelle colorate di arancio rosso con Aperol o Bitter Campari (oppure Select quasi esclusivamente nella città di Venezia) ma lo spritz è proposto anche con la China Martini o il Cynar.

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12 febbraio 2012

Una bellissima confezione degustazione Twinings in edizione limitata (scatola di legno a 4 scomparti con English Breakfast, Earl Grey, Assam e Yunnan) mi ha fatto venire voglia di scrivere di tè...



Tutti i tè provengono dalla stessa pianta: la Camellia. E' quindi principalmente il processo produttivo a determinare l'incredibile varietà di tè che si possono gustare in una tazza fumante.

Nel mondo vi sono due specie principali di piante di tè la Camellia sinensis originaria della Cina e la Camellia assamica originaria dell’India, esistono poi numerosi ibridi delle due specie. La pianta di Camellia è un sempreverde con un piccolo fiore bianco che allo stato selvatico può diventare un albero di una ventina di metri. Le foglie di Camellia sinensis sono più piccole e delicate delle foglie della varietà assamica.

Quattro sono le varietà principali di tè: il tè nero, il tè verde, il tè Oolong e il tè bianco. Esistono inoltre tè non tradizionali come quelli aromatizzati.

Il tè nero passa per quattro fasi principali di lavorazione: l'appassimento, l'arrotolatura, l'ossidazione, l'asciugatura.
Appassimento. Il contenuto di umidità presente nelle foglie è ridotto deponendo le foglie appena colte in grandi condotte in cui viene fatta fluire aria. Questa fase può richiedere fino a 17 ore e al termine le foglie hanno un aspetto avvizzito.
Arrotolatura. Le foglie vengono rotte in modo da rilasciare gli enzimi e dare inizio alla fase dell’ossidazione.
Ossidazione. Le foglie spezzettate sono lasciate ad ossidare o fermentare. E' un importante processo che ha un impatto significativo sul gusto e sulla qualità finale del tè, questa fase può richiedere fino a due ore.
Asciugatura. Le foglie vengono riscaldate per interrompere il processo di ossidazione.

ll tè verde viene sottoposto a un processo differente da quello del tè nero. A seconda del tipo di tè che si vuole ottenere, le foglie possono essere lasciate appassire o meno. Successivamente il tè viene cotto a vapore o in wok per interrompere il processo di ossidazione, dopo le foglie vengono ripiegate quindo esposte nuovamente al calore.
Il tè verde si mantiene tale perché il processo di riscaldamento interrompe l'ossidazione preservando il colore verde.

Il tè Oolong è semi-ossidato e pertanto ha caratteristiche intermedie fra quello verde e quello nero. Esistono molti tipi di tè Oolong, da quelli molto leggeri e fragranti a quelli di colore ramato scuro con un sapore di caramello bruciato.
Le foglie vengono fatte appassire e poi agitate in ceste in modo da frantumarne lievemente i bordi, successivamente sono lasciate riposare fino a quando ha inizio il processo di ossidazione lungo i bordi esterni della foglia.

Il tè bianco è la varietà più rara e può essere raccolto solo una volta all’anno, infatti è prodotto utilizzando unicamente le prime gemme e le foglie più alte della pianta sbocciate nella stagione. Il tè bianco viene fatto appassire e successivamente asciugare. Questo tè prende il nome dalla sottile peluria bianca che ricopre la gemma, è un tè dal colore molto pallido e dal gusto leggero e delicato.

www.twinings.com

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