Piadine all’olio d’oliva27 marzo 2020
Chiusi in casa, la farina c'è ma niente uova e lievito. Parte l'esperimento piadina, sulla spianatoia della bisnonna...
Piadine all'olio d'oliva
400 gr. di farina 0
200 ml. di acqua
50 ml. di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaino di sale
mezzo cucchiaino di bicarbonato (facoltativo)
Mettere in una ciotola abbastanza ampia la farina e al centro l'olio, il sale e il bicarbonato. Aggiungere lentamente l'acqua tiepida iniziando, a partire dal centro, a incorporare la farina.
Amalgamare gli ingredienti con l'aiuto di una spatola di silicone sino a ottenere un composto piuttosto morbido.
Lavorare poco l’impasto, giusto il tempo necessario per ottenere un panetto omogeneo, poi dividerlo in quattro e lasciarlo riposare per circa mezz'ora a temperatura ambiente.
Su un piano di legno ben infarinato stendere con un matterello le palline di pasta in dischi sottili (di 26/28 cm. circa).
Scaldare un testo romagnolo sul fuoco a fiamma vivace, e quando ben caldo, cuocere le piadine per pochi minuti per lato sino a quando i dischi iniziano a gonfiarsi presentando le tipiche bolle.
Servire le piadine ancora calde con salumi e formaggi oppure farcirle a piacere.
La piadina (o piada) è un pane molto sottile e senza lievitazione tipico della tradizione gastronomica della Romagna, a base di farina, acqua e strutto, che viene cotto su un disco di terracotta, detto teggia, o più comunemente su un testo di ghisa. La piadina ha origini antiche probabilmente comuni alla crescia sfogliata, tipica di Marche e Umbria, che prevede tra gli ingredienti anche uova e pepe. La piadina romagnola, con un disciplinare di produzione depositato, include la versione classica e quella riminese, più sottile e mediamente più grande.
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Tags: acqua tiepida, bicarbonato, classica, crescia sfogliata, disciplinare di produzione, farcire, farina, matterello, olio, piada, piadina, piadina romagnola, ricetta, riminese, Romagna, sale, spianatoia, street food, strutto, teggia, testo
Caldarroste10 novembre 2019
Prove generali per l'arrivo dell'inverno, caldarroste e vin brulè...
Caldarroste cotte nella padella forata
400/500 gr. di castagne
padella forata
rete spargifiamma
coltellino o pinza taglia castagne
Scegliere delle castagne di dimensioni uguali e controllare che non presentino macchie o buchi. Praticare su ogni castagna, dalla parte concava, un taglio lungo qualche centimetro che serve a non farla scoppiare in cottura.
Mettere le castagne così incise, possibilmente in un solo strato, nell'apposita padella forata e cuocerle sulla fiamma più grande del fornello a intensità moderata per almeno 30/40 minuti girandole molto spesso. Per non bruciare troppo la parte esterna delle castagne prima che l'interno sia ben cotto porre sotto alla padella una rete spargifiamma e se tendono a seccare troppo spruzzarle con poca acqua e mettere un coperchio sulla padella.
Una volta cotte a puntino le caldarroste avvolgerle in un canovaccio o in un sacchetto di carta del pane e sbucciarle ancora ben calde.
Perfette con una tazza fumante di vin brulè o un bicchiere di vino novello.
Le castagne incise possono anche essere arrostite più semplicemente in forno ma non avranno quel caratteristico sentore di fumo.
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Funghi portobello alla piastra con aglio orsino31 agosto 2019
Funghi portobello alla piastra con aglio orsino
8 funghi portobello grandi
olio extravergine d'oliva
aglio orsino
sale e pepe
Staccare delicatamente i gambi dalle cappelle dei funghi e pulire queste ultime, che servono per la ricetta, con uno straccetto bagnato per eliminare eventuali residui di terra.
Spennellare le teste dei portobello con poco olio e scaldare una piastra di ghisa.
Quando la piastra è ben calda appoggiare i funghi dalla parte superiore e lasciarli cuocere per 5 minuti circa, quindi girarli e coprirli con una generosa spolverata di aglio orsino. Cuocere anche la parte inferiore delle teste per lo stesso tempo (tendono a questo punto a rilasciare acqua).
Girare nuovamente i funghi, alzando la fiamma, e lasciarli sulla piastra ancora per qualche minuto per lato sino a quando sono ben asciutti e rosolati. Salare e pepare.
