foto di Elena Fiorio - Burano maggio 2009
Ricetta: cotechino vestito
31 dicembre 2013

Pronti per il cenone? Io non so nemmeno se arrivo a mezzanotte sveglia...

Cotechino vestito

1 cotechino da 800 gr. circa
1 confezione di pasta brisèe (stesa rettangolare)
4/6 foglie di verza grandi
senape all'antica (o delicata)


Cuocere il cotechino, eliminare la pelle e lasciarlo raffreddare. Togliere alle foglie di verza la costa centrale e sbollentarle per pochi minuti, devono essere tenere ma ancora consistenti, quindi asciugarle bene. Asciugare anche il cotechino e spennellarlo con la senape, senza eccedere soprattutto se si usa la senape all'antica in grani. Arrotolare il cotechino nelle foglie di verza quindi nella pasta brisèe, tagliando eventuali eccedenze di pasta che potranno essere usate per creare delle decorazioni da applicare sulla superficie del rotolo con un goccio di latte. Fare tanti piccoli forellini con uno stuzzicadenti sulla parte superiore poi infornare a 180° per circa trenta minuti, sino a doratura della pasta.

Per una cena in piedi si possono fare dei piccoli fagotti con una fetta cotechino, spalmata con un velo di senape da un lato, poi avvolta nella verza quindi nella pasta brisèe. In questo caso per lo stesso cotechino raddoppiare la quantità di verza e di pasta brisèe.

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Nelson Mandela
6 dicembre 2013

Grazie.

"Se tu voli basso, non puoi servire bene il mondo. Non si illumina nulla in questo mondo se tu ti ritiri, appassisci."

"La pace non è un sogno: può diventare realtà, ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare."

"Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso."

"Ho imparato che il coraggio non è l’assenza di paura, ma il trionfo su di essa. Coraggioso non è chi non prova paura, ma colui che la vince."

"Tutto sembra sempre impossibile, finché non viene fatto."

"La gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi ogni volta che si cade."

"Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati."

Nelson Mandela


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Ricetta: smeriglio con senape delicata e capperi
5 dicembre 2013

Lo smeriglio non è pesce spada ma così fa la sua degna figura...

Smeriglio con senape delicata e capperi

4 fette di smeriglio non troppo sottili (1 kg. circa)
1 spicchio d'aglio
2 cucchiaini di senape delicata
1 manciata di capperi sotto sale
1 bicchiere di vino bianco
olio extravergine d'oliva


Asciugare bene lo smeriglio, soprattutto se decongelato. Rosolare le fette in una larga padella con l'olio e lo spicchio d'aglio tagliato in due sino a quando sono leggermente dorate. Emulsionare la senape con il vino e versare sul pesce dopo aver tolto l'aglio. Finire di cuocere a fuoco lento e quando il vino è quasi evaporato aggiungere i capperi dissalati e tritati grossolanamente.
Se a fine cottura la salsina risulta troppo densa aggiungere ancora un goccio di vino e un filo l'olio. Non salare, difficilmente ce ne sarà bisogno. Eventualmente completare con una macinata di pepe bianco.

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Il passerotto sul ligustro
4 dicembre 2013

Questa mattina un passerotto si è fermato a cinguettare sul ligustro... mi fa piacere che qualcuno l'abbia trovato ospitale...

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Goofi
20 novembre 2013

Gooforobot è il mio preferito...

Non c'è forma che un Goofi non possa prendere, non c'è mito che un Goofi non possa incarnare. I Goofi sono arrivati, niente sarà più come prima!

www.egan.it

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“La lunga estate calda del Commissario Charitos”
27 settembre 2013

di Petros Markaris

Adriana ogni tanto socchiude gli occhi e, con una certa inquietudine, si raccomanda:
"Fanis, caro, non correre così. Ci aspettano a pranzo, non al pronto soccorso."
Prima che Fanis possa risponderle, lei è già tornata in letargo, con la testa che le ciondola, per poi risvegliarsi di lì a poco e ripetere esattamente la stessa osservazione, che sortisce il medesimo risultato ben poco. È una cosa che ci fa saltare i nervi, a me e a Caterina, ma Fanis ha un modo tutto suo di tranquillizzarla, forse perché non la prende mai troppo sul serio.
"Sta tranquilla, signora Adriana" le dice. "Vado giusto a 100 all'ora, ma siccome sei abituata alla Mirafiori di tuo marito che non supera i 30 ti sembra che corro troppo."
"Io non entro mai nella macchina di mio marito, Fanis" replica Adriana. "Non voglio rischiare di trovarmi a spingerla in mezzo alla strada per dare spettacolo, alla mia età."

Adriana mi spinge con lo sguardo a prendere la parola, in quanto padre. Ma mi trovo completamente spiazzato. Ricordo che la seconda volta che ero uscito con Adriana ero tormentato dalla paura di perderla. E lo stesso capitava a Adriana, sicché in capo a tre mesi i nostri genitori ci diedero la loro benedizione e io ottenni il diritto di tenerla sottobraccio. Come facevo a spiegare a Adriana la differenza tra un tempo, in cui uno temeva che l'altro se ne andasse, e il giorno d'oggi in cui uno teme che l'altro rimanga?

