Quando mi passa tra le mani un D la prima cosa che cerco è la rubrica di Zucconi...
Una delle ultime mode che agita le giovani donne americane è la "New Domesticity" la Nuova Vita Domestica.
Scrive Vittorio Zucconi in Hotel America:
Da Sex and the City passando per Desperate Housewives, il vento delle mode che sempre va e poi ritorna soffia oggi nella dispensa. Giovanissime signore ancora sotto gli "enta" riscoprono, con la passione furiosa con la quale prima leggevano i consigli per una vita amorosa termonucleare o per fare carriera, manuali come il famoso Libretto blu per le conserve. E' un antico ricettario da bisnonne western per mettere in barattolo frutta e verdure, con tutte le necessarie precauzioni per evitare il micidiale botulino, ridiventato un bestseller.
"Quando mia madre, fiera femminista figlia della generazione alla Betty Friedan e Gloria Steinem, mi ha sorpreso in cucina mentre mettevo in conserva chili di fagiolini, credevo le venisse un infarto, come un tempo le madri che scoprivano le figlie con il boyfriend sul sedile posteriore dell'auto" ha scritto Julia Rothman. "Ma come, abbiamo speso una fortuna per farti prendere un Master in economia, e ora ti metti a fare le conserve?" Perchè, figlia mia, perchè, l'ha implorata. "Perchè mi sento bene nel farlo come non mi sono mai sentita al lavoro" le ha risposto Julia.
Ci sono dati sbalorditivi. Le vendite di attrezzature e materiale per le conserve alimentari sono cresciute, negli ultimi due anni, del 135%. Riaffiorano come apprezzatissimi regali quei ferri da calza e uncinetti che un tempo le signore, libere dal giogo della domesticità, avrebbero ficcato negli occhi del caro coniuge (...). Gli scaffali della grandi librerie gemono sotto il peso di volumi che insegnano come fare lo yogurt in casa, come coltivare qualche ortaggio nel giardinetto o in balcone, addirittura come diventare apicoltori e come allevare i polli.
Tremate, tremate, le casalinghe son tornate? Forse, anche se di queste infatuazioni, come di tutte le mode, si deve sempre diffidare.
Continuo a preferire il disimpegnato e un po' demenziale "Esco a fare due passi"... mi ricorda un viaggio in treno dove ho continuato a ridere per due ore da sola... dovrei prendere in considerazione l'idea di rileggerlo...
Ci sono momenti in cui la vita regala attimi di bellezza inattesa. (...)
Quando terminano i respiri corti, lasciando spazio a uno lungo profondo che riempie e svuota il petto. In quei momenti non mi manca nulla.
Ho trentotto anni e sto di nuovo imballando la mia vita. Di quanti scatoloni avrò bisogno? Dentro quanti scatoloni sta la mia vita? (...)
Appoggio la tazza del caffè e prendo qualche libro dalla mensola. Mi piace aprirli e vedere le frasi che negli anni ho sottolineato. Scoprire che cosa mi colpiva, cosa sentivo, cosa in fondo cercavo.
Il mio trasloco inizia da qui, dalle pagine del mio diario, dal racconto di quella che ero.
(...) mi sono svegliata e volevo fare una colazione tranquilla, in silenzio: burro, marmellata, succo d'arancia, caffè. Quando sono arrivata in cucina, Paolo aveva smontato l'aspirapolvere rotto e aveva messo sul tavolo dei fogli di giornale con sopra tutti i pezzi. Non ho detto nulla, ho preparato la moka e sono andata in bagno. Poi ho preso il caffè e me ne sono tornata in camera. Ero infastidita, ma non avevo voglia di discutere, così sono rimasta a letto. Dopo qualche minuto, lui è entrato e mi ha chiesto se sapevo dov'era la garanzia dell'aspirapolvere. Ha aperto l'armadio e ha cercato qualcosa in una scatola. Poi ha lasciato spalancate l'anta e la porta della camera ed è tornato in cucina, dove ha continuato a fare rumorosamente i suoi lavori.