Adagiare i portobello su un piatto da portata e completarli con un giro di olio a crudo.
In assenza dell'aglio orsino preparare una semplice marinata con olio, aglio e prezzemolo per spennellare i funghi. I portobello alla piastra possono sostituire la carne in un hamburger vegano o vegetariano.
I funghi portobello (Agaricus bisporus) sono una varietà di champignon, molto grandi e carnosi hanno sapore delicato e consistenza soda che li rende particolarmente adatti alla cottura alla griglia.
L'aglio orsino (Allium ursinum L.) è una pianta erbacea perenne, con fiori bianchi e foglie larghe, appartenente alla famiglia delle liliaceae. E' presente in tutto il territorio italiano e cresce spontaneamente in zone umide. Il suo nome deriva dal fatto che gli orsi se ne cibano con abbondanza per depurare l'organismo e riprendere le energie dopo il lungo letargo invernale. Della pianta sono commestibili il bulbo, i fiori e le foglie, queste ultime hanno un sapore simile, anche se più delicato, a quello dell'aglio comune con note che ricordano l'erba cipollina.
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Tags: Agaricus bisporus, aglio, aglio orsino, Allium ursinum L., champignon, consistenza, erba cipollina, funghi, griglia, letargo, liliaceae, marinata, olio, orsi, pepe, pianta spontanea, piastra, portobello, prezzemolo, ricetta, sale, sapore
Barchette di melanzane alla mediterranea4 agosto 2019
Idea che ha preso forma davanti a un ricchissimo buffet di verdure in Sardegna...
Barchette di melanzane alla mediterranea
2 melanzane viola oblunghe
15/20 pomodorini
1 manciata di capperi sotto sale
olio extravergine d'oliva
origano
sale
Tagliare a metà le melanzane per il lungo poi a ogni metà togliere una fettina dal lato della buccia in modo da ottenere quattro barchette ben stabili. Incidere sul lato interno delle mezze melanzane una griglia diagonale profonda poco meno della metà dello spessore totale. Spennellare di olio le barchette e cuocerle alla griglia a fuoco molto basso, girandole quando necessario.
Tagliare a dadini piccolissimi i pomodorini e tritare grossolanamente i capperi dissalati.
Quando le melanzane sono cotte e tenere (fare la prova uno stuzzicadenti) metterle in un piatto da portata con la parte incisa verso l'alto, salarle leggermente poi coprirle generosamente con pomodorini, capperi e origano. Salare nuovamente e completare con un ottimo olio fruttato.
Conservare le melanzane in frigorifero sino al momento di servire in tavola.
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Sangria estiva all’anguria20 luglio 2019
Una versione leggera e molto, molto estiva...
Sangria estiva all'anguria
1 bottiglia di cabernet sauvignon (750 ml.)
1 pesca noce
2 grosse albicocche
un quarto di anguria baby
8 ciliegie
una manciata di mirtilli
250 ml. di succo di arancia bionda
2 cucchiai di zucchero di canna
1 stecca di cannella
1 anice stellato
Scegliere frutta matura ma ben soda e lavarla accuratamente, poi tagliare a cubetti la pesca con la buccia e fare lo stesso con le albicocche e la polpa dell'anguria privata dei semi. Dividere a metà le ciliege ed eliminare i noccioli.
Mettere la frutta tagliata e i mirtilli in una caraffa di vetro insieme allo zucchero, la stecca di cannella e l'anice stellato poi versare il vino e il succo di arancia bionda. Lasciare riposare in frigorifero almeno due ore o preferibilmente una notte.
Servire la sangria molto fredda nella caraffa o in un'anguria svuotata della polpa.
E' una versione non particolarmente alcolica e dolce da servire con un antipasto di tapas o a tutto pasto con una paella. La sangria può essere conservata in frigo per qualche giorno dopo aver tolto la frutta.
La sangria è una bevanda alcolica a base di vino, frutta e spezie originaria della penisola iberica. Solitamente realizzata con il vino rosso in Catalogna è possibile trovarla anche fatta con vino bianco o spumante (sangria de cava). Pare che in origine fosse comunemente bevuta dai contadini portoghesi che la chiamarono così per il suo colore simile al sangue. Molte e differenti le ricette che di solito prevedono vino rosso corposo, pesche, mele, arance e limoni, spezie come cannella e chiodi di garofano, zucchero, talvolta un superalcolico e seltz.