"Koula, sono Charitos. Il direttore è lì?"
"Credo che il direttore si trovi già a Creta, commissario Charitos. È partito più di due ore fa con l'elicottero."
"Devo parlargli."
Segue una prevedibile pausa di esitazione.
"Questo non è facile, commissario Charitos, però ci proverò."
"Koula, stammi a sentire. Sulla nave c'è Caterina."
Ora la pausa è ancora più lunga e quindi Koula mi fa, come se le avessi voluto fare uno scherzo:
"Ma che dice, commissario?"
"Quel che ho detto. Caterina e Fanis sono sulla nave. Andavano in vacanza a Creta."
Incasso il terzo "Oh mio dio!" della serata.

Squilla il telefono. Adriana balza in piedi per prima, ma la fermo.
"Lascia stare, è Koula. Mi deve dire di Ghikas."
È Ghikas in persona. "Dimmi che non è vero!" esclama. "Dimmi che è uno scherzo!"
"Purtroppo, è vero. Andava in vacanza con il fidanzato." Ma guarda un po': non oso dire il suo ragazzo. Persino in un momento come questo, dico tra me e me, la faccio fidanzare suo malgrado.

Mentre entro alla base, alle 8.30 del mattino, osservo la nave da lontano e so che da qualche parte, là dentro, in qualche sala o in qualche cabina ci sono Caterina e Fanis, forse insieme, forse separati, se hanno separato le donne dagli uomini.

Stathakos si volta per uscire e piomba su di me. Vedermi non lo entusiasma affatto e si limita a un secco: "Ah! Anche tu qui?" La sua reazione non mi impressiona, perché tutti sanno in centrale che Stathakos e io siamo come cane a gatto. Lui mi ritiene uno sbirro fuori moda, che non ci capisce niente dei nuovi metodi, e io lo ritengo un coglione che gioca a fare il Rambo mentre non è altro che un greco complessato.

"Capo, accendi la televisione" chiedo al barista.
Lui smette di ripulire il banco a mi dà un'occhiata incavolata.
"E perché? Senti tanto la mancanza di Anche i ricchi piangono?" mi chiede ironico.
Sto per dirgli che sento la mancanza di mia figlia e di Fanis che degli stronzi tengono come ostaggi sull'El Greco, ma mi mordo la lingua.
"No, ma i dirottatori stanno rilasciando dei passeggeri dell'El Greco."
Tutti e sei smettono all'unisono di giocare.
"Thanassis, accendi la tele" fa uno.
Al barista, c'è poco da fare, non piace che qualcuno gli dica quello che deve fare nel suo negozio, e continua a opporre resistenza.
"E tu chi sei? Un giornalista?"
"Sbirro" gli rispondo secco e lui schiaccia il telecomando.

"Di che si tratta?" chiedo per cambiare argomento e per non stare a spiegare l'inesplicabile.
"Copia conforme" risponde Stavròpoulos. Colpo alla fronte a bruciapelo e a quel che sembra con la stessa pistola. Ora ci sta lavorando Palioritis, ma se vuole il mio parere non c'è dubbio."
"La vittima?"
"Un modello della pubblicità televisiva. Più anziano di Yfandidis. Sui trent'anni."

"Ho preso le impronte per le analisi di laboratorio, ma si vede chiaramente che è la stessa pistola."
"E comunque, neanche questo qui l'hanno ammazzato nel posto in cui l'abbiamo trovato. Probabilmente, l'hanno trasportato qui come l'altro" nota Stavròpoulos.
Tutte pessime notizie, perché confermano quel che temevo sin dall'inizio: un serial killer. Se, tra l'altro, si confermerà che anche a questo qui piacevano gli uomini, allora non sapremo a chi dare la precedenza: ai terroristi o al mostro? Meno male che non sono partito, mi dico tra me.

La prima differenza con l'appartamento di Yfandidis è nell'ordine. Infatti, qui regna il classico disordine dello scapolo. II letto è sfatto, in bagno gli asciugamani sono buttati nel bidet e in cucina i píatti sporchi e gli avanzi di pizze e di hamburger coprono il marmo del lavello. La seconda differenza è nell'arredamento. Yfandidis aveva buon gusto. Koutsoùvelos buttava i soldi in pannelli di novopan e manifesti. Questo, dal punto di vista delle indagini, può significare che mentre Yfandidis era un ragazzo tranquillo e ben educato, Koutsoùvelos era probabilmente di "facili costumi", come si diceva una volta sui giornali e nei vecchi film drammatici. Però, dato che ci troviamo di fronte alla seconda esecuzione in cinque giorni, i costumi non hanno alcuna importanza.