In quel momento ho pensato che questa vita non fa più per me. Mi sono sentita come quell'aspirapolvere: un mucchio di pezzi che non riesco più a tenere insieme. (...)
Alcune mattine mi sveglio e mi sento già di cattivo umore, devo uscire subito dal letto perchè perfino le coperte sembrano fatte per imprigionarmi. Non mi era mai successo. Ho paura di diventare una donna cattiva. Mi capita di avere gli stessi atteggiamenti che ho sempre odiato in mia madre.
Non so che fare, non so come uscirne. (...)
Avrei bisogno che qualcuno mi ascoltasse.
Continuo a ripertermi che va tutto bene. Allora perchè mi tremano le mani?
6 uova
1 lattina di pezzettoni di pomodoro
mezza cipolla
1 scatoletta grande di tonno sott'olio
2 tuorli d'uovo
1 bicchiere di olio extravergine d'oliva delicato
mezzo limone
zucchero
sale
Tirare fuori dal frigorifero le uova almeno un'ora prima di lessarle e di fare la maionese.
Preparare il sugo con mezza cipolla tritata soffritta, pezzettoni di pomodoro, sale e un pizzico di zucchero. Il sugo a fine cottura deve essere molto ristretto e senza note acidule. Fare raffreddare.
Rassodare le uova mettendole a temperatura ambiente in acqua fredda e portando a bollore. Cuocere una decina di minuti girando spesso soprattutto a inizio cottura per fare in modo che il tuorlo risulti al centro dell'uovo.
Sgusciare le uova sode e metterle in frigorifero mentre si prepara la maionese.
Montare i tuorli aggiungendo l'olio poco alla volta (soprattutto all'inizio) e aumentando la velocità delle fruste gradatamente. Aggiungere solo alla fine sale e succo di limone.
Tagliare a metà le uova sode, togliere il tuorlo e riempirle di tonno sminuzzato sgocciolato dall'olio.
Preparare il piatto mettendo le mezze uova al tonno molto vicine quindi coprirle completamente con la maionese quindi con uno strato di sugo e per concludere con una pioggia di tuorli sodi passati nello sciacciapatate.
Tenere in frigorifero sino al momento di servire.
Bellissimo effetto cromatico e perfetto equilibrio tra il dolce del sugo, l'aspro della maionese e il sapido del tonno. Consigliate anche quando non è Pasqua!
Occorrente: tappi di sughero cilindrici, cartoncino, pennarello o penna stilografica, taglierino, carta vetrata.
Con un robusto taglierino praticare nei tappi un taglio lungo tutta la lunghezza sufficientemente profondo e largo da poterci infilare un cartoncino.
Ottenere poi da un cartoncino bianco o colorato dei bigliettini rettangolari, ovali o di altra forma, tenendo presente che andranno infilati nella fessura creata nei tappi di sughero.
Scrivere con un pennarello o con la penna stilografica il nomi dei commensali sui bigliettini e inserirli nei tappi.
Se i tappi dovessero risultare poco stabili sarà sufficiente creare un punto d'appoggio carteggiando leggermente il lato del tappo opposto a quello dove è stata incisa la scanalatura.
Scrive Fabio Picchi nel mensile di marzo del Teatro del Sale di Firenze:
Il latte e la vita
Va da sè la mia passione per il cibo, con il mestiere che mi porto appresso (...)
Io d'altronde temo sempre che l'argomentazione intorno all'essere cuoco diventi unica, pesante e noiosa. Tengo così nascosta la cosa più cara che mi porto sin da quando ho memoria, dove il tempo dedicato allo studio e ai giochi, al fine, mi portava sempre in cucina. E se non aprivo il frigorifero era la dispensa. L'occhio correva rapido a comporre mentalmente le possibili merende e la mano cominciava i primi allenamenti per la precisione dei tagli, anche di semplici fette di pane. Sì, i morsi che seguivano mi davano un'estasi di piacere nell'atto della deglutizione. A quel punto le endorfine già giravano vorticose, placando le ansie giovanili e portandomi in uno stato di estrema felicità. (...)
