foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Ricetta: chili con carne
19 marzo 2012

Per la Festa del papà chili a volontà...

Chili con carne

400 gr. di fagioli neri (o rossi) secchi
300 gr. di carne di manzo macinata
1 peperone verde
700 gr. di passata di pomodoro
1 grossa cipolla
1 spicchio d'aglio
1 foglia di alloro
2 rametti di timo
2/3 cucchiaini di peperoncino in polvere
1/2 cucchiaini di paprica dolce
un pizzico di cumino in polvere (o mix cannella, garofano, moscate)
olio extravergine d'oliva
sale


8 tortillas (sostituibili con piadine sfoglia sottile)
1/2 confezioni di panna acida (sostituibili con yogurt greco denso)
1 vasetto di pasta di peperoncino sott’olio


Ammollare i fagioli secchi per 12 ore in acqua fredda, poi farli lessare con una foglia di alloro in abbondante acqua per 20 minuti circa nella pentola a pressione (o come indicato sul sacchetto dei fagioli). Scolarli e raffreddarli con acqua fredda, devono essere belli compatti e non troppo cotti.
Intanto affettare la cipolla e tagliare a striscioline il peperone. Mettere le verdure così preparare nella pentola a pressione con una generosa dose di olio e farle soffriggere bene quindi aggiungere la carne macinata e lo spicchio d'aglio spremuto, il peperoncino, la paprica e il cumino e fare rosolare mescolando spesso. Solo quando la carne è ben rosolata aggiungere la passata di pomodoro e le foglioline del timo. Chiudere la pentola a pressione e cuocere per un quarto d’ora circa. A fine cottura unire i fagioli lessati e il sale. Alzare al fiamma e fare addensare sino a raggiungimento della giusta consistenza.

Servire con tortillas calde e panna acida. Per i più temerari portare in tavola anche della pasta di peperoncino fresco sott’olio.

Consigli: se non si è sicuri del grado di piccantezza che si vuole raggiungere procedere con cautela con le dosi di peperoncino, può sempre essere aggiunto anche nell’ultima fase di cottura. Se si ha il tempo di fare raffreddare completamente il chili e di riscaldarlo all’arrivo degli ospiti sarà ancora più buono e corposo.

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“I cani di Riga” di Henning Mankell
18 marzo 2012

La spiaggia di Mossby era deserta, i chioschi e i bar erano chiusi per l'inverno, il mare aveva il colore freddo all'acciaio. A parte il rumore delle onde, l'unico altro suono era il cigolio lamentoso delle altalene che dondolavano irregolarmente mosse dalle folate di vento. Quando Wallander scese dall'auto una folata gli sferzò il viso e lo fece rabbrividire. Sulla cima di una duna, fra i ciuffi d'erba senza vita, la figura di una donna si stagliava contro il cielo agitando un braccio. Di fianco a lei, un cane si muoveva irrequieto. Wallander si incamminò con passo rapido. Come sempre, sentiva l'angoscia crescere dentro di sè per quello che avrebbe visto. Non era mai riuscito a evitare un senso di acuto malessere alla vista di persone morte e sapeva che non ci sarebbe mai riuscito. I morti avevano una cosa in comune con i vivi, erano sempre diversi. (...)
Poi pensò che era stata una fortuna che il canotto non si fosse arenato in estate, quando la spiaggia era piena di gente e di bambini che giocavano. Quello che aveva davanti agli occhi non era uno spettacolo gradevole.