"E Koutsoùvelos era bravo?"
"Molto bravo. Per questo ci ricattava con la minaccia delle altre agenzie che l'avrebbero pagato molto meglio. Quando non soddisfacevamo le sue richieste gli prendeva la crisi isterica. Io dovevo ballare con Forsythe urlava. E voi mi mettete ad ancheggiare al bar come l'ultimo studente della scuola di danza."
"Chi sarebbe questo Forsythe?" chiedo ad Andreòpoulos, perché il nome non mi dice nulla.
"Un ballerino rap, credo. Perché il nostro spot pubblicizzava la piña colada e Koutsoùvelos ballava il rap e beveva piña colada."
Non so cosa siano né il rap né la piña colada, quindi decido che prima o poi mi guarderò lo spot, in cerca di illuminazione.

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FumettoRicetta di Iaia & Maghetta Streghetta
3 agosto 2013

FumettoRicetta:
“E se ho voglia di un budino devo per forza affettarmi le cosce?”


Perché… una ricetta al giorno e lo psichiatra è ditorno.
Per vedere tutte le FumettoRicette.

GiKitchen. La cucina psicola(va)bile di Iaia & Maghetta Streghetta.
Non è un food blog, sono fumetti e etti di fumo.

Iaia si definisce una che disegna, scrive, cucina e fotografa ma non fa bene nessuna delle quattro cose. E’ nata il dodici dodici alle ore dodici. Il suo nome è formato da dodici lettere ed è la dodicesima nipote. Ha dodici personalità e dodicimila nani da giardino.
La divertente “incresciosa autobiografia” di Grazia Guardo (questo il suo vero nome) inizia così: Quando ero piccola mi chiamavo Iaia. Il mio vero nome è un altro. In rete mi chiamano tutti Giulia, nella realtà Grazia, ma lui mi chiama Gi. La mia prima parola è stata Cucca: Acqua. E davanti al mare ho esclamato “Cucca Grande!”. Non ho detto niente di più intelligente sino ad ora.
Per leggere tutta l’Incresciosa autobiografia.

gikitchen.wordpress.com

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Concerto dei Depeche Mode a Milano
19 luglio 2013

Che dire? Meraviglioso! E l'emozione di sentire lo stadio vibrare sotto i piedi...



Depeche Mode - Delta Machine Tour 2013
Giovedì 18 luglio, Stadio San Siro, Milano

La scaletta (con qualche piccola variazione):
Welcome to my world
Angel
Walking in my shoes
Precious
Black celebration
Policy of truth
Should be higher
Barrel of a gun
Higher love
The child inside
Heaven
Soothe my soul
A pain that I’m used to
A question of time
Secret to the end
Enjoy the silence
Personal jesus
Goodbye
A question of lust
Halo
Just can’t get enough
I feel you
Never let me down again


Scrive, più critico di altri ma acuto, Daniele Salomone: "La prima metà del concerto scorre via senza grandi sussulti. Nonostante un grande Dave Gahan (in forma strepitosa, con tanto di addominale scolpito), che si contorce e si dimena padroneggiano il corpo come chi danza sul serio, è Martin Gore a dare la scossa. La sua interpretazione di Shake The Disease, accompagnato solo dal piano, è da brividi e recupera l’intensità mancata fino a quel momento. Quando rientrano gli altri, finalmente c’è la giusta empatia tra band e pubblico. Ne godono tutti e il concerto assume un altro peso specifico. Una dopo l’altra Heaven, Soothe My Soul (cioè il meglio dell’ultimo Delta Machine), poi A Pain That I’M Used To, A Question Of Time, Secret To The End, Enjoy The Silence, Personal Jesus e Goodbye. Una botta di adrenalina, blues, elettronica, rock persino hard. San Siro si è sciolto e salta e balla e canta. L’istantanea di questo concerto è Just Can’t Get Enough, un momento di tripudio collettivo che allarga il sorriso anche di Dave Gahan. La doppietta conclusiva I Feel You e Never Let Me Down ci mette il punto esclamativo, con 120.000 braccia che si muovono come una gigantesca onda."
La recensione completa.

www.onstageweb.com/speciali/depeche-mode

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Ricetta: hamburger dello chef
12 luglio 2013

Liberamente ispirati agli hamburger di manzo di Andrea Aiudi chef della Locanda Montelippo...

Hamburger dello chef

4 hamburger di manzo da 150/180 gr. (di carne scelta preferibilmente tagliata al coltello)
4 fette di pecorino fresco
4 cucchiaini di confettura di cipolle (o composta senapata di fichi o pere)
sale e pepe


Cuocere gli hamburger su una piastra o in una padella antiaderente senza alcun condimento sino a quando sono ben rosolati ma ancora rosa all'interno. Salare e pepare.
Spalmare su ogni hamburger un cucchiaino di composta di cipolle poi coprirli con una fetta non troppo sottile di pecorino. Quando il formaggio è leggermente fuso gli hamburger sono pronti (se necessario coprire con un coperchio per fare sciogliere più velocemente il formaggio).

Ottimi. Provare per credere!

www.montelippo.it

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Margherita Hack
29 giugno 2013



"Finchè son viva non c'è la morte e quando ci sarà la morte non ci sarò più io." Margherita Hack

Addio amica delle stelle!

Volo in diretta del 24 maggio 2012 - Fabio Volo intervista l'astrofisica Margherita Hack.

it.wikiquote.org/wiki/MargheritaHack

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