Era sufficiente la speranza della fragranza di un panino al lampredotto. E, nei pomeriggi passati in casa, erano sufficienti quelle fette di pane e burro e marmellata, o quelle fette di panettone, o le marie farcite di miele e sovrapposte, o i bucaneve inzuppati, sempre e comunque, in quelle tazze di latte. (...)
Fu per quelle endorfine che ho scelto, per sfrenata passione, il mio mestiere misurandolo con il mio talento più prezioso, quello di saper mangiare.
Ogni tanto penso a quando stavamo assieme
quando mi dicevi che ti sentivi tanto felice
mi dicevo che eri tu quella giusta per me...
... non avresti dovuto tagliarmi fuori
fare come se non fosse successo nulla, come se noi non fossimo stati niente
non ho nemmeno bisogno del tuo amore
ma mi tratti come un estraneo ed è così brutale...
... penso di non meritarmelo
adesso sei solo qualcuno che un tempo conoscevo...
Il 22 marzo si festeggia la Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per invitare i paesi ad organizzare attività di sensibilizzazione per questa importantissima risorsa naturale. Quest’anno la Giornata è dedicata al legame tra l’acqua e l'alimentazione, lo slogan è: “Il pianeta ha sete perché il mondo ha fame”.
Alcuni emblematici numeri:
9.000.000.000
le persone che si prevede vivranno sulla Terra nel 2050.
1.000.000.000
le persone che non hanno accesso all'acqua potabile nel mondo.
15.000
i litri d'acqua necessari per produrre 1 chilo di carne bovina.
1.500
i litri d'acqua necessari per produrre 1 chilo di grano.
2
i litri d'acqua bevuti in media al giorno da una persona.
19,50
euro la spesa media mensile delle famiglie per l'acquisto di acqua minerale.
30
per cento la precentuale delle famiglie dove almeno un suo componente dichiara di non fidarsi a bere acqua del rubinetto.
Lo psicologo statunitense Marshall B. Rosenberg racconta:
Mi ricordo una volta, tanti anni fa, quando Brett aveva tre anni. Mi chiedevo se ero riuscito a comunicare a lui e agli altri figli il fatto che li amavo incondizionatamente. Mentre stavo pensando a questo, Brett mi venne vicino. Mentre entrava nella stanza, gli chiesi:
«Brett, perché papà ti vuole bene?».
Mi guardò e rispose immediatamente: «Perché ho imparato a fare popò nel vasino?».
Così gli dissi: «Ma certo, questo mi fa piacere. Ma non è il motivo per cui ti voglio bene».
E allora aggiunse: «È perché non butto più la pappa per terra?». E io: «Se tieni il cibo nel piatto mi fa piacere, ma non è il motivo per cui ti voglio bene».
Allora si fece serio, mi guardò e chiese: «Papà, allora perché mi vuoi bene?».
A quel punto mi domandai: “Perché mi sono infilato in una conversazione astratta sull’amore incondizionato con un bambino di tre anni? Come posso esprimere questo concetto ad un bambino della sua età?”.
E così gli dissi: «Beh, ti voglio bene perché sei tu!».
In quel momento pensai di aver detto una cosa vaga e banale. Ma lui capì il messaggio. Lo lessi dal suo volto. Si illuminò e mi disse: «Oh, mi vuoi bene perché sono io, papà. Mi vuoi bene perché io sono io!».
Nei due giorni successivi ogni dieci minuti veniva da me, mi tirava per la manica e mi diceva: «Papà, mi vuoi bene perché sono io. Mi vuoi bene perché io sono io!».