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Carote agrodolci cetriolate8 luglio 2019
Appuntamento fisso quando finisce il vasone di cetrioli...
Carote agrodolci in marinata di cetrioli con semi di senape
750 gr. di carote
1 cipolla dorata piccola
marinata di cetrioli agrodolci Zuccato (vaso da 670 gr.)
olio extravergine d'oliva
Pelare le carote e tagliarle a fette piuttosto sottili (a rondella o mezza luna se le carote sono particolarmente grosse) ed affettare la cipolla.
In una casseruola a fuoco abbastanza vivace insaporire velocemente le carote e le cipolle con l'olio poi versare la marinata dei cetrioli.
Cuocere a fuoco molto basso con il coperchio per almeno 40 minuti. Se necessario finire la cottura senza coperchio per fare asciugare la marinata residua, non salare.
Le carote agrodolci possono essere servite sia calde che fredde.
Con la stessa marinata dei cetrioli si possono preparare zucchine, finocchi, cavoli bianchi o rossi. Ovviamente la marinata può essere preparata appositamente con un risultato agrodolce leggermente differente.
I cetrioli agrodolci Zuccato venduti in varie pezzature, sono lavorati al fresco e conservati in una marinata di acqua, aceto di vino (ottenuto con il sistema tradizionale a trucioli e invecchiato in botti di legno), zucchero, sale, erbe aromatiche e semi di senape.
zuccato.it
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Tags: aceto di vino, acqua, agrodolce, botti di legno, carote, cetrioli, cetrioli agrodolci, cipolla dorata, erbe aromatiche, marinata, mezza luna, olio, ricetta, rondella, sale, semi di senape, trucioli, Zuccato, zucchero
Zucchina lunga con pomodorini e menta7 giugno 2019
Mi ricordo quando Marcellino ha trovato una minacciosissima zucca serpente sul pavimento del vano dispensa...
Zucchina lunga con pomodorini e menta
1 zucchina lunga (700 gr. circa)
200 gr. di pomodorini ciliegia
1 scalogno
4/5 foglie di menta
olio extravergine d'oliva
sale
Lavare e tagliare in diagonale a rondelle non troppo sottili la zucchina e i pomodorini a metà o in quarti a seconda delle dimensioni.
Affettare sottilmente lo scalogno poi farlo appassire in una larga casseruola con l'olio, aggiungere quindi la zucchina, i pomodorini e il sale e fare cuocere dolcemente con il coperchio, possibilmente senza aggiungere acqua, per 15 minuti circa o sino alla cottura desiderata. La zucchina lunga tende, anche quando giovane, a mantenere una consistenza piuttosto soda della buccia.
Terminare la cottura senza coperchio aggiungendo la menta tagliata a striscioline e facendo asciugare bene i pomodorini.
Servire in tavola.
La zucchina lunga, detta anche cucuzza longa o zucca serpente è il frutto di una pianta rampicante di cui si mangiano anche le cime chiamate "tenerumi" composte da piccole foglie e gambi teneri. La sua forma stretta e lunga nella coltivazione a pergola si mantiene dritta mentre nella coltivazione a terra tende a incurvarsi a serpentello. E' di colore verde pallido, leggermente pelosa al tatto e con polpa molto tenera e un po' spugnosa; è preferibile mangiarla quando è ancora giovane attorno ai 40 centimetri di lunghezza, altrimenti va sbucciata e privata dei semi. In Sicilia si prepara solitamente in umido con patate, cipolle e qualche pomodoro.
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Tags: cucuzza longa, menta, olio, pomodorini ciliegia, rampicante, ricetta, rondelle, sale, scalogno, Sicilia, tenerumi, zucca serpente, zucchina lunga
Orecchiette alla crudaiola pric o prac1 giugno 2019
Grazie a Maria e alla signora Emilia...
Orecchiette alla crudaiola pric o prac
400 gr. di orecchiette artigianali
640 gr. di pomodorini ciliegia
4/5 cucchiai di pric o prac
1 grossa manciata di capperi sotto sale
olio extravergine d’oliva
sale
Mettere a bagno in acqua tiepida i capperi sotto sale e tagliare i pomodorini a spicchi.
Raccogliere in una capiente ciotola i pomodori, i capperi dissalati ben strizzati, la pric o prac e un pizzico si sale. Mescolare bene e lasciare insaporire in frigorifero per almeno mezz'ora.