Come sempre suo padre era intento a dipingere nel vecchio fienile che chiamava il suo atelier. Il locale era pervaso dall'odore di trementina e di colori a olio, e come ogni volta, Wallander ebbe la netta sensazione di entrare nel proprio passato. Quegli odori pungenti che avvolgevano sempre suo padre quando lavorava nel suo atelier erano tra i primi ricordi della sua infanzia e sembravano non cambiare mai, così come rimanava immutabile il soggetto che suo padre dipingeva da sempre. Un paesaggio al tramonto. Di tanto in tanto, senza che Wallander fosse mai riuscito a capire quale strano impulso ne fosse la causa, il padre aggiungeva un gallo cedrone in primo piano sempre a sinistra.
Il padre di Wallender era un pittore della domenica. Un giorno, molti anni prima, aveva deciso di aver conquistato la perfezione della propria arte con quel motivo e non lo aveva più cambiato. Solo più tardi, quando aveva raggiunto la maturità, Wallander aveva capito che quella decisione non era dovuta a pigrizia o a incapacità. Quell'immutabilità dava a suo padre quel senso di sicurezza di cui aveva apparentemente bisogno per continuare ad affrontare la vita.

La risposta del maggiore Liepa lo sorprese.
"Io sono religioso" disse, "ma non credo in un dio. Però a dispetto di questo penso che l'uomo può avere una fede, si può credere a qualcosa che è al di là del limite naturale della ragione. Anche il marxismo incorpora una componente di fede non indifferente, anche se pretende di essere una dottrina razionale e non una semplice ideologia. (...)"

Sono pazzi, pensò Wallander. Pazzi che vivono in un mondo irreale, in un sogno dove hanno perso tutto il senso delle proporzioni. E io rappresento la loro ultima speranza e hanno ingigantito le mie capacità. Il poliziotto svedese come l'ultimo eroe romantico. Improvvisamnte gli sembrò di capire fino a che punto la paura potesse influenzare e cambiare le persone. Erano arrivati a credere che con la sua sola presenza, Wallander avrebbe risolto tutti i loro problemi come un angelo liberatore. Non erano certo dello stampo del maggiore Liepa, che molto realisticamente aveva solo e sempre fatto affidamento su se stesso. Il maggiore Liepa aveva detto di essere un uomo religioso ma non aveva lasciato che la sua fede fosse oscurata da un dio. Aveva capito che la realtà della nazione lettone iniziava e finiva con le ingiustizie che affliggevano la vita di tutti i giorni dei suoi cittadini. Con la scomparsa del maggiore, quelle persone avevano perso l'interlocutore di riferimento e nel loro stato di confusione mentale e smarrimento credevano di aver trovato in Kurt Wallander, il poliziotto svedese inviato dal cielo.

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Ricette proibite
16 marzo 2012

Allora ridateci Bigazzi...

In libreria dal primo di marzo "Ricette proibite. Rane, asini, rondinotti, gatti e tartarughe nella tradizione alimentare" un ricettario sui generis che ha suscitato discussioni e polemiche.

L'autore, Tebaldo Lorini, fiorentino esperto di folklore e tradizioni gastronomiche, passa in rassegna in questo volume tutti i piatti 'politicamente scorretti' della secolare tradizione culinaria italiana, partendo dalle abitudini alimentari dei popoli antichi sino ad arrivare alle usanze più recenti, magari quelle dei nonni, mostrando come pietanze che oggi non verrebbero mai presentate in tavola fossero una volta di uso relativamente comune.

Una cinquanta di piatti descritti e illustrati a colori da Marta Manetti, sono accompagnati anche da consigli sulla preparazione delle carni e sui tempi e metodi di cottura. Cicogna arrosto, volpe alla brace, spezzatino di tasso, porcospino al sugo, stracotto d'asino, cigno con le arance e perfino gatto in umido e ragù di corvo.

Più che legittima la domanda: si può escludere che alcune ricette che oggi sono un classico del pranzo domenicale analogamente un domani potrebbero risultare disgustose, impensabili e proibite?

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Operatore call center vs. marmocchio
15 marzo 2012

Notizia pubblicata oggi...

Como - Denunciato per molestie telefoniche un operatore di call center che al rifiuto di un bimbo di tre anni di passargli i genitori avrebbe aggredito verbalmente il piccolo chiamandolo "marmocchio" e svelandogli "Babbo Natale non esiste e la Befana è tua mamma".