Cuocere le orecchiette al dente in abbondante acqua salata, scolarle bene e versarle nella ciotola con il sugo alla crudaiola. Rimestare e aggiungere, se necessario, un giro d'olio.
Servire in tavola la pasta tiepida mettendo a disposizione altra pric o prac da aggiungere a piacere.
La pric o prac è una conserva pugliese di peperoni sott’olio tipica di Molfetta. Il curioso nome deriva dal rumore prodotto delle forbici nel tagliuzzare i peperoni a piccoli quadretti. Detta anche pisticchia è composta da peperoni di vari colori, peperoncini piccanti, aglio, prezzemolo, olio e sale e la sua preparazione prevede la disidratazione sotto sale dei peperoni. Generalmente si gusta su fette di pane di Altamura leggermente tostate.
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Tags: aglio, capperi, conserva, crudaiola, disidratazione, forbici, Molfetta, olio, orecchiette, pane di Altamura, pasta, peperoncini piccanti, peperoni, pisticchia, pomodorini ciliegia, prezzemolo, pric o prac, Puglia, ricetta, rumore, sale
Polenta fritta19 maggio 2019
Io odio friggere, non lo faccio praticamente mai, ma per la polenta faccio un'eccezione...
Polenta gialla fritta
800 gr. di polenta gialla fredda (fatta con circa 200/250 gr. di farina)
olio di arachidi (o di oliva)
sale
Partire da una polenta gialla fredda e ben soda, realizzata con farina di mais bramata, e ottenere 16 fettine alte circa un centimetro.
Mettere sul fuoco una larga padella di ferro con abbondante olio e quando è arrivato alla giusta temperatura, 180° circa (immergendo uno stuzzicadenti si formano subito tutt'intorno tante piccole bollicine), procedere con la frittura immergendo le fette di polenta in un solo strato in modo che non si tocchino.
Fare friggere una decina di minuti, o fino alla doratura desiderata, girando le fette a metà cottura. Una volta pronte scolarle molto bene con una schiumarola e appoggiarle ad asciugare su carta assorbente da cucina.
Servire la polenta fritta ben calda spolverata di sale con formaggi freschi, salumi, uova in camicia, verdure, filetti d'acciuga ma soprattutto: da sola!
Tenere presente che con fette tagliate più spesse si ottiene una consistenza più morbida al centro e con fette più sottile un effetto super croccante.
Se non si usa della polenta avanzata ma la si prepara apposta per friggerla è consigliabile farla piuttosto consistente e versarla in un contenitore che permetta di ottenere un panetto per fette perfette.
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Tags: carta assorbente da cucina, doratura, farina di mais bramata, fette, friggere, olio di arachidi, padella di ferro, panetto, polenta, polenta fredda, ricetta, sale, schiumarola
Lenticchie rosse alla paprica affumicata1 gennaio 2019
Variazione di lenticchie in rosso per il cenone...
Lenticchie rosse alla paprica affumicata
250 gr. di lenticchie rosse
350 gr. di passata di pomodoro
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
mezzo cucchiaio di paprica affumicata dolce
1 peperoncino secco piccolo (facoltativo)
1 cucchiaino di semi di cumino
1 foglia d'alloro
olio extravergine d'oliva
sale
Sciacquare le lenticchie con acqua fredda e cuocerle, con una foglia di alloro, in abbondante acqua nella pentola a pressione per 8/10 minuti.
Preparare un trito grossolano di cipolla e soffriggerlo con l’olio e lo spicchio d'aglio tagliato a metà in una capiente pentola sino a quando tende a diventare trasparente, poi togliere l'aglio e unire la passata di pomodoro.
Scolare bene le lenticchie lessate eliminando la foglia di alloro e completare la cottura nella pentola con il sugo aggiungendo la paprica affumicata, i semi di cumino e il peperoncino sbriciolato. Salare a fine cottura.
Le lenticchie rosse di norma non necessitano di ammollo e si lessano (senza pentola a pressione) per 30 minuti circa. I tempi si calcolano dal bollore iniziando la cottura in acqua fredda non salata.
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Categorie: CONTORNI · legumi · Menù Inverno · Vegani
Tags: aglio, alloro, capodanno, cipolla, cumino, lenticchie rosse, olio, paprica affumicata, passata, pentola a pressione, peperoncino, pomodoro, ricetta, sale
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