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“Il danno” di Elsebeth Egholm
11 marzo 2012

La vista della donna morta al porto le ondeggiava nella testa insieme al dolore, finchè non dovette arrendersi e infilare una mano nella borsa alla ricerca dell'aspirina. Andò nella cucina a prendere un bicchiere d'acqua e si fermò davanti al lavandino per inghiottire le pillole, che sapeva avrebbero alleviato solo il picco del dolore. Il punteruolo accuminato che lavorava nel profondo, quello non lo avrebbero eliminato. Cercò invano di accantonare i pensieri, ma le si rovesciavano addosso ugualmente insieme all'immagine della sirena morta col ventre insanguinato. Non poteva accadere. Nessun essere umano avrebbe dovuto finire così la sua vita.

(...) vide l'uomo entrare in sala pesi. La prima cosa che la colpì fu la sua stazza. Era alto e largo, ma riempiva la stanza anche in un altro, indefinibile modo. Aveva in spalla un borsone verde bottiglia e indossava i jeans e una polo nera a maniche corte. In poche parole era comune, eppure non lo era. Pensò a Bo e alla sua figura ossuta, magra come quella di un gatto; ai capelli lunghi e alla barba che doveva sempre ricordagli di spuntare perchè non somigliasse a un profugo albanese. Pensò alla sua eterna inquietudine, a quanto trasferiva il proprio nervosismo in tutta la casa. E piena di vergogna bramò improvvisamente tranquillità e sicurezza, bramò di affondare nell'abbraccio di un uomo imponente con la voce che suonava come mogano scuro.

Che cos'era quel giro di donne infelici che stava lentamente emergendo dal disegno generale? Da dove cominciava? Dall'offerta di uteri in affitto? Dalla domanda? O in realtà era cominciato il giorno in cui la scienza era riuscita a generare un bambino fuori dall'utero della madre biologica? O il primo giorno della storia del genere umano, quando la donna aveva scoperto la maternità e l'aveva assunta come identità?
Anche lei era cresciuta in un periodo della storia in cui la solidarietà fra donne era una priorità scritta in rosso sugli striscioni delle femministe. E adesso stava lì, nel bel mezzo di un caso in cui alcune donne sfruttavano altre donne nel nome della sacra maternità, e poi si concedevano l'assoluzione. I tempi erano cambiati. La concezione della felicità personale nella casa unifamiliare non era solo diventata una cosa per cui si era pronti a lavorare e a combattere. Era una cosa per cui si era pronti a sfruttare gli altri e forse persino a uccidere.

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Playlist: “Breathe” The Prodigy
10 marzo 2012

Oggi mi gira così...

"Breathe" The Prodigy

Respira con me...

... vieni a giocare il mio gioco
inspira, inspira, tu sei la vittima
vieni a giocare il mio gioco
espira, espira, espira...



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Mimosa di lacrimogeni
9 marzo 2012

Una mimosa di bossoli di lacrimogeni. L'hanno portata per l'8 marzo le donne "NoTAV" al sindaco di Susa, Gemma Amprino, favorevole all'opera.
Un mazzo realizzato con i tondini sparati nei giorni scorsi a Bussoleno raccolti e dipinti di giallo.

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Cena con delitto
8 marzo 2012

E questa sera...

Una Cena con delitto è un gioco teatrale interattivo a metà strada tra un gioco di ruolo e uno spettacolo teatrale. Gli attori ricoprono tutti i ruoli necessari a rappresentare lo svolgimento della storia e il pubblico negli intervalli della cena è chiamato attraverso l’analisi degli indizi, ma anche interrogando direttamente gli attori, a risolvere il giallo indovinando chi è l’assassino.

Giovedì 8 marzo 2012
Associazione Studio Novecento - SpazioTeatro89

La nascita di Venere

Botticelli è nel suo studio impegnato a ritrarre la modella Fiammetta nella veste di Venere mentre a Firenze imperversano Savonarola e il suo moralismo.
Botticelli stesso subisce il fascino del predicatore e quando Fiammetta, sua amante, gli chiede di lasciare la moglie lui tentenna e prende tempo.
La situazione si complica quando nello studio piomba Pietro, amico di Botticelli, che lo accusa di averlo denunciato alla Santa Inquisizione per ingraziarsi il Frate. I due litigano furiosamente.
Quando poi nello studio arriva anche Zaira, zingara e maga in fuga dagli inquisitori, il caos giunge al massimo.
E’ proprio allora che la serva Nena porta la notizia che al piano di sopra la moglie di Botticelli è stata assassinata.
Bisognerebbe chiamare il Capitano di Giustizia ma è un rischio per tutti e sicuramente Zaira sarebbe perduta.
La lite tra i presenti sfocia in reciproche accuse di assassinio.
Alla fine Botticelli esasperato si rivolge agli avventori della vicina taverna -il pubblico- e chiede loro di aiutarlo a risolvere il mistero.
Politica e religione si mescolano in una storia tesa e senza respiro fino alla scoperta finale.
Chi ha ucciso la moglie di Botticelli?

Menu della cena
Parmigiana di melanzane con mozzarella di bufala
Filetto di trota agli agrumi con valeriana
Torta al cioccolato
Acqua e vino

www.cenecondelitto.eu
www.studionovecento.com

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Tiger
4 marzo 2012

Un nuovo piccolo negozio che crea dipendenza...


Tiger è nato alla fine degli anni '90 nella bella Copenhagen.

Il piccolo negozio danese è diventato poi una catena di oggettistica di oltre cento punti vendita presente in tutta Europa: Danimarca, Islanda, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Svezia, Olanda, Grecia, Lituania, Lettonia, Irlanda e Italia.
Attualmente i negozi in Italia sono tre: due a Torino, uno dei quali è stato il primo italiano, e uno a Milano.

Tiger propone irresistibili sfiziosi oggetti utili e inutili per la casa, l'ufficio e la cura della persona oltre a piccoli giocattoli per bimbi e soprattutto per chi bambino non è più ma non ha nessuna intenzione di crescere.

Intriganti prodotti di design sono venduti a prezzi decisamente bassi, il prezzo massimo a oggi è fissato a venti euro, e tantissimi sono gli articoli simpatici e intelligente che costano meno di cinque euro.

Non manca l'angolo alimentare con prodotti sia danesi sia della tradizione locale e una sorprendente selezione di erbe e spezie, note e meno note, in maxi sacchetti da condividere.

Entrare in uno di questi negozi è un vero divertimento (sovraffollamento a parte) e la sfida è riuscire a uscirne a mani vuote.

www.tiger-stores.it

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Spritz
3 marzo 2012

Mi fa piacere vedere che lo spritz è arrivato anche a Busto Arsizio ma bevuto a Venezia resta un’altra cosa…

E' scoccata l'ora dello spritz. Un aperitivo con una vecchia storia alle spalle ha conquistato adesso anche i milanesi.

E’ un cocktail di origine austroungarica, nato dalla semplice miscela di acqua frizzante e vino bianco. Il nome deriva dal verbo tedesco spritzen che significa spruzzare. Affermatosi nei bar del Triveneto, ha modificato la sua ricetta d’origine: l’acqua è diventata selz e il vino bianco prosecco o spumante ma si è soprattutto aggiunto almeno un terzo ingrediente alcolico oltre all’oliva verde infilzata del lungo stuzzicadente e la fetta d’arancia o limone sul bordo del bicchiere.

Per la sua natura popolare e per la connotazione regionale, lo spritz ha faticato ad affermarsi ma oggi si fa largo tra i buffet dell’aperitivo, mettendo d’accordo gli amanti del vino e quelli dei cocktail, collocandosi a metà strada per gusto e consistenza alcolica.

Le versioni più diffuse sono quelle colorate di arancio rosso con Aperol o Bitter Campari (oppure Select quasi esclusivamente nella città di Venezia) ma lo spritz è proposto anche con la China Martini o il Cynar